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J. M. Coetzee

Traduttore: M. Baiocchi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2013
Pagine: 249 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806214685
Usato su Libraccio.it € 10,80

  Nel Castello di Kafka tutto comincia con un ponte. Ci si lascia alle spalle il nulla per l'ignoto, per un mondo che promette molto e che concederà poco, rappresentato dal richiamo di un paesaggio dai confini indistinti, un paese affondato nella neve. All'inizio del romanzo di Coetzee L'infanzia di Gesù (tradotto in italiano da Maria Baiocchi con aderenza perfetta alle precise modulazioni dei significati dell'inglese, a quella ironia insinuante e filosofica sempre presente nelle opere di questo autore) non c'è un ponte, ma un cancello. C'è però, anche qui, un passaggio dal nulla all'ignoto, che può essere interpretato come un passaggio dalla vita all'aldilà, o forse dalla morte alla vita, o da una vita ad un'altra. Parallelamente, avviene il trapasso dal silenzio alla scrittura, alla finzione. Si tratta di un'entrata poco solenne, di una "reubicazione", per parafrasare il cartello che accompagna i personaggi in questo spazio: Centro de Reubicación Novilla. L'uomo al cancello ("The man at the gate", nell'originale) introduce, in un "ufficio grande e vuoto", il signor Simón e David, un bambino che potrebbe avere cinque anni. "No, non è mio nipote, nemmeno mio figlio", si affretta a specificare l'uomo, "è affidato a me". Il vincolo di responsabilità che lega Simón a David nasce perciò libero e gratuito, eppure non è meno intenso di quello di un genitore in nome dell'amore che comporta. Novilla, il paese immaginario dove i personaggi sono destinati a vivere, in partenza da Belstar e prima di rimettersi in viaggio per Estrellita, non è però uno spazio rassicurante, ma una terra arida e inospitale come quella preannunciata da Dio all'uomo dopo l'uscita dall'Eden: "triboli e spine", lavoro duro. Simón si impiega come uomo di fatica al porto e trasporta su e giù i carichi delle navi e i sacchi di sabbia "come una bestia da soma", come Sisifo. All'inizio devono dormire al freddo e accontentarsi di crema di fagioli e cracker. Si tratta di sopravvivere, ma non basta. "Non si vive di solo pane. Non è il cibo universale", si lamenta Simón. Il suo compito è nutrire il bambino, alimentare corpo, mente e cuore di David, cercare il suo bene. Ed è in nome del perseguimento di questo bene che, dopo qualche tempo, Simón si propone di trovargli una madre, non certo la sua vera madre di cui ormai si sono perdute le tracce, ma una donna qualsiasi, che però in questa stessa casualità trova le ragioni dell'amore più grande e della responsabilità. Non sarà Elena, donna giudiziosa e un po' troppo arida, con cui Simón inizialmente ha una confortante amicizia amorosa (con cui cerca di "scongelarsi"), a fare da madre a David in virtù della sua fratellanza con il figlio Fidel, ma Inés, superba e carnale tennista, dall'aria "misteriosamente familiare". E come una vera e propria Annunciazione, benché tutta terrena e laica, figura la vicenda che accompagna la scelta di Inés da parte di Simón. Innanzitutto la donna porta "nel nome l'essenza": come variante di Agnese, il nome Inés rimanda al greco per indicare sacralità e purezza. Simón le affida David come in un vincolo sacro: "Vorrebbe considerare l'idea di prenderlo? (…) Non di adottarlo. Di essere sue madre. Essere sua madre a tutti gli effetti. Tutti noi abbiamo una sola madre. Vuole essere quella sola e unica madre per lui?". Dopo qualche esitazione, Inés accetta. Nel momento in cui comincia a giocare con David, non restano dubbi:è sua madre e lo amerà come una madre, indipendentemente dal fatto che non lo abbia partorito. Come il protagonista dell'Idiota di Dostoevskij è stato considerato un Cristo laico, così anche David incarna questa possibilità, come suggerisce il titolo e come dimostra questo romanzo rivolto a sviluppare un'indagine sull'amore, raccontato e discusso non tanto in rapporto a Dio quanto in rapporto all'uomo e alle sue infinite possibilità di manifestarsi, di illudere e di esaltare, di fallire; all'uomo come dio mancato, ma al tempo stesso come carne e sangue, costretto a misurarsi quotidianamente con la fame, con gli escrementi, con il desiderio sessuale e con la morte; con i problemi dell'educazione e dei rapporti con chiunque altro lo coinvolga in un vincolo di responsabilità e di affetto. Per i suoi genitori David è un bambino speciale, ma lo è anche per il lettore nel momento in cui comunica, con originalità e forza, i pensieri di qualsiasi bambino stimolato a riflettere sul mondo, in quella nuova città (Novilla) dove si parla spagnolo, e in cui questi personaggi sono finiti seguendo un'incomprensibile fatalità. Se, infatti, la prima parte del romanzo si svolge intorno ai bisogni che l'uomo deve soddisfare, la seconda sviluppa il dialogo di Simón con David, sui numeri e sulle lettere, sulla natura e sugli animali, e ovviamente sulla vita umana, complice la scoperta di una riduzione per l'infanzia del Don Chisciotte. È il capolavoro cervantino, letto e raccontato da Simón e di cui David vuole impossessarsi, a fare da guida alle avventure di questo bambino e alle sue intuizioni sul mondo: la lotta contro il gigante, le meraviglie della grotta di Montesinos, i dolci incanti di Dulcinea, Don Pedro e le marionette. Ma come se la caverà con un maestro che sostiene che Don Chisciotte non esiste? Del resto, anche il David della Bibbia è destinato a lottare contro un gigante, Golia. E l'infanzia, che è lo spazio in cui si convogliano le energie per diventare grandi, non è impresa tanto diversa da quella di combattere contro i giganti. Per David l'esperienza di vita si sviluppa parallelamente all'interrogazione per così dire filosofica, ma genuina, della vita stessa, tant'è che grazie a lui, e al suo interlocutore Simón, questo romanzo può essere considerato anche, al di là dell'intreccio abbastanza esile e prevalentemente simbolico, un romanzo filosofico al pari di quelli di Voltaire e di Rousseau. L'infanzia di Gesù sviluppa così meravigliosamente un'intuizione presentata da Coetzee nell'ultimo capitolo (o "Lezione") del romanzo-saggio Elizabeth Costello, non a caso intitolato Davanti alla porta (nell'originale "At the gate"). Lì la vecchia scrittrice Elizabeth arriva con l'autobus in uno strano paese e si ferma davanti a un porta sbarrata. Per entrare deve fare una dichiarazione di fede, che le risulta difficile perché il suo unico credo è la scrittura. La porta è fatta "di tek e di ottone, ma senza dubbio della stoffa dell'allegoria"; al di là di essa, per quello che si coglie da una fessura, c'è una luce, "così accecante" da stordire i sensi umani, ma non "inimmaginabile" e "non più brillante del flash continuo di una lampada al magnesio". Invischiata in confessioni e in interrogatori, Elizabeth resta al di qua della porta, anche se riesce ad immaginare il suo oltre, quand'anche fosse la visione di un cane che sonnecchia in un deserto. David invece, per gioco, indossa il mantello magico che gli promette l'invisibilità, pronuncia "abracadabra" e lascia cadere della "polvere magica" ("polvere di magnesio") sulla fiamma di una candela, e in uno scoppio di luce si brucia lievemente una mano e perde per un poco la vista, ma poi riprende con entusiasmo il suo viaggio. Quello che riusciva indispensabile ma faticoso a Elizabeth (guardare il mondo, la vita e la morte, raccontare e andare avanti) riesce con naturalezza a David, il bambino che vediamo in copertina, con gli occhiali da sole su cui batte la luce e il mantello grigio. Chiara Lombardi    

Recensioni dei clienti

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    Paolo

    18/10/2014 14.01.54

    Peccato. La considero una delusione e un'occasione persa da parte di uno dei pochi grandissimi contemporanei. Questo laicissimo, a tratti geniale, spesso commovente racconto dell'infanzia di un Gesù "possibile" ha una prima parte splendida nella sua semplicità, nella tenerezza del rapporto tra lo pseudo padre Simon e il piccolo carismatico David. Poi, quando la madre tanto cercata viene trovata, la storia sembra arenarsi su se stessa, nella capricciosità sterile e francamente fastidiosa di David, la rassegnazione di Simon, la durezza non sempre comprensibile della madre vergine.

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    enrico.s

    26/02/2014 16.29.22

    Che delusione! Ho letto quasi tutta la produzione di Coetzee, sia narrativa che saggistica, sempre con grande attenzione e ammirazione per la sua profondità di pensiero e per l'alto livello della scrittura. Questo romanzo, invece, mi ha lasciato interdetto per la sua aridità e sciatteria espressiva. Forse perchè non ho trovato risposta all'interrogativo che sempre mi pongo alla fine di un testo: perchè l'a. l'ha scritto? cosa aveva da dire a me lettore? quale impulso comunicativo, quale volontà empatica lo ha mosso? O forse l'ho, semplicemente, letto in un momento sbaglaito, in cui ero io a non essere ricettivo? ...non voglio credere che un autore come C. abbia "buttato giù" qualche veloce paginetta per banali motivi di cassetta. Eppure il pensiero mi è venuto. Quale che sia la risposta, lo sconsiglio vivamente.

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    Antonio D'Agostino

    10/02/2014 10.10.58

    Questo libro è un oggetto misterioso. Forse non è il capolavoro tanto osannato dalla critica, ma la narrazione ha un suo indubbio fascino che riesce ad interrogare il lettore, lasciandolo in uno spazio di sospensione metafisica perenne.

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    Alessandro Don

    01/02/2014 13.53.00

    L'ho letto d'un fiato; una scrittura che come sempre con questo scrittore ti coinvolge e ti mette a disagio, ma scorrevole e avvincente. Tutto è apparentemente simbolico in questo Coetzee anziano, che rappresenta plasticamente l'esito delle ricette che vengono oggi proposte per una immaginaria vita felice, mondata dal desiderio, dove si sta alle cose e basta, apparentemente rivoluzionarie rispetto a quelle della civiltà del consumo e del desiderio indotto. Coetzee ci trasporta quindi in un incubo ovattato, dove anche la filosofia è molto composta e molto frequentata dai benevoli abitanti, ma "non scuote". Ovvio che l'oggi (la vita e il mondo precedente dei protagonisti) è sbagliato. Ma la "nuova vita" sarebbe questa, perlomeno senza l'avvento di qualcosa. Quel disagio che si prova per giorni dopo aver letto il libro è a mio parere dovuto al fatto che Coetzee spezza cinicamente le speranze, affidandole per disperazione e per esasperazione al metafisico. E' un capolavoro.

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    Iginio Petrussa

    21/01/2014 08.59.52

    Ho grandemente apprezzato Coetzee nei suoi primi libri. Molto meno dal momento in cui ha sviluppato l'elemento magico nelle sue trame. In quest'ultimo libro resta solo il grande mestiere della scrittura, e la necessità di risolvere il problema dei pasti quotidiani. Da evitare con grande determinazione.

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    Gianfranco

    16/01/2014 14.40.25

    Deludente. Non l'ho finito. Tra i miei autori preferiti ma stavolta non mi ha convinto proprio. Storia inconcludente. Tra Kafka e Saramago, non ho capito dove volesse portarmi e mi sono perso.

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    Michael Moretta

    11/01/2014 19.34.34

    Il libro racconta la storia di David, un bambino eccezionale, dotato di una intelligenza speciale.  David e Simon, che diventa il suo padrino, si incontrano su una nave che li conduce a Novilla, una immaginaria città in cui ricominciare una "vita nuova".  Per ricominciare una nuova vita le persone vengono private di tutti i ricordi. David è alla ricerca di sua madre ma perde il foglio di carta su cui erano scritte alcune indicazioni per trovarla. E così Simon comincia a prendersi cura di lui e gli promette di aiutarlo. Arrivano a Novilla, Simon trova un lavoro come scaricatore di porto e si mette alla ricerca della madre di David, che riconoscerà con il cuore, come dice lui. Questa donna la incontrano un giorno e si chiama Ines. Da allora inizia uno strano rapporto tra i tre. Ines vizia David, che diventa sempre più odioso, presuntuoso e bizzarro. Si rifiuta di andare a scuola, adotta un metodo tutto suo per leggere e contare, assecondato in ciò da sua madre che lo accontenta in tutto. Simon cerca di porre rimedio ma anche lui è assolutamente conquistato dalla eccezionalità di David. Dopo varie vicissitudini i tre scappano da Novilla per andare a cercare una "vita nuova" in un'altra città.  Il libro di Coetzee, uno degli autori che più apprezzo, mi ha lasciato perplesso. David è tratteggiato con maestria e lascia nel lettore, in me quanto meno, una forte impressione. La sua visione del mondo e delle cose, così diversa e così originale nasconde una mente che noi non possiamo capire. Ines, devota all'eccesso rappresenta l'amore, anche eccessivo, di una madre e Simon, più razionale e con i piedi per terra, è il più "normale" tra tutti.  Una storia così, con significati nascosti, messaggi non scritti ma piuttosto chiari, ricca di amore, filosofia della vita, ironia avrebbe meritato un po' più di sostanza secondo me, quella sostanza presente in tutti gli altri libri di Coetzee. Una bella storia insomma ma un po' leggera, che non mi ha soddisfatto pienamente.

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    flavio alberto

    29/12/2013 15.57.45

    un gigante al tramonto...ma la scrittura resta magnetica, lo stile avvincente. Voto 3

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    Horvath

    16/12/2013 12.40.37

    è il primo libro di Coetzee che mi ha veramente delluso. ho tutti i libri di lui e li ho letti più di una volta, ma questo non lo consiglio a nessuno. il prossimo libro se lo farà leggero di sicuro prima in biblioteca. veramente non capisco coetzee, uno scrittore così rigoroso, esatto e disciplinato, come ha potuto scrivere un fiasco così colossale.

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