L' irreversibilità dell'uovo sodo

Dario Pontuale

Editore: Bordeaux
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 17 febbraio 2016
Pagine: 240 p., Brossura
  • EAN: 9788897236177
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Descrizione
Gabriele Grodo è l'unico socio rimasto dell'agenzia di investigazioni Grodo&Luccherini. Senza passione né estro, arranca tra conti da pagare e clienti che non pagano. Finché un giorno viene contattato da un appassionato di scacchi che gli affida uno strano compito: comunicare all'imbattuto campione di scacchi Alfred Molling di aver perso una partita, condotta tramite posta e durata oltre dieci anni. Ha così inizio un viaggio intenso e stravagante, che porterà Gabriele nel "cuore di tenebra" della sua stessa esistenza. Non è possibile, ci dice Dario Pontuale, che l'uovo, una volta divenuto sodo, torni liquido. Ma la vita di un uomo? Almeno quella è reversibile? È sempre possibile che sia toccata dal dono del senso e della consapevolezza?

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Recensioni dei clienti

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    claudio fiorentini

    16/09/2015 07:59:34

    Il libro vanta un linguaggio molto fluido, ed appassiona sin dalla prima parola. Si ha all'inizio la sensazione di perdere contatto con i personaggi, che appaiono quasi come quadri in una galleria d'arte che impone un percorso, visto e dimenticato, ma non è così, perché quei personaggi iniziano un lavoro nell'anima di Grodo, il protagonista, ed è lì che bisogna leggere. Un libro che va dentro, dove il fuori sono stimoli per crescere, e così succede, anche attraverso le splendide metafore che riassumono i momenti di crescita in equilibro tra poesia e filosofia e che rendono il libro degno della più alta letteratura latinoamericana. Cito dal libro: Ci si conosce veramente quando si rifiutano limiti ai sogni. Ci si annulla completamente quando si pone un margine ai desideri. Speranza e smarrimento, tra questo si oscilla, schieramenti opposti, città antitetiche, ma indivisibili perché anelli della stessa catena. Catena alla quale ognuno è cinto, che passa intorno al collo, lambisce la gola, toglie e concede aria a seconda dei casi. Claudio Fiorentini 27 febbraio 2015

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    arianna

    22/11/2010 19:36:35

    Questo libro è stata una piacevolissima scoperta. Il tema del viaggio alla ricerca del sè si propone al lettore con grazia e delicatezza, quasi sottovoce, nascosto tra la commedia, l'avventura, il giallo. Il protagonista, Gabriele Grodo, è un personaggio talmente vivo da sembrare un amico di vecchia data: impossibile non riconoscersi nella sua vita tranquilla, nelle sue aspettative normali, nelle sue considerazioni disilluse, perfino nei locali che frequenta e negli amici che si ritrova. Senza paternalismi nè pomposità, accompagnati dalla cinica e scanzonata ironia di Pontuale, la riscoperta della propria Itaca diventa un viaggio da non perdere.

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    stefania d'echabur

    14/09/2010 22:02:22

    Quando leggo un libro e i personaggi restano a farmi compagnia, entrano in casa mia ho la certezza che sia un buon lavoro! Questo è quello che è avvenuto con il libro di Dario Pontuale e ne sono veramente contenta! La storia è originale e avvincente, "il viaggio" entra dentro come una piccola scavatrice e il contatto con i personaggi è fisico. Percepisci le loro emozioni facendole proprie. Inoltre chi ha avuto il piacere di leggerlo si addentra nel mondo degli scacchi e arriva a conoscere un mondo nuovo, costellato di passione! Il titolo è insolito, accattivante e simpatico... e rende l'idea della personalità profonda e fresca dello scrittore. Ancora una volta leggere libri "alternativi", che non siano di grandissime case editrici, mi ha dato la conferma che esistono talenti veraci e valgono la pena di essere fatti conoscere in giro... Auguri Dario, di vero cuore, il tuo libro è un regalo!

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    sabina pistone

    11/09/2010 17:14:28

    "L'irreversibilità dell'uovo sodo" di Dario Pontuale è una piacevole lettura che consiglio a tutti! Parla della meravigliosa storia di un individuo scialbo, piatto..liquido che cresce, riflette, comprende, impara a vedere il mondo da altre e nuove prospettive grazie agli incontri che fa lungo il suo tortuoso e misterioso percorso. Il romanzo di Pontuale è una summa di parecchi generi letterari: dal giallo alla storia di formazione, dal racconto picaresco a quello surreale. Pontuale non si fa e non ci fa mancare niente, neanche la tecnica del libro nel libro.Infatti il suo protagonista va leggendo Cuore di tenebra di Conrad e, come Marlow, penetra, ma con più leggerezza, nella giungla congolese dei nostri mondi interiori. Da non perdere!!!

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    luca

    10/09/2010 10:36:51

    Mi sono avvicinato con piacere a questo scrittore grazie al primo libro "La biblioteca delle idee morte".Il nuovo, "l'irreversibilità dell'uovo sodo", è senza ombra di dubbio la conferma della maturità dello scrittore dotato di una mano sobria e minuziosa che rende noi lettori parte integrante della storia. Del resto come non immedesimarsi nel viaggio di Gabriele Grodo alla ricerca della sua ipotetica "Itaca"?! Da non perdere!

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    Raffaella Caporaso

    16/07/2010 17:41:48

    Romanzo profondo e stringente dal titolo in poi! Estremamente piacevole, il racconto del viaggio compiuto dal protagonista Gabriele Grodo, assume da subito il carattere di una lunga e ben congegnata disquisizione filosofica. L'Autore, Dario Pontuale, parte dal concetto dell'”irreversibilità dell'uovo sodo”, immagine simbolica dell'essere umano che,ad un certo punto della propria vita, si vede cristallizzato nel proprio vissuto, mentre trascina la propria esistenza in una morsa immutabile e statica, celata da un' immagine esteriore alla quale affida la reiterazione della propria esistenza e l'incombenza del vivere sociale. L'Autore ambienta il romanzo in Patagonia, terra estrema e sconfinata che aiuta Grodo a disfarsi delle sovrastrutture convenzionali e a riscrivere l'incipit del suo nuovo sè, capace di contrastare le leggi della fisica e di liquefare l'interiorità rappresa del protagonista. Dario descrive questo viaggio facendoci incontrare “per caso ma non a caso” personaggi tanto unici quanto complementari, talmente pregni della loro umanità da apparire surreali, che, oltre ad accompagnare il protagonista nella sua esperienza di viaggio, gli (ci) indicano, tappa dopo tappa, un percorso di crescita interiore: Eneas coi suoi incipit mandati a memoria, il Mimo con “la valigia stanca ma stracolma di fede”, Erastos, il “ritrattista della parola” che dedica al protagonista le strofe di Itaca del poeta Kavafis per fargli comprendere che il fine del viaggio non è la meta ma il viaggio stesso. E Neto, preda del male di vivere, pronto a scappare dagli affetti, dai ricordi, da tutto ciò che è importante per non soffrire. L'ultimo gesto di Grodo, la sua compassione per l'amico Arduini, la determinazione nel non voler agire come avrebbe fatto il suo vecchio se stesso, gli riconosce la consapevolezza di essere finalmente artefice della sua attualità, come risultato di un passato ormai “sodo” , ma scaturigine di ricerca della sua unicità come parte di un tutto. Molto bello e stimolante!

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    Simone Luisini

    09/06/2010 22:22:43

    Il viaggio più coraggioso è sempre l’incontro e Gabriele Grodo, il protagonista di questo romanzo, di coraggio ne ha tanto. Così come l’autore di questo bel libro. Raccontare e scrivere di un viaggio ha sempre il suo fascino ma qui c’è un qualcosa in più. C’è l’imprevisto, c’è il sogno, c’è l’incontro e poi c’è un viaggio dentro un altro viaggio... e forse è proprio questa la chiave di lettura di questo libro che ci dice che domani ci sarà ancora un approdo. “L’irreversibilità dell’uovo sodo” ti scivola sulla pelle e come il precedente “La biblioteca delle idee morte”, è ancora un bel narrare, con un linguaggio impeccabile e vero. Lo consiglio a tutti quelli che credono, come diceva Vinicius De Moraes, che la vita è l’arte dell’incontro...

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    Miky

    19/05/2010 21:19:35

    Bravo!!!Dario Pontuale, che ho il piacere di conoscere personalmente, mi ha veramente colpito con il suo secondo libro. Scorrevole, a tratti divertente e sicuramente curato sopratutto nella descrizione dei personaggi che "girano" intorno al protagonista che scresce e matura con lo scorrere delle pagine come, rispetto al primo libro, è maturato anche Dario. Aspetto e spero di poter leggere al più presto ancora una nuova storia e una nuova avventura. Dimenticavo, grazie a Dario e al suo libro ho deciso di prendere lezioni di scacchi!!!

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    Francesco

    23/04/2010 14:38:08

    Non sono un grande lettore, pero devo dire che il libro di Dario Portuale sin dalle prime righe mi ha incuriosito, mi sono trovato subito coinvolto dal personaggio,un libro letto quasi tutto ad un fiato, cosa che a un non lettore è difficile che capiti. Bravo Dario hai tutta la mia ammirazione.

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    fulvio stacchetti

    20/04/2010 09:03:29

    Uno stile di narrazione decisamente maturo, con una lunga carrellata di personaggi ben tratteggiati. Chiunque legga il libro, ha conosciuto almeno uno dei suoi protagonisti, e trova almeno un personaggio al quale affezionarsi. La mia preferenza va al libraio ambulante. Trovo inoltre molto convincente questa rappresentazione della vita come un'immensa e interminabile partita a scacchi, che può essere giocata ovunque, fino alla fine del mondo. Bravo, bravissimo Dario

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    franca

    13/04/2010 17:41:40

    Mi è piaciuto molto. E' completamente diverso dal primo libro. Si vede che l'autore è maturato ed ha raffinato il suo modo di scrivere. Il libro si legge molto bene, è scorrevole e si è spinti ad andare avanti nella lettura senza alcuna noia. Anche perchè il racconto avvince,la descrizione dei luoghi percorsi dal protagonista è così chiara che al lettore sembra di essere in viaggio con lui. I personaggi incontrati nel suo cammino, a volte strani, divertenti, melanconici, con le loro riflessioni lo aiutano a capire cosa vuole dalla vita.

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    fabiana

    10/03/2010 20:45:58

    L'autore,che ho la fortuna di conoscere di persona,mi ha detto,o meglio scritto,che seguo tutto ciò che fa con incredibile fiducia.Ora,dopo aver letto il suo secondo libro,la mia fiducia si è trasformata in certezza:non si può non rimanere affascinati dalla raffinata penna con cui Dario ci racconta il viaggio che solo formalmente è di Gabriele Grodo;un viaggio che ti segna dentro,che diventa di tutti e di ognuno di noi. Perché lo stile, la "penna",può maturare,si può raffinare, ma prima di tutto bisogna possederla.E,per nostra fortuna, Dario Pontuale la possiede.

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    Giancarlo Gamba

    25/02/2010 16:18:15

    E’ incoraggiante in una società che viene definita dai sociologi “liquida” (Bauman), dove i legami tendono a sciogliersi e le persone presentano una certa inconsistenza, leggere un libro come quello di Dario Pontuale. Nel “L’irreversibilità dell’uovo sodo” c’è la denuncia di una vita piatta, “pietrificata”, incapace di senso, superficialmente ripetitiva e la ricerca di nuovi cammini per dare significato e consistenza alla vita. L’esperienza del viaggio, assunta a metafora della vita, con i suoi ingredienti come il partire, gli incontri, lo stupore , la meraviglia costituiscono la spina dorsale del romanzo e portano alla consapevolezza che la nostra salvezza non è “a casa” ma “altrove”. E’ nell’incontro con il volto dell’altro che costruiamo la nostra identità; una identità comunque sempre “in fieri” aperta nel dare e ricevere. Mentre l’uovo sodo è irreversibile e non può più ritornare liquido, l’uomo invece, grazie alla sua libertà, può lasciare alle spalle la sua vita addomesticata e vuota e partire…. Per dove? La bella citazione di Kavafis su Itaca (Ulisse) cerca di dare una risposta. Personalmente avrei scelto la figura di Abramo invece di Ulisse. Itaca in fondo per Ulisse rappresenta il ritorno a casa. Ulisse sa dove andrà, Abramo invece lascia la sua terra e non sa dove andrà, conosce soltanto quello che lascia. Davanti a sé ha un non - ritorno, ma una continua partenza animata dalla speranza della “promessa” che si porta dentro…. Sicuro che chi cerca … “viene trovato”. Superlativa, infine, è la scrittura e la capacità descrittiva di Dario Pontuale.

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    Vale

    18/02/2010 12:28:43

    Una storia avvincente, credibile, intensa ed emozionante. Ogni stato d’animo trova il proprio personaggio in cui riconoscersi e di cui appassionarsi, come le malinconiche e delicate figure del ritrattista paroliere e di Neto. Secondo me, insomma, una buona lettura di viaggio, ovunque si vada, anche dentro se stessi.

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    Laura

    13/02/2010 14:19:52

    Molto bello.La scrittura descrive efficacemente il vasto materiale scavato e indagato con cura e precisione,è ricca ma al tempo stesso leggera e punteggiata di ironia e sorrisi suscitati. Si viene condotti insieme a Gabriele nella ricerca che cresce e si autoalimenta per la via,si attraversa il suo bisogno di capire dove sia,se c'è,un senso del tempo e dell'esistenza.Se ne condividono gli stupori e la presa di coscienza di ciò che si può diventare(l'albero pietrificato)e la contemporanea rivelazione delle capacità interiori di cambiamento,di reversibilità,di felice deragliamento da rotaie che appaiono date, da un presente che appare statico.Disporsi alla conoscenza,al viaggio in ragione dello stesso e non dell'approdo(Itaca è solo una piccola isola priva di ricchezze)per poter capire tutta la vita e il mondo in un attimo,avere tutto l'universo in una sola vita e in un solo luogo(il faro). I personaggi conosciuti,ognuno con la propria trasognata "stravaganza"(il collezionista di bolle di sapone,il ritrattista parolaio)il personale approccio al dolore di vivere(il mimo e Neto,così struggenti e soli)comunque tutti,da Arduini a Molling passando per Marlow,conferiscono il loro pezzetto di "sapere del cuore", sono stazioni di luce nel percorso di costruzione di un posto dell'anima e vita degna.

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    Gustavo

    12/02/2010 15:43:14

    Il libro mi è davvero piaciuto. E’ lontano anni luce dallo stile del primo. Si legge con molta più facilità, scorre meglio, la trama è interessante, e la chiusura di ogni capitolo lascia nel lettore la curiosità di cominciare subito quello dopo, cosa che ritengo fondamentale per un buon romanzo. Ogni personaggio risulta ben definito sia nei tratti esteriori che in quelli interiori. La descrizione dei luoghi attraversati dal protagonista in Patagonia è minuziosa e trasmette l’idea che l’autore li abbia realmente attraversati. Anche le piazze delle città, le varie stanze degli alberghi, motel, appoggi di fortuna che il protagonista incontra durante il cammino, sono facilmente immaginabili grazie ai dettagli forniti. Se devo fare una critica, il finale l’avrei preferito diverso, ma non svelo niente.

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    Biancaneve

    12/02/2010 10:26:11

    Sorprendentemente vero il libro di Dario Pontuale : Trama avventurosa,ricca di colpi di scena,ma anche dialogo con la parte più segreta dell'anima. Un libro che fà riflettere,che commuove. Una complessa e raffinata ricerca della parte più intima di sè,dalla quale emerge un messaggio universale,vitale e positivo: la scoperta delle meravigliose ed inaspettate occasioni che la vita riserva ad ognuno di noi !

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    Simone

    02/02/2010 10:32:53

    Il Viaggio rimane una costante nella narrativa di Dario, questa volta però, la costruzione del romanzo appare subito complessa e profonda. Il paragone del viaggio con il percorso interno di ognuno di noi è correlato da personaggi apparentemente "pazzi" ma di forte impatto sul protagonista e sul lettore. Gli spunti di riflessione che offre mi hanno veramente colpito.

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    Tiziana

    15/01/2010 18:25:33

    Un libro ben scritto che racconta di un duplice viaggio: quello che il protagonista compie per lavoro e quello che lo porta a conoscere se stesso. Un viaggio durante il quale l'autore ci prende per mano e ci accompagna in terre lontane e ci fa incontrare personaggi divertenti, strani ma profondi, che molto hanno da insegnare a Gabriele (ma non solo). Il parallelo con Cuore di tenebra è un bell'omaggio a Conrad e un invito alla sua lettura. Pontuale conferma sicuramente la facilità di scrittura dimostrata con il suo primo libro.

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    virginia d'alessio

    05/01/2010 13:22:13

    A fine lettura la prima considerazione che risulta evidente è la decisa crescita dell'autore sia per la profondità della trama, che va assai ben oltre il racconto in sé, sia per la scrittura. Il romanzo risulta avvincente, insolito, originale; un vero percorso nell'animo umano che fissa ogni particolare senza lasciare nulla al caso. In questa seconda opera si ritrova la meticolosa attenzione all'umanità già evidente nella "Biblioteca delle Idee Morte", ma con accenti più gravi e riflessioni più mature anche se espresse con apparente leggerezza. E' proprio con l'arma dell'ironia che Dario Pontuale sa rendere perfettamente le inquietudini, le perplessità e le fragilità dell'uomo di oggi. Complimenti! Viriginia

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