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In tutto c'è stata bellezza - Manuel Vilas - copertina

In tutto c'è stata bellezza

Manuel Vilas

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Traduttore: Bruno Arpaia
Editore: Guanda
Anno edizione: 2019
In commercio dal: 31 gennaio 2019
Pagine: 416 p., Brossura
  • EAN: 9788823522459
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In tutto c'è stata bellezza

Manuel Vilas

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Manuel Vilas ha scritto un libro unico nella sua capacità di coinvolgere il lettore e di mescolare destino personale e collettivo, romanzo e autobiografia: «Sono due verità diverse, ma sono entrambe verità: quella del libro e quella della vita. E insieme fondano una menzogna».

«"In tutto c'è stata bellezza" è la storia familiare dello scrittore, nella quale la bellezza diventa una delle chiavi per leggere la vita dell'autore (o di ognuno).»La Lettura

«Un libro magnifico, coraggioso e struggente»Javier Cercas

«Un narrare che arriva al cuore della verità, e fa della vita di un personaggio un insegnamento universale»El País

«Un'opera che nasce dalla perdita, e al tempo stesso dalla luminosità dell'amore»La Vanguardia

«Ci farebbe bene scrivere delle nostre famiglie, senza nessuna finzione, senza romanzare. Solo raccontando ciò che è successo, o ciò che crediamo sia successo.» Animato da questa convinzione, Manuel Vilas intreccia con una voce coraggiosa, disincantata, a tratti poetica, il racconto intimo di una vita sullo sfondo degli ultimi decenni di storia spagnola. Allo stesso tempo figlio e padre, Vilas celebra la presenza costante e sotterranea di chi non c'è più, il passato che riemerge a fatica dai ricordi, la lotta per la sopravvivenza che lega indissolubilmente le generazioni. Una narrazione che sottolinea l'umana fragilità, le inevitabili sconfitte, ma anche la nostra forza unica, l'inesauribile capacità di rialzarci e andare avanti, persino quando tutto sembra essere crollato. Perché i legami con la famiglia, con chi ci ha amato, continuano a sostenerci e a definirci, anche quando sono apparentemente allentati o interrotti. E proprio quei legami ci permettono di vedere, a distanza di tempo, che in tutto c'è stata bellezza: in molti gesti quotidiani e anche nelle parole non dette, nell'affetto trattenuto, inconfessato, a cui non possiamo fare a meno di credere e di aggrapparci.
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    Isabeau66

    17/04/2021 08:59:59

    Mi ha incatata! Ho trovato pensieri, riflessioni e ricordi che mi appartengono e ai quali Vilas ha dato forma. Una prosa scorrevole, genuina e coraggiosa. Per alcuni versi imbarazzante, quasi infantile . Dedicato a tutti quei figli che vivono penosamente, ma anche con speranza e amore, la perdita della loro essenza. E trovano il filo della loro esistenza.

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    daniela

    07/04/2021 06:46:12

    Noia noia e ancora noia! Un libro uggioso, che mi sono imposta di portare fino all'ultima pagina, ma dal quale non ho ricevuto alcuna pagina di bellezza. Tradita dalle parole di presentazione di Fernando Aramburu, di cui ho amato il bellissimo Patria, ho acquistato questo libro con l'intento di regalarlo poi a miei famigliari. Non posso farlo! Non ho nessuna intenzione di diffondere una simile noiosissima elucubrazione su un insincero sentimentodi colpa! Ognuno di noi ha dovuto affrontare lutti dolorosissimi, ma sono piuttosto sicura che se avessimo letto queste pagine in quei momenti non ci avrebbero dato nemmeno una briciola di aiuto. Da non acquistare e soprattutto da non regalare. Amen!

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    Virgi

    01/03/2021 16:41:00

    Il coraggio di scrivere di sè e della propria famiglia: è con questa convinzione che l'autore ha messo a nudo la sua vita narrando della famiglia ed al tempo stesso della storia spagnola degli ultimi decenni. E' con coraggio e poesia che vengono descritti i legami familiari, le parole dette ed il rimpianto di quelle non dette: la bellezza rimane. Un libro magnifico che va dritto al cuore della verità.

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    Baldovino

    21/12/2020 14:18:35

    Temi importanti e delicatissimi ma trattati in modo incapibile. Il metodo narrativo è quello del flusso di coscienza ma risulta pesante, non coinvolge e non si riesce a provare lo stesso struggimento per i genitori, all'apparenza fortemente anaffettivi e chiusi nella loro dimensione di coppia. Titolo accattivante ma non adatto al libro

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    Ire

    04/11/2020 13:26:05

    Un libro che tratta temi forti: la morte dei genitori per vecchiaia, la lontananza, lo scorrere del tempo, i ricordi con tutta la loro potenza e l'abbandono. Una storia di vita, che potrebbe essere la mia, la nostra, quella di ognuno. Un'autobiografia potente che ritrae le scelte sbagliate dell'autore e l'autocondanna verso la cremazione dei suoi genitori, tema ricorrente in ogni capitolo, quasi eccessivamente. Un racconto straziante, eppure bello perchè vero. Regala emozioni e riflessioni. Godiamoci i piccoli momenti con i nostri genitori e parenti, la vita è un attimo che vola via. Termino con questa citazione, che mi è piaciuta moltissimo e che racchiude il significato dell'esistenza: "Che ti aspetti qualcuno da qualche parte è l'unico senso della vita, e l'unico successo."

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    Benny B

    30/05/2020 14:54:31

    Mai letto un inno alla bellezza della vita e all'amore per i propri genitori più noioso e deprimente di questo. Colpisce pure con spunti interessanti, ci sono guizzi di estrema dolcezza e commovente poesia, ma tutto è soffocato da pagine troppo piatte e asfissianti. È un libro ammorbante, quasi farneticante, in cui l'autore continua a incolparsi ossessivamente per aver fatto cremare i suoi genitori e dove le parole più frequenti sono cadavere e morte. "La forma suprema della vita è il cadavere della vita": una frase su tutte per rendere il tono generale di questo mattone. Che, se avesse avuto il titolo originale, "Ordesa", credo non lo avrebbe comprato nessuno.

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    Titti

    21/05/2020 11:22:21

    Un lunghissimo ricordo della famiglia, attraversato da una grande tristezza e dalla presenza ineliminabile della morte. Libro coinvolgente e profondo, che richiede il giusto stato d'animo.

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    manuel

    16/05/2020 15:07:40

    Un libro che ho divorato in due giorni. Scorrevole e piacevole.

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    Gian Luca

    12/05/2020 07:55:45

    Libro straordinario. Duro, sincero, vero, reale, diretto. Penso che sia il libro in cui nella mia vita ho fatto più sottolineature. Sarebbe da sottolineare tutto. E poi c'è questo titolo " In tutto c'è stata bellezza". Ma dov'è la bellezza? Nella vita vissuta, nel ricordo e nel poter ancora ricordare. E poi c'è un sottilissimo spiraglio. Ma davvero finisce tutto con la morte? In fondo anche l'Autore continua a ripeterlo: i suoi genitori sono lì con lui, in ogni momento. Leggetelo, leggetelo, leggetelo (e se vi spaventate dopo qualche pagina, richiudetelo ed aspettate di avere il mood giusto).

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    Alex

    03/05/2020 10:30:04

    Un libro assolutamente personale, privato e ricercato. Un lavoro introspettivo dell'autore che ti lascia senza fiato. Una ricerca dell'assoluta verità x espiare le proprie colpe, un senso di colpa che attanaglia e annienta. Ricordi semplici ed esposti con un amore pudico mentre la vergogna e il terrore di non aver fatto e detto la cosa giusta. Un libro di sofferenza interiore, introspettivo come pochi ma con una scrittura semplice. Questa è la sua grandezza e soprattutto la sua bellezza. Leggendo è impossibile non interrogarsi.....

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    Marcello

    28/04/2020 16:26:47

    Romanzo che, in alcuni passaggi può risultare un po' pesante, visto che l'autore ritorna sui diversi fatti accadutigli, numerose volte. Tutto sommato lettura da non sottovalutare per come strutturato, e per come vengono descritti i personaggi. Curiosa la volontà dell'autore di dare a tutti nomi di personaggi famosi del mondo della musica. Molto originale. si vede che è stato scritto da un personaggio molto attivo nel campo della poesia. L'epilogo, molto commovente, lo dimostra. Consigliato.

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    viviana

    09/03/2020 21:04:40

    Un libro che mi ha completamente rapito, struggente e necessario. Ti avvolge e ti scaraventa lontano, parla di amore e di assenza, del rapporto che segnerà la nostra vita dall’inizio fino alla fine, quello con i nostri genitori e il faccia a faccia con la loro morte. Da leggere assolutamente, uno dei libri più belli scritti negli ultimi anni.

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    Luca Zannese

    15/02/2020 18:24:41

    Il nodo vero del vivere non è vivere. È come il vivere ce lo raccontiamo a farlo sembrare vero. Il titolo è la chiave: guardare i propri giorni, le cadute, i dolori, i successi, le solitudini, gli strappi, i meriti, le colpe, ricostruire parola su parola il disegno in modo che diventi verità. In modo che diciamo: ho capito. Altrimenti vivere è solo un morire sempre più in fretta. Si può rallentare la caduta se una frase soltanto, una riga di grazia ha una tale bellezza da allargare, sospendere, rendere l'attimo eterno. E sono molti nelle pagine di Vilas questi scatti di immortalità.

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    Rigus68

    18/01/2020 20:06:31

    Ci sono qua e là battute felici: p. 38: Felipe Vi e donna Letizia “sovrani di Spagna senza che nessuno glielo abbia chiesto”; p. 42, a un ricevimento dei sovrani: il saluto del re dura “sei secondi e novantadue centesimi”; p. 45: la memoria dei poveri “si è persa negli stanchi giorni della Storia […] nella fame, nella guerra e nella miseria”; p. 52: resistere “ai batteri biologici e ai batteri sociali”; p. 67: “il franchismo era pieno di preti tarati”; p. 196: “il grande nemico di Dio in Spagna non fu il Partito Comunista ma la Chiesa cattolica”! Nell’assieme, però, è un faldone troppo contorto, lamentevole, solipsistico, avulso dalla realtà, che non sia quella dei compianti genitori, in un lamento continuo. La narrazione è slegata, convulsa, senza un filo conduttore; lui stesso si definisce narratore caotico (p. 21). Le prime 100 pagine sono un necrologio smisurato sulla scomparsa dei genitori, con i cui fantasmi però convive quotidianamente, se li ritrova a letto, in bagno, sul tavolo di lavoro al computer. Poi il lamento si allarga alla scomparsa di altri parenti e amici, forse tutta Barbastro. E’ preferibile Spoon River, dove le morti sono paludate di poesia, e la canzone di Fabrizio de Andrè “dormono sulla collina”! Le >400 pagine sono un Amarcord ininterrotto di episodi personali, sui figli, sui genitori che ha poco frequentato in vita e che interroga di continuo da morti, in maniera ossessiva e più che ripetitiva, con toni lugubri. Preferisco di gran lunga il film di Fellini, dove l’Amarcord è festante e ricco di vita. L’impressione globale è che l’autore abbia bisogno di lunghi periodi di confessioni sul divano dello psicanalista, per esorcizzare i suoi fantasmi. Non avendoli avuti, cerca di scaricare le sue paturnie sui lettori. Infine, manca un riferimento ai fatti storici della Spagna, soprattutto della dittatura di Franco, che ha lasciato una scia di morti e devastazione nel paese, pur essendo buona parte della narrazione ambientata in quel periodo.

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    Silvia

    14/01/2020 21:22:27

    Non mi è piaciuto: a tratti molto poetico, ci sono infatti dei brani che hanno il sapore della perfetta citazione da trascrivere e memorizzare, ma nel complesso non ho trovato la trama coesa. L'autore salta da questo a quell'argomento della sua vita in base a come la sua memoria glieli propone, ma il filo logico è difficile da seguire e alla fine della lettura non ho avuto l'impressione di aver letto un romanzo. Di questa storia non mi è rimasto quasi nulla, però ho capito che la Spagna non è quel paese allegro e colorato che si mostra al turista. Quella è solo la facciata per l'estero, la Spagna di tutti i giorni, quella degli spagnoli insomma, è fatta anche di rassegnazione, angoscia e sofferenza.

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    cristina

    21/10/2019 04:59:42

    Un libro profondo. Da non farsi scappare. Per guardarsi dentro.per capirsi e per capire

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    Domenico

    05/10/2019 08:26:46

    E’ un romanzo malinconico e importante.Triste poiché considera le ”’inutilità delle conversazioni umane”(è un sentire personale dovuto alla sensibilità dell’autore nei riguardi della perdita dei suoi genitori e poi per la separazione dalla moglie)e rilevante come una “Recherche” della personale storia familiare. La sua balbuzie, la “disfemia emotiva”,si distende invece sui fogli in una vertigine lineare, in una puntuale descrizione emotiva.Viene voglia di leggerlo questo romanzo, anche a bordo di una Seat 600!

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    Martina

    24/09/2019 08:14:58

    Da mozzare il fiato, uno dei libri meglio costruiti che abbia mai letto.

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    M.Luisa

    22/09/2019 10:20:08

    in modo straordinario l'autore entra nella complessità della natura umana. Si sposta nel passato, vive il presente e si proietta silenziosamente nel futuro. Grande è il valore della famiglia e inesorabile è la fine della vita, ma ne rimane sempre la bellezza di averla vissuta nonostante la sofferenza. Tanti i temi toccati: i silenzi, la solitudine, la morte, l’amore.

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    Silvia Del Tasso

    20/09/2019 17:06:23

    Questo libro mi è piaciuto molto, la storia in sé, è molto interessante. È comunque un po' impegnativa, ma tutto dipende da come la si interpreta. Per quanto le disgrazie raccontate siano molte, l'autore cerca una soluzione a tutto ciò che si possa riattaccare al passato bello e un po' buio. Nonostante ciò, l'autore cerca quasi si sfogarsi attraverso la sua storia passata e presente. Recensione fatta da mia figlia di 12 anni.

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    Vito

    20/09/2019 13:49:40

    Lettura impegnativa, un viaggio nelle radice dell'uomo. Libro non facile ma quando arrivi alla fine non ti è dispiaciuto leggerlo.

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    Lucy

    20/09/2019 05:44:13

    Ho letto questo libro qualche tempo fa. A pensarci oggi ricordo solo un'atmosfera opprimente, un senso costante di perdita, una depressione di fondo. Figli e genitori di tre generazioni legati da vincoli che sono lacci della memoria, raramente rischiarati da affetto e gratitudine. Non lo rileggerei e non lo consiglierei.

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    mdr

    19/09/2019 20:41:06

    Ho apprezzato la lettura di "In tutto c'è bellezza" di Manuel Vilas. Nn conoscevo questo autore e non ho mai letto nulla di suo. Ricordo il libro "Il male oscuro" letto tempo fa in cui Giuseppe Berto ricostruisce la figura del padre attraverso i ricordi ed i propri drammi. Anche Vilas ci racconta del padre, e della madre, lo fa in un modo lieve, pennellato, sembra non posarsi neanche nel dramma, non sprofonda. Le frasi sono brevi, sintetiche, quasi essenziali e veloci. Anche i capitoli si susseguono con un buon ritmo. Vilas e Berto si pongono agli estremi in quanto a tecnica narrativa ma non sicuramente per quanto riguarda i sentimenti e le emozioni che li sospingono.

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    Gianluca

    19/09/2019 19:54:18

    Libro spiazzante, brutale, vero, sprezzante di ogni drappello normativo del perbenismo borghese. Cristallino nelle considerazioni di una vita che va vissuta a spron battuto, interrogandosi sul proprio passato: fatto del sangue e della carne dei propri genitori. Sconosciuti quanto lo siamo noi a noi stessi.

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    Giulia

    17/09/2019 11:54:09

    Leggere questo libro vuol dire mettersi nei panni dell’autore e cercare di capire il suo modo di vedere e affrontare la vita. Sembra esserci un cinismo ed un certo distacco nel raccontare dapprima della sua vita, dei suoi figli e poi della morte dei suoi genitori. La descrizione dei ‘morti’ e il rapporto che abbiamo con loro. Ne parla come se fossero cose, con freddezza e con distacco. Sono una cascata di parole, argomenti che si aprono e si chiudono. Come se stesse davvero scrivendo senza un filo conduttore, di getto, guardandosi intorno: la pentola in cucina, la finestra che ridà la vista sulla chiesa. L’autore, infatti, dice di aver ereditato dalla madre un “caos” narrativo, motivo per cui a tratti la lettura è davvero incentrata su frasi con soggetto, verbo e complemento. Non mancano però riflessioni e spesso frasi ‘ad effetto’ che danno da riflettere. Scrivere dei genitori magari è un modo per ricostruire quell’amore ricevuto e fare ordine nella propria testa e rendere tutto chiaro, nero su bianco. Non sembra essere una lettura leggera o di facile comprensione all’inizio, va analizzata e ricercato il messaggio che l’autore vuole mandare. Non credo sia un libro ‘semplice’ nel complesso, poche pagine che mi danno l’impressione di una persona che un po’ negativa e pessimista.

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    loredana

    09/09/2019 21:05:12

    Che noia Deprimente

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    CPACCK

    20/08/2019 11:41:17

    Sono d'accordo con la recensioen di Stefano Mannucci, sembra più un saggio che un romanzo ma aiuta anche a guardarsi dentro per tornare ad interrogarsi sui rapporti con le proprie radici e la persona che sei diventato. Bello, ma non deve essere- a mio parere- visto come un romanzo ma una via di mezzo tra biografia e saggistica.

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    Giovanna Sarno

    07/08/2019 08:39:29

    Le parole giuste per definire il libro sono: deludente e deprimente, con qualche sprazzo di forzata poesia.

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    aldo

    28/06/2019 09:43:38

    spunti interessanti ma niente di piu'

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    Stefano Mannucci

    23/06/2019 11:54:26

    Sin dalle prime pagine di questo libro si rimane colpiti dalla scrittura profonda e dolente di questo autore, la cui opera "In tutto c'è stata bellezza" è stata giudicata tra i migliori libri del 2018 in Spagna. Rapiti dalle parole, non si riesce a smettere la lettura, per lasciarsi guidare nella storia del protagonista, in cui l'intimo racconto della propria vita e famiglia è con maestria narrativa intrecciato al destino collettivo di una nazione.

Vedi tutte le 94 recensioni cliente

A nudo. Da figlio che resta tale, anche dopo la morte dei genitori, anzi soprattutto quando è sopraggiunta la loro scomparsa. Da marito che non è riuscito a salvare il proprio matrimonio dal fallimento. Da padre di giovani figli, con tutto quello che ne consegue. E poi insegnante di materie tecniche, alcolista, abbastanza misantropo. È tutto questo il narratore del romanzo In tutto c’è stata bellezza (416 pagine, 19 euro), pubblicato in Italia da Guanda, grazie alla traduzione di Bruno Arpaia. L’autore, lo spagnolo Manuel Vilas, si è definitivamente preso la scena in patria, con un libro che sembra autobiografia pura e nostalgica, più che autofiction. A parte il vezzo di chiamare i familiari con nomi di grandi musicisti (il padre Bach, la madre Wagner, i figli Vivaldi e Brahms, un amato zio Monteverdi), il romanzesco sembra essere poco. Tutto nasce da una cittadina aragonese mitica e rimpianta, Barbastro, dal padre, commerciante dal’inappuntabile eleganza e dalla vita piena, ma tutt’altro che espansivo nel rapporto con il figlio, dalla madre, bellissima e dalle unghia perennemente smaltate, fumatrice, terrorizzata dai temporali. E la storia va avanti dagli anni Settanta ai giorni nostri, quando il protagonista è ultracinquantenne.

Il libro è intriso di viaggi e riflessioni, prova a gettare uno sguardo sull’infanzia e a far rivivere padre e madre dell’autore, anche attraverso i loro oggetti, considerati alla stregua di reliquie. È molto spagnolo, ragiona sulla società iberica, sulle conseguenze e sulla conclusione della guerra civile, sul franchisimo e sulla sua fine, ma irrompono più che altro (intrecciati a parecchi episodi dell’infanzia e della gioventù) pensieri e ragionamenti coraggiosi su amore e vita, sesso e morte, sulle relazioni familiari, sulla paternità («Quando sei padre, come lo sono io, lo sei di tutti i figli del mondo, non soltanto dei tuoi»), sul deterioramento del corpo e sulla vecchiaia (che Wagner non amava), sulla dignità e sui limiti umani. Personalissimo, accartocciato su se stesso, senza filtri (anche quando racconta dell’abuso subito da un prete), Vilas, eppure riesce a essere universale.

Un soliloquio che contempla il passato, i fantasmi della vita, un uomo alle prese con l’introspezione, ma senza retorica, che fa domande e non sembra avere risposte. In tutto c’è stata bellezza di Vilas ha un evidente chiave interpretativa del mondo: come quasi tutti i libri ha nulla o poco da insegnare, ma per la comprensione della vita ha un approccio tranchant. La misura del mondo è il dolore, l’affetto trattenuto, addirittura il silenzio dei sentimenti, quello che ha ricevuto da padre e madre. «Magari – si legge – si potesse misurare il dolore umano con numeri chiari e non con parole incerte. Magari ci fosse un modo di sapere quanto abbiamo sofferto. E il dolore avesse materia e misura».

Recensione di Arturo Bollino

RASSEGNA STAMPA:

«In tutto c'è stata bellezza è una commuovente improvvisazione letteraria a partire da una condizione emotivamente concreta; e, allo stesso tempo, un esercizio radicale di denudamento interiore che porta contemporaneamente sulla pagina l'evocazione, il racconto di peripezie, le considerazioni di tipo politico e sociale o il passaggio lirico, il tutto all'interno della cornice di un regolamento di conti con un periodo della storia spagnola che inizia con la fine della dittatura di Franco e arriva ai nostri giorni, ma anche con l'uomo che scrive i successivi frammenti di una storia confidenziale che chiama direttamente in causa, senza eufemismi, i lettori» - Fernando Aramburu, TuttoLibri

«Che cosa accade quando muoiono i tuoi genitori, quando la realtà ti dichiara guerra eliminando dal mondo colore che custodivano il segreto della tua esistenza? Non c'è verità se non quella schietta della natura: se sei sulla terra è per loro volontà. Sul mistero di questa volontà ruota l'ultimo romanzo di Manuel Vilas, diario, confessione, autoaccusa di un superstite, tentativo di ricucire i pezzi della propria identità attraverso la memoria, attraverso l'identità di sua madre e suo padre... C'è nelle sue pagine uno stupore cosmico, quasi infantile. C'è la voce nuda, misericordiosa, di uno scrittore capace di rendere elegiaca persino la ferocia della biologia» - Rossella Postorino, D - Repubblica

«Cosa sono queste quattrocento pagine di affondo in mezzo secolo di vita personale, di corpo a corpo con i fantasmi dei genitori? Una confessione, una memoria, uno sfogo? Sicuramente non un gioco, non una farsa. È come se Vilas provasse a buttare via ogni trucco, a sbarazzarsi del paravento "affrontare la verità personale" senza travestimenti. Un'assunzione di responsabilità, "un desiderio di staccarsi dall'io virtuale creato" e dire di nuovo "io", ma nel modo più disarmato possibile, più faticoso, più totale» - Paolo Di Paolo, L'Espresso

«Il libro di Vilas è una sorta di autobiografia spezzata in frammenti, ma è soprattutto un bellissimo romanzo, in cui la realtà gioca con il ricordo e con l'invenzione letteraria» - Il Sole 24 Ore

«Manuel Vilas ha trovato in questo libro la forza di cercare la verità. È stato capace di scoprire, seguendo i movimenti della memoria, i pensieri, che non si ha il coraggio di pensare. La voce risuona, aspra, nel presente incerto di chi è figlio, padre, amante e si intuisce chiaramente nel passato sfuggente di chi è stato bambino. Questo il segreto della sua fortuna. Nell'epoca in cui tutto scorre via, leggiamo che "godere del presente senza che il peso del passato partecipi con la sua desolazione a quel presente non è un godimento bensì un'alienazione". Il "caso letterario" spagnolo degli ultimi mesi naviga risoluto contro corrente» - Paolo Lepri, Corriere della Sera

«In tutto c'è stata bellezza è un libro complesso e inclassificabile, concepito come "lettera d'amore" ai propri genitori scomparsi, potrebbe correre il rischio di cadere nel luogo comune, e, al contrario, lo polverizza grazie alla forza del linguaggio, alla qualità di scrittura e alla suggestiva frammentarierà, in apparenza caotica ma ben regolata che, invece di trascinare il testo in una palude lamentosa e sentimentale, si trasformano in elegia, in rimpianto, in pretesa e in riscatto, restando saldamente piantati nel territorio della letteratura» - Francesca Lazzarato, Alias - Il Manifesto

«Ci vuole talento, per esporre tutta la verità, e Vilas è così bravo che si finisce per perdonare anche la propria vita, futile o tormentata che sia» - GQ

  • Manuel Vilas Cover

    È poeta e narratore, e collabora regolarmente con varie testate giornalistiche. Ha pubblicato raccolte di poesie e romanzi, tra cui España, indicato dalla rivista Quimera come uno dei dieci romanzi in lingua spagnola più importanti del primo decennio del secolo. La sua opera è presente nelle principali antologie spagnole di poesia e narrativa. In tutto c'è stata bellezza (Guanda 2019) è il suo primo libro pubblicato in Italia ed è in corso di traduzione in numerosi Paesi dopo aver riscosso grande successo in Spagna, con dodici edizioni in un anno. El País e El Mundo lo hanno eletto miglior libro del 2018. Approfondisci
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