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Stefano Jossa

Editore: Il Mulino
Anno edizione: 2006
Pagine: 222 p. , Brossura
  • EAN: 9788815110091
La lunga durata del classicismo si caratterizza per un'incredibile capacità di inglobare le differenze nel sistema talché risulterebbe implicitamente sminuita la nozione di "anticlassicismo". Un Aretino o un Berni confermano l'imprescindibilità della norma: contestandola la ribadiscono. Sembra proprio che non si fuoriesca dal classicismo per secoli; secondo Jossa neppure il barocco opera una frattura: "Tutto si muove sempre all'interno della stessa cultura in cui l'istanza normalizzatrice e l'istanza trasgressiva si specchiano a vicenda rafforzandosi reciprocamente". Sulla scia di Foucault ma anche con altri argomenti che sarebbe lungo elencare propenderei per l'individuazione di un punto di discontinuità fra Cinque e Seicento congiuntura in cui si pu= far cadere la nascita del moderno. Ma si sa le periodizzazioni a larghe campiture sono sempre sub judice.
La vis polemica di Jossa si esercita particolarmente sull'avanguardia: su quella romantica che sembra impoverire la soluzione di fecondo compromesso offerta dal cosmopolita goethiano sterniano e classicista Foscolo poi su quella storica novecentesca e soprattutto sulla neoavanguardia degli anni sessanta e sugli avanguardismi contemporanei. L'accusa esplicita è quella di mascherare con l'impulso rivoluzionario iconoclasta e innovativo un'effettiva manovra per conquistare il potere culturale anzi proprio per "impadronirsi dei posti di comando". Da Marinetti al Gruppo '63 e oltre questa sembrerebbe la deprimente facies degli sperimentalisti organizzati. + proprio cos8? Rispondere di s8 a mio parere corrisponde in parte al vero innegabilmente in parte costituisce una semplificazione. Ma a libri di respiro ampio come questo di Jossa è lecito chiedere provocazioni intellettuali anche radicali.
La posizione dell'autore è chiara su alcuni punti nodali: si reclama una letteratura aperta agli scambi una nozione di identità nazionale in costante e reciproca definizione attraverso il confronto con le letterature altre il rifiuto di uno storicismo ottimistico per una critica della storia come caos finanche maceria (e qui ci starebbe bene il Benjamin del Dramma barocco tedesco) la ripugnanza per una vita culturale fatta di contrapposizioni assolute e posticce quasi calcistiche dove lo scontro feroce nasconde questo s8 davvero la ricerca spasmodica di "spazi di visibilità personale". Cos8 Jossa una grossa risposta ce la dà: "La letteratura è trasformazione dialogo continuità e confronto creazione di un mondo e domanda sul mondo. Ridurla a luogo di una battaglia per il potere significa distruggerla togliendole spessore teorico e orizzonti conoscitivi".

Roberto Gigliucci