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Editore: Mondadori
Collana: Omnibus
Anno edizione: 2014
Pagine: 277 p., Rilegato
  • EAN: 9788804642817
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    Renzo Montagnoli

    02/01/2017 10.25.36

    Ira Domini, il seguito di Il segno dell’untore, non smentisce il fatto che, normalmente, in un ciclo di opere con la stessa tematica e i medesimi protagonisti, tutte quelle successive alla prima ne sono inferiori. Nel caso specifico, poi, si evidenzia un netto peggioramento sotto tutti gli aspetti e una disarmonia fra le varie parti che lascia supporre che l’autore si sia accinto a scrivere il romanzo senza aver prima steso un adeguato progetto. Pure in questo ci sono due indagini che procedono appaiate, ma una, relativa a un rapimento con tanto di ostaggi, é banale e mal supportata; l’altra afferente la ricerca di un misterioso balestriere che con la sua arma uccide diverse persone a Milano è in nuce ben più interessante, ma l’autore non le dà né il giusto risalto, né un interessante sviluppo. Il risultato è francamente deludente, tanto più che le soluzioni dei due gialli sono ben poco logiche e paiono affrettate, come se Forte volesse concludere alla svelta quel romanzo che anche per lui cominciava a venire a noia. Ed é proprio la noia che accompagna il lettore più o meno dalla metà dell’opera fino alla fine, vista come una liberazione. Rispetto a Il segno dell’untore la descrizione della città in preda alla peste é raffazzonata e anche i protagonisti sono solo abbozzati, anzi il notaio criminale Niccolò Taverna perde molto del suo smalto, mentre un’eccessiva importanza viene data alla sua fidanzata Isabella, fin troppo volitiva e intrepida e senz’altro fuori dai canoni delle donne dell’epoca, ma gli eccessi, come sempre, danno fastidio e contribuiscono non poco a stancare chi legge, perché il personaggio diventa ben poco credibile. Il risultato è purtroppo quello che si evince da quanto ho finora scritto e se è tale da non sconsigliarne la lettura, non è però meritevole da consigliarne la stessa.

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    Attilio Alessandro

    24/09/2014 06.53.55

    Si, bel romanzo ma niente di particolare. Personaggi scialbi e Milano sullo sfondo per nulla caratterizzata. E la Milano del Seicento poteva essere una miniera di ispirazione.

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    Massimo

    26/08/2014 15.57.42

    La capacità descrittiva di Forte rimane quella per cui è giustamente conosciuto e apprezzato, basata su una ottima e documentata conoscenza storica, una giusta miscelazione tra momenti di suspence e momenti più "leggeri", la contestualizzazione efficace di periodo e luoghi storici, tanto da farne immedesimare completamente il lettore, e soprattutto un personaggio, Niccolò Taverna, davvero riuscito e originale, così come i suoi collaboratori. Volendo andare a cercare il pelo nell'uovo ho avuto la sensazione che per i personaggi principali, se è vero che dopo il loro esordio ne Il segno dell'untore, in questo secondo romanzo che li vede protagonisti vengono percepiti quasi come degli amici affezionati che si ritrovano dopo un pò di tempo, è anche vero che la loro caratterizzazione appare talvolta un pò ridondante, nel senso che le principali caratteristiche caratteriali e comportamentali che li contraddistinguono vengono ribadite forse un pò troppe volte. Ma come dicevo è un appunto che faccio a un autore che stimo moltissimo e di cui ho letto tanto, partendo dal presupposto che dai migliori si pretende sempre molto. Come ne Il segno dell'untore le indagini nelle quali è coinvolto Niccolò sono due, e seppur indipendenti alla fine in qualche modo finiranno per essere legate tra di loro. Davvero efficace la ricostruzione della Milano rinascimentale che in parte, per chi come me la conosce ai tempi odierni, può essere immaginata partendo dalle indicazioni presenti nel racconto, così come è ben percebile sullo sfondo delle vicende narrate, la terribile pestilenza che colpì Milano e l'Europa in quel periodo. Libro senz'altro consigliato agli amanti dei romanzi storici e della bella scrittura.

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    Simone

    25/08/2014 11.32.33

    Il seguito de "Il segno dell'untore" è un romanzo scorrevole e appassionante, con molta azione, un'ottima contestualizzazione storica e protagonisti intelligenti e simpatici. Rispetto al precedente, la storia, pur svolgendosi a Milano, non si concentra sulla diffusione della peste in città, ma sui rapporti di forza tra nobiltà, clero e giustizia. Colpi di scena, sangue, ricatti, sentimento: non manca proprio nulla e tutto è condito dalla strepitosa prosa di Forte.

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    Ilaria

    27/07/2014 14.14.29

    Un romanzo appassionante, una lettura consigliata per la grande proprietà di linguaggio, per la trama complessa e intrigante, per i risvolti storici che fa conoscere.

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    kendalen

    17/07/2014 11.28.21

    Un romanzo notevole, che per i miei gusti personali rivaleggia con I Bastioni del Coraggio, tra i libri di Franco Forte. Mi è piaciuto molto sia il fatto che l'autore abbia cominciato a preparare il lettore sin dal Segno dell'Untore (che si conclude proprio con un accenno al balestriere killer - e quindi già si ha un'idea di dove andrà a parare, almeno per una "missione secondaria", per il prossimo), sia l'intera vicenda del Taverna mediatore, ben costruita, coinvolgente, con troppi galli nel pollaio a non sapere come comportarsi e il povero Taverna a dover tener conto delle paturnie dei "rapitori" e degli assedianti. Davvero entusiasmante. Isabella risalta più che nel precedente, sarà che nel Segno dell'Untore era ancora caldo il cadavere della moglie di Taverna (non che qui dal punto di vista strettamente cronologico non lo sia, ma la poveretta non appare proprio), e sono francamente curioso di sapere cosa capiterà a lei e a Niccolò nel prossimo romanzo.

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