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Anno edizione: 2024
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Libro incluso nella dozzina finalista del Premio Strega Poesia 2025
Quella di Elisa Biagini è una poesia che sta nel mondo in modo dialettico, cogliendone il conflitto e dandogli voce, raccontando ad occhi aperti «quanto rimasto dalla cancellatura».
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Una silloge che si apre con uno sguardo fresco sotto un "cielo color bucchero", in cui leggere una direzione fra lampi che illuminano una via. Il nostro andare, la strada da percorrere, i passi che portano fino a un "frammento di ceramica, per mano, una lingua che può scomparire all'improvviso", sono i leitmotiv dell'intera raccolta. L'altrove esiste e si trova in una parte altra: quello che vede il poeta, "allontanarsi senza di te", senza il prossimo o le voci che risuonano alla linea di un orizzonte che "dimora non qui". Nascono versi brevi, haiku fioriti solo per contemplare il mondo, quasi offuscando l'esistenza, verso vite non ordinarie. Un riferimento a Bashō viene alla mente, alle parole giapponesi shōfū e karumi, (leggerezza, levità). Metafore fresche come fioriture che "dilatano la vita", strade in cui crescono fiori d'ibisco, "di questo fresco/ne faccio la mia casa/ dormendoci", per usare un'espressione di Bashō, sottendono l'aura di poesie come "ascolto/ il brusio del racconto/ dell'erba che spunta/ dal tavolo: alla curva di/ questa strada della fame/ c'è odore di volpe. Sono crepe, scivolamenti del quotidiano, che permettono l'incontro. Non è mai permanente, ma instabile e intimo come l'altrove che sempre si scopre osservando.
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