La Israel lobby e la politica estera americana

John J. Mearsheimer,Stephen M. Walt

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Traduttore: P. Canton L. Vanni
Editore: Mondadori
Collana: Frecce
Anno edizione: 2007
In commercio dal: 25 settembre 2007
Pagine: 442 p., Rilegato
  • EAN: 9788804572596

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Gaia la libraia

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Sulla scia di un esplosivo articolo pubblicato dalla "London Review of Books" nel marzo del 2006, un libro che è destinato a scatenare polemiche incandescenti. La tesi di John J. Mearsheimer e Stephen M. Walt è che l'appoggio diplomatico, finanziario e politico che gli Stati Uniti hanno sempre assicurato a Israele non sempre è giustificabile in termini di razionalità strategica e nemmeno come una presa di posizione morale, ma è spesso motivato dall'influenza che un raggruppamento di persone e istituzioni, una vera e propria lobby pro Israele, ha - e ha sempre avuto - sul governo americano. Le loro conclusioni suonano sconvolgenti: dalla guerra in Iraq alla questione palestinese, dall'Iran alla Siria, al Libano, spesso gli interventi americani in Medio Oriente hanno ottenuto effetti contrari all'interesse nazionale degli USA, danneggiando anche le loro relazioni con i più importanti alleati, accrescendo così per tutti i paesi occidentali i pericoli del terrorismo islamico globale. Come funziona un simile gruppo di pressione? È davvero tanto potente? E perché è così difficile parlarne?
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    Fabrizio

    23/01/2008 16:35:37

    Una battuta per Herzog. Tutte le lobbies sono uguali? Quella dei tassisti e dei massaggiatori non vedenti è uguale a quella dei petrolieri? La forza della comunità portoricana negli USA è pari a quella della lobby ebraica? Va bene! Aggiungiamo, però, anche la lobby mondiale degli stupidi, contro la quale, dopo il Padreterno, anche Charles De Gaulle, si dovette arrendere.

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    Herzog

    26/10/2007 17:46:29

    e la lobby degli irlandesi-americani? e la lobby dei greci-americani? e la lobby degli armeni-americani? e la lobby dei cinesi-americani? e la lobby degli ispano-americani? e la lobby dei cubano-americani? Un'occasione sprecata per trattare l'inaugurazione dell'era dell'interesse "etnico-nazionale": l'irruzione del fattore "etnia" nel foreign-policy-making americano.Salute.

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