L' inizio è in autunno

Francesca Sanvitale

Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2008
In commercio dal: 25 marzo 2008
Pagine: 210 p., Rilegato
  • EAN: 9788806191863
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Descrizione
Premio Viareggio Narrativa 2008. Nel caldo degli ultimi giorni d'estate, prima di riaprire lo studio psichiatrico e ricominciare a insegnare all'università, Michele si dedica alla stesura di un libro che dovrà rappresentare il lavoro di tanti anni. I giorni trascorrono uguali, ma le sue certezze scientifiche vacillano, è ossessionato dai possibili errori compiuti. Roma sembra immobile: Michele passeggia nel quartiere del Vaticano, si siede in piazza San Pietro, trova un ristorante solitario in cui cena ogni sera e stringe amicizia con Hiroshi, un restauratore di origine cinese che subito lo affascina. Hiroshi gli racconta una vicenda che ha dell'incredibile: il volto del Cristo nel Giudizio Universale di Michelangelo è in realtà un falso, forse è stato lui a cancellarne i tratti, forse altri. Con meraviglia e orrore la presunta colpa di Hiroshi si affianca alle incertezze di Michele e lo coinvolge; la costante ripetitività delle giornate tutte uguali si rompe in violente sensazioni, in una sensualità imprevista e in un amore che lo allea alla dolcezza e al dolore. Con una voce inconfondibile, capace di rendere gli ambienti e i personaggi in tutti i loro chiaroscuri, Francesca Sanvitale conduce il lettore in un percorso narrativo ricco di false piste e agnizioni: la solitudine del protagonista è quella dell'uomo contemporaneo, confuso e oppresso dal suo egoismo e dalla sua debolezza, come se un naufragio fosse nascosto sotto la calma apparente di tutti i giorni.

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    Piero

    28/03/2009 18:12:41

    ¿E cosa fa che rimanga nella mente quello che ti hanno raccontato? Non, a volte, quello che ti raccontano. Per caso, o no, si construice un'altra storia..forse il processo mentale che qualche volta molte persone hanno avuto in testa. La solitudine colpevole de Michele si fa credibile grazie allo specchio che Hiroshi mette davanti a lui. O come dice Sanvitale, al di là della nostra volontà, si mette poco a poco, come è nata la sua storia. Come è nato questo romanzo, già corale nella forma, nella maniera che è stato scritto, nel profumo che lascia la sua lettura, la impronta di chi si trova piu cercana alla verità. Come molte volte, racconta cose impossibile ma che sembrano verosimile, come molte vite, come questo romanzo nel che ristaurando la mente di Michele, da delle indagini ai lettori per vedere un po più.

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    quidditas

    07/01/2009 16:57:31

    meno male cheil libro era in prestito. illeggibile. la trama potrebbe anche andare ma non decolla mai. lo stile lascia molto ma molto a desiderare. insomma un testo da evitare. che senso ha poi definire l'autrice come una scrittrice nata a milano ma che da molti anni vive a roma....e allora ...mica è un titolo di vanto o rappresenta un tassello del proprio cursus honorum.

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    Cristiana

    11/11/2008 21:52:54

    Non ci si può fidare più neppure del Premio Viareggio: cosa ci sarà da premiare in questo disordinato guazzabuglio? Certo il linguaggio é meno sciatto che ne "La solitudine dei numeri primi", ma è inutilmente ricercato perchè il testo ha ben poco da dire e per di più lo dice male: un'altra bieca operazione commerciale a spese degli incolpevoli lettori. Anche in questo caso se vi viene voglia di leggerlo per costatare se ho ragione prendetelo in biblioteca e prendetevi qualcos'altro per consolarvi, anche andando a caso vedrete che la seconda è la scelta migliore.

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    Maria Paola

    25/09/2008 10:19:49

    Ho trovato questo libro ben scritto ma molto tetro, incalzante e visionario. Non mi è piaciuto.

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    Elisabetta Bolondi Porzio

    13/04/2008 19:06:03

    In questo romanzo, che somiglia anche ad una riflessione filosofica sullo scorrere del tempo, sulla solitudine, sul dolore del distacco, sulla malattia,sulla incapacità di vivere affetti duraturi, Francesca Sanvitale sembra aver voluto concentrare i temi fondamentali della sua narrativa, quelli che nei suoi libri precedenti erano disseminati in luoghi diversi e che invece qui si concentrano soprattutto nella figura dello psicanalista Michele, medico in un ospedale romano, colto, all'inzio dell'autunno nelle strade intorno a San Pietro, da una crisi profonda che lo rende estraneo a se stesso. Il misterioso incontro in una modesta trattoria del quartiere Prati con Hiroshi, un restauratore che ha lavorato al grande affresco del Giudizio Universale nella Sistina, fa partire l'enigma che costituisce la metafora del romanzo.Altri personaggi si aggiungono nel corso della narrazione, soprattutto Miriam, la misteriosa pittrice ammalata di cui Michele imprevedibilmente si innamora e che accompagnerà fino alla fine, consapevole che quella è l'occasione di vivere un grande dolore che potrà fargli superare la sua cronica depressione. Inutile riassumere un libro che va letto, meditato, riletto, tante sono le suggestioni, i rimandi, le citazioni, le emozioni profonde che un lettore sensibile ed attento può trarre da un romanzo così dolorosamente vero, così appassionante perchè l'autrice , raccontando le angosce di Michele,i suoi rovelli mentali, ci trasmette il male di vivere del nostro tempo che è dentro tutti noi, senza eccezione. Una nota sulla straordinaria capacità di scrittura della Sanvitale, la cui lingua è colta e raffinata ma mai estetizzante, sempre aderente alla realtà rappresentata, piena di immagini e di colori che ci restituiscono, come in tanti dipinti, le atmosfere di una Roma colta nei vari momenti del giorno e nelle diverse stagioni: il lilla del glicine, i rossi del tramonto, i grigi degli anonimi quartieri umbertini sono esempi di una rara capacità di costruire pagine pensate nei più piccoli dettagli.

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