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Le intermittenze della morte - José Saramago - copertina

Le intermittenze della morte

José Saramago

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Traduttore: Rita Desti
Editore: Feltrinelli
Anno edizione: 2013
Formato: Tascabile
In commercio dal: 24 gennaio 2013
Pagine: Brossura
  • EAN: 9788807881350

63° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa straniera - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Le intermittenze della morte

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«Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, contrario alle norme della vita, causò un enorme turbamento.»

Un paese senza nome, 31 dicembre, scocca la mezzanotte. E arriva l'eternità, nella forma più semplice e quindi più inaspettata: nessuno muore più. La gioia è grande, la massima angoscia dell'umanità sembra sgominata per sempre. Ma non è tutto così semplice: chi sulla morte faceva affari per esempio perde la sua fonte di reddito. E cosa ne sarà della chiesa, ora che non c'è più uno spauracchio e non serve più nessuna resurrezione? I problemi, come si vede, sono tanti e complessi. Ma la morte, con fattezze di donna, segue i suoi imprendibili ragionamenti: dopo sette mesi annuncia, con una lettera scritta a mano, affidata a una busta viola e diretta ai media, che sta per riprendere il suo usuale lavoro, fedele all'impegno di rinnovamento dell'umanità che la vede da sempre protagonista. Da lì in poi le lettere viola partono con cadenza regolare e raggiungono i loro sfortunati (o fortunati?) destinatari, che tornano a morire come si conviene. Ma un violoncellista, dopo che la lettera a lui indirizzata è stata rinviata al mittente per tre volte, costringe la morte a bussare alla sua porta per consegnarla di persona.

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    ENRIKO7

    13/06/2021 16:07:14

    Come sarebbe la vita se nessuno morisse più? Sarebbe meglio forse se la morte ci dicesse che verrà a trovarci con un preavviso di una settimana? Saramago immagina questo mondo e lo esplora a fondo in una maniera incredibilmente cinica ma anche divertente, mettendo a nudo in un certo senso il business della morte e quanto questa sia necessaria per molte ragioni. Sul finale forse è andato un po' scemando, ma resta un libro validissimo

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    CB87

    06/06/2021 15:14:24

    La premessa è semplice: cosa succede se la morte si prende una pausa e la gente non muore per qualche mese? Il ritorno della morte, uno scheletro femminile serio e impegnato nella sua missione, porta allo stesso tempo sollievo e rifiuto. José Saramago ci racconta sicuramente una storia piacevole, divertente e che fa pensare. Interessante poi l'evoluzione del racconto, che inizia come un commento sociale satirico, e finisce come una storia d'amore.

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    Rosa

    26/05/2021 19:48:02

    Bellissimo libro, la storia la trovo molto originale. Forse alcune parti iniziali presentano digressioni un po' troppo lunghe, ma nel complesso è un libro ben scritto e a tratti anche divertente. Lo consiglio.

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    Patrizia

    26/05/2021 07:41:28

    Geniale! Con la sua prosa inimitabile, Saramago ci mostra, ancora una volta, la potenza delle parole. Consigliatissimo.

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    Gio

    14/05/2021 12:04:08

    L'idea alla base del romanzo è sicuramente interessante e originale, difatti è ciò che mi ha portato ad iniziare la lettura. Tuttavia, non sono rimasta del tutto soddisfatta. Al di là dello stile di scrittura, al quale ognuno di noi può essere più o meno incline ad approcciarsi e apprezzare, ho trovato la narrazione piuttosto lenta, soprattutto nella prima parte. Ad essere sinceri, a me è sembrato come se la prima parte fosse scollegata dall'ultima metà del libro: ritmi diversi, focus diversi, temi diversi... Ad un'analisi accurata (e a tratti pesante) sulle conseguenze della scomparsa della morte, segue, nella seconda parte, una narrazione più leggera, che però, secondo me, non riesce ad amalgamarsi bene con il resto. In ogni caso, potrebbe rappresentare un buono spunto di riflessione.

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    Vercovicium

    27/04/2021 20:57:59

    Bellissimo anche quest'altro romanzo di Saramago. Nonostante il tema sia la morte l'ho trovato particolarmente divertente grazie alla presenza di continue battute e freddure.

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    Domir

    21/04/2021 10:25:44

    Saramago destabilizza, ti mette alla prova. L'ho odiato per la mancanza di punteggiatura. Ma dopo aver letto Cecità (che ritengo un capolavoro), mi sono detta: coraggio, vai avanti, vedrai che ti stupirà. E cosi è stato. Un altro libro incredibile. Adesso, ho in libreria, che mi guarda ammiccante, L'uomo Duplicato. E già lo so come finirà: fase di odio per la mancanza di punteggiatura, resistenza, resistenza, innamoramento!

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    Q.Z

    11/04/2021 08:51:56

    Contenuto: Saramago si nutre di Saramago stesso. Un'assurdità come il trionfio definitivo (?) della morte sulla vita, è il terreno su cui si regge quasi tutto l'impianto narrativo. Ma la falce tornerà a falcidiare esistenze, con immota compassione. La sintassi è lunga e contratta, abbraccia il lettore tenendolo stretto stretto. Da rimarcare la pluralità di interventi in forma di dialoghi ripetuti e scomposti. Ogni cosa discende dall'atto primario, così il continuum nella trama è assicurato, sempre si ritroverà un nesso stupefacente. Tipologia lettore: naturalmente vorace.

  • User Icon

    AS

    06/03/2021 21:55:03

    La scrittura di Saramago all'inizio mi ha un po' destabilizzata, vista la sua assenza di punteggiatura e di personaggi veri e propri. Andando avanti con la lettura sono tuttavia riuscita ad apprezzare lo stile dell'autore e la storia che viene narrata all'interno di questo libro, unica nel suo genere oserei dire. La narrazione è ambientata in una nazione non specificata, nella quale ad un certo punto, la Morte decide di prendersi una pausa e decide di non far morire nessuno per un po' di tempo. Saramago narra le conseguenze sul piano sociale, politico, tali per cui dopo un'iniziale euforia risaltano le conseguenze che ne derivano. Ho molto apprezzato la parte della storia focalizzata sulla Morte, che viene descritta come se fosse una persona fisica, regalandoci un finale che mi ha lasciata piacevolmente colpita.

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    Carla

    01/03/2021 07:49:53

    Nonostante mi riesca sempre molto difficile leggere Saramago, questo libro è uno splendore

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    guido82

    23/02/2021 10:37:12

    Lettura coinvolgente e mai noiosa con un finale che non ci si aspetta.

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    Q.Z

    19/02/2021 15:54:03

    Contenuto: Saramago si nutre di Saramago stesso. Un'assurdità come il trionfio definitivo (?) della morte sulla vita, è il terreno su cui si regge quasi tutto l'impianto narrativo. Ma la falce tornerà a falcidiare esistenze, con immota compassione. La sintassi è lunga e contratta, abbraccia il lettore tenendolo stretto stretto. Da rimarcare la pluralità di interventi in forma di dialoghi ripetuti e scomposti. Ogni cosa discende dall'atto primario, così il continuum nella trama è assicurato, sempre si ritroverà un nesso stupefacente. Tipologia lettore: naturalmente vorace.

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    francesco 44

    16/02/2021 15:52:07

    Storia incredibile e magica che solo Saramago avrebbe potuto pensare. Una volta abituatisi ai lunghi e fluenti periodi dello scrittore, fermarsi diventa impossibile.

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    EmyEmy

    01/02/2021 20:05:02

    È il primo libro che leggo di Saramago e sono rimasta piacevolmente colpita. Sia la storia che la struttura ti catapultano all'interno di una vicenda surreale che permette di fare mille e più riflessioni che si potrebbero, sotto vari aspetti, applicare anche alla nostra società attuale. L'uso limitato della punteggiatura non è stato per nulla un ostacolo alla piena lettura e comprensione del testo anzi ha quasi enfatizzato lo scorrere veloce delle scene e dei colpi di scena. Il finale poteva forse essere articolato meglio ma è senza dubbio un libro che Consiglio.

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    marcoL

    30/01/2021 12:13:35

    Libro veramente brutto e non capisco tutte queste recensioni positive. L'assenza di punteggiatura e di personaggi non mi è piaciuta e risulta lento e ostico

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    Rino

    28/01/2021 09:40:15

    Saramago è una garanzia... libro scritto magistralmente, tema che induce alla riflessione, personaggi descritti con maestria, trama scorrevole. Non attribuisco la quinta stella solo perchè il finale non mi ha convinto appieno.

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    Edgardo

    24/01/2021 18:49:31

    Anche in questo libro, come già sperimentato in altri, Saramago comincia il suo romanzo descrivendo un fatto incredibile per poi analizzare tutte le implicazioni che ne derivano sul piano sociale e dei rapporti fra gli individui. In un luogo e in un tempo imprecisati improvvisamente nessuno muore più. All'iniziale euforia per il realizzarsi del sogno della vita eterna, seguono ben presto moltepici timori per le gravi conseguenze, anche di ordine pratico, che l'assenza della morte determina. Un modo per scandagliare le reazioni dell'animo umano, di cui è profondo conoscitore, in situazioni di eccezionale gravità. Un'idea geniale che viene sviluppata con le modalità proprie di Saramago : scrittura elegante, punteggiatura non convenzionale, periodi lunghissimi che danno ritmo alla storia, pochi punti, maiuscole dopo le virgole, personaggi senza mai un nome ma che vengono menzionati con il ruolo che hanno. Ottimo libro anche se non raggiunge le vette di Cecità, il suo capolavoro. Soltanto il finale non convince del tutto. Indeciso fra 4 e 5 stelle, non essendoci voti intermedi, propendo per il massimo dei voti perché Saramago è Saramago!

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    Giulia

    22/01/2021 10:48:01

    Geniale: credo sia la parola più adatta per descrivere questo libro. Innanzitutto, il tipo di scrittura di cui l'autore fa uso, privo della usuale punteggiatura, rende scorrevole la lettura, e al contempo penso sia un ottimo stimolo che costringe la mente ad adattarsi ad uno stile nuovo, di una particolarità unica. Il racconto poi, mi ha sorpreso, l'ho trovato avvincente, a tratti inquietante ma coinvolgente fino all'ultima riga. Anzi, la seconda parte del libro tiene ancora più incollati alle pagine, mostrando un aspetto della morte del tutto sorprendente, umano ed emozionante. Consigliatissimo!

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    Simone S.

    15/01/2021 11:05:42

    Credo che sia la scelta migliore per chi vuole avvicinarsi allo stile di Saramago. Davvero una bellissima lettura.

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    Sofia

    09/01/2021 17:24:34

    Si dice che davanti agli occhi della morte siamo tutti uguali e che ad essa nessun uomo può sfuggire: ciò non è proprio vero, almeno per quanto riguarda la protagonista del romanzo di Saramago. Essa, infatti, dopo un breve periodo di mancato compimento delle proprie mansioni lavorative ormai assodate da millenni di esperienza nel campo del fine vita, incappa in un malfunzionamento del sistema burocratico che le provocherà non poche difficoltà nel sentenziare la morte di un violinista. Ne emerge quindi il suo lato umano, capace di emozionarsi, commuoversi e soffrire.

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    Ismaele Tartari

    09/01/2021 16:50:03

    E' il primo libro di Saramago che leggo e devo dire che sono rimasto folgorato dal suo stile così personale, anche se mi ha ricordato Marquez per quanto concerne l'uso della punteggiatura e dei dialoghi. Storia surreale, avente per protagonista la morte (volutamente in minuscolo) e i suoi "capricci", dall'andamento claudicante con un finale positivo, che però non ho particolarmente apprezzato, trovando un pò forzata la parte finale avente come co-protagonista il violoncellista che sfugge continuamente al suo destino. Da leggere.

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    Pervinca

    28/12/2020 13:55:59

    Avevo grandi aspettative da questo autore premio nobel (che non avevo mai letto), ed ero incuriosita dalla trama. Purtroppo sin dal principio l'ho trovato difficile da leggere ( a causa dell'assenza di punteggiatura, soprattutto nei discorsi diretti), e quella che sembrava essere una trama stuzzicante ha finito per essere solo assurda e noiosa. Il finale poi scontato. Vedo molte recensioni positive, ma per quanto riguarda me ho finito a fatica questo libro, e la voglia di leggere altri libri dell'autore è davvero poca. Non lo consiglio

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    Vincy

    12/12/2020 04:07:42

    Letto di recente ed apprezzato per gli stimoli alla riflessione che offre. Come tutti i libri di Saramago non è semplice ma prende quota andando avanti. Più che consigliabile: NECESSARIO.

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    Alessia

    30/11/2020 15:42:26

    Libro interessante, che tratta con ironia il tema della morte e tutte le sue implicazioni sia a livello politico che socio-culturale. C'è un grande MA però. Non è un libro di facile lettura. Saramango infatti in questo libro utilizza uno stile di scrittura che predilige lunghe e interminabili perifrasi ,con la quasi totale mancanza di punteggiatura, anche nei dialoghi. Il risultato è che il lettore possa perdersi tra la narrazione e fare fatica a capire se quanto narrato fa parte appunto della narrazione oppure se siamo di fronte a dei dialoghi. Pertanto trama molto interessante ma libro non per tutti i lettori.

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    CristinaSansavini

    28/11/2020 08:47:42

    Una storia sagace e divertente che sdrammatizza il tema della morte.

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    Francesca

    09/11/2020 09:08:23

    Non è un libro di facile lettura. L'autore infatti ha uno stile particolare: frasi lunghe e interminabili (dove è facile perdere il filo del discorso) e mancanza di punteggiatura (soprattutto nei dialoghi). E' uno stile che si ama o che si odia. Io personalmente l'ho odiato perché la lettura per me non era più un divertimento e un passatempo nei miei brevi momenti liberi, ma uno studio accurato e attento delle dinamiche della storia. Non mi piace lasciare un libro a metà quindi ho portato la lettura fino alla fine e devo dire che lo svolgimento della storia (e del finale) mi ha permesso di rivalutare questo breve romanzo. In sintesi, la storia mi è piaciuto molto, l'ho trovata molto originale e toccante sul finale, ma lo stile di Saramago non fa proprio per me.

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    paolotta

    20/10/2020 08:16:20

    Bello ma non quanto cecità. Sembra di leggere due libri in uno

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    Rebecca B

    13/09/2020 22:26:50

    3 stelle che sarebbero 3 e mezzo. Per la prima parte 4/5. Nonostante le frasi interminabili (bellissime, ma che richiedono una certa concentrazione e memoria a breve termine di cui spesso non disponevo per terminare un periodo senza dover tornare indietro a recuperare qualche pezzo) e l’assenza di punteggiatura specifica per i dialoghi, ho apprezzato molto lo stile e la descrizione delle conseguenze e dei successivi risvolti dovuti all’assenza di morte. Seconda parte 3/5. Per quanto possa essere piacevole l’introduzione di personaggi che muovano la trama, questa parte mi è sembrata meno interessante e coinvolgente, più lenta e pesante e dal tenore meno logico e razionale rispetto la prima parte, ciò vale soprattutto il finale che ho trovato deludente.

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    Mary88

    01/09/2020 08:34:18

    E' il romanzo che mi ha fatto scoprire questo scrittore...Bello, al pari del ben più noto "Cecità"

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    Anna

    16/07/2020 14:53:22

    Questo è un libro che merita di essere letto da tutti! La scrittura è molto particolare ma andando avanti con la lettura ci si riesce ad abituarsi benissimo a mio parere.. La trama è molto buona, viene trattata la morte in tutte le sue misure e di come essa abbia valore all'interno di una società seppure non abbia un ruolo che di norma viene giudicato come positivo. Ho trovato comunque delle parti che possono sembrare un po' prolisse, ma è un libro che dopo averlo letto ti fa dimenticare di ciò.

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È la nostra più grande paura e la nostra più grande certezza, eppure si firma “morte”, con la emme minuscola, perché anche lei deve rispettare una gerarchia. Sa di non essere il peggiore dei mali, la fine di tutto, il buio assoluto, così come sa che la sua falce non ha il potere né il dovere di agire su ogni specie.
A ciascuno il proprio epilogo, a ciascuno la propria morte.

Saramago, dopo Cecità e Saggio sulla lucidità, torna con un altro curioso e grottesco esperimento mentale, in un paese senza nome che, semplicemente, smette di morire. La gioia è breve, la conquista effimera: si continua a soffrire, si continua a invecchiare, si continua a nascere in uno spazio che, all'improvviso, appare troppo stretto, troppo poco pronto a sostenere l'immortalità e l'impatto economico, sociale, filosofico che questa ha sugli uomini e le loro anime. Non esulta chi è costretto ad affidarsi alla maphia per oltrepassare il confine ed emettere l'ultimo  respiro, chi si ritrova sospeso tra la vita e l'aldilà, in un limbo d'interminabile agonia, chi deve gestire l'emergenza e impedire il collasso. La sconfitta della nera mietitrice assume le fattezze di una crudele condanna, per i deboli e per i potenti, per i giovani e per gli anziani, per i giusti e per i rei, mentre l'autore ci contagia con un'idea: e se la nostra più grande paura fosse la nostra più grande necessità? Se il problema non fosse racchiuso nella sua esistenza, ma nella sua crudele imprevedibilità?
La morte, con la emme minuscola, ha, perciò, una nuova soluzione, quella di annunciarsi con garbo, una settimana prima di sopraggiungere, attraverso una lettera viola che non si può restituire, buttare o ignorare, un segnale per sistemare gli affari in sospeso, fare testamento, salutare gli affetti, prepararsi alla dipartita. Eppure, la turbolenta relazione tra noi e lei non si appiana, anzi, s'inasprisce. Gli uomini non vogliono sapere, non vogliono non sapere, non vogliono morire, non vogliono non morire. Cosa vogliono?
Nel momento in cui i lettori cominciano a porsi il problema, una lettera, un'unica lettera, torna al mittente, una, due, tre, quattro volte, e un violoncellista sfida, inconsapevole, lo scheletro che, protetto dal sudario d'ordinanza, si è reinventato postino. Piccola e fallibile, la scaltra protagonista inizia a starci simpatica; avvolta nella pelle, nei vestiti, nel profumo, nella vulnerabilità di una donna, che osserva, che conosce, che si confronta col rimorso e con l'amore, ci conquista.
L'esperimento termina così com'era cominciato, con una pennellata di assurdo e il Caos alle porte. La morte si perde tra le proprie vittime, diventando una di esse, e torna a latitare; le leggi della natura si sovvertono e risovvertono per scandire, ironicamente, favolisticamernte, senza ambire alla verosimiglianza, una critica contro la società moderna, un commento beffardo alla schizofrenia dei nostri desideri, tesi verso un'eternità che nulla può rivelarsi se non la scoperta della nostra nuda fragilità.

Recensione di Angelica Cremascoli
A cura del Master in Editoria dell’Università degli Studi di Milano in collaborazione con la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori


«Dove si andrebbe a finire se tutti passassimo a vivere eternamente, sì, dove si andrebbe a finire, domanderà l’accusa usando tutta la sua più bassa retorica, e la difesa, superfluo aggiungerlo, non ha avuto la presenza di spirito per trovare una risposta all’altezza della situazione, neanche lei aveva la minima idea di dove si sarebbe andati a finire.»

Potrebbe forse definirsi un romanzo utopico-filosofico questo ultimo di Saramago, anche se l’autore probabilmente non sarebbe d’accordo. È un viaggio immaginario, alla maniera di Swift, in cui un inesistente Gulliver, la voce narrante, Saramago stesso, racconta da testimone privilegiato un luogo senza tempo e senza coordinate geografiche in cui accade un evento straordinario: l’improvvisa latitanza della morte. Un’utopia che si trasforma in dramma e che, attraverso i vari rivoli della narrazione, propone tragedie singole e collettive legate a un unico tema: l’immortalità.

Un’immortalità che non limita la vecchiaia, che non impedisce la malattia, l’incidente, il coma, la sofferenza, l’handicap, il dolore fisico e morale. Un’immortalità destinata a creare un universo di vittime sempre più anziane e sofferenti, un esercito di incontinenti, un popolo di abitatori di case di riposo (‘le dimore del felice occaso’) e ospedali, in numero sempre crescente rispetto ai giovani che possono accudirli, ormai unica professione immaginabile per il futuro. Di fronte a questa situazione, come reagirà la popolazione sapendo che è sufficiente attraversare il confine per ritrovare una giusta e buona e logica possibilità di morte? Cosa decideranno i parenti dei malati terminali e quali saranno le prese di posizione del governo e della polizia e le valutazioni di tipo etico e religioso, considerando che, se da un lato la ricerca cosciente della morte può considerarsi suicidio o peggio omicidio, senza morte non c’è resurrezione e dunque non c’è Chiesa?

Da tempo Saramago non identifica più i suoi paesi con un nome o un preciso luogo geografico, così come non attribuisce più un nome ai suoi personaggi e i suoi romanzi hanno sempre più assunto un ruolo di riflessione profonda e talora sarcastica sulla nostra condizione sociale, politica e umana, uscendo dal particolare per entrare nell’universale. Per capire il senso di questa scelta sarebbe importante leggere in questa chiave Tutti i nomi, grande anticipazione anche del tema della labile, quasi burocratica linea di confine tra la vita e la morte, in un’ottica senza possibilità di salvezza, sia fisica che metafisica, ma anche Saggio sulla lucidità, capolavoro di narrativa politica: non a caso lo scrittore portoghese si definisce “ormonalmente comunista”.

Poi, all’improvviso, in questo Le intermittenze della morte il racconto lascia il piano collettivo per passare nuovamente a quello individuale, quando la morte si rifà viva, dopo i suoi sette mesi di latitanza, tornando a colpire le sue vittime e facendosi precedere di qualche giorno da una lettera di colore viola che annuncia l’evento, che torna a essere un fatto unico e personale senza via d’uscita. Senonché anche la morte, detentrice assoluta del potere (“io sono la morte, il resto è nulla”), può incappare in un imprevisto, che qui prende le sembianze di un violoncellista: un incidente dai risvolti imponderabili. La morte si fa vulnerabile e donna e, con la complicità di un semplice brano musicale, un brevissimo studio di Chopin, opera 25, numero 9 in sol bemolle maggiore della durata di soli cinquantotto secondi, compie un’azione che credeva impossibile portandoci a un finale bellissimo e travolgente e alla frase ultima, che è anche la prima, e che testimonia come tutto si ripeta senza scampo.

Più che sulla paura della morte è sul terrore della vecchiaia che si incentra il romanzo, terrore che tormenta la nostra società occidentale manifestandosi in vari modi: dalla spasmodica ricerca di un’apparente giovinezza, anche attraverso l’uso di strumenti di tortura come la chirurgia estetica, all’allontanamento degli anziani in luoghi appartati e “invisibili” come, appunto, ‘le dimore del felice occaso’: lontani dagli occhi, dal cuore e dalla memoria. Questo non è dunque un libro sulla morte, ma sulla vita perché non esisterebbe l’una senza l’altra, perché ogni vita terrena è destinata a una fine, ne ha bisogno per la sua stessa esistenza; è così anche per i patriarchi vegetali ai quali sono concessi mille ma non più mille anni.

“La morte è logica, è naturale: ci appartiene. Viviamo per morire e non vivremmo se non morissimo. L’eternità paradossalmente sarebbe infinitamente peggiore”.

A cura di Wuz.it


Le prime frasi

Il giorno seguente non morì nessuno. Il fatto, poiché assolutamente contrario alle norme della vita, causò negli spiriti un enorme turbamento, cosa del tutto giustificata, ci basterà ricordare che non si riscontrava notizia nei quaranta volumi della storia universale, sia pur che si trattasse di un solo caso per campione, che fosse mai occorso un fenomeno simile, che trascorresse un giorno intero, con tutte le sue prodighe ventiquattr'ore, fra diurne e notturne, mattutine e vespertine, senza che fosse intervenuto un decesso per malattia, una caduta mortale, un suicidio condotto a buon fine, niente di niente, zero spaccato. Neppure uno di quegli incidenti automobilistici tanto frequenti nelle occasioni festive, quando l'allegra irresponsabilità e l'eccesso di alcol si sfidano reciprocamente sulle strade per decidere chi riuscirà ad arrivare alla morte al primo posto. Il passaggio dell'anno non aveva lasciato dietro di sé il solito rigagnolo calamitoso di morti, come se la vecchia atropo dalla dentatura digrignata avesse deciso di inguainare la forbice per un giorno. Sangue, però, ce ne fu, e non poco. Allucinati, confusi, accorati, a stento dominando la nausea, i pompieri estraevano dall'amalgama dei rottami miseri corpi umani che, secondo la logica matematica delle collisioni, sarebbero dovuti essere morti e stramorti, ma che, nonostante la gravita delle ferite e dei traumi subiti, erano ancora vivi e così venivano trasportati negli ospedali, al suono delle dilaceranti sirene delle ambulanze. Nessuna di quelle persone sarebbe morta strada facendo e tutte avrebbero smentito le più pessimistiche prognosi mediche, Per questo povero diavolo non c'è niente da fare, non varrebbe neanche la pena di perdere tempo a operarlo, diceva il chirurgo all'infermiera mentre quest'ultima gli accomodava la mascherina sul viso. Realmente, forse non ci sarebbe stata salvezza per il poverino il giorno precedente, ma era del tutto chiaro che la vittima si rifiutava di morire in questo. E quanto accadeva qui, accadeva in tutto il paese. Fino alla mezzanotte in punto dell'ultimo giorno dell'anno ci fu ancora gente che accettò di morire nel più fedele ossequio alle regole, sia quelle che si riferivano al nocciolo della questione, cioè, il concludersi della vita, sia quelle che attenevano alle molteplici modalità di cui esso, il suddetto nocciolo della questione, con maggiore o minor pompa e solennità, usa rivestirsi quando arriva il momento fatale. Un caso fra tutti interessante, ovviamente trattandosi di chi si trattava, fu quello dell'anzianissima e veneranda regina madre. Alle ore ventitré e cinquantanove minuti di quel trentuno dicembre nessuno sarebbe stato tanto ingenuo da scommettere un soldo bucato sulla vita della real signora. Perduta ogni speranza, arresisi i medici all'implacabile evidenza, la famiglia reale, gerarchicamente disposta intorno al letto, aspettava con rassegnazione l'estremo sospiro della matriarca, forse qualche parolina, un'ultima sentenza edificante analizzata alla formazione morale degli amati principi suoi nipoti, forse una bella e schietta frase all'indirizzo della sempre ingrata memoria dei sudditi venturi. E poi, come se il tempo si fosse fermato, non accadde nulla. La regina madre non migliorò né peggiorò, rimase lì come sospesa, dondolando il fragile corpo sul bordo della vita, a ogni istante minacciando di cadere dall'altro lato, ma legata a questo da un tenue filo che la morte, poteva essere soltanto lei, non si sa per quale strano capriccio, continuava a tenere. Eravamo ormai passati al giorno seguente, e in quello, come si è informato subito all'inzio di questo racconto, nessuno sarebbe morto.
Era già pomeriggio piuttosto inoltrato quando cominciò a correre la voce che, dall'inizio del nuovo anno, più precisamente dall'ora zero di questo primo gennaio in cui ci troviamo, non risultava che fosse occorso in tutto il paese un solo decesso. Si potrebbe pensare, per esempio, che la diceria avesse avuto origine nella sorprendente resistenza della regina madre a desistere da quel po' di vita che ancora le restava, ma la verità è che l'abituale bollettino medico diramato dall'ufficio stampa del palazzo ai mezzi di comunicazione sociale non solo assicurava che lo stato generale dell'inferma aveva presentato visibili miglioramenti già durante la notte, ma addirittura suggeriva, addirittura dava a intendere, scegliendo accuratamente le parole, la possibilità di un completo ristabilimento dell'importantissima salute. Nella sua prima manifestazione la voce poteva anche essere uscita con la massima naturalezza da un'agenzia di pompe funebri e traslazioni, A quanto pare nessuno sembra esser disposto a morire il primo giorno dell'anno, o da un ospedale, Quel tipo del letto ventisette non vuole davvero crepare, o magari dal portavoce della polizia stradale, È un vero e proprio mistero che, con tanti incidenti che ci sono stati sulla strada, non ci sia almeno un morto a titolo di esempio. La diceria, la cui fonte primigenia non venne mai scoperta, senza peraltro, alla luce di quanto sarebbe successo in seguito, che ciò importasse molto, non tardò ad arrivare ai giornali, alla radio e alla televisione, e fece rizzare immediatamente le orecchie a direttori, vice e capiredazione, persone non solo preparate a fiutare a distanza i grandi avvenimenti della storia del mondo, ma anche addestrate a ingigantirli ancora di più ogni qualvolta sia conveniente. Nel giro di pochi minuti c'erano già per la strada decine di cronisti investigativi a far domande a chiunque gli capitasse davanti, mentre nelle brulicanti redazioni le batterie dei telefoni si agitavano e vibravano nella stessa identica frenesia investigativa.
  • José Saramago Cover

    Narratore, poeta e drammaturgo portoghese, ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura nel 1998. Costretto a interrompere gli studi secondari fece varie esperienze di lavoro prima di approdare al giornalismo che ha esercitato con successo su vari quotidiani. Dopo il romanzo giovanile Terra e due libri di poesia caratterizzati da una forte sensibilità ritmico-lessicale, si è rivelato acquistando fama internazionale con un'originale produzione narrativa in cui rielaborazione storica e immaginazione mistica e allegorica, realtà e finzione si mescolano in un linguaggio tendenzialmente poetico e vicino ai modi della narrazione orale. Tra le sue opere più note pubblicate da Feltrinelli: Il vangelo secondo Gesù Cristo, Cecità, Tutti i nomi, L'uomo duplicato,... Approfondisci
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