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Prima e unica edizione italiana. Collana "Controcampo", 21 - Brossura editoriale di 391 pagine. Segni d'uso alla copertina, poche e leggere sottolineature a matita; nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di un testo non comune -- Da anni è in corso un'accesa polemica tra ereditaristi e non-ereditaristi a proposito del peso che il corredo genico ha nel determinare le differenze interindividuali, soprattutto nell'intelligenza. La polemica ha trovato terreno fertile specialmente negli USA, dove l'elemento razziale ha un grande rilievo. Gli autori di questo libro - noti psicologi e antropologi - si gettano nella mischia con un'opera monumentale, il cui punto focale è dato dal rapporto razza-intelligenza-ereditarietà. Il lavoro segue i criteri della più rigorosa indagine scientifica: prescindendo da ogni pregiudizio e propensione ideologica o affettiva, gli autori mettono insieme un ingente materiale documentario relativo alla storia delle principali razze umane, alla loro distribuzione geografica, al rapporto con l'ambiente fisico e sociale, alle espressioni culturali, ecc.; di questo materiale fanno poi un'analisi comparativa, da cui emergono conclusioni e indicazioni significative. Anzitutto che la differenza tra le razze è dovuta a una differenza di natura non tipologica, ma statistica nella composizione genica, ed è determinata in misura preponderante dal meccanismo di selezione naturale. Alla composizione genica e al modo della sua trasmissione ereditaria gli autori ancorano l'intelligenza, la quale è così vista in un processo evolutivo coincidente con quello delle razze. Come la differenza fra le razze, anche l'ereditarietà trova una spiegazione statistica, e non tipologica. Forse è questa la parte più stimolante di tutta l'opera: gli autori discutono con estrema perizia e chiarezza i concetti fondamentali della covarianza di eredità e ambiente, interazione, additività, dominanza, epistasi, ecc., offrendo al lettore un codice preciso per la comprensione dell'intero discorso. Il problema eredità-ambiente è risolto, con molte riserve e in via provvisoria, in favore della preponderanza del fattore genetico su quello ambientale (almeno nelle popolazioni di origine europea) nel determinare le differenze individuali nella capacità intellettuale. Le riserve espresse sono dovute alla difficoltà di valutare, allo stato attuale della ricerca, l'apporto effettivo, oltre che delle differenze genetiche, di due altri fattori: l'inadeguatezza e le prevenzioni dei test, e le condizioni ambientali, in particolare lo sfondo socio-culturale. Dalla sobrietà scientifica del lavoro e dall'encomiabile equilibrio dei giudizi espressi scaturisce un'indicazione di grande rilievo sul piano sociale: in nessun caso si può parlare di inferiorità di un gruppo rispetto a un altro. « Noi consideriamo molto probabile che alcuni geni afferenti ed alcuni aspetti dell'intelligenza presentino diverse frequenze nei vari gruppi, lasciando aperta la questione circa quali gruppi, quali aspetti, e in quale direzione siano le differenze. Perciò noi riteniamo assai poco saggio basare la politica sociale sull'affermazione che tali differenze non esistono. Se qualcuno sostiene la discriminazione razziale sulla base delle differenze genetiche tra le razze, è molto più saggio attaccar la logica del suo argomento, anziché accettare l'argomento e negare le differenze. Quest'ultima posizione potrebbe lasciare molto male i suoi sostenitori se tali differenze venissero nel futuro dimostrate ».
.<p>Prima e unica edizione italiana. Collana "Controcampo", 21 - Brossura editoriale di 391 pagine. Segni d'uso alla copertina, poche e leggere sottolineature a matita; nel complesso esemplare in buone-ottime condizioni di un testo non comune -- Da anni &egrave; in corso un'accesa polemica tra ereditaristi e non-ereditaristi a proposito del peso che il corredo genico ha nel determinare le differenze interindividuali, soprattutto nell'intelligenza. La polemica ha trovato terreno fertile specialmente negli USA, dove l'elemento razziale ha un grande rilievo. Gli autori di questo libro - noti psicologi e antropologi - si gettano nella mischia con un'opera monumentale, il cui punto focale &egrave; dato dal rapporto razza-intelligenza-ereditariet&agrave;. Il lavoro segue i criteri della pi&ugrave; rigorosa indagine scientifica: prescindendo da ogni pregiudizio e propensione ideologica o affettiva, gli autori mettono insieme un ingente materiale documentario relativo alla storia delle principali razze umane, alla loro distribuzione geografica, al rapporto con l'ambiente fisico e sociale, alle espressioni culturali, ecc.; di questo materiale fanno poi un'analisi comparativa, da cui emergono conclusioni e indicazioni significative. Anzitutto che la differenza tra le razze &egrave; dovuta a una differenza di natura non tipologica, ma statistica nella composizione genica, ed &egrave; determinata in misura preponderante dal meccanismo di selezione naturale. Alla composizione genica e al modo della sua trasmissione ereditaria gli autori ancorano l'intelligenza, la quale &egrave; cos&igrave; vista in un processo evolutivo coincidente con quello delle razze. Come la differenza fra le razze, anche l'ereditariet&agrave; trova una spiegazione statistica, e non tipologica. Forse &egrave; questa la parte pi&ugrave; stimolante di tutta l'opera: gli autori discutono con estrema perizia e chiarezza i concetti fondamentali della covarianza d
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