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Francesco Bonami, Luca Mastrantonio

Editore: Einaudi
Collana: Gli struzzi
Anno edizione: 2008
Pagine: , Brossura
  • EAN: 9788806194666
Nell'attuale "era del feticcio", dicono i giornalisti del "Riformista" autori di questo ipervitaminico volumetto, l'Italia, preda di cinismo, nichilismo ed "esterofollia", va sprofondando. Il proliferare di volti e firme inopinatamente balzati alla ribalta delle cronache è la ragion d'essere di questa disamina, nello stesso tempo sarcastica e sorridente, ma soprattutto densissima di giudizi. Finiscono sulla graticola un po' tutti, da Fiorello agli impressionisti, da padre Pio a Pavarotti, da Benigni a Vattimo, tacciato di opportunismo, dal "pusher di puerilità" Moccia al "predicatore dell'Apocalisse" Grillo; di Saviano si denuncia sia la letteraturizzazione, sia l'idolatria del reale, non avendo creduto, Mastrantonio e Bonami, allo scrittore quando disse che la camorra voleva entrare nel film Gomorra, cosa peraltro poi a quanto pare verificatasi, con più di un attore indagato per affiliazione. Si salvano in parte Dagospia, "cortile panottico delle principali notizie dall'Italia e dal mondo", e Pansa, che colmerebbe "alcune lacune storiografiche"; si fa una prudente melina su Sgarbi; si proclama che criticare Striscia la notizia è come esortare Ricci a far le scarpe al proprio stesso editore: "La solita mania coercitiva delle false buone coscienze" (ma le "buone" coscienze devono sempre essere "false"?). Mentre le Tesi di Lutero diventano 97, Mastrantonio e Bonami trovano anche il modo di attaccare le intercettazioni, giudicate solo un trampolino per la fama normalmente utilizzato dagli inquirenti, per concludere la loro cavalcata attraverso i costumi nazionali con accostamenti spericolati (Scherzi a parte, Paperissima e Blob), analisi del fenomeno-Suv, pagine su Celentano.
Daniele Rocca

Recensioni dei clienti

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  • User Icon

    Chiara

    07/03/2009 13.58.38

    Totalmente d'accordo con il commento precedente: le osservazioni interessanti si perdono, soprattutto nella parte iniziale e finale del libro, nel fumo di una scrittura costantemente alla ricerca del pezzo di bravura e francamente irritante, a lungo andare.

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    Ugo

    19/12/2008 12.16.12

    Diciamo subito che non è la tipologia di prosa che più mi piace. Troppi giochi di parole, troppo verboso. Io, personalmente, certe pagine le ho lette senza capirne bene il senso, perduto in questo maremagno di virtuosismi e acrobazie lessicali. Spesso arrivavo alla fine di un paragrafo e mi chiedevo: e allora? Tante parole per dire cosa? Per dire che Bonolis è uno che piglia in giro il concorrente (in effetti ce ne eravamo accorti) ci si tuffa in quattro pagine di parole e spericolati giochi di parole, alla fine, però, dal mio punto di vista, si poteva fare il tutto in tre righe.

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