-15%
Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945 - Gabriele Hammermann - copertina

Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945

Gabriele Hammermann

Con la tua recensione raccogli punti Premium
pagabile con 18App pagabile con Carta del Docente
Articolo acquistabile con 18App e Carta del Docente
Traduttore: Enzo Morandi
Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2004
In commercio dal: 25 novembre 2004
Pagine: 573 p., Rilegato
  • EAN: 9788815097033
Salvato in 15 liste dei desideri

€ 23,80

€ 28,00
(-15%)

Punti Premium: 24

Venduto e spedito da IBS

Attualmente non disponibile
Leggi qui l'informativa sulla privacy
Inserisci la tua email ti avviseremo quando sarà disponibile
spinner

Grazie, riceverai una mail appena il prodotto sarà disponibile

Non è stato possibile elaborare la tua richiesta, riprova.

PRENOTA E RITIRA
* Servizio momentaneamente attivo solo nella Regione Lazio. Scopri il servizio

Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945

Gabriele Hammermann

Caro cliente IBS, grazie alla nuova collaborazione con laFeltrinelli oggi puoi ritirare il tuo prodotto presso la libreria Feltrinelli a te più vicina.

Non siamo riusciti a trovare l'indirizzo scelto

Prodotto disponibile nei seguenti punti Vendita Feltrinelli

{{item.Distance}} Km

{{item.Store.TitleShop}} {{item.Distance}} Km

{{item.Store.Address}} - {{item.Store.City}}

Telefono: {{item.Store.Phone}}

Fax: {{item.Store.Fax}}

{{getAvalability(item)}}

Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:0{{item.FirstPickUpTime.minute}} Prenota ora per ritirarlo oggi dalle {{item.FirstPickUpTime.hour}}:{{item.FirstPickUpTime.minute}}
*Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva

Spiacenti, il titolo non è disponibile in alcun punto vendita nella tua zona

Compralo Online e ricevilo comodamente a casa tua!
Scegli il Negozio dove ritirare il tuo prodotto
Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una email di conferma
Recati in Negozio entro 3 giorni e ritira il tuo prodotto

Inserisci i tuoi dati

Errore: riprova

{{errorMessage}}

Riepilogo dell'ordine:


Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945

Gabriele Hammermann

€ 28,00

Ritira la tua prenotazione presso:


{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

Telefono: {{shop.Store.Phone}} / Fax: {{shop.Store.Fax}} E-mail: {{shop.Store.Email}}


Importante
1
La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2
Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3
Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
4
Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio

* Campi obbligatori

Grazie!

Richiesta inoltrata al Negozio

Riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

Entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}} riceverai una Email di avvenuta prenotazione all'indirizzo: {{formdata.email}}

N.Prenotazione: {{pickMeUpOrderId}}

Gli internati militari italiani in Germania 1943-1945

Gabriele Hammermann

€ 28,00

Quantità: {{formdata.quantity}}

Ritira la tua prenotazione presso:

{{shop.Store.TitleShop}}

{{shop.Store.Address}} - {{shop.Store.City}}

{{shop.Store.Phone}}


Importante
1 La disponibilità dei prodotti non è aggiornata in tempo reale e potrebbe risultare inferiore a quella richiesta
2 Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:0{{shop.FirstPickUpTime.minute}}) Solo al ricevimento della mail di conferma la prenotazione sarà effettiva (entro le {{shop.FirstPickUpTime.hour}}:{{shop.FirstPickUpTime.minute}})
3 Una volta ricevuta la mail di conferma, hai tempo 3 giorni per ritirare il prodotto messo da parte (decorso questo termine l'articolo verrà rimesso in vendita)
4 Al momento dell'acquisto, ai prodotti messi da parte verrà applicato il prezzo di vendita del negozio
Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

Con l'armistizio dell'8 settembre 1943 e il conseguente rovesciamento delle alleanze, i militari italiani si ritrovarono nemici degli ex alleati tedeschi. Salvo i pochi che accettarono di affiancarsi alle truppe naziste, confluendo nell'esercito della neonata Repubblica di Salò, oltre mezzo milione di soldati italiani furono deportati in Germania. Basato su un'imponente ricerca in archivi italiani e tedeschi e su testimonianze dirette dei reduci, questo volume è una descrizione approfondita dell'esperienza degli internati militari italiani. La ricerca mette in luce l'atteggiamento dei tedeschi verso i prigionieri, le direttive per il loro sfruttamento come forza lavoro nell'industria bellica e le condizioni materiali di vita dei soldati italiani.
Gaia la libraia

Gaia la libraia Vuoi ricevere un'email sui tuoi prodotti preferiti? Chiedi a Gaia, la tua assistente personale

5
di 5
Totale 1
5
1
4
0
3
0
2
0
1
0
Scrivi una recensione
Con la tua recensione raccogli punti Premium
  • User Icon

    monica

    13/01/2012 13:26:32

    Venivano chiamati IMI dai tedeschi, erano soldati italiani rastrellati nei giorni successivi all'Armistizio di Badoglio e deportati nei territori del Terzo Reich. Fu loro imposta una scelta, o aderire all'esercito tedesco o finire nei Lager nazisti, pochi di loro diedero il loro consenso, per tutti gli altri i campi di sterminio. Nessuna Convenzione di Ginevra per questi traditori cosi' definiti dal nazismo, considerati tiratori franchi e quindi passabili per le armi per giusta causa. Tutti questi IMI furono impiegati come lavoratori coatti nelle industrie pesanti e in altre faticosissime attivita', le condizioni igieniche precarie, orari di lavoro insostenibili cosi' come l'alimentazione e indumenti praticamente inesistenti. Erano costantemente ingiuriati, maltrattati puniti e spesso uccisi per un nonnulla, vivevano, soffrivano e morirono a migliaia in questi campi di sterminio. In memoria di tutti questi uomini spariti nel nulla, per il loro coraggio di opporsi a quella guerra inutile ed assassina, per il loro coraggio di tener fede al proprio onore militare e alla propria bandiera.

A lungo rimossa dalla memoria collettiva degli italiani, per poi essere "monoliticamente" assunta come primo episodio della resistenza al nazi-fascismo, solo negli ultimi anni la vicenda degli Imi, i militari italiani internati in Germania a seguito dell'8 settembre, ha conosciuto un reale interesse da parte degli studiosi. Alla messe, sempre copiosa, della memorialistica, si è così finalmente affiancata quella delle ricerche scientifiche. Di questa prima vera stagione di studi sugli Imi, avviatasi in Germania come in Italia, il libro di Gabriele Hammermann rappresenta certamente il frutto maturo.

Intrecciando in maniera originale fonti tra loro assai eterogenee, in particolare la memorialistica prodotta dagli Imi e i dati raccolti a più riprese negli anni dall'Anel, con la documentazione di parte tedesca, prodotta dalle diverse istanze amministrative coinvolte nella gestione e nello sfruttamento dei militari italiani, Hammermann ci restituisce un quadro assai eterogeneo e complesso della situazione dei militari italiani internati, contribuendo in maniera decisiva a collocarne le vicende ancor prima che nella storia dei rapporti fra Italia e Germania durante la guerra, in quella della società tedesca alla fine del secondo conflitto mondiale. Del resto la vicenda degli Imi diviene comprensibile solo nel contesto più ampio delle scelte operate dal regime nazista di fronte alla sempre più evidente prospettiva della sconfitta e tenendo conto della sua struttura poliarchica.

La politica nazista verso i militari italiani non fu affatto univoca ma fu piuttosto il risultato della concorrenziale cooperazione fra le diverse istanze – Wehrmacht, partito, SS, il potente ministro per gli Armamenti Speer e il plenipotenziario per il Lavoro Sauckel – coinvolte nella loro gestione. Furono soprattutto Speer e Sauckel, a partire dai margini di manovra loro concessi dalle disposizioni spesso generiche e contraddittorie di Hitler, a impostare lo sfruttamento economico degli italiani. Fu in particolare il ministro per gli armamenti − preoccupato che affluissero rapidamente nei ranghi dell'industria bellica − a determinare il loro frettoloso avvio al lavoro e assecondare nella gestione della forza lavoro italiana il principio dell'autoresponsabilizzazione imprenditoriale, cercando di salvaguardare le aziende dalle ingerenze della Wehrmacht, del partito o delle SS, fino ad assicurare alle stesse direzioni aziendali competenze crescenti in campo disciplinare.

Il quadro diviene ancora più complesso quando si scende a livello regionale e locale. Nel concreto, e in maniera sempre più marcata verso l'epilogo del conflitto, infatti, le condizioni di vita nei lager e di lavoro degli Imi furono influenzate da una pluralità di fattori legati alle specificità del territorio in cui si trovarono a vivere o del settore dell'economia in cui erano impiegati. In particolare esse dipendevano dai rapporti di forza che localmente si venivano istaurando fra le aziende, i comandanti dei singoli campi, le autorità locali del partito e i locali uffici del lavoro o degli armamenti, che decidevano come, se e in che misura applicare le disposizioni, sempre più confuse e generiche, provenienti da Berlino, rendendo così assai variegata la realtà esistenziale degli internati militari italiani.

Nonostante questa eterogeneità di situazioni, la politica nazista oscillò fin dall'inizio, e a lungo, fra la volontà di punire il tradimento degli italiani e quella di sfruttare appieno il capitale di manodopera che lo sfascio dell'8 settembre aveva messo a disposizione della Germania. L'inserimento degli italiani nell'economia tedesca assunse così i contorni di una persecuzione che, pur priva di connotazioni razziali, finiva col collocare gli Imi agli ultimi gradini della gerarchia sociale del Terzo Reich. La massimizzazione del loro lavoro fu infatti perseguita attraverso il ricorso alla violenza fisica e alla decurtazione sistematica delle razioni alimentari di quanti non soddisfacessero gli standard produttivi previsti. L'idea di un loro sfruttamento economico più razionale, e quindi meno inumano, si impose solo successivamente, di fronte alla sempre maggiore scarsità della manodopera straniera. L'allentamento del regime dell'"alimentazione secondo il rendimento" fu così la premessa della trasformazione degli Imi in lavoratori civili, avvenuta nel settembre del '44. Ai prigionieri italiani venne allora esteso il regime di vita previsto per i lavoratori stranieri ed essi vennero così a godere di una maggiore libertà di movimento e di un diverso trattamento economico. Si trattò di un miglioramento di breve durata, a causa del sempre più rapido deteriorarsi delle condizioni di vita in Germania.

Anche a quest'ultimo cambio di status la maggioranza dei militari italiani negò il proprio consenso, non diversamente da quanto accadde subito dopo l'8 settembre, quando i tre quarti circa di essi si dichiararono indisponibili a continuare la lotta al fianco dell'(ex) alleato germanico. Si trattò di una forma consapevole e collettiva di resistenza al nazi-fascismo? Per Hammermann a ispirare il comportamento degli Imi nel corso della loro prigionia fu una congerie di motivazioni diverse, spesso contingenti. Solo una minoranza, rappresentata in particolare da quegli ufficiali che avrebbero poi contribuito dopo la guerra a diffondere l'idea di quell'esperienza come "resistenza senz'armi", motivò probabilmente le proprie azioni anche in base a valutazioni di tipo politico-ideologico. Per tutti gli altri fu in realtà decisiva la spontanea diffidenza verso le promesse tedesche e fasciste, la stanchezza della guerra e la paura che ogni mutamento di status implicasse un ulteriore inasprimento delle proprie condizioni di vita o motivasse a guerra finita l'accusa di aver collaborato con un nemico di cui avevano conosciuto, e sperimentato, la brutalità.

Note legali