In mezzo scorre il fiume - Norman McLean - copertina

In mezzo scorre il fiume

Norman McLean

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Traduttore: M. Caramella
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 2
Anno edizione: 1998
Formato: Tascabile
In commercio dal: 6 maggio 1998
Pagine: 153 p.
  • EAN: 9788845913754
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In mezzo scorre il fiume

Norman McLean

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La storia di due fratelli del Montana che hanno la passione della pesca a mosca in luoghi magnifici e deserti, che si studiano in ogni dettaglio, si amano – e non si capiscono: perché sono proprio «le persone con cui viviamo, che amiamo e che dovremmo conoscere meglio, a eluderci».

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    Paolo

    11/05/2020 16:54:23

    Ci sono scrittori che creano tanti bei libri. E poi ci sono scrittori (pochi) come McLean che non scrivono nulla per tutta la vita, poi vanno in pensione, si siedono al tavolino e scrivono un capolavoro. Questo è. Ma tanto basta. Perché "In mezzo scorre il fiume" è davvero un capolavoro (ne è stato tratto anche un film). Merito della forza della storia che racconta il libro, sicuramente. Ma merito anche del significato profondo e immortale di ciò che libri così hanno da dire: cos'è quel mistero che si pone tra gli uomini e gli impedisce di conoscersi davvero fino in fondo? Cos'è questa incapacità di comprendere davvero l'altro persino quando l'altro è nostro fratello? Perché siamo tanto uguali quanto diversi gli uni dagli altri? Questo è ciò sta alla base di questo meraviglioso libro: un fiume che scorre sempre, che unisce nella passione per la pesca che condividono i due fratelli, ma che divide anche inesorabilmente, come la storia, come il tempo, come la vita stessa.

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    Erika Vecchietti

    18/04/2020 08:50:52

    Riuscire a commuovere il lettore scrivendo di pesca alla mosca in Montana è veramente "tough business for tough people". Maclean (con la "l" minuscola se no "qualcuno penserà che siamo scozzesi della terraferma, non delle isole") ce l'ha fatta. Poesia pura.

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    Bostro

    20/09/2019 07:09:55

    Gioiello, capolavoro. Non c'è altro da dire. La scrittura è pulita, sobria, ma curata ed elegante. C'è dell'ironia e della drammaticità, allegria e desolata solitudine. Lo si legge pagina per pagine con il cuore stretto e fa veramente specie pensare, dopo ogni pagina, che probabilmente ciò che ha raccontato è successo veramente. Ho letto che si tratta di un libro semi-autobiografico; mi sono chiesto più volte per cosa sia quel "semi" e non ho trovato null ain merito, ma penso sia semplicemente dovuto al fatto che (come faccio io quando racconto qualcosa) amplifichi alcune situazioni per sottolinearle, e questa più che una finzione è semplicemente un artifizio letterario. Vi consiglio, alla fine, di andare su Stree View e cercare il Blackfoot River. E di cominciare a pescare.

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    Eleonora

    09/03/2019 12:58:11

    Breve romanzo conosciuto per caso grazie all’omonimo film! Racconto autobiografico sull’amore tra due fratelli completamente diversi tra loro ma con una passione in comune, la pesca con la mosca. In poco più di 100 pagine, l’autore vi trasporterà in luoghi mozzafiato e paesaggi magici. Lettura assolutamente consigliata, soprattutto agli amanti della pesca visti i numerosi riferimenti!

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    Loretta

    18/09/2013 14:42:06

    Se l anima esiste questo libro ne e colmo

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    Carla

    28/05/2013 12:24:40

    E' vero, la pesca ed il fiume sono la metafora del rapporto tra questi due fratelli ma, solo chi pratica la pesca può apprezzarlo davvero. La prima parte sembra quasi un manuale sulla pesca alla mosca, di cui io non avevo mai sentito neanche parlare e la storia che si cela dietro le acque del fiume mi è sembrata incompleta. Nel complesso l'aspettativa è stata delusa.

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    M.T.

    30/05/2010 10:03:04

    Triviale e inconcludente...Che delusione!

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    rosarita

    27/05/2009 19:20:42

    Mai visto il film, e quindi non sono distratta da Brad Pitt. Mai stata nel Montana, ma chiuso il libro ero ancora là. Splendido libro, splendida lezione di vita. Non leggevo nulla di altrettanto appassionante dai tempi del racconto Pesca sul Fiume di Hemingway.

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    OskarSchell

    06/05/2009 15:58:43

    Un libro bellissimo, sì, sono d'accordo, proprio come il film!

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    Hilda

    20/07/2006 21:28:40

    Libro bellissimo (così come il film che ne è stato tratto). Alla fine piango sempre moltissimo. Commovente e vero. Leggetelo.

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    salvo

    16/09/2004 20:18:38

    MOLTO INTENSO,LO CONSIDERO UNA SENSIBILE CONFIDENZA,TUTTA UNA STORIA DA LEGGERE IN UN FIATO. IL MONTANA,IL FIUME,LA PESCA,DIO. SONO LE PERSONE CHE AMIAMO DI PIU' CHE TENDONO AD ELUDERCI.

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    Pablo

    01/06/2004 23:36:09

    Un libro molto bello, che ho letto e riletto molte volte e nel quale mi sono riconosciuto.

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    Wet

    23/01/2004 22:26:35

    Prima o poi tutte le cose si fondono in una sola,e un fiume l'attraversa.

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    Benedetta Cossu

    03/02/2000 14:09:09

    Non puoi fare niente per una persona che ami, tranne che stargli vicino. E' la storia di due fratelli molto diversi, il più giovane prenderà una strada fatale. I momenti di intimità tra loro sono quelli della pesca, che è descritta come una filosofia di vita. Forse, a tratti, queste descrizioni sono eccessive nel romanzo, che comunque è molto bello e intenso.

Vedi tutte le 14 recensioni cliente

recensione di Boitani, P., L'Indice 1993, n. 7
(recensione pubblicata per l'edizione del 1993)

Siamo nel Montana occidentale, lungo l'immane frattura - il Continental Divide - che le ere geologiche hanno colmato, unendo le Montagne Rocciose alle Grandi Pianure negli Stati Uniti nordoccidentali. È l'estate del 1937. Circondato da un paesaggio primigenio, un uomo è andato a pesca di trote nel Big Blackfoot River. Sull'acqua, i miraggi del calore danzano l'uno dentro l'altro. Lo spettatore si congiunge al fiume e i due diventano una cosa sola: quella cosa è il fiume. Il fiume è nudo: poco più a valle un canale si è disseccato, è morto, e per il pescatore "uno dei modi di arrivare a conoscere una cosa è attraverso la sua morte". In questo momento Norman Maclean, taglialegna, impiegato del Corpo Forestale (e molto tempo dopo professore universitario di letteratura inglese), sente che forme e disegni della sua vita si uniscono ai miraggi del caldo. Allora comincia a prender corpo in lui la storia che diventerà "In mezzo scorre il fiume". La storia deve essere iniziata molto tempo prima, "vicino al rumore dell'acqua", ridiventerà più simile al fiume che non a un libro.
A metà del libro, scopriamo così che "leggere l'acqua" è il compito fondamentale che questo scrittore si prefigge e che indirettamente assegna anche a noi lettori. Compito arduo, però, perché il fiume scorre incessante e incommensurabile mormorando parole che vanno interpretate, ma soprattutto perché "per tutti noi è molto più facile leggere le acque della tragedia" anziché capire "dovere a che ora del giorno la vita si presta a esser presa come uno scherzo".
Eppure, Norman Maclean ha letto le acque in modo mirabile, e in un racconto a prima vista assai poco promettente di pesca a mosca ha intrecciato il tragico, il comico, l'insignificante e il sublime in meandri così sottili e pieni di sorprese, bolle così luminose, rapide così scroscianti che il lettore non riuscirà a deporre il libro finché, tutto d'un fiato, non l'avrà terminato e ripreso in mano da principio. Prendiamo il pescatore che sente, a metà racconto, come la storia avrà inizio. In quell'istante, è solo. Ma in realtà quel giorno è andato a pescare accompagnato dal fratello più giovane, Paul, dal cognato Neal e dalla temporanea amante di costui, una donna di facili costumi chiamata Vecchia Pellaccia. Ebbene, Neal e la donna non hanno alcuna intenzione di pescare, e quando i fratelli si riuniscono al termine della giornata scoprono che i due si sono scolati tutte le loro birre e giacciono, ubriachi, nudi, e arrostiti dal sole, su una lingua di sabbia in mezzo al fiume. Li, al centro dell'universo, troneggiano due deretani rossi che "sfrigolano sotto il sistema solare" e da cui fuoriescono a poco a poco piedi, gambe, colli, schiene. Su una natica della donna è tatuato LO, sull'altra VE: LOVE, amore. La scena, descritta con incredula, esilarante lentezza, è di una comicità irresistibile.
Tuttavia contiene un nucleo serissimo. Neal ha infatti scardinato l'ordine del cosmo, violato l'etica che governa la pesca a mosca e irrimediabilmente inquinato il fiume di famiglia. Fra i tre elementi il legame è inscindibile: "Nella nostra famiglia non c'era una chiara linea di demarcazione tra religione e pesca a mosca", recita la prima frase del libro. Il padre dei due fratelli è un ministro della chiesa presbiteriana il quale crede fermamente che la pesca a mosca è una forma di redenzione e che "tutte le cose buone - dalle trote alla salute eterna - derivavano dalla grazia, e la grazia dall'arte, e l'arte non è una cosa facile". Apprendere quest'arte e praticarla con bellezza costituisce il compito fondamentale dell'uomo.
Ora, proprio qui si annida il dissidio tragico della vicenda. Perché il fratello minore, Paul, aereo danzatore fra le rocce del fiume, elegante maestro d'orchestra nel maneggio della canna e nel lancio della lenza, insomma artista supremo della pesca a mosca e dunque "eletto" fra i tanti dannati, conduce invece una vita solitaria e di dissipazione che lo porta ad essere picchiato a morte e buttato in un vicolo. Né il fratello maggiore, che a lui è unito da un vincolo caldissimo di amore e di ammirazione che ne studia i movimenti e ne ascolta le storie, può mai comprenderlo e tantomeno aiutarlo nonostante gli sforzi che biblicamente compie per diventarne il "guardiano". Predestinato alla grazia, Paul precipita inesorabilmente, come il fiume, verso le rapide della vita, mentre il fratello maggiore, pescatore assai più modesto nella prassi, ma cogitabondo osservatore del paesaggio incantato e pensatore svagato dei sentimenti delle trote, riesce a raggiungere un'unione perfetta con la moglie e ad avviarsi verso la lettura delle acque: a trasformare, cioè, l'arte della pesca in racconto. Metamorfosi lenta e affascinante, che avviene sostanzialmente in due modi. Primo, la scrittura stessa: scabra come un ciottolo consumato dalla corrente, ma aspra e forte come è giusto attendersi dal West americano. Secondo, il movimento della storia: una sequenza di scene di pesca avvolte come spire a culminare in un'epifania finale che ci riporta all'inizio. Questa volta il vecchio predicatore presbiteriano accompagna i propri figli sul fiume. Qui, il fratello maggiore raggiunge ben presto uno stato di plenitudine interiore che chiama "perfezione": la famiglia si è ricomposta, Paul non sta prendendo nemmeno un pesce, e lui sta invece per farne una strage. Riempito il proprio cestino, si unisce al padre, seduto al sole a leggere l'inizio del Vangelo di Giovanni in greco. Da lontano, i due fissano lo sguardo su Paul, che dà inizio a una vera e propria girandola di balzi e lanci, a un'esibizione sublime di arte piscatoria. Terminatala con la preda più grossa, Paul, circonfuso d'acqua e di sorriso, raggiunge il padre e il fratello. È la sua ultima pesca, un istante miracoloso di bellezza e di eternità prima della morte. Dopo, non rimangono che le parole. Ma "In principio era il Verbo", annuncia il brano di Giovanni letto dal vecchio sull'argine. "Ed è proprio così", commenta il ministro presbiteriano, "un tempo credevo che l'acqua fosse venuta per prima, ma se la si ascolta attentamente, ci si rende conto che sotto ci sono le parole... l'acqua scorre sopra le parole". 'Verba sunt substantia rerum'. A questa metafisica fluvial-verbale, a questa comprensione delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo giunge infine, vecchio anche lui, il pescatore-scrittore: "Alla fine tutte le cose si fondono in una sola, e un fiume la attraversa. Il fiume è stato creato dalla grande alluvione del mondo e scorre sopra rocce che sono le fondamenta del tempo. Su alcune di queste rocce sono impresse gocce di pioggia senza tempo. Sotto le rocce a sono le parole, e alcune delle parole appartengono alle rocce".
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