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Infedele - Ayaan Hirsi Ali - copertina

Infedele

Ayaan Hirsi Ali

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Traduttore: I. Annoni, G. Giri
Editore: Rizzoli
Anno edizione: 2007
Pagine: 393 p., Rilegato
  • EAN: 9788817015981
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"Sono cresciuta tra la Somalia, l'Arabia Saudita, l'Etiopia e il Kenya. Sono arrivata in Europa nel 1992, a ventidue anni, e vi ho trovato una nuova casa. Ho girato un film con Theo Van Gogh che per questo è stato ucciso a sangue freddo da un estremista islamico, e da allora vivo tra guardie del corpo e automobili blindate. Poi un tribunale olandese ha ordinato che lasciassi la mia casa: il giudice ha dato ragione ai miei vicini nel ritenere pericolosa la mia presenza nel quartiere. Per questo me ne sono andata." Con queste parole Ayaan Hirsi Ali apre uno squarcio nel racconto drammatico della propria vita, dall'infanzia, trascorsa con la nonna matriarca, custode tirannica delle leggi del clan e dell'islam, alla tortura della mutilazione genitale, dall'esilio cui fu costretta dall'opposizione del padre alla dittatura di Siad Barre, al rifiuto di un matrimonio imposto con la forza. Fino alla fuga dall'islam, all'approdo in Olanda e infine negli Stati Uniti.
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"Non posso certo dire che la mia esistenza sia stata semplice o noiosa" dice Ayaan Hirsi Ali, figlia di Hirsi Magan Isse, noto intellettuale somalo in passato leader dell'opposizione al dittatore Siad Barre. E il libro, che racconta l'incredibile storia di questa donna emigrata per essere libera dalla Somalia all'Olanda agli Stati Uniti, inizia proprio dai legami col padre, fatto marcire nelle carceri di Mogadiscio dal dittatore somalo detto la "Grande bocca", e dalle preghiere che lei e i suoi fratelli rivolgevano ad Allah per farlo liberare. E' una storia angosciante quella di Hirsi Ali che comincia con l'inferno dell'infibulazione, cui fu sottoposta a soli cinque anni per volontà della nonna, prosegue con l'abiura della religione islamica e il conseguente ripudio da parte della famiglia d'origine. Quella rottura coi genitori è stato uno degli aspetti più brucianti della sua esistenza. Poi ci sono stati due mariti "imposti e rifiutati" e la fuga in Olanda, nel 1992, con tutte le paure di essere rispedita indietro. Ad Amsterdam invece le cose cambiarono: l'alloggio, il sussidio di disoccupazione, la fine della sottomissione alle leggi dei maschi e del clan d'origine.
Una vita difficile, quella di Ayaan Hirsi Ali, ricca di scelte coraggiose, come quella di scrivere una sceneggiatura per un film di 11 minuti, costato la vita al regista e amico Theo van Gogh, che fu ucciso nel novembre 2004 da un fanatico islamico. In quel cortometraggio i due rappresentano la ribellione di alcune donne musulmane che, con i versetti del Corano tatuati sulla pelle, supplicano Allah di salvarle dalle loro sofferenze. "Mi sento ancora in colpa per la morte di Theo e penso a lui tutti i giorni", racconta, "se mi avesse dato retta quando lo supplicavo di non firmare quel film, sarebbe ancora vivo". In seguito Hirsi Ali subì varie minacce, scese in politica e fu eletta al Parlamento olandese col partito liberale, per poi essere "licenziata" dallo stesso parlamento in seguito allo scandalo scoppiato sulla falsità dei dati forniti ai tempi della richiesta d'asilo. Così oggi la scrittrice vive negli Stati Uniti, sotto scorta, non rinuciando a lanciare dibattiti su questioni come la libertà delle donne e il diritto di parlare di Islam senza censure.
Definita da molti una "Rushdie al femminile", paragonata dal Washington Post a Oriana Fallaci ("ne sono orgogliosa" - è il suo commento), Ayaan Hirsi Ali ci regala in queste pagine un'autobiografia illuminante e un racconto personale e appassionato, destinato a fare discutere a lungo.

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