Editore: Mondadori
Collana: Oscar saggi
Anno edizione: 1996
Formato: Tascabile
Pagine: 324 p.
  • EAN: 9788804418740
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    rainbow

    01/04/2010 19:30:12

    Non leggetelo! No, voi che ve ne andate dove vi porta il cuore della Tamaro, voi che ogni giorno consultate gli oroscopi di quei signori dai cognomi esotici che invadono i nostri giornali, schermi televisivi e programmi radiofonici, voi che aspettate la prossima pubblicazione di Coehlo, voi che pendete dalle labbra di Moccia, voi che trovate intrigante lo stile della Casati Modignani, voi che vi commuovete per la conversione di Magdi Allam, voi che rimanete incantati di fronte alle esperienze mistiche di Paolo Brosio, voi, tutti voi non leggete cose di questo genere! Sarebbe tempo perso. Mi si consenta poi una precisazione riguardo il commento di Vandea: ma dove l’hai visto tutto questo trasporto verso la divinità, nelle pagine di Regge? Siamo sicuri di aver letto lo stesso libro? E infine, mi permetto di fare una domanda a ibs. Ma perché accanto a moltissimi divulgatori di fisica e astrofisica mettete così spesso, nella colonna di destra, tra gli autori consigliati (dunque, si pensa, affini), il Professor Michele Federico Sciacca? Con tutto il rispetto per questo accademico del ‘900, che c’entra lo spiritualismo rosminiano con il Big Bang o la Teoria delle Stringhe?

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    vandea

    11/10/2008 09:35:29

    E' un inno latente all'esistenza di Dio. Senza fare proclami che tendano a consolidarne collocazioni settarie in pdeudocircoli di appartenenza come vate del messaggio religioso scientifico (vedi Zichichi). Regge dimostra che anche l'immanente e non solo il Trascendente è competenza esclusiva di Dio, che non esiste una spartizione degli incarichi terresti creato sulla falsa riga delle lottizzazioni politriche nostrane. Il suo messaggio di fondo sembra indicare che il senso della vita così come il progresso della ricerca scientifica per nostra comodità (o illusione) segua un andamento iperbolico. Dove la conoscenza umana è rappresentata dalla funzione matematica stessa e la verità divina o conoscenza assoluta dagli asintoti. Tutto ciò solo per dare un senso alla nostra vita, poichè sarebbe alienante pensare che con il suo comportamento l'essere umana in realtà potrebbe sempre più allontanarsi dalla verità. Non sono a caso le disquisizioni filosofiche che Regge ogni tanto fa. Una su tutte , quella sul significato intrinseco del verbo essere enunciata da Aristotele. In definitiva un piccolo capolavoro della divulgazione scientifica Un suo alievo mancato per poco

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    Fabiola Giancotti

    09/05/2002 18:03:31

    "Infinito" di Tullio Regge I misteri del cosmo. Gli abissi del pensiero GAZZETTA DI PARMA, 6 giugno 1995 Sarebbe stato impossibile leggere un libro sull’infinito e non trovare Borges, l’infinito della sua scrittura che introduce e congeda da questa pubblicazione di Tullio Regge, Infinito. Viaggio ai limiti dell’universo (Mondadori, 1995). "Chiusi gli occhi, li riaprii. Allora vidi l’Aleph" (Borges). E proprio l’aleph, la prima lettera dell’alfabeto ebraico, è usata dai matematici per indicare l’infinito. Che cos’è l’infinito, quanto è possibile rappresentarlo, come si situa rispetto alle cose, al pianeta, al cosmo, ma anche rispetto alla poesia, alla scrittura, alla scienza. Domande, ricerche, ipotesi, sistemi, idee. E a proposito di scienza è la fisica, oltre che la matematica, che ha avuto modo di darci qualche particolare con cui fantasticare altri orizzonti, altre implicazioni, altri infiniti sia pure ancora molto limitati rispetto all’inimmaginabile. Dove giunga la scienza e dove incominci la fantascienza è difficile dirlo. Varie teorie sono state avanzate ma chi non le ha verificate scientificamente è stato considerato, nella migliore delle ipotesi, un poeta, nella peggiore un pazzo. Gli esempi nella storia sono innumerevoli: Dante, Copernico, Bruno, Cantor, per citarne alcuni. L’impossibile formalizzazione della matematica ha però preteso, quasi in modo violento, la nozione di infinito nonostante la sua sola menzione, dice Regge, a molti procuri angosce e senso d’insicurezza. Che cosa stia accadendo ora nel cosmo e che cosa invece siamo in grado di percepire: si tratta di una differenza spazio-temporale di miliardi di anni luce. Ragionare in questi termini, capire quanto avviene tra noi e le galassie più lontane è come se – usando una delle tante immagini metaforiche che in questo libro Tullio Regge espone con molta generosità –, avendo a disposizione solo poche fotografie riprese in una manciata di secondi dal buco della serratura, volessimo ricostruire ciò che è avvenuto in u

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