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Intransigenza e modernità. La Chiesa cattolica verso il terzo millennio
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Descrizione

Il Giubileo del Novecento sembrava aprire un futuro difficile per il cattolicesimo. Infatti l'età contemporanea è per la Chiesa una vicenda di emarginazione progressiva in una società che si secolarizza, fino a rendere legittima la domanda: il cattolicesimo sta per morire? Gli avvenimenti del secolo hanno dimostrato il contrario. Ad andare in tilt e scomparire sono stati in realtà il comunismo nell'Est e la fede nel progresso laico in Occidente. Nonostante la propria intransigenza, o forse proprio per essa, la Chiesa cattolica si è adattata ad una situazione di crisi fino a sopravvivere, affermare la sua forza e, con l'89, a vincere nell'Est europeo.
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Dettagli

1996
17 ottobre 1996
116 p.
9788842050681

Voce della critica

RICCARDI, ANDREA, Intransigenza e modernità. La Chiesa cattolica verso il terzo millennio

PRANDSTRALLER, GIAN PAOLO, Relativismo e fondamentalismo
recensione di Greco, T., L'Indice 1997, n. 8

Che le democrazie liberali abbiano di fronte una nuova sfida, proveniente soprattutto dai paesi islamici, dopo quella giocata contro i paesi del socialismo reale, è ormai cosa drammaticamente risaputa.Che il fondamento filosofico dei sistemi democratici sia lo spirito di tolleranza e quindi un atteggiamento relativista, di contro a un integralismo che crea e giustifica sistemi autoritari di governo, è stato detto e ripetuto da molti. E però non si è mai ripetuto abbastanza che lo spirito di tolleranza è stato ed è conciliabile con un orizzonte di fede; che un credente, pur convinto della sua Verità, può accettare di convivere con altri che la negano, e anzi sottoporsi alle leggi approvate da una maggioranza in cui non si riconosce. L'alternativa tra relativismo e fondamentalismo nella versione proposta da Prandstraller, al contrario, è troppo netta, non conosce sfumature e adattamenti, che pure ci sono stati, come dimostra Riccardi nel suo breve libro.
La tesi di Prandstraller è che il relativismo, inteso come "quella corrente di pensiero secondo cui la conoscenza umana non può penetrare la realtà in sé, come assoluto", si è affermato a tal punto da diventare, nell'ultimo quarto di secolo, "costume sociale, fatto pratico, mentalità".Tale successo sarebbe dimostrato da alcune convinzioni diffuse, quali il senso del limite nel compiere azioni, il sentimento della parzialità dei propri fini, la certezza che non esistano entità assolute.Nel volume vengono analizzate sia le origini filosofiche della mentalità relativistica (positivismo, evoluzionismo, pragmatismo, scuola di Yale), sia le conseguenze pratiche della sua diffusione, sul piano economico-sociale, politico, etico.Vengono presentate "idee cardinali di fine secolo" quali "possibilità", "irreversibilità", "imprevedibilità", ecc., tutte affermatesi con la fine delle certezze ideologiche e facenti parte del bagaglio esistenziale "dell'uomo avanzato di fine secolo".Persa ogni possibilità di affidarsi a un senso estrinseco, unica prospettiva percorribile e legittima rimane quella dell'"autonomia": una nuova soluzione al problema del senso, che si pone in netta antitesi con le pretese unitarie e organicistiche del fondamentalismo. Al contrario di quest'ultimo, che si fonda su un concetto forte di identità, il relativismo fa propria e diffonde l'idea di differenza, ciò che lo rende compatibile, e anzi necessario, ai principi e ai meccanismi della democrazia.
Prandstraller fotografa bene la realtà dell'uomo occidentale di oggi, le sue inquietudini, il suo navigare a vista nelle fluttuazioni incessanti dei rapporti economici e sociali. Fornisce anche, senza però portarli a svolgimento, alcuni modelli per interpretare il disagio di coloro che non riescono a stare al passo dei mutamenti, che non hanno sufficiente vitalità e creatività per ottenere il "riconoscimento" cui tutti aspiriamo e che viene concesso solo a chi riesce a essere abbastanza originale per attirare l'attenzione degli altri.
E tuttavia, il tono dell'argomentazione denuncia un'adesione acritica dell'autore a un relativismo che, lungi dall'essere fonte di completa autodeterminazione per gli individui, appare troppo condizionato dall'evoluzione tecnico-scientifica e dalle modificazioni recenti del capitalismo mondiale. Basterebbe, un po' banalmente, rinviare alle cronache quotidiane per smentire la sensazione di benessere sociale che si respira nelle pagine di Prandstraller.Per non dire che molte interpretazioni di singoli fenomeni appaiono francamente lontane dalla realtà dei fatti. Per fare un esempio, l'umanizzazione dell'impresa, il maggior peso del fattore umano, che sarebbe un prodotto positivo della mentalità relativistica, non è affatto sintomo di un maggior rispetto per il valore dell'uomo, ma una richiesta di maggiore adesione all'ideologia dell'impresa. Si è verificato, cioè, quello che Marco Revelli ha definito il passaggio dalla costrizione all'"appartenenza".
L'analisi del fondamentalismo è pertanto viziata all'origine a causa della prospettiva assunta dall'autore. A fronte di un relativismo che è senza certezze, abbiamo un fondamentalismo che rivendica la Certezza. Ma se è vero che gli atteggiamenti fondamentalisti sono legati a un qualche integralismo religioso che pretende per sé tutta la Verità, e hanno quindi il loro contrario nell'atteggiamento filosofico relativistico, è anche vero che in molti casi il fondamentalismo è stata l'unica risposta che alcuni popoli hanno potuto dare al processo di deculturazione imposto loro dal modello occidentale; una reazione, come ha ammesso Fukuyama, al fatto che "le società musulmane non riescono a conservare la propria dignità di fronte all'Occidente non musulmano".
Si tratta quindi di trovare modelli di integrazione tra culture che non impongano la rinuncia alla propria identità. Ripercorrendo il cammino della Chiesa cattolica nel Novecento, tra slanci di rinnovamento e tentazioni tradizionalistiche ancora non del tutto scomparse, Riccardi dimostra che è possibile coniugare la fede con l'autonomia dell'individuo, che non è necessario negare la modernità per pronunciare il nome di Dio.Certo, al Vaticano è stato necessario adattarsi al "mercato delle religioni", cercare con sforzo il consenso dei fedeli. Ma è una prospettiva che richiede di convivere con l'altro e di accettarne le differenze. Tra il relativismo "assoluto" di Prandstraller, che prende a vessillo l'idea di differenza per ottenere alla fine un solo tipo di uomo, e il fondamentalismo da cui ci sentiamo minacciati, c'è una via di mezzo antica chiamata tolleranza.

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Conosci l'autore

Andrea Riccardi

1950, Roma

È uno storico, accademico, attivista e politico italiano.Ha insegnato, come professore ordinario, storia contemporanea all’Università di Bari, alla "Sapienza" e alla Terza Università degli Studi di Roma.Nel 1968 ha fondato la Comunità di Sant'Egidio. In particolare, Riccardi ha avuto un ruolo di mediazione in diversi conflitti e ha contribuito al raggiungimento della pace in alcuni Paesi, tra cui il Mozambico, il Guatemala, la Costa d’Avorio, la Guinea. Per questo motivo nel 2003 la rivista «Time» lo ha inserito nell’elenco dei trentasei "eroi moderni" d’Europa.È inoltre un noto studioso della Chiesa cattolica in età moderna e contemporanea e collabora con numerosi periodici e quotidiani fra cui il «Corriere...

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