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Keyla la rossa - Isaac Bashevis Singer - copertina

Keyla la rossa

Isaac Bashevis Singer

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Traduttore: Marina Morpurgo
Curatore: Elisabetta Zevi
Editore: Adelphi
Anno edizione: 2017
In commercio dal: 26 ottobre 2017
Pagine: 280 p., Brossura
  • EAN: 9788845932083
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Keyla la rossa

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Gaia la libraia

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Se questo magnifico libro è rimasto praticamente inedito fino a oggi, è forse perché Singer esitava a mettere sotto gli occhi dei lettori goy il «lato oscuro» di quella via Krochmalna da lui resa un luogo letterariamente mitico.

«Capitava di rado che una femmina già passata per tre bordelli si sposasse ... Era un segno del cielo inviato a tutte le puttane di Varsavia: non dovevano perdere la speranza, l'amore avrebbe continuato a governare il mondo». Ed è proprio l'amore la sostanza incandescente di questo romanzo: l'amore-passione, quello che non lascia scampo, quello che può indurre alla follia. A Keyla la Rossa nessuno resiste: né Yarme – un seducente avanzo di galera –, né il giovane e fervido Bunem – che pure era destinato a diventare rabbino come suo padre –, né l'ambiguo Max. Se questo magnifico libro è rimasto praticamente inedito fino a oggi, è forse perché Singer esitava a mettere sotto gli occhi dei lettori goy il «lato oscuro» di quella via Krochmalna da lui resa un luogo letterariamente mitico. In Keyla la Rossa si parla infatti in modo esplicito di due argomenti tabù: la tratta, a opera di malavitosi ebrei, di ragazze giovanissime, che dagli shtetldell'Europa orientale venivano mandate a prostituirsi in Sudamerica, e l'ignominia di un ebreo che va a letto sia con donne che con uomini. Alle turbinose vicende dei quattro protagonisti (e dei numerosi, pittoreschi comprimari) fa da sfondo, all'inizio, la vita brulicante, ardente, odorante e maleodorante del ghetto in cui era confinata, in condizioni di estrema miseria, la comunità ebraica di Varsavia, e poi quella, non meno miserabile e caotica, delle strade di New York in cui si ammassavano gli emigrati nei primi decenni del secolo scorso: affreschi possenti, che non a caso molti hanno accostato a quelli ottocenteschi di Dickens e Dostoevskij.
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    cecilia

    11/03/2021 11:19:03

    Premessa necessaria: io nutro una ammirazione sconfinata per il fratello di Singer, Israel. Questo romanzo rimasto inedito fino ad oggi non mi ha convinto, come in genere non convincono i ripescaggi degli inediti. A mio parere manca proprio una revisione finale da parte dell'Autore, un intervento che bilanci dialoghi spesso appiattiti e scansioni temporali a volte repentine.

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    luciano

    25/08/2020 08:52:27

    Keyla è bellissima. Fa pensare a un dipinto, "ha i capelli rossi, gli occhi verdi, la pelle candida". A ventinove anni era già passata per tre bordelli di Varsavia. poi, il trentanovenne Yarme, che era stato in prigione per furto e con l'accusa di tratta delle bianche, dopo avere trascorso un giorno e una notte con Keyla, l'aveva portata da un rabbino e l'aveva sposata. "Capitava di rado che una femmina già passata per tre bordelli si sposasse", e ciò rappresentava una speranza per tutte le prostitute di Varsavia: "che l'amore avrebbe continuato a governare il mondo. Tra Keyla e Yarme tutto filava liscio, poi era comparso Max lo storpio, vero e proprio spirito del Male, per Keyla Max era l'Angelo della Morte. Max aveva conosciuto Yarme in carcere e, sebbene avessero una decina di anni di differenza, avevano stretto un'amicizia intima; Max aveva coinvolto Yarme in una relazione omosessuale. Ora Max voleva trascinare Keyla e Yarme nei suoi sporchi affari e stabilire una relazione intima a tre. Keyla rifiutava tutto ciò e Max l'aveva violentata: "le era balzato addosso con l'agilità di un acrobata o di un demone. Con una mano la schiaffeggiava, con l'altra la tirava per i capelli. Con le ginocchia le spalancò le gambe e fece i propri comodi". Keyla urla : Sono un essere umano, non una bestia" e non vuole ricadere nel fango dei bordelli. Abbandonato Yarme fugge in America con Bunem, il figlio del rabbino per iniziare una vita nuova, ma anche questa speranza per Keyla andrà delusa.

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    Sara

    12/05/2020 09:36:20

    Senza moralismi e, soprattutto, senza facili indulgere a facili spiegazioni, Singer fa di Keyla la metafora della fede, quella umanissima di chi pecca ma vorrebbe redimersi, quella straziante della miseria che vorrebbe riscattarsi. Keyla è un personaggio epico, travolgente e fragile insieme, donna in balia di forze più grandi di lei e sempre sull’orlo della disperazione. Bunem è il controcanto ateo, cerebrale («hanno inventato un apparecchio che vola sopra le nuvole e sopra le nuvole non hanno trovato alcun Dio»), è la ragione che non può tollerare la misericordia di un Dio lontano e imperturbabile davanti ai tormenti degli uomini.La trama contiene qualche acrobazia di troppo, e spesso è ripetitiva, rivelando la sua originaria natura frammentata, ciò che, almeno per quanto mi riguarda, ha reso la lettura a tratti farraginosa e lenta, ma non c’è dubbio che il respiro narrativo di Singer sia sempre arioso, le tinte fosche non riescono a saturare del tutto i colori e la vivacità brulicante di vita di via Krochmalna. Keyla la rossa di I. B. Singer è un romanzo sulla fede e la sua perdita, sulla vita e sul destino. Il destino dell’umanità intera.

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    Mauri

    16/03/2020 11:35:33

    Primi del ‘900 visti dalla parte degli ebrei. Storie di disperazione, emarginazione, malavita, povertà, religiosità assoluta. Ma anche di generosità e amore portato fino agli estremi. Un racconto duro ed impietoso. Da leggere per capire anche quella “parte” di umanità,

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    Anna

    10/03/2020 00:12:33

    Dai bassifondi di un'umanità degradata e priva di valori emerge gigantesca Keyla che, per quanto in apparenza identica agli altri suoi simili, è di sentimenti buoni, quasi nel fondo incontaminati; tanto è vero che riesce a diventare migliore grazie all'amore per Bunem, il figlio del rabbino che, in confronto a lei, è un omuncolo fondamentalmente perbenista e ipocrita. Il libro, con tutti gli altri personaggi a contorno è bellissimo

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    serafini lino pasqualino

    02/10/2019 07:19:34

    i fratelli singer sono abilissimi ha roccontare storie sugli ebrei polacchi.Questo libro ne è la conferma. ottimo

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    silvana

    02/04/2019 11:22:41

    Bellissimo romanzo con personaggi splendidi nella loro miseria umana. Grazie all'editore che lo ha pubblicato.

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    Cristina

    24/03/2019 05:41:09

    In un romanzo che si presenta come una pittoresca descrizione di bassifondi ed immoralità, l’ autore si pone e ci pone domande fondamentali: esiste per Keyla una possibilità di riscatto, tra la passione animalesca di Yarme, il fascino perverso e pervertito di Max, il perbenismo di Bunem, l’astratta purezza di Solcha? La moralità, che sia data dalla religione dei padri, rifiutata nelle sue forme estreme, ma mantenuta come credo di fondo e comunque sentita come etica anche nello scetticismo, o che sia data da un credo politico che vuole essere anch’esso puro, è veramente coniugata con la pietas e l’empatia oppure è un’astrazione che si nutre solo di se stessa? A queste domande si incrociano la riflessione sulla religione ebraica ortodossa e su un Dio tradizionalmente descritto come buono e compassionevole e l’interrogativo su quale sia l’alternativa una volta abbandonate le certezze del passato, simboleggiato dalla Polonia, per un futuro, rappresentato dall’America, dove gli Ebrei lavorano di sabato e d i Cinesi non portano il codino.

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    Federica

    10/03/2019 12:51:23

    Uno dei romanzi più belli letti nell'ultimo periodo.

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    alessandradl

    17/11/2018 16:09:27

    Premesso che il fratello Israel ha scritto dei capolavori, i libri di Isaac, nonostante si collochino un gradino sotto, sono altrettanto consigliabili. La miseria dei personaggi e la complessita' dell' identita' ebraica dipinti sullo sfondo del ghetto di Varsavia prima e di un'America inospitale dopo, creano un'atmosfera quasi soffocante. La realta' e' dura ed e' raccontata come tale soprattutto per il popolo ebraico su cui grava un peso storico.

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    AdrianaT.

    02/11/2018 08:34:59

    Sa di favoletta, ma di favoletta scritta da un Nobel. Una storia dei tempi andati, ma scritta solo quarant'anni fa; ci sono i cattivi, i buoni e la pulzella in difficoltà, per metà santa e martire, e per metà puttana - letteralmente. Sullo sfondo città gelide e torride in cui si lotta per sopravvivere dignitosamente e per amare, o per concludere torbidi affari, per possedere e prevaricare. Le culture yiddish e goy che si scontrano e si mischiano fra conflitti storici, politici e dilemmi religiosi ed esistenziali, aneliti di libertà ed emancipazione: tutto scorre fluido, dinamico e coerente. Lettura distensiva e divertente dalla consistente e sostanziosa semplicità e leggerezza. «Bunem, non avrei mai creduto che una persona potesse scendere così in basso così in fretta». «Basta cominciare».

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    maeva

    22/09/2018 13:10:11

    Un libro e un autore che non conoscevo e che ho imparato a conoscere ed apprezzare leggendo Keyla la rossa. Un libro che ho acquistato per curiosità, colpito dalla protagonista, dal periodo e dal paese dove si svolge la maggior parte della storia. L'autore Isaac B.Singer, polacco di origini ebraiche, dipinge le sofferenze di un popolo alle prese con il controllo russo, in particolare gli ebrei polacchi, e mette ben in evidenza la difficoltà di professare la propria fede attendendosi alle tradizioni secolari. Infatti uno dei protagonisti è figlio di un rabbino dal quale sarà disconosciuto quando saprà che suo figlio se la intende con una prostituta di professione. A tratti il romanzo presenta momenti di stanchezza ma che ben si addicono all'intera storia che è un susseguirsi di personaggi, situazioni e sorprese.

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    Paola

    21/09/2018 22:53:27

    È un romanzo espressionistico, a tinte forti, a tratti eccessivo, un affresco dove i protagonisti volteggiano senza sosta tra dannazione e redenzione, in un turbine narrativo che l’autore stesso pare stenti a dominare. In un susseguirsi di colpi di scena, a tratti repentini e inverosimili, Keyla e Bunem fuggono dal passato o forse soltanto da se stessi, senza mai pervenire, di qui o di là dall’Atlantico, ad un equilibrio o ad una pacificazione dai tormenti che li pervadono. È un senso di incompiutezza che si riflette, a mio avviso, anche sulla narrazione: essa giunge all’epilogo lasciando il lettore smarrito, proprio come i suoi personaggi.

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    Gianfranco Russo

    20/09/2018 21:12:32

    Singer è uno scrittore straordinario. L'ho scoperto per caso, tramite il passaparola, e ne sono stato rapito. La sua prosa è chiara, limpida, come se fosse fatta di schegge lavorate. Una delle più alte espressioni della letteratura ebraica. Eppure, ci si può accostare a lui senza essere un conoscitore profondo della cultura ebraica... è il testo stesso a fare da guida tra i meandri della Polonia del secolo scorso, in un mondo fantastico, che ha qualcosa di C'era una volta in America, qualcosa delle fiabe antiche, e tanto altro... Un gioiello!

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    Luca

    20/09/2018 13:23:55

    Keyla , che - "Nonostante tutto era sempre bellissima. I capelli rossi , gli occhi verdi e la pelle candida facevano pensare a un dipinto" - , esercita con grande impegno e professionalità il mestiere più antico del mondo nella sua piccola realtà nel quartiere ebraico di via Krochmalna con l'approvazione del marito Yarme che la ama profondamente e non sembra curarsene affatto purché lei si dimostri sempre leale nei suoi confronti. Bellissime descrizioni, da leggere!

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    Antonio

    19/09/2018 16:12:05

    Singer racconta una città fatta di credenti delle sacre scritture e timorati da Dio e da altri che quel Dio lo negano con tanto di argomentazione. Immergersi in queste pagine è veramente un tuffo nel passato, un passato poco conosciuto e che poi è finito definitivamente con l'avvento del nazismo, dell'occupazione della Polonia da parte dell'esercito tedesco, della deportazione in blocco di tutte per persone che abitavano i quartieri ebraici di Varsavia. Singer, per chi lo conosce, è un romanziere pieno di spirito tipicamente ebraico, che ritroviamo nelle rappresentazioni di Moni Ovadia, nelle barzellette ebraiche che racconta nei suoi spettacoli. Leggetelo," Keyla la rossa" merita di sicuro

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    Elisa

    17/09/2018 18:30:01

    Si ritrovano le ambientazioni e le atmosfere di Singer anche in questo romanzo, Varsavia e l'America. Keyla è un personaggio che sconvolge, seduce, irrita per la sua ignoranza, commuove per il suo desiderio emancipazione e allo stesso tempo confonde per la sua necessità di appartenere comunque ad una comunità. Bunem è tra gli uomini che restano affascinati da questa rossa ignorante e ammaliatrice e il conto che pagherà alla vita sarà disperato. Interressante la collocazione storica.

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    Ugo

    29/07/2018 16:38:52

    Quale grande estimatore di Singer, ho letto praticamente tutti i suoi romanzi. Per questo motivo ho esitato ad acquistare quest'ultimo, temendo che prima o poi mi sarei imbattuto in qualche delusione (può un autore essere sempre al massimo in tutte le sue opere?!). Ebbene anche questa volta (per l'ennesima volta) sono rimasto "fulminato" dalla bellezza del testo, dalla trama avvincente (con continui colpi di scena), dal significato "universale" della vicenda, che travalica la storia in sé. Incredibile che questo romanzo (a mio parere uno dei migliori) sia stato scritto nel 1977, dimostrando fin da allora una raggiunta maturità che non si sarebbe più affievolita. La grandezza di Singer consiste -a mio parere- in una capacità molto semplice: descrivere la vita così com'è, piena di sorprese, contraddizioni, domande senza risposta. Costruire teorie o modelli, fare progetti, programmare il futuro è inutile, perché si viene sempre spiazzati. Il mio voto è il massimo.

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    Antonella

    05/07/2018 15:43:59

    Bellissimi i personaggi femminili ma il romanzo risulta alla fine deprimente

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    patrizia b.

    01/07/2018 17:13:14

    Ma tre stelle n on sono neanche il giudizio esatto perché il libro mi ha lasciato perplessa. Creature sbattute da vento che non sanno dove andare e questo l'ho capito. Però forse ha influito il fatto di essere stato pubblicato a puntate, perché ci sono puntate bellissime e puntate pessime e mi sembra anche che la storia non sia terminata. L'ha fatto apposta? Se penso alla "Fortezza" e alla "Famiglia Moskat", c'è un vero abisso.

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    Emanuele

    15/05/2018 12:34:26

    Bellissimo romando di Isaac B Singer. Una sorta di Dostoevkij in salsa yiddish, anche se le atmosfere descritte mi ricordano di più il miglior Simenon. I due protagonisti sembrano incapaci di uscire da sè stessi, di trovare un modo diverso di vivere, nonostante il desiderio disperato di farlo, nonostante la fuga e il "nuovo mondo". Perché non importa dove viviamo, non importa ciò che ci sta attorno: è la liberazione dalle proprie pastoie interiori che risulta impossibile ai due protagonisti. Una storia dura, amara, che mi ha toccato nel profondo.

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    stefano

    02/01/2018 15:27:48

    E' un romanzo alla I. Singer. Drammatico, duro, articolato, ricco. La storia narra le vicende di una prostituta ebrea, nei primi del novecento, prima nella Varsavia oscura, grigia, umida, già descritta in altre opere, poi, nella New York disperata, povera, razzista. I. Singer non si risparmia ed i personaggi diventano bilie nella penna dello scrittore. La donna vive una vita disordinata e sordida, debosciata nei comportamenti. Intreccia avventure, fino a perdersi in una relazione con un pittore stralunato. La fuga in America è una necessità mortale. Non c'è un attimo di sosta ed il dramma sale, vortica, schiaccia. Donne e uomini sono alla mercé di un Destino freddo ed implacabile. La volontà umana non ha peso. Tutti sono condannati ad espiare colpe incomprensibili, a pagare un prezzo elevato, senza capirne le ragioni. L'Amore stesso è sottoposto al tiro incrociato della realtà, che non risparmia i sentimenti più nobili. Un'opera sicuramente intrisa di pessimismo, ma anche critica nei confronti del modello, dei costumi, della società americana, indifferente, cinica e spietata con chi non riesce ad allinearsi alle sue regole sociali, alla sua mentalità. Una nota di merito alla Adelphi per la foto della prima pagina del manoscritto, con relative note e cancellature dell'autore.

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  • Isaac Bashevis Singer Cover

    (Radzymin, Polonia, 1904 - Miami, Florida, 1991) scrittore ebreo-polacco di lingua jiddish. Di ascendenza rabbinica, trascorse l’infanzia nel quartiere popolare di Varsavia dove il padre aveva il suo «Beth Din» (tribunale religioso ebraico): l’esperienza di questo ambiente osservante e avventuroso, domestico e insieme sacrale (rievocato nel libro di ricordi Alla corte di mio padre, 1966), così come gli studi nel seminario rabbinico di Varsavia, furono determinanti per la sua personalità di scrittore, rivelatasi dopo che, nel 1935, si trasferì a New York. Il suo primo romanzo, Satana a Goray (1935), ritrae la tentazione messianica, ossia il sogno mistico-erotico e perverso di cooperare all’infrazione della legge, per accelerare il trionfo del... Approfondisci
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