L'infinito (Natural Book Edition)

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Supporto: CD Audio
Numero supporti: 1
Etichetta: DM Production
Data di pubblicazione: 9 novembre 2018
  • EAN: 8051160972296

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Edizione CD – NATURAL BOOK.
A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro discografico (“Io non appartengo più” del 2013), il 9 novembre esce “L’infinito”, il nuovo album di Roberto Vecchioni, prodotto da Danilo Mancuso.
Il lavoro racchiude 12 brani inediti, con musica e parole del Cantautore, sarà disponibile in formato CD, in edizione Deluxe arricchita dal saggio “Le parole del canto. Riflessioni senza troppe pretese” e in Vinile Limited Edition.
L’album contiene l’eccezionale ritorno sulla scena musicale di Francesco Guccini che, per la prima volta, duetta con Roberto Vecchioni nel singolo “Ti Insegnerò a volare”, ispirato al grande Alex Zanardi, in radio dal 6 novembre.
Due padri della canzone d’autore si rivolgono alle nuove generazioni, in un periodo in cui tutto si dissolve nella liquidità e nella precarietà culturale, invitandole a sfidare l’impossibile. La storia del campione è la metafora della “passione per la vita che è più forte del destino”.
“Questo brano - racconta Vecchioni - si specchia direttamente in quella che è stata chiamata la “canzone d’autore” e che non c’è, non esiste più dagli anni ’70. In realtà l’intero disco è immerso in quell’atmosfera perché là è nato e successo tutto. Là tutto è stato come doveva essere, cioè immaginato, scritto e cantato alla luce della cultura, semplice ed elementare oppure sottile e sofisticata, ma comunque cultura. Forse per questo Francesco Guccini (che ho fortemente voluto nel mio disco per quello che rappresenta, e lo ringrazio ancora di esserci stato), ha scelto di cantare con me”.
Un passaggio di testimone per una nuova “resistenza” che sceglie mezzi analogici: solo cd e vinile senza piattaforme streaming e download, una scelta coerente al progetto discografico che indica la volontà di non trattare la musica come prodotto di consumo veloce, scaricabile con un click, di non decontestualizzare l’ascolto del singolo brano, parte integrante della narrazione che tiene insieme ritratti diversi, da Alex Zanardi a Giulio Regeni, dalla guerrigliera curda Ayse a Leopardi, che l’autore accomuna nell’amore per la vita. Un album manifesto, “non 12 brani - come spiega Vecchioni - ma un’unica canzone divisa in 12 momenti”, in una dimensione temporale verticale che rinvia al tema dalle suggestioni letterarie: la necessità di trovare l’infinito al di qua della siepe, dentro noi stessi.
L’album è il frutto della collaborazione di un team d’eccezione, Lucio Fabbri (produzione artistica): pianoforte, piano elettrico, organo Hammond, violino, viola, fisarmonica, basso elettrico e chitarra elettrica; Massimo Germini: chitarra classica e acustica, chitarra 12 corde, mandolino, bouzouki, ukulele, liuto cantabile; Marco Mangelli: basso fretless; Roberto Gualdi: batteria e percussioni.

Scheda album. PROLOGO di Roberto Vecchioni
L'idea dell’infinito viene da lontano, c’era già in due romanzi e una canzone. La canzone è “Le rose blu”, i romanzi sono “Il mercante di Luce” e “La vita che si ama”.
Come in una scrittura automatica, da anni mi ripetevo la stessa cosa: bisogna amare ciò che si vive, non solo la vita in sé, che è un’astrazione, ma gli atti, i gesti, le scelte, gli entusiasmi, i tonfi, i progetti che ci costruisci dentro e amarli incondizionatamente, che siano gioia o dolore, vittoria o sconfitta, pietre sparse o monumenti.
Ogni cosa che viviamo è unica. Rivissuta non è la stessa di prima.
La metafora: arriviamo ad una stazione e l’abbiamo già incontrata dieci, cento, mille volte, ma è sempre una stazione diversa al pari del paesaggio fuori che continuamente cambia, anche se abbiamo una vaga memoria di aver già visto, già provato.
Per “Una notte, un viaggiatore” (1) ho preso come spunto il romanzo di Calvino dove le storie cominciano e non si sa mai come vanno a finire. Si entra in una nebbia da cui emergono fantasmi: un luogo-non luogo dove non si capisce nulla e nemmeno si sa perché si è lì.
Nella valigia, l’unico bagaglio che ci è stato concesso, si nasconde il segreto ma la valigia non possiamo aprirla, possiamo solo immaginare cosa ci sia dentro e averne una risposta emotiva.
“L’infinito” (5) è solo in parte un disco autobiografico; dentro si muovono altri uomini e donne reali, che a volte si raccontano, a volte sono raccontati nel loro straordinario amore per ciò che si vive.
E così la storia di Giulio Regeni (4) è rivissuta nell’illusione della madre che non può crederlo morto e lo racconta con salti nel tempo, ora bambino, ora adolescente, ora uomo, sempre dolcemente addormentato lì a casa sua.
La passione di Ayse, Cappuccio Rosso (10), che va a morire contro l’ISIS è ripercorsa da lei stessa in un’immaginaria lettera dal fronte al suo amore. Niente di epico, tutto semplicemente umano.
Ricorrere al “verosimile” mi affranca da descrizioni didascaliche e mi fa sentire in parte Regeni e Cappuccio Rosso. Poi arriva “Ti insegnerò a volare” (3) che è amore invincibile per ciò che si vive. È Alex Zanardi a parlare, a ricordare, ed è lui che spiega come fare per rialzarsi. Ritorna il “verosimile”: sulle orme di “Itaca” di Costantino Kavafis, Alex diventa maestro per dire ai ragazzi che la passione per la vita è più forte del destino. Questo brano si specchia direttamente in quella che è stata chiamata la “canzone d’autore” e che non c’è, non esiste più dagli anni ’70.
In realtà l’intero disco è immerso in quella atmosfera perché là è nato e successo tutto. Là tutto è stato come doveva essere, cioè immaginato, scritto e cantato alla luce della cultura, semplice ed elementare oppure sottile e sofisticata, ma comunque cultura.
Forse per questo Francesco Guccini (che ho fortemente voluto nel mio disco per quello che rappresenta, e lo ringrazio ancora di esserci stato), ha scelto di cantare con me.
“La canzone del Perdono” (11) è un piccolo omaggio a Papa Francesco, (che non è mai citato, ma forse si capisce), quasi una nota a piè di pagina della mia vecchia “Stazione di Zima”.
Se mi si fa notare che chi crede nel Cielo perdona, rispondo che perdona anche chi ama il mondo.
“Vai, ragazzo” (6) è un inno alla mia malcelata passione per gli studi classici ed è anche una specie di endorsement: continuo a pensare che aiutino a tracciare una linea di confine tra vivere la vita o transitarci dentro e basta.
In “Com’è lunga la notte” (8) parlo di me a balzi nel tempo. L’ultima strofa è in terza persona, come se mi guardassi dal fuori, e allora a cantarla è il mio amico Morgan (che stimo e ringrazio).
“Formidabili quegli anni” (2), è uno scippo a Mario Capanna, ma non è il ’68 il vero protagonista.
Non si tratta neanche di nostalgie per ciò che è stato e non sarà.
Il ’68 fa solo da sfondo, in realtà parlo di com’ero io in quel periodo, dei sogni e delle speranze che avevo. Perché per me non esiste un “c’è stato” o un “ci sarà”: il mio orologio è fermo in un continuo presente, quello della mia anima e delle mie convinzioni.
Naturalmente non potevano mancare canzoni d’amore.
“Ogni canzone d’amore” (7) è un madrigale di una semplicità assoluta: mi divertiva l’idea che tutti i poeti del mondo, senza saperlo, avessero scritto d’amore per mia moglie.
L’altra canzone d’amore “Ma tu” (9), è su due piani e due tempi che s’intersecano, e due sono le donne: la prima e l’ultima. Enorme è la differenza tra un sentimento profondo e l’immagine di un sentimento ma entrambe hanno un loro posto nel cuore.
“Parola” (12) è un’elegia sulla morte del linguaggio, l’unico brano apparentemente fuori tema. Ma nella sua malinconia impotente, il finalino felliniano è messo lì a dire che la speranza non muore.
Però tutto questo è venuto dopo.
Prima c’è stato Leopardi.
Anche se sembra che sia l’ultimo a cui pensare per dimostrarmi e mostrare quello che sentivo.
E invece è stato il primo, perché lo sapevo, lo sapevo da anni.
Mi è sempre piaciuto credere che Leopardi non odiasse la vita, ma piuttosto che fosse vero l’inverso e che la sua disperazione, la sua rabbia, il suo sarcasmo fossero reazioni di un amante tradito.
E quando è a Napoli, nei suoi ultimi anni, è un altro.
Non che cambi le sue idee, no, pessimista era e pessimista resta, ma è come se all’improvviso fosse stanco del dolore, come se chiedesse una tregua al mondo, tanto che nel suo canto finale “Il tramonto della Luna” fa addirittura splendere il sole in cielo.
Mentre se ne va lo sfiora forse il pensiero che vivere sia dare tutto quello che si ha dentro, come la ginestra col suo profumo, e che l’infinito non sia al di là della siepe ma al di qua, in noi.
Lo spirito de “L’infinito” è quello di un disco degli anni ’70: non dodici canzoni, ma una sola lunghissima canzone divisa in dodici momenti.
Le linee melodiche di questo disco non sono casuali, le unisce una ricerca nell’ambito delle forme popolari, in prevalenza italiane.
“L’infinito” stesso ricalca parecchie arie pucciniane.
E così “Vai, ragazzo” è un evidente “Sirtaki”, mentre “Cappuccio rosso” evoca motivi della resistenza. In “Una notte, un viaggiatore” c’è il mondo dei cantastorie siciliani e in “Com’è lunga la notte” quello delle frottole rinascimentali.
“Canzone del perdono” è un piccolo salmo, “Ogni canzone d’amore” (madrigale nelle intenzioni) è un valzerino che più popolare non si può. “Formidabili quegli anni”, una canzone “all’italiana”, con strofe e ritornelli e infine “Ti insegnerò a volare” una ballata all’irlandese, molto gucciniana, tant’è che tra tutte, Francesco ha scelto questa, per duettare con me.
Disco 1
1
Una notte, un viaggiatore
2
Formidabili quegli anni
3
Ti insegnerò a volare (Alex)
4
Giulio
5
L’infinito
6
Vai, ragazzo
7
Ogni canzone d’amore
8
Com’è lunga la notte
9
Ma tu
10
Cappuccio rosso
11
Canzone del perdono
12
Parola
5
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    Federico

    09/03/2019 18:59:57

    Ottimo lavoro di R. Vecchioni, che riprende a volare alto dopo alcuni anni di assenza discografica: in tutte le canzoni si ritrova una poetica ispirata e raffinata che mescola tematiche senza tempo (il concetto di destino, qui ribaltato dall'Artista che pure fece fortuna con Samarcanda) a tristi vicende dei giorni nostri, come l'orrore della guerra che continua silenziosa nel vicino oriente e la tragica scomparsa di Giulio Regeni: tutte affrontate con la consueta, grandissima sensibilità e delicatezza delle parole del prof.!

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    Anna

    08/03/2019 11:08:42

    Meraviglioso! Una lunga attesa ma credo ne sia valsa la pena... È davvero una gioia ascoltarlo!

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    n.d.

    18/02/2019 20:00:04

    Formidabili queste canzoni....\nFormidabile Vecchioni....

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    ALESSANDRO C.

    14/01/2019 11:46:18

    Chapeau! A mio avviso uno dei lavori in assoluto migliori del Professore, forse il migliore. Commovente, profondo, mai banale. La perfezione non esiste, ma a volte capita di avvicinarcisi.

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    Marco

    21/12/2018 11:21:26

    Finalmente!!! Dopo qualche disco un po' così, un ottimo lavoro vecchioniano... Bella anche la confezione.

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    Alberto

    16/12/2018 17:20:35

    Semplicemente..........un capolavoro!!! Questo cd del professore è il momento più alto di tutta la sua carriera artistica: le canzoni sono tutte bellissime, è poesia vera.

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    Deborah

    08/12/2018 15:19:27

    L'ennesimo capolavoro, un disco composto in punta di penna, attingendo alla profondità del cuore di un poeta, con la sensibilità e l'energia degli uomini della generazione di mio padre, che credevano in un mondo migliore e che, nonostante tutto, non si sono arresi: nel tempo incantato di un disco godiamo tutta la bellezza di un sogno, di un'idea, di un'emozione, di un addio, di un arrivederci. La canzone "Giulio" un capolavoro nel capolavoro. Un disco musicalmente freschissimo e raffinato, con la sorpresa di Guccini e Morgan... Il Prof. Vecchioni ha fatto un gran bel lavoro!

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    Andrea

    28/11/2018 15:51:41

    Che classe! Testi super..veramente un bel disco !

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    Ernesto

    22/11/2018 20:58:19

    Bell'album, impreziosito dallo straordinario più unico che raro duetto con Guccini nel brano: "Ti insegnerò a volare". E tanto ci voleva!

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    Alessandro

    19/11/2018 19:12:37

    Concept album incredibile, i testi pura poesia, le musiche spettacolari come sempre, la collaborazione con Guccini meravigliosa... che dire, è proprio ciò che io intendo per musica. Come sempre il professore riesce ad emozionare con poche parole ma scelte con cura. Riguardo la spedizione niente da dire, CD arrivato con un giorno d'anticipo, arrivato in perfette condizioni. È stato il mio primo ordine su questo sito, continuerò ad usarlo senza dubbio.

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    Stefano

    19/11/2018 13:17:40

    Non è un semplice CD ma un diamante prezioso. Ogni brano regala un'emozione diversa. Opere così,nelle quali i versi sono in perfetta simbiosi con la musica, sono purtroppo sempre più rare in quest'epoca di rappisti e xfactoristi che a certi livelli non arriveranno mai. Da ascoltare e riascoltare.

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    Berto Murri

    12/11/2018 16:01:26

    Il professore non sbaglia mai.E non invecchia.La buona musica è sempre garanzia di emozione pura.Infinito,immenso,grandioso artista! B.M.

Vedi tutte le 12 recensioni cliente
  • Roberto Vecchioni Cover

    Roberto Vecchioni nasce in Brianza da genitori napoletani, è sposato e ha quattro figli. Nel 1968 si laurea in Lettere Antiche all'Università Cattolica di Milano, dove resterà per due anni come assistente di storia delle religioni, proseguendo poi per trent'anni la sua attività di insegnante di greco, latino, italiano e storia nei licei classici. La sua attività nel mondo musicale inizia negli anni '60, quando comincia a scrivere canzoni per artisti affermati (Vanoni, Zanicchi, Cinquetti, etc.); collaborazioni che riprenderà più tardi anche per Nannini, Oxa, Patty Pravo, Adamo. Nel 1971 si propone per la prima volta come interprete delle proprie canzoni e nel '73 partecipa al Festival di Sanremo con L'uomo che si gioca il cielo a dadi. L'anno... Approfondisci
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