Traduttore: D. Brolli
Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 5 dicembre 2017
Pagine: 520 p., Rilegato
  • EAN: 9788804678915

32° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Narrativa straniera - Fantascienza - Fantascienza

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    Fedemone

    12/07/2018 12:03:31

    Cosa succede se si uniscono i viaggi nel tempo - che Gibson ha usato da poco nel fumetto Arcangelo, con buoni risultati - con il futuro immediato de L'Accademia dei Sogni? Questo Inverso ovviamente. Partendo dal titolo, non so bene perché il traduttore (qui il grande Daniele Brolli! Uno dei pochi da avere una percezione profonda del cyberpunk) abbia scelto di cambiare il titolo The Peripheral (la copertina poi sembra un horror) - che non va tradotto banalmente come "la periferica" ma come un generico "Periferico". Perchè il senso del romanzo sta tutto lì. Ossia, l'idea di terzomondizzare il passato, perché tanto è una cosa che non ci tocca, perché è la periferia dell'impero che è il futuro. Ci sono molte cose da dire su questo romanzo e su come Gibson tratta la materia FS. Infatti c'è da dire che sebbene parli di futuro a cui capitano un tot di disgrazie (alcune non ben specificate, ma di cui vediamo il peso sui personaggi dalla povertà al semplice disagio/senso di colpa) non è mai una distopia. E parla sempre di una sorta di luce in fondo al tunnel, che niente è definitivo che si può cambiare. Un romanzo che non nasconde un certo ottimismo nonostante le tragedie. Che non sono solo catastrofi che mettono in ginocchio l'umanità, ma sono l'umanità stessa, così spietata da usare gli altri senza remora, così spietata che il passato è solo un gioco, così crudele da considerare gli altri pedine e i paesi in via di disgregazione semplicemente delle periferie del loro impero. Come in Guerreros il mac Guffin alla fine è quasi banale, un vero anticlimax, anche qui la parte gialla va contro il lettore, frustrandolo con una "banalità". Ma il l'ho vista come la banalità del male, e uno sguardo molto attento sull'umanità e il suo lato negativo. Un romanzo quasi crepuscolare, dal tono più intimista che giallista o sfacciatamente visionario, a volte un po' pesante ma decisamente ricco per chi volesse approfondire la semplice superficie narrativa.

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    roberto

    27/03/2018 09:34:13

    Premesso che trovo insensata la scelta di non tradurre il titolo originale, peraltro perfettamente adeguato e comprensibile, il libro rispecchia le caratteristiche di tutti gli ultimi romanzi di Gibson; estrema complicazione (non a caso c'e' una voce dedicata su Wikipedia solo x descriverne la trama), attenzione esagerata nei "dettagli materiali" come meccanismo per far percepire la alienita' degli scenari futuri, trama giallistica abbastanza debole, dove delle dinamiche abbastanza banali come conflitti di potere e denaro sono ingigantite proprio tramite la complessita' dell'azione. Chi conosce Gibson da tempo non puo' che rimpiangere le sue opere iniziali (diciamo fino a Aidoru) dove oltre al talento di scrittore era evidente una straordinaria capacita' visionaria. Adesso il talento e' comunque ancora presente (non so quanto la traduzione lo renda visibile) ma per il resto si trovano valide alternative in Neal Stephenson o Kim Stanley Robinson.

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    Silvia

    23/02/2018 16:19:14

    Un libro che prende pian piano, com'è giusto che sia con la fantascienza. Stabilite le "regole" del contesto e assorbito il concetto di dove, quando e perché, il romanzo rapisce. Ho già letto molto di Gibson e ogni volta non delude!!! Consigliatissimo.

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    Loris

    26/01/2018 10:18:34

    Entrare in un romanzo di Gibson è come interfacciarsi con una periferica neurorganica: all’inizio si prova un certo spaesamento, non si comprende bene dove si è finiti e si è tentati dalla fuga. Non appena si familiarizza col contesto (con il linguaggio), però, si scopre un universo pieno di potenzialità. Gibson sfrutta il topos del viaggio nel tempo, ma lo restringe alla possibilità di scambiare flussi di dati, informazioni. Il suo sguardo sul futuro più o meno prossimo è un modo per evidenziare trend tecnologici e dinamiche sociali già in atto. Il mondo è un videogame, un parco giochi per ricconi in cerca di distrazioni, capaci di manipolare economia e finanza, creando fortune dal nulla o portando intere nazioni al collasso. Le stampanti 3D e la nanotecnologia sono estrapolazioni credibili, ma restano appannaggio di una èlite che ingloba la politica e la grande criminalità. Non ci sono movimenti di protesta o controculture (cyber)punk: ci sono singoli individui che si adattano allo spirito del tempo, accettano il compromesso senza rinunciare all’etica e cosi’ facendo forse allontaneranno la Terra dal fatale ‘jackpot’. Il mondo disincarnato della matrice cede il passo ai neurorganici, a un’interfaccia che restituisce una sostanza corporea allo spazio immaginativo e visuale della mente. Al solito, la sottotrama gialla non è impeccabile ed è risolta in modo approssimativo, ma sono difetti che si perdonano a un Gibson che non appariva cosi’ in forma dai tempi di ‘Pattern recognition’. L’edizione Mondadori è più curata (e costosa) rispetto al passato, anche se permane il fastidioso vezzo di cambiare arbitrariamente il titolo originale (‘The Peripheral’).

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