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Angelo Del Boca

Editore: Neri Pozza
Collana: I colibrì
Anno edizione: 2005
Pagine: 318 p. , Brossura
  • EAN: 9788854500136

Una documentata riflessione sulle pagine nere della nostra storia che parte dalla prima guerra civile italiana contro il brigantaggio e giunge all'efferata occupazione della Slovenia ripercorrendo tutta la vicenda coloniale dallo sbarco a Massaua nel 1885 alla guerra di Etiopia. Un tratto che accomuna queste pagine nere è la loro metodica rimozione attuata dal momento dell'evento ai giorni nostri. Basti pensare ai cauti e sporadici cenni che i manuali di storia dedicano a queste vicende per rendersi conto quanto sia lontano il senso comune storiografico degli italiani dalla realtà storica. è nota a pochi la cifra peraltro incompleta dei 9.860 briganti fucilati nel Sud così come sono poco note le stragi e le deportazioni della popolazione libica durante l'Italia giolittiana e durante il fascismo o la guerra chimica contro l'Etiopia riconosciuta ufficialmente da un governo italiano soltanto sessant'anni dopo il 7 febbraio 1996.

La metodica rimozione di queste vicende ha consentito che il mito degli “italiani brava gente” si affermasse e addirittura si consolidasse durante l'Italia repubblicana. Del Boca mostra invece come gli italiani avessero acquisito i tratti coloniali più retrivi usando ad esempio gli eritrei per reprimere i libici e viceversa e ricostruendo i meccanismi politici e culturali che stanno dietro alle furiose quanto metodiche esplosioni di violenza. Il deficit culturale si manifesta nell'ignoranza dei luoghi e delle tradizioni locali ed è alla base di un rapporto malato con l'altro che genera nell'italiano un atteggiamento di superiorità che presto si tramuta in razzismo (un processo analogo ha caratterizzato la lotta al brigantaggio) e in disprezzo per la vita di chi è considerato inferiore. Il deficit politico ha a che fare con uno stato debole che deve ottenere un successo a qualunque costo (per le necessità interne e per il prestigio internazionale) senza porsi alcuno scrupolo sui mezzi. Tale mandato si riflette sugli esecutori al quale lo stato garantisce copertura anche per le azioni più ripugnanti.

Il livello massimo della strategia degli esecutori si rivela durante il fascismo quando De Vecchi in Somalia Badoglio e Graziani in Libia e in Etiopia utilizzano il terreno coloniale per consolidare la loro ascesa personale. Questi ultimi due generali sfruttano l'incentivo alla violenza proveniente da Mussolini – che vuole italiani capaci di fare inorridire e non suonatori di mandolini – per innalzarne continuamente il limite. Da qui la deportazione eseguita nel 1930 di centomila libici dalla Marmarica (con oltre quarantamila morti) un'operazione che non ha precedenti nell'Africa moderna o la guerra di sterminio in Etiopia eseguita con 650 tonnellate di gas che hanno ucciso e infestato l'ambiente (acque e raccolti). moltiplicando il loro effetto nocivo nel tempo. Naturalmente Mussolini sapeva e avallava. Si arriva alla Slovenia terra dove in stile nazista si sperimenta la bonifica etnica con l'incendio dei villaggi le razzie la guerra contro le donne e i bambini e il bilancio del campo di sterminio di Arbe che ha una mortalità superiore a quello di Buchenwald. I crimini commessi dagli italiani in Slovenia sovrastano quelli consumati in Libia e in Etiopia colpendo cinquantamila sloveni (uccisi o gravemente offesi). è troppo partire di qua per parlare di foibe?


Mirco Dondi

Recensioni dei clienti

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    Chiara Scanavino

    28/01/2016 12.55.58

    Ottimo libro ricco di dati e che smaschera tanti luoghi comuni.

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    tuxtucis

    28/01/2010 12.45.24

    Il libro in esame è come una summa dei precedenti lavori dello studioso, improntati a dimostrare la falsità del mito degli "Italiani brava gente". I nostri compatrioti avrebbero commesso atrocità esattamente come le altre potenze coloniali, anche se questo dato non è stato ancora metabolizzato. Si ha però l'impressione che Del Boca si lasci prendere un po' troppo la mano e cada spesso nell'opposto topos degli "Italiani cattiva gente": intitolare un capitolo "Soluch come Auschwitz" è veramante eccessivo.

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    antonio

    10/07/2008 22.11.45

    Un libro fondamentale, che dovrebbe essere conosciuto da tutti. Del Boca, come Gian Antonio Stella con il libro l'Orda, aiuta a smantellare uno dei più odiosi stereotipi che il popolo italiano si è creato: cioè che l'essere "brava gente". E innanzi a tale concetto tutte le aberrazioni commesse possono essere annacquate.

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    Stefano Beta

    24/01/2008 10.31.19

    Il libro in se è un ottimo libro, che riorta alla luce fatti taciuti per decenni soprattutto sul nostro periodo coloniale e degli "eccessi" che l'hanno contaddistinto. Però ci trovo alcuni capitoli che non hanno niente a che vedere con il senso generale del libro stsso, e che mi sembrano inseriti solo per il livore dell'autore (considerazioni sue personali portae all'eccesso) verso alcuni personaggi storici, il tutto condito da una certa presa di posizione militante. Ad esempio, l'accanimento verso il generale Cadorna e la sua incapacità militare non ha senso in questo libro, e sembra la conseguenza del sentimento del padre dell'autore verso lo stesso gnerale, ma completamente fuori tema. La lotta al brigantaggio non vedo come possa essere inserita nel contesto del tema. Inoltre, gli attacchi nei capitoli finali verso un alto esponente politico dell'attualità italiana, risulta solo fazioso e senza senso, visto che il tema del libro è tutt'altro!!!

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    maurizio codogno

    27/10/2006 13.48.04

    Dei nostri insuccessi nelle guerre passate ormai se ne parla da un bel po', e persino la retorica risorgimentale ha dovuto cedere il passo a una valutazione più obiettiva del passato. Ma c'è una cosa a cui restiamo tenacemente abbarbicati: l'idea che noi italiani anche quando andiamo a fare campagne all'estero siamo comunque più "bravi" delle altre potenze, e per questa stessa ragione risultiamo benvoluti. Così gli attentati come quelli di Nassiriya vengono visti come una sorta di tradimento nei nostri contronti. Ma è vero tutto questo? Del Boca, in questo saggio storico ben documentato, mostra come questo sia in realtà un mito che è stato alimentato non si sa bene da chi ma non ha nessuna ragion d'essere. Del Boca inizia dall'Unita d'Italia e dalla lotta al brigantaggio, per passare all'Abissinia, alla Cina dei boxer, alla Libia, alla prima guerra mondiale - in questo caso guardando dentro il nostro stesso esercito; la campagna in Etiopia e la seconda guerra mondiale hanno poi un grande risalto. Del Boca mostra da un lato le atrocità compiute dal nostro esercito, ma anche l'inettitudine dei comandi militari, che entravano in guerra non solo senza conoscere il nemico ma nemmeno con gli equipaggiamenti necessari, tutti a guardare solo le loro piccinerie. Solo nell'ultimo capitolo sembra sciogliersi un poco, non tanto nei confronti della classe politica ma verso le forze armate che afferma essere meno peggio degli altri contingenti: speriamo che abbia ragione.

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    Arnaldo Bavicchi

    13/10/2006 22.38.50

    Libro che si legge già dalla copertina:balilla tutti in fila avanti marcs ! Decisamente un buon libro che si inserisce tra i migliori della cultura rorica contemporanea.Giusto il giudizio sull'ipocrisia della classe politica e militare in tutti i tempi:i Salassi che furono inghiottiti dalle acque della Dora ad Aosta dopo essere stati schiavizzati dai romani.Ancora presenti in TV i cittadini sloveni trucidati da italiani Brava Gente,Etiopia sotto l'agressione fascista e non così via.perchè si ripeterebbero gli errore del passato.ma solo perchè manca spazio.Grazie

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    luigi

    30/08/2006 10.15.11

    Nell'elencare una serie di fatti che riguardano gli italiani e il loro comportamento, si passa dal Risorgimento alla prima impresa coloniale, dalla prima guerra mondiale al fascismo, fino alla seconda guerra mondiale e oltre. Io, che non mi sono mai fatto delle illusioni sulla bontà e sulla diversità degli italiani in certi frangenti, devo dire che leggendo queste pagine ne ho una conferma. E che le nefandezze compiute dagli italiani vanno molto al di là, per la loro gravità, di quello che si potrebbe immaginare. Naturalmente anche altre nazioni, soprattutto per ciò che riguarda il colonialismo, non sono state da meno. Ma il libro tende a diradare quella cortina di ipocrisia nella quale gli italiani si sono avvolti, creando il mito dell'italiano dall'indole bonaria e diverso dagli altri. Altri aspetti interessanti del libro sono quelli che mettono in evidenza l'ossessione dei governanti per le colonie e la presunta superiorità, rispetto alla popolazione indigena, dei colonizzatori, sia militari che civili. La metamorfosi di persone normali che si trasformavano in aguzzini, sterminatori e torturatori. E' interessante anche la parte che descrive l'italianizzazione della Slovenia durante il fascismo, che porrà le basi per l'odio che sfocerà nelle foibe.

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    Antonio

    29/07/2006 00.37.42

    Angelo Del boca ha grandi meriti come storico del colonialismo per aver portato allla luce una parte rimossa della nostra storia. Non mi pare che qusto libro sia altrettanto rigoroso dei precedenti: non vedo l'utilità di mettere insieme eventi diversi come le repressione del brigantaggio e i campi di concentramento in Slovenia. Peraltro i metodi di repressione poliziesca in uso in altri paesi nel XIX secolo non erano certo più morbidi. Ha ragione Del Boca a denunciare il mito della "brava gente" come falso nella sostanza e ipocritamente autoassolutorio nei fini; magari sarebbe il caso di non esagerare nel senso opposto: integrerei perciò la lettura di questo libro con qualla di "Una faccia, una razza. Le colonie italiane nell'Egeo" di Nicholas Doumanis e i libri di Susan Zuccotti sull'Olocausto in Italia; l'opinione di due storici non italiani (dunque non compiacenti) che mostra come anche nei momenti più tragici non siamo stati sempre dei mostri (il tasso di sopravvivenza degli ebrei italiani è stato superiore a quello di francesi e altri popoli). Non è vero comunque che gli italiani siano gli unici ad avere tendenze autoindulgenti: in altri paesi non si parlava di "brava gente" ma di "missione civilizzatrice", in Francia, e "genio colonizzatore", in UK. Inoltre l'uso della parola genocidio riferito alle deportazioni libiche è tipico di un anticolonialismo militante e dal lessico facilone (vedi anche il libro di Eric Salerno): ormai parole come "genocidio" e "razzismo" sono distribuite come caramelle. Trovo poi bizzarra e contraddittoria la chiusa sui "soldati di pace", come vengono ossimoricamente definiti i militari che partecipano alle missioni all'estero; cacciato dalla porta, il buonismo ipocrita rischia di rientrare dalla finestra. Voto 2/5

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    Karinzia

    14/05/2006 10.36.24

    Sto leggendo qs libro e lo trovo molto interessante e ben documentato.La parte sulla Slovenia la conosco bene e purtroppo,le storie di qs libro,non vengono fatte sentire da nessuno.E' una denuncia giusta per tutte le cose oscene fatte e che stiamo facendo!!!!!Bravo Del Boca

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    dinoghelfi

    11/04/2006 11.20.16

    non immaginavo di scoprire questo aspettavo degli italiani e il giudizio negativo di tanti esponenti stranieri che hanno visitato e vissuto per qualche tempo in italia. trovo questo libro molto interessante e nello stesso tempo coinvolgente e dico grazie a Del Boca per avrlo scritto. distinti saluti dino.

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    Mario Gabrielli Cossellu

    02/04/2006 22.22.03

    Ho appena terminato di leggere il libro. Così come dice lo stesso autore, è difficile fare una lista esaustiva di tutto il materiale e di tutti gli avvenimenti che meriterebbero (purtroppo) essere citati e analizzati qui. Mi sembra un ottimo libro, ben documentato e inoppugnabile nello smontare i falsi miti autoconsolatori, e uno degli aspetti che più danno rabbia sono precisamente le autoassoluzioni o addirittura la cecità e la complicità di tanti nostri connazionali: mi riferisco specialmente all'episodio di un criminale di guerra e assassino spietato come Rodolfo Graziani, considerato oggi come un "santo" nel suo paesello natale. E vengono i brividi pensando che se i Partigiani non avessero esercitato la giusta e doverosa giustizia nei confronti di Mussolini e di alcuni suoi gerarchi, anch'essi alla fine se la sarebbero cavata a buon mercato, dando tutte le colpe al "pazzo" Hitler e pronti a mettersi al servizio dell'"anticomunismo". Ma è bellissimo l'accenno finale dell'autore alla speranza di un presente e di un futuro migliore, basato sui migliori italiani, come quelli del volontariato.

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    fabrizio

    28/03/2006 16.49.45

    Provate a leggere tutta la collana di Del Boca sul colonialismo, magari approfittando dello sconto Oscar in questo momento applicato dalle librerie: soprattutto i quattro volumi de Gli italiani in Africa Orientale...

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    buster brown

    28/03/2006 14.45.09

    Del Boca è da anni che pubblica libri scomodi studiando pezzi della nostra storia patria altrettanto scomodi . Il libro è ben documentato , come al solito, e meriterebbe , stante la originalità degli argomenti, un battage pubblicitario che invece non si è avuto . Mi pare che gli studi sulle responsabilità italiane nelle guerre d'africa e nella seconda guerra mondiale siano fortemente boicottati.

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    il Bombarolo

    24/03/2006 12.57.39

    Italiani, brava gente? Pablo Picasso, nel 1937, dipinse un quadro che tutti conosciamo bene: Guernica. Quella tela (un vero e proprio atto di accusa contro la guerra) è entrata nell’iconografia mondiale, come il simbolo che rappresenta meglio l’orrore e la disumanità della guerra. Questo simbolo è nato, anche, grazie agli italiani. Bombardieri italiani, insieme a quelli della Germania nazista, parteciparono al bombardamento terroristico contro la città basca di Guernica. Dunque, questo simbolo, ci consegna alla Storia come dei cechi assassini guidati solo dalla ottusità nazifascista! Per cui, crogiolarci nell’assurda favola auto-assolutoria dell’italiano civile e pacifico, creata su misura per mascherare, cancellare e nascondere le nostre carneficine e responsabilità, non serve a nulla e a nessuno. Serve magari a quelli che sul mito del “bono italiano” ci campano: vedi la destra post e neo fascista, quei personaggi ambigui in bilico tra peronismo e demagogia, schiavi della retorica da recita scolastica, o a quei nuovi nazionalisti che difendono a spada tratta il nostro dovere (o sogno?) neo-imperialista nell’esportazione della “civiltà”, e che minimizzano sulle operazioni militari offensive condotte dai nostri soldati in Iraq, essendo dei “bravi ragazzi”. Un pregiudizio “in positivo” duro a morire, stratificato nella società, e che se non viene spezzato in tempo, rischia di diventare un fatto antropologico. A questo scopo serve il libro di Del Boca, ovvero ad uscire dalla mentalità del carnefice, che ha le spalle coperte dalle sue implicazione, grazie all’impunità politica e mortale. Ma anche a ragionare su chi siano realmente, oggi e ieri, i veri ed unici Bravi Italiani.

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    Domenico

    01/03/2006 14.08.23

    Finalmente un libro che sfata con efficacia un falso mito sul quale ci siamo crogiolati per decine di anni. Meno efficace l'inserimento del capitolo sulla Resistenza e la strana apertura di credito alle missioni "umanitarie" all'estero del nuovo esercito di professione. La missione in Somalia e quella odierna in Iraq non mi sembrano segno di una discountinuità rispetto al passato.

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    Paolo - Cesena

    20/02/2006 16.26.14

    Un libro così ben documentato dovrebbe essere un testo propedeutico nelle scuole superiori, per meglio far comprendere agli studenti la storia contemporanea.

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    Davide

    16/11/2005 13.30.58

    Ottimo libro di storia, dove vengono riportate tutte quelle notizie che la storiografia italiana ha cercato di occultare. Libro fondamentale per capire un po' meglio chi siamo veramente. Non esiste il popolo buono per definizione, chiunque può diventare un carnefice. Tra le altre qualità il libro è di piacevolissima lettura come e forse più di un romanzo.

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