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Inizio degli anni 2000, dopo la terza guerra mondiale il nuovo Governo mondiale fa proprie le tesi del Relativismo. Il romanzo risulta un distopico meno crudo di 1984 e con un finale aperto alla speranza come in Fahrenheit 451. Sia il regime del Relativismo che quello messo in piedi da Jones lasciano infatti un margine di operatività ai singoli e il controllo non è così capillare come nell'opera di Orwell. Interessanti alcuni spunti circa l'ossessione per il diverso o come un sistema teoricamente relativisco possa divenire a sua volta un regime. Il tutto però non è mai affrontato in modo organico, il romanzo rimane una lettura piacevole con sollecitazioni interessanti, ma privo della tempra dei "classici" di Orwell o Bradbury.
“E Jones creò il mondo” è il secondo romanzo della numerosa produzione di Dick; anche se successivamente l’autore svilupperà libri destinati a essere maggiormente noti e seguiti, questo romanzo si legge volentieri. Devo dire che avendo letto già diversi libri di questo autore, al di là di tutto, ogni suo libro mi sembra riuscire a suscitare curiosità.
Distopia/Utopia ironica di Dick nel quale sono già trattati (questo è il suo secondo romanzo) parecchi dei temi che caratterizzeranno la sua produzione, dallo scenario post-apocalittico del futuro, alla fantapolitica e alle visioni speculari di "L'uomo nell'alto castello", ai metariferimenti dell'opera dickiana. Dick non è mai un autore banale e chiunque dovrebbe leggere almeno un suo libro nella sua vita, questo sembra un buon punto di partenza. Da qualche parte si intravedono le potenzialità che romanzi come "Ubik" o "Ma gli androidi sognano pecore elettriche?" porteranno a piena maturazione, ma allo stesso tempo non si prende troppo sul serio ed è assolutamente abbordabile anche per chi cerca un thriller fantascientifico dall'architettura interessante e dalle molte sfaccettature. Si nota un linguaggio più acerbo, certamente meno cervellotico o febbrile dei romanzi successivi, la trama è interessante quel tanto che basta a ravvivare le considerazioni politiche, sociali e filosofiche che sono le sue. Una buona lettura, nonostante tutto.
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