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Vito Mancuso

Editore: Garzanti Libri
Collana: Saggi
Anno edizione: 2011
Pagine: 488 p. , Brossura

12 ° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Religione e spiritualità - Argomenti d'interesse generale - Filosofia della religione

  • EAN: 9788811601296

Di quale domanda Dio è la risposta? Se non si chiarisce la domanda, la risposta-Dio può diventare semplicemente uno dei tanti strumenti di potere escogitati dalla politica per tenere buoni e compatti i popoli, o uno dei tanti hobby coltivati dagli esseri umani per non annoiarsi nel tempo libero, o uno psicofarmaco della mente, magari un po' antiquato ma ancora abbastanza in uso e non senza qualche piacevole effetto.

A sentirli suonare così – senza saper leggere né scrivere – “Dio” e “d’io” possono trarre in confusione: sono simili al punto da generare il sospetto che i due concetti abbiano una radice comune, e non solo per il suono o le lettere di cui sono composte le parole.
Qualunque riflessione a proposito di quel che trascende la nostra vita di tutti giorni, le cose che facciamo, il senso del nostro affannarci dietro a cose di poca o nessuna importanza, non può che scaturire da noi stessi, e condurci nel vivo di una riflessione antica forse quanto il genere umano. Oggi il dibattito sulla religione, almeno in occidente, è spesso arroccato su posizioni che vedono da un lato l’adesione cattolica (o la mancata adesione) al dogma della Chiesa e dall’altro l’interpretazione della bibbia, che secondo i protestanti è la fonte di ogni verità. Tutto questo è troppo poco, sostiene Mancuso, e non rispecchia la complessità dei tempi in cui viviamo.
I nostri sono tempi che richiedono a gran voce risposte nuove; risposte che sappiano andare oltre simili, piccine contrapposizioni e si facciano invece carico di quel che sappiamo e non ci è più dato ignorare. Dando conto, insomma, del fatto che viviamo in una società secolarizzata e retta da un paradigma scientifico incompatibile con la visione del mondo espressa da una simile concezione religiosa, ormai definitivamente tramontata. Ci vogliono risposte adeguate alla nostra perplessità.
È questa una parola chiave nel libro di Mancuso, che nell’introdurla ci spiega addirittura la sua etimologia: “perplesso” deriva dal verbo latino “plectere”, cioè “intessere”, e sta ad indicare appunto un incrocio confuso fra la trama e l’ordito. Questa confusione, a dire del teologo, ben riassume il nostro attuale spaesamento.
Ma è uno spaesamento che faremmo bene a coltivare, o comunque a non sottovalutare e lasciare sullo sfondo, perché dalla risposta che saremo in grado di articolare dipende la nostra capacità di ricomporre la frattura – mai evidente come oggi – fra la vita che conduciamo tutti i giorni nel mondo e quella vita spirituale che è un bisogno irrinunciabile di ogni essere umano.
Accanto a queste considerazioni, di per sé ricchissime di conseguenze e implicazioni, Mancuso riporta una serie di dati che testimoniano come nel nostro mondo, in realtà, la religione stia occupando uno spazio crescente: i fedeli sono in aumento in tutte le principali religioni del mondo, e un gran numero di paesi ha addirittura governi che si ispirano nel loro operare ai precetti religiosi. Ma la religione, nella maggior parte dei casi, non produce più una cultura, intesa come una visione del proprio stare al mondo che sappia declinarsi in tante forme – letteratura, arte, musica – e quindi resta lettera morta, sotto molti punti di vista: insieme di precetti oppure semplice sistema normativo che ci dice cosa fare e cosa non fare, senza darci gli strumenti per capire perché.
D’altra parte, una civiltà che rinunci a ogni forma di vita spirituale si consegna a sterilità certa, non solo nella produzione di forme artistiche ma anche – e soprattutto – nel cinismo e nell’egoismo che ne derivano, permeando ogni rapporto fra le persone. Come uscire dall’impasse?
Riappropriandosi, o meglio: reinventandosi un rapporto con il sacro, con il legame insito nella radice stessa della parola “religione”: non insieme di vincoli ma relazione viva, presente, con una dimensione trascendente capace di non dimenticarsi mai della vita, che in sé è l’espressione biologica, spirituale e culturale più sacra che ci sia.
Soprattutto, Mancuso ci sprona a non delegare mai ad una chiesa, qualunque essa sia, la nostra personale ricerca di una verità: in quell’itinerario, complesso e fortunatamente inesauribile, il laico e il religioso in qualche modo procedono in parallelo, pur avvalendosi di strumenti diversi e giungendo (quando vi giungono) a conclusioni magari diametralmente opposte, ma ugualmente degne di rispetto perché scaturite da una ricerca personale.
Questo libro, che tutto ci dice volersi proporre come l’opus magnum di Mancuso, riesce ad attingere a una quantità sterminata di fonti e disporne organicamente le testimonianze assieme alle riflessioni dell’autore, per accompagnarci passo dopo passo in un cammino di grande fascino e di assoluta attualità.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    claude

    07/01/2013 10.49.16

    Testo ben comprensibile con eleganti riferimenti all'evoluzione della storia della meditazione cristiana cattolica, con scontati esempi di durezza e contraddizioni teologiche da parte curiale. Però ad una lettura più smaliziata, al di là dell'approccio apparente quasi naif del pensatore in veste socratica, si avverte un desiderio "decostruzionista" di moda in un certo mondo contemporaneo. P.es., cap VII, 44: la storicità della resurrezione di Gesù è messa sottilmente in parallelo alla storicità di Baruq, il cavallo che portò Maometto dalla Mecca a Gerusalemme, attribuendo ai due episodi lo stesso peso nel rispettivo contesto religioso. Nell'A.T. Elia era stato trasportato in cielo da un carro di fuoco: pur accettando parimenti veri i fatti, il messaggio escatlogico e soteriologico per l'uomo è lievemente diverso se si tratta di accettare Gesù risorto (con il suo carico di esser anche il Cristo dell'A.T.) o di porsi "in via con l'ippogrifo pel sognato alone". Infantile l'affermazione che una telecamera di sorveglianza al sepolcro non avrebbe registrato nulla in quell'occasione, o la pretesa che il Cristo avrebbe dovuto presentarsi, risorto, ai suoi accusatori per dimostrar loro la congettura (a questo punto il teorema) della figliolanza divina. In ultima analisi, quell'Io di fronte a Dio (ammesso che esista) è un cristiano che ha fatto di Cristo un "avatar"? un Buddha? E' l'Io di Nicodemo? Che dire del sottotitolo, parafrasi di Maimonide "Guida dei perplessi": forse era più vicino alla realtà parlare di "Labirinto dei perplessi". Suona più intellettualmente onesto l'annuncio lapidario di Zarathustra: - Dio è morto, Dio è morto per il suo patire con gli uomini.- Già, e allora con Kant non resta che "il cielo stellato sopra di me e la coscienza morale in me"; e che questo non fosse congruente con il dogma di qualunque religione sistematica l'avevamo già ricevuto per altra lectio (ma c'è anche chi dice "Good bye Kant")

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    Piero Giombi

    13/12/2012 12.49.08

    Mi ha colpito, per la sua ovvietà (che è cosa diversa dalla banalità: la banalità è una cosa stupida, l'ovvietà è una cosa evidente), l'osservazione che noi accettiamo la cultura cattolica perché siamo italiani, mentre se fossimo sauditi accetteremmo l'Islam e se fossimo thailandesi il Buddismo. Poi, in realtà, non conosciamo la religione cattolica: ho trovato professori convinti che Gesù avesse tre nature e insegnanti di religione che avesse una sola volontà (eresia monotelista ! ). Figuriamoci cosa sappiamo delle altre teologie. Quindi rifiutiamo religioni che non conosciamo.

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    antonino margagliotta

    20/04/2012 23.21.14

    un libro assolutamente deludente, soprattutto quando le attese sono sostenute da recensioni significative. Il proposito di fungere da "guida dei perplessi" é troppo ambizioso per gli strumenti modesti dell'autore. Non aiuta i credenti, non aiuta gli atei, non aiuta i perplessi; é solo un discreto sunto della teologia fondamentale contemporanea infarcito di numerose citazioni di Kant. La prima parte potevo scriverla pure io che mi occupo di dighe; la seconda, la cosiddetta pars costruens é ridicola. Esiste sostanzialmente un Dio intrapsichico che si avverte in termini di esperienza, sollecitazione, attrazione del bene. L'etica sarebbe Dio. Mi sono sempre chiesto se la teologia ha un valore in sé oltre quello antropologico-sociologico (l'uomo che cerca un senso della vita... al solito). Se Mancuso può essere accostato a Kung o a Boff, posso rispondere: la teologia serve ai furbi ad entrare nel mondo dell'insegnamento per una via breve, e poi, a vendere libri. Sono stato troppo cattivo?

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    Silvio Minieri

    31/03/2012 17.40.04

    Il senso profondo che attraversa tutte le pagine dell'ultimo libro di Vito Mancuso: "Io e Dio", trattato di teologia fondamentale, è una "dolorosa frattura", quella resa nell'immagine di copertina dall'incrinatura del piatto di Istanbul. Quale "cura" sarà necessaria all'uomo ("Io"), generato dalla "frattura" del divino (kenosis), per redimersi dal suo "humus"? Seguire la verità della rivelazione interiore, senza incondizionate obbedienze a dogmi e dottrine della chiesa cattolica, ortodossa o protestante è la risposta dell'autore. "Per ogni uomo che viene sulla terra la partita ("incontro") della vita è sempre tra Io e Dio": questa la conclusione.

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    Claudio

    27/01/2012 10.58.06

    E' un libro meraviglioso. Va letto con serenità d'animo, senza tifare nè pro nè contro. Credo che la ricchezza di Mancuso non stia tanto nelle risposte che dà (in realtà non dà molte risposte e questo gli fa onore), ma nelle domande che pone. Porre buone domande è quasi meglio che dare buone risposte. Vale per tutte la domanda posta a pagina 14, la vita è una grazia, o una disgrazia?

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    Mimma De Maio

    16/12/2011 12.40.10

    "Io e Dio" è un poderoso libro sul problema di Dio oggi, una di quelle domande di base che ogni persona si fa nella vita, affrontata non per i sicuri, ma per coloro, i perplessi, che avvertono il bisogno di Dio ma non hanno le certezze dei primi. A costoro il teologo si rivolge, non da una cattedra ma dalla sua esperienza, non con parole altisonanti ma con un parlare chiaro e appassionato che giunge direttamente al lettore che ne è preso avvertendo nell'intimo pathos la verità del sentire. Mancuso affronta dunque un problema di base, il rapporto dell'uomo col divino, inteso come bisogno interiore e la sua soluzione è una rifondazione del "pensiero di Dio", come anni addietro aveva fatto con la fede, intesa come bisogno di rapportarsi a qualcosa che si avverte dentro. Nel fare ciò l'autore parte dall'uomo, dall'Io, con la sua ineguagliabile ricchezza e con la sua meraviglia al cospetto della fragile complessità della vita, perchè Dio è inteso "come verità della vita e del mondo". Per fare ciò Mancuso esce all'aria aperta, indicando con questa bellissima immagine, la libertà di pensiero, un pensiero che "si forma camminando", appunto, all'aria aperta, capace di distruggere gli idoli. Appare subito chiaro allora che questa opera di "teologia fondamentale", nel senso che l'autore "intende riflettere sul fondamento del discorso umano su Dio", ha una connotazione ecologica, un intento di fare pulizia, usando una "parte destruens" di tutte le incrostazioni formatesi nelle camere chiuse del potere ecclesiastico con la polvere e i fumi del passato e dando la precedenza alla parte soggettiva-personale della fede, il fondamento interno all'uomo, che gioca la partita della vita e dove avviene l'incontro con Dio.

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    Luciana

    16/12/2011 08.58.21

    Se tentassi di esprimere un giudizio su IO E DIO sciuperei quel susseguirsi di sensazioni di meraviglia e di stupore che ho provato leggendolo. E' stato come seguire un percorso di ricerca sentendomi condotta dalla mano rassicurante di un maestro. E' un libro che irrora, nutre ed appaga senza mai limitare la libertà di ciascun lettore. E' una grande emozione. Voto 5/5 cum laude

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    GIOACCHINO LA GRECA

    16/12/2011 06.57.03

    Io e Dio è un testo di teologia fondamentale e tratta questioni recenti e spinosissime di questa materia che è sempre un settore di nicchia che l'autore riesce a far diventare di pubblico interesse , grazie alla sua ottima scrittura ,facile e comprensibile , che rende gli argomenti trattati di immediata attualizzazione .Non bisogna dimenticare anche il profondo retroterra culturale al quale attinge l'autore ,e l'alto livello di preparazione che ne sottende la sua capacita di padroneggiare con raziocinio argomenti di fede che vengono trattati con lucidita e metodo scientifico e oassione di credente

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    Laura

    14/12/2011 15.11.33

    Le pagine di tutti i libri di Vito Mancuso conducono alla consapevolezza coraggiosa, perché capace di attraversare la complessità del reale, di poter situare lo spirito nel movimento dell'autentica ricerca del vero, e nella pratica quotidiana di una vita buona, condotta con sacrificio e consapevolezza, ma genuinamente assetata di bellezza, di infinito, di eterno. E' anche nelle pagine di questo libro che palpita un cuore pensante, che induce a guardare se stessi e la propria umanità mettendo in questione qualsiasi dire autoritario di qualsiasi dogma non avvertito come vero, nel profondo di se stessi.

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    Stefania

    14/12/2011 12.50.42

    Imparare a sganciarsi dal Dio del teismo, imparare a relativizzare anche le sacre scritture per far posto all'esperienza spirituale è faccenda rara e molto complicata. La "libertà di divenire" è un obiettivo privilegiato che necessita di audacia e onestà. Grazie a questo libro si può trovare una strada.

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    Marco Feruglio

    14/12/2011 11.02.31

    Sono passati solo due anni dalla pubblicazione del "piccolo saggio" ( piccolo nei nelle dimensioni, ma grande nei contenuti ) "La Vita autentica", e oggi il nuovo saggio "Io e Dio"si presenta come un opera enciclopedica considerando il numero delle pagine, ben 496, contro le 317 de "L'anima e il suo destino" e le 293 di "Rifondazione della fede".  "Io e Dio"è un'analisi approfondita dei vari modi di porsi dell'uomo nei confronti del "problema Dio" e delle possibili risposte.  Teismi, ateismi, fideismi, gnosticismi sono presentati e analizzati con il criterio di laicità che ha caratterizzato le precedenti opere, e la consueta onestà intellettuale, senza fare sconti anche alla propria tradizione religiosa di provenienza. Il messaggio finale contenuto nel nuovo saggio è chiaro e ben delineato : pur restando all'interno della propria tradizione religiosa di provenienza ( primato del magistero della Chiesa per i cattolici, e primato della Bibbia per i protestanti ), l'invito rivolto ai singoli lettori è imparare a trascendere tutto questo per arrivare ad incontrare Dio oltre, altrove. Dove ? Nella propria interiorità dove il primato dovrebbe essere l'Autenticità personale, quello che in realtà, è il messaggio da sempre contenuto anche nel cuore di tutte le grandi tradizioni religiose, ma purtroppo, e la storia lo dimostra, non è, e non è stato sempre così. Imparare ad implodere in se stessi, per scorgere gli abissi del'"Io" e delle sue trappole, per esplodere poi nel mare dell'Essere, la Vita, "Dio", essendo portatori di speranza, fiducia, giustizia, operatori di bene, di pace e di amore. La strada che dall'Immanenza ci mette nella condizione di poter raggiungere la Trascendenza. Consiglio quindi la lettura dell'ultima fatica intellettuale del prof. Mancuso, sicuro che anche quest'opera sia di grande chiarezza e aiuto a chi è interessato a questi temi.

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    Nicola

    10/12/2011 17.06.37

    sono d'accordo con un commento precedente...vito mancuso copia vito mancuso.. Nulla di riflettuto o ragionato e per uno che copia se stesso direi che c'è poco da dire. Compiacerà qualcuno e annoierà tutti gli altri

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    emilio novembre

    26/11/2011 21.03.36

    l'autore prende sul serio alcune chiacchiere - del tutto infondate - sulla scomparsa di Ettore Majorana,senza fare alcun lavoro di approfondimento sui testi seri. Il resto non l'ho letto: mi sono bastate poche pagine

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    P.G.

    26/10/2011 09.17.46

    "Per ogni uomo che viene sulla terra la partita della vita è sempre tra Io e Dio". Parto dalla fine del libro, perché, come spesso accade, in essa è nascosta la chiave dell'intera opera, il tutto in un frammento, tanto per restare in tema. Premesso che ho letto quasi tutti i libri di Mancuso, da "Il dolore innocente"(probabilmente il migliore, perché scaturito dal di "dentro",dal cuore direbbe l'autore stesso), mi sembra che in quest'ultima sua "fatica", si stenti a trovare la tanto sospirata chiave interpretativa.Intendiamoci, mettere a confronto Io e Dio, provando a trovare una sintesi, una relazione, un'alleanza (per utilizzare una categoria biblica particolarmente appropriata)tra la creatura e il suo Creatore, tra la fisica e la metafisica è un arduo compito, anche perché la prospettiva antropologica e quella teologica dovrebbero naturalmente sfiorarsi, per non dire includersi, eppure la storia ha mostrato e mostra di continuo come sia arduo riuscirci. Basti pensare al passagio traumatico dalla "societas christiana" del Medioevo alla religione naturale della Modernità, all'implosione poi di quest'ultima sino ad approdare alla tentazione del "nulla" postmoderno. Sullo sfondo, quindi, campeggia una domanda, che forse Mancuso sottintende, oppure ritarda, perché troppo intento ad "autotrascendersi": perché per noi è sempre così difficile accogliere il messaggio più bello e più vero, e cioè che la nostra umanità si compie nella figliolanza e dunque nella fratellanza? Perché l'uomo o tende ad abbracciare una dottrina precostituita senza vagliarla o la rifiuta a priori, preferendo spesso rassegnarsi al non-senso delle cose? In altre parole perché non crede più in se stesso e dunque nel suo simile? Azzardo a dire che la partita probabilmente da giocare, ora ed urgentemente, non è quella tra Io e Dio, ma tra Io e Tu. E se questo "Tu" fosse riconoscibile (per ora), "solo" nel mio prossimo, sarebbe già un grandissimo passo in avanti per tutti.

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    Cesare

    25/10/2011 22.22.31

    Pessimo libro, fotocopia del libro precedente sull'anima. Idee e pensieri del tutto personali, senza alcun riscontro nel testo biblico ed espressi in modo confuso ed estremamente superficiale. L'autore, ex prete, tenta di affermare delle "soluzioni" assolutanente fantasiose che non solo non sono assistite dal dato testuale ma sono anche al di fuori di ogni logica e razionalità puramente "umana". Il Mancuso ha la piccolissima pretese di "rifondare" la Fede...ma diciamo che non è proprio sulla strada giusta!!

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    Gabriele Martufi

    11/10/2011 16.18.05

    Una cosa è certa, se Mancuso fosse nato ai tempi dell'Inquisizione sarebbe finito dritto al rogo. Per fortuna molta acqua è passata sotto i ponti e oggi non si finisce più abbrustoliti, ma con il rischio di "scomunica" sì, ma dopotutto è ben poca cosa al confronto. Questo è un testo importante, perché dimostra che è ancora possibile parlare di Dio, in modo sincero e senza pregiudizi. L'autore propone, entro certi limiti, una fede "decontestualizzata" da ogni principio di autorità (Chiesa, Vaticano, Dottrina, Dogmatica), insomma una fede per quanto possibile non dogmatica, credibile, ragionevole, intima e autentica, afferma infatti l'autore che è necessario passare «dal principio-autorità al principio-autenticità» questo è il nucleo portante di tutto il libro. Dunque si capisce perché Mancuso sia considerato dalle gerarchie religiose come un teologo "scomodo". Scomodo certo ma intellettualmente onesto, aggiungo io. E le istituzioni religiose farebbero bene a prenderlo sul serio, perché per dirla tutta la Chiesa Cattolica ha perso, già da molto tempo, ogni credibilità e le posizioni di Mancuso per quanto criticabili siano, rappresentano senz'altro un enorme passo in avanti. Questo è un libro che dovrebbero leggere tutti, non solo i non credenti (atei, agnostici, scettici che siano) ma soprattutto i credenti. I temi trattati sono molteplici, si va dalle classiche "prove" dell'esistenza di Dio alla storia dell'Inquisizione, dall'Indice alla Dogmatica passando per la Dottrina, dalla storicità di Gesù alla Resurrezione, dalla storicità dei Vangeli alle malefatte della Chiesa Cattolica, evidenziando così, senza esclusioni di colpi, tutte le contraddizioni, le incoerenze e talvolta le vere e proprie assurdità della dogmatica cristiana/cattolica, davvero un ottimo lavoro. In sintesi, leggete questo libro perché non ve ne pentirete.

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    Nicola Giuliani

    08/10/2011 19.32.12

    Hans Kueng e Vito Mancuso sono due teologi che seguo ed apprezzo da tempo. Il primo,per la sua posizione fortemente critica nei confronti dell'attuale struttura della Chiesa Cattolica e dello stesso precedente Pontefice Giovanni Paolo II,ha perso la sua cattedra di teologia. La sua critica razionale e ben argomentata è,però,continuata,in particolar modo,con una Lettera aperta ai Vescovi,pubblicata da Repubblica nell'aprile 2010. Vito Mancuso a me pare si spinga ben oltre Hans Kueng allorché critica la dimensione oggettiva-dottrinale della fede,definita e custodita dalla Chiesa Cattolica e del connesso potere ecclesiastico e/o Magisterium,a cui contrappone una dimensione soggettiva-personale della fede,quale altro fondamento:quello che "la mente contemporanea possa tornare a pensare insieme Dio e il mondo, Dio e Io (soggetto umano),come un unico sommo mistero, quello della generazione della vita,dell'intelligenza,della libertà,del bene,dell'amore",sicuramente condivisibile universalmente ed efficace stimolo a mitigare gli egoismi imperanti. A differenza di Hans Kueng, si ha però l'impressione,con Mancuso,che teoria e pratica si tengano a debita distanza. Avrà le sue buone ragioni,ma inevitabilmente,in tal modo,la parola non basta e la Fede (nella Lealtà,nella Verità,nella Giustizia)che vuole ne risulti potenziata con il suo libro(comunque assolutamente prezioso)tende in realtà ad affievolirsi. C'è da augurarsi che in un non lontano futuro i suoi messaggi siano più incisivi e concreti,in modo da dar voce e svolta positiva al diffuso disagio che da tempo caratterizza tanta base del Movimento Cattolico e risultino sempre più funzionali a un ormai inderogabile Ecumenismo e Dialogo interreligioso. La Chiesa Cattolica e il mondo ne hanno tanto bisogno.

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    silvano i.

    10/09/2011 23.31.45

    per chi segue da tempo VM è una conferma naturale del suo pensiero. Lo sto leggendo e mi riesce difficile non essere d'accordo con lui

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