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Philip Roth

Traduttore: N. Gobetti
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2009
Pagine: 136 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806195861

"Arise, ye refuse to be bondslaves! Indignation fills the hearts of our countrymen, /Arise/Arise/Arise – In piedi, voi che rifiutate di essere schiavi! L'indignazione riempie i cuori di tutti i nostri compatrioti."
Le parole dell'inno nazionale cinese continuano a girare nella testa del giovane Marcus Messner, mentre il decano Caudwell dell'università di Winesburg lo interroga nel proprio ufficio. Nella sua testa solo il vuoto e l'eco convulsa che le sillabe della parola IN-DI-GNA-ZIO-NE, quella che lui considera la più bella del vocabolario americano. è il 1951, e mentre la futura classe dirigente studia la storia nazionale e gioca a baseball, una massa di giovani senza futuro e senza speranza muoiono sul fronte coreano, in una guerra misconosciuta e inutile. Ma a Marcus non toccherà la stessa sorte tragica dei sui cugini maggiori e di tanti compatrioti, perché lui continuerà a studiare e a mantenere la media dei voti più alta del suo corso. Se guerra dovrà essere, sarà combattuta dalle retrovie e con un bel diploma in tasca. Sarà combattuta da ufficiale.
I Messner, macellai kasher di Newark, sono orgogliosi del loro unico figlio: intelligente e affidabile Marcus dà una mano ai sui genitori in macelleria, fa "quello che va fatto", compreso sviscerare i polli e comprare la carne al macello. L'estate prima di partire per il college, si sporca le mani di sangue e scopre che quel tanfo insopportabile di morte è entrato per sempre nella testa di suo padre, portandolo alla disperazione. Un uomo normale, il macellaio Messner, che all'improvviso e senza nessuna ragione apparente, viene sopraffatto dalla paura che possa capitare qualcosa di terribile a Marcus. Lo incalza, lo segue, non vive più. è per questo che il ragazzo decide di lasciare il Robert Treat di New York per trasferirsi nel piccolo College di Winesburg in Ohio, lasciando dietro di sé l'apprensione di suo padre, la sua indignazione, la sua macelleria e le sue origini ebraiche.
Ma, giunto nel Midwest, Marcus scoprirà un'altra faccia dell'America e una paura ancora più forte e rabbiosa: l'abisso che a volte si può incontrare riflesso negli occhi di una donna. Olivia, con i suoi tagli sui polsi, la sua vita spezzata in due dalla permanenza in un ospedale psichiatrico e la sua disinvoltura sessuale, lo spaventa come un tragico morbo. Anche lei, reduce da un conflitto, urla la sua indignazione, così come suo padre e come lo stesso Marcus, che nel conflitto si ritrova tramortito e narcotizzato, con in testa sempre lo stesso ritornello Arise/Arise/Arise… Un disprezzo che monta fino a traboccare fuori di sé e sulle foto esposte nell'ufficio del decano Caudwell.
Magistrale, come sempre, la scrittura di colui che viene considerato da molti il più importante scrittore americano vivente. Philiph Roth stavolta abbandona i personaggi attempati che avevano popolato i suoi ultimi romanzi per ritornare al mondo giovanile e all'ambiente accademico. Lo fa con il furore e l'impeto di una scrittura rabbiosa, che contiene l'amarezza di chi conosce già la fine, di chi guarda con occhio indignato la storia di un'intera generazione tragicamente in lotta con il mondo.

Recensioni dei clienti

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    Giuseppe Russo

    13/01/2016 11.45.15

    Pur presentando delle pagine di altissima densità letteraria (come le coltellate che Marcus e il decano Caudwell si sparano l'uno contro l'altro sotto forma di dialoghi al veleno), manca qualcosa a questo romanzo di Roth. Il giovane Marcus che sta vivendo in modi così sofferti la transizione dall'adolescenza all'età adulta viene dipinto magistralmente nell'insieme delle sue relazioni con i genitori, con gli altri studenti e in genere con l'autorità (motivo fisso nell'opera di Roth: l'oscillazione nel rapporto soggetto-autorità). Ma, rispetto a questo insieme splendidamente raccontato, c'è un vuoto eccessivo nella fase tra l'uscita dal college e la morte in Corea. Come se non contasse nulla, e quindi non meritasse di essere narrata, l'esperienza del protagonista quando, nel suo ciclo di riti di passaggio, avrebbe dovuto vivere anche quello dell'ingresso nel mondo militare negli ultimi mesi dell'amministrazione Truman. E invece è piuttosto evidente che il romanzo avrebbe avuto bisogno di pagine e pagine dedicate anche a quella esperienza, per cui resta questa specie di vuoto diegetico poco sensato.

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    Mina

    30/12/2015 12.08.22

    Non mi è piaciuto molto, l'impostazione di scrittura è molto bassa paragonandola ai recenti libri di Volo. Penso che qualche eguale ci sia....

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    Raffaele

    30/11/2015 23.49.48

    Stupendo!!! Roth non ha eguali.

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    Francesco

    16/10/2015 21.36.05

    Bello! Decisamente bello! Classico romanzo alla Philip Roth, ma senza nessuna sbavatura. Si fa leggere tutto d'un fiato. Ideale per cominciare con lo scrittore. Stile scarno ed essenziale, struttura narrativa estremamente solida e compatta, piacevole anche nel trattare i personaggi secondari.

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    CARMINE

    27/03/2014 23.54.17

    E' il primo romanzo che leggo di Roth ed è abbastanza consigliabile. Lo stile è semplice pur utilizzando ricche descrizioni negli stati d'animo e nei dialoghi, il romanzo scorre troppo velocemente senza tante frasi a stil di citazioni!! Roth nel personaggio Marcus tratta vari argomenti: la paura di morire in guerra, la voglia di scrollarsi di dosso paure e pregiudizi senza riuscirci, il primo sesso, il bigottismo e la repressione della società e della religione...tutto racchiuso come risposta nella parola vaffanc.. Personalmente il romanzo pecca di intensità..ma comunque meglio di altri romanzi moderni in voga nella librerie e nei social network!!

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    Chiara

    13/05/2013 14.06.31

    Le immagini scorrono chiare, fluide. Alcuni dialoghi risultano vividi e paiono uscire con veemenza dalle pagine. Un libro che consiglio. Consiglio per il tratteggio espanso ed egregio tra disciplina e liberta': disequilibri di una vita che portano a riflettere. Racconto che profuma di giovani scoperte, divise, inverni ed amare primavere... C.

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    angelo

    05/04/2012 23.05.40

    Ingredienti: un ragazzo irrequieto e non disposto a compromessi, un paese puritano dalle regole di ferro, il sogno di un futuro costruito con le proprie mani, il terrore di subire decisioni imposte da altri. Consigliato: a chi vuol tornare adolescente per rivivere gli anni della propria formazione, a chi cerca di far fiorire i propri sogni sul letame sparso da altri. Libro leggero come una farfalla, ma meditativo come un trattato filosofico

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    Carmine_76

    02/01/2012 14.24.41

    Primo libro di Roth letto, mi è piaciuto e lo consiglio sicuramente....

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    Paola

    26/08/2011 23.32.48

    E' il primo libro che leggo di quest'autore e mi e' davvero piaciuto molto.intenso,dinamico,profondo.

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    Guia

    31/07/2011 21.26.00

    Intenso, tumultuoso come i sentimenti di giovane adulto di Marcus e un po' amaro, come la vita. Bello.

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    robi

    31/07/2011 16.12.15

    Ennesimo capolavoro di uno dei migliori scrittori contemporanei. Una scrittura potente, un racconto cinico, struggente, dannatamente amaro. un finale memorabile.

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    EB

    22/04/2011 10.26.49

    Efficace e intenso. Lo stesso potenziale di 'Pastorale americana', benché concentrato entro i limiti di un racconto lungo. Peccato che questo potenziale non si sviluppi nelle dimensioni di quel gran romanzo che si limita solo a promettere.

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    elda

    21/04/2011 16.16.51

    Molto ben scritto, è un romanzo breve ed intenso che induce alla riflessione. Un libro tremendamente amaro che mi ha pervaso il cuore di una tristezza infinita. L'ho apprezzato ma non posso affermare di averlo amato.

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    Luca

    19/11/2010 16.36.30

    Roth è, semplicemente, Roth: capolavoro!

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    Nat

    18/07/2010 13.10.03

    Il primo (e non sarà l'ultimo) libro di roth che leggo. Per puro caso ascoltai un'intervista al direttore del corriere della sera che lo consigliò alla radio. Sono rimasto letteralmente estasiato da questo libro tanto da considerarlo il migliore che io abbia mai letto. E alla fine ammetto che mi sono anche emozionato. Lo consiglio davvero a chiunque e non vedo già l'ora di comprare un altro suo libro.

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    thereader

    02/06/2010 22.05.02

    Bellissimo. Da leggere con qualsiasi chiave di lettura si desideri (ovvero dal semplice gusto di leggere un romanzo all'andare ricercare significati secondari...)

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    Standbyme

    02/05/2010 13.38.58

    Quando si crede fermamente in un principio ci si spezza ma non ci si piega. Quanti avrebbero ceduto alle richieste del decano? Un piccolo sacrificio e le colpe sarebbero state mondate, il fronte non avrebbe avuto la sua vittima sacrificale. Marcus, dopo un epico scontro verbale con il decano -poche pagine che possono già essere considerate un classico della letteratura-, non accetta, caparbiamente, la conciliante proposta che gli viene rivolta e ribatte, parola su parola, le accuse che gli vengono rivolte con una ferrea logica. Che dire ancora; è già stato scritto tutto e di più dai tanti lettori, con capacità analitiche maggiori delle mie. Non riesco ad aggiungere altro, banale e scontato sarebbe utilizzare frasi fatte come: “un piccolo capolavoro”. “indimenticabile”, “un genio della moderna letteratura”, “il più grande scrittore vivente”. Mi limito ad assegnare il massimo dei voti.

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    carlo72

    24/04/2010 00.46.12

    Scrittura accattivante, struttura teatrale con qualche incursione nel territorio della tragedia greca, le riflessioni sulle nostre scelte di vita, di credo religioso o politico sempre al centro del racconto. Il diciannovenne inesperto anche se volonteroso si confronta con l'adulto: il decano e il presidente del college, la madre, il padre, tutti a loro modo coerenti con i rispettivi ruoli, tutti corretti nel presentare la realtà della vita adulta. Sta al giovane protagonista fare il salto..... capire che scendere a compromessi nella vita è, purtroppo, obbligatorio, su questioni marginali, come sui principi fondamentali e controllare la propria emotività, e scavare nelle motivazioni delle scelte .... proprio per non ritrovarsi per caso in un college conservatore di provincia per essere stati catturati dalla foto di un depliant... Sì, capolavoro!

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    Giovanni

    03/04/2010 08.01.20

    Ottima come sempre la scrittura, ma non si tratta certamente di un capolavoro, nè di un libro che lascia il segno. La storia è essenziale e breve, non particolarmente approfondita, lontana dai livelli del miglior Roth. Una lettura non inutile, ma certo non rientra tra le letture indispensabili.

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    Aléxandros

    05/03/2010 15.28.04

    Un libro veramente ben scritto, che prende dalla prima alla (quasi) ultima pagina. Il "quasi" è dovuto ai suoi difetti che non lo rendono certamente all'altezza di altre opere di Roth. In alcuni punti la trama (e con essa l'autore) sembra perdersi e alcune volte le vicende narrate sono di una prevedibilità imbarazzante. E non è solo il problema di sapere come va a finire (che ad occhio attento si intuisce nel primo quarto del libro), ma proprio la prevedibilità degli eventi che si sussegguono. Come se in certi punti l'autore avesse inserito lo "scrittore automatico" mentre sappiamo che Roth può fare e dare molto di più. rispetto ad altre opere, ho trovato carente la descrizione della società del tempo. C'è un tentativo al'inizio, ma poi viene assolutamente abbandonato. Aspetto Roth al varco con "L'umiliazione".

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