King Animal

(Deluxe Edition)

Artisti: Soundgarden
Supporto: CD Audio
Numero dischi: 1
Etichetta: Mercury
Data di pubblicazione: 13 novembre 2012
  • EAN: 0602537185504

€ 26,75

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Descrizione

Contiene: 3 Bonus Tracks.

Disco 1
  • 1 Been Away Too Long
  • 2 Non-State Actor
  • 3 By Crooked Steps
  • 4 A Thousand Days Before
  • 5 Blood On The Valley Floor
  • 6 Bones Of Birds
  • 7 Taree
  • 8 Attrition
  • 9 Black Saturday
  • 10 Halfway There
  • 11 Worse Dreams
  • 12 Eyelid's Mouth
  • 13 Rowing
  • 14 Worse Dreams
  • 15 Black Saturday
  • 16 By Crooked Steps

Recensioni dei clienti

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    scarlet nabi

    20/11/2012 17:57:38

    "I've been away for to long": una dichiarazione d'intenti. A sedici anni da Down on the Upside il motore dei Soundgarden ruggisce ancora. Ne avevamo avuto un assaggio quest'estate, e si erano risvegliate le aspettative intorno a un gruppo finalmente compatto: le tre canzoni "storiche" estratte da questo concerto e incluse nella versione deluxe del disco suonano come il rafforzamento di una promessa. È stata una parentesi di silenzio punteggiata dai discussi dischi solisti di Chris Cornell - a volte onestamente pessimi - e l'esperienza con gli Audioslave, e lo spessore di questo bagaglio musicale riverbera chiaramente in King Animal. In questo periodo, Kim Thayil ha suonato con Jello Biafra; Ben Sheperd ha collaborato con Mark Lanegan e ha chiuso il secondo album dei suoi Hater; Cameron è entrato stabilmente nei Pearl Jam. E, in effetti, nei nuovi pezzi c'è lo zampino del producer Adam Kasper e di Mike McCready, che ha partecipato alle registrazione di Eyelid's Mouth -il primo brano composto dopo l'incontro dell'autunno 2010. Alcuni hanno malignato che questa sia una delle ennesime reunion di convenienza, e potrebbe anche essere vero. Ma la magia è tornata: forse c'è meno rabbia nella voce altissima del cantante, ma è la stessa potente alchimia di metal, attitudine indie e radici blues che animava la scena grunge degli anni Novanta, già nata da un sincretismo stilistico difficilmente definibile che oggi sembra essere confluito nello stoner del deserto di Joshua Tree. Fin dall'inizio, ci si sente risucchiati dalla macchina del tempo dei pesanti riff zepelliniani del chitarrista e da una sezione ritmica che toglie il fiato. A bordo di una vera giostra schiacciasassi che ricorda le atmosfere claustrofobiche dello storico EP Screaming Life, si sale fino alle vette liriche di ballate poetiche e introspettive, alla Doors, e si ridiscende in abissi più cupi: i Melvins più lineari e melodici.

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