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Kitchen

Banana Yoshimoto

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Traduttore: Giorgio Amitrano
Editore: Feltrinelli
Edizione: 27
Anno edizione: 2002
Formato: Tascabile
Pagine: 150 p.
  • EAN: 9788807812439
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    Annina

    25/08/2014 21:18:58

    Lettura semplice, coinvolgente il senso di solitudine che appartiene ai protagonisti ma nulla di più.

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    Stefano falotico

    25/02/2014 18:11:48

    Esordio col botto per la fino ad allora Yoshimoto. Una semplice intuizione seminale, sì, farà scuola il suo minimalismo intuitivo. Sceglie un semplice ambiente domestico, la cucina, come da titolo originale in inglese, e se ne proietta a fantasia sua di prosa, tra il favolistico, l'evocativo e il sognante trascendente, che farà proseliti, divenendo celeberrima e fra le più vendute autrici del mondo. La cucina diventa così arredamento della sua anima, a dilatarsi in tanti fantastici prolungamenti. La banalità di un tocco poetico suo geniale. Meritandosi tal primato perché è scrittrice di inestimabile rarità unica. Abbina la semplicità di narrazioni dal linguaggio facile ma sottile, fascinoso e magnetico per catturarcene in suoi tanti libri, avventurosi, onirici, strambi, quasi esoterici, spesso a episodi, orientalissimi, suggestivi e soffici, sospesi e "prospettici", perché ci inducono ad altre visioni della vita, sfioran(d)o il new age ma mai rendendolo manierismo. Non vi è anzi materia in Banana, ma un dolce, romantico ectoplasma profumato di favola, dunque la vita come dovrebbe essere, ed è per chi la vede come lei, coi suoi occhi, dunque. Ricreandola sempre.

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    CLAUDIA

    21/01/2014 14:11:21

    cosa insolita ho dovuto costringermi a finire questo libro. lo trovo insulso, inconsistente, ed io che sono un'amante dei manga non riesco a ritrovarli (anche se tutti dicono che è una scrittura da manga) in questo lungo racconto. la morte e il lutto sono banalizzati. da molti commenti ho dedotto che nel leggerlo tutti vi inseriscono del proprio per ovviare a questa surrealtà; come ad esempio interpretare Yuichi come un compagno di scuola quando invece Mikage afferma chiaramente che non l'ha mai visto prima del funerale, forse per apprezzarlo dobbiamo giustificare la follia di andare a vivere sul divano di uno mai visto prima. comunque aprte questo non apprezzo ne il pòoco approfondimento dei personaggi ne i salti nella trama , per altro inesistente, che rendono la storia inconsistente. lo trovo un libro vacuo , inconsistente e di una scrittura banale, lo sconsiglio caldamente

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    Cassandra

    04/07/2013 10:35:50

    Sono indecisa se dare 2 o 3 punti a questo romanzo....ne do tre comparandolo ad altre oscenità che girano di questi tempi ;) Premesso che è il secondo libro di autore giapponese che ho letto, dopo norwegian wood di murakami, ho trovato alcune affinità tra i due scrittori. Prima di tutto quella che pare un'ossessione per la morte (è tipicamente orientale? Non saprei). In kitchen molti, troppi personaggi scompaiono, così che quello che è il tema fondamentale, la solitudine di mikage e dell'amico, perde di intensità, poichè l'autore non analizza a fondo la perdita delle persone care. Ciò che voglio dire è: alle prime, dolorose morti i personaggi reagiscono in modo drammatico, ma TROPPE morti banalizzano eccessivamente il tutto... Il libro è scorrevole e molto "delicato" nelle descrizioni, che fungono da specchio per le emozioni di mikage. Credo che sia difficile per me da apprezzare in quanto è uno stile letterario diverso da ciò a cui siamo abituati, molto più diluito nell'espressività, molto più "quieto"...è solo una questione di gusto personale, ma preferisco più drammaticità e pathos, sentimenti violenti e contrastanti. Non un brutto libro,ma lontano dalla mia sensibilità :)

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    Emanuele

    03/10/2012 00:32:55

    Banana Yoshimoto per me è una lettura semplice ma non per questo superficiale! I suoi libri, complice la lunghezza ridotta, si leggono con facilità ma nonostante questo sarebbe follia definirli "scritti tanto per...". Il suo stile è semplice ma nello stesso tempo profondo, per tutti ma nello stesso tempo per pochi. Oltre questo romanzo ho letto anche "Il coperchio del mare" e devo dire che l'autrice mi garba abbastanza. Se posso darvi un consiglio: leggete un libro di Banana dopo aver letto un libro impegnativo.. non rimarrete delusi! :) Voto 3,5

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    M@RI@

    11/09/2012 11:34:07

    Niente di particolare, commovente il senso di solitudine e di abbandono ma come scrittrice rivelazione forse lo poteva essere vent'anni fà in Giappone dove l'uomo era un'immagine virile e la donna timida e fragile ma non nel ventunesimo secolo in Italia.Il tema dell'omosessualità non è descritto mica tanto bene, credo che il personaggio servisse solo ai fini dello sviluppo della protagonista.

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    simon@

    02/09/2012 17:27:45

    Rileggo questo libro dopo dieci anni, ne conservavo un bel ricordo che confermo. Leggero e particolare, ma semplice. Confermo che la Yoshimoto mi piace!

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    Klò

    14/02/2012 19:25:02

    Bella traduzione , molto scorrevole , coinvolgente , adoro lo stile ,fantasia e le tematiche affrontate di Banana Yoshimoto come la diversità,la morte ,la solitudine,l'amore e la famiglia.Nonostante lei rappresenti un altra cultura, distante dalla nostra , non solo è un ulteriore arricchimento ,per me , ma scopro che , nel suo modo di porsi nei confronti della vita,lei sia molto più vicina di quanto lo possa essere un altra persona di cultura europea.

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    nadia

    07/01/2012 10:50:30

    Niente da fare: è la seconda volta che leggo "Kitchen", ma proprio non riesco ad apprezzarlo. Lo stile dello Yoshimoto non mi convince, e nemmeno i suoi personaggi, che ai miei occhi non hanno niente di autentico o concreto. Sono come sbuffi di vapore, altrettanto inconsistenti.

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    Mattia

    23/08/2011 10:26:28

    Breve romanzo sulla solitudine, la perdita, l'adattamento, la famiglia; quest'ultima viene proposta come "concetto" dinamico, una sensazione interiore indipendente dal classico significato che la società gli attribuisce. Nel libro è presente anche "Moonlight shadow", un breve racconto basato su una leggenda e che analizza tematiche simili.

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    Alice A.

    07/07/2011 14:50:02

    Quello della Yoshimoto è uno stile sempre attuale e affascinante, che ci racconta di usi e costumi lontani dai nostri ma anche di modi di vivere e sentimenti vicini ai cuori di tutti, specie delle donne. Un libro delicato e profondo, a tratti fiabesco ma anche commovente.

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    stefano

    01/05/2011 18:39:34

    Banana racconta lo smarrimento e la solitudine che la morte di persone care lascia dietro di se e il bisogno di avere qualcuno accanto per condividere questo sentimento x ritornare a vivere. Mikage viene "adottata" da Yuichi e da sua "madre" dopo la morte della nonna sua ultima parente rimasta. I due ragazzi iniziano insieme un percorso tra amicizia ,morte,solitudine che solo la forza di volontà li farà ripartire rovinando così i piani del destino crudele. Il libro è scritto bene e la storia coinvolge con i suoi strani personaggi sempre pronti ad insegnare qualcosa al lettore.

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    Kiara

    12/03/2011 14:15:35

    Una lettura scorrevole e piuttosto intrigante. L'autrice tratta i temi a lei più cari come la morte e l'omosessualità.

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    Maria Cristina Flumiani

    21/02/2011 18:20:01

    Parla di una ragazza che perde l'unica persona che ha al mondo, la nonna; allora si rifugia nel cuore della casa, la cucina, dove vegeta senza nutrirsi. Quando un suo compagno di scuola e sua madre la invitano a stare nella loro bella casa, dimostra ancora la sua passione per la cucina che rappresenta per lei il luogo dove si prepara il cibo, risorsa basilare della vita, e ci si riunisce per consumarlo. Banana tocca diversi temi: la solitudine, l'omosessualità e quello che le è più caro della morte. L'autrice condisce la storia con quello stile lucido e triste e quella sensibilità che rendono ogni suo libro unico.

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    Gino

    18/10/2010 16:53:02

    Uno dei libri mitici dei miei vent'anni, ancora attuale. Ci colse con il suo intimismo poetico, i suoi ambienti, le cose e le persone che si relazionavano alla nostra sensibilità forte e fragile. Un mondo che esploravamo con la tenerezza e la forza dei neofiti.

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    Margherita

    19/09/2010 01:31:04

    Il primo libro che ho letto, mi ha attirato, ne avevo bisogno. Sì, proprio bisogno, mi ha fatto bene leggerlo. Consigliatissimo, è un libro che ti coccola in un certo senso, però ad essere onesti mi è piaciuta di più (e di molto) la seconda storia. Per questo dò 4/5, solo per questo.

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    katanoce

    30/10/2009 23:54:42

    Beh! c'è poco da fare il libro o ti prende o non ti prende. Erano 18 anni che tentennavo a comprare Kitchen, ora ho capito perchè, mah, sensazioni! Comunque, sarà il tipo di cultura orientale o più precisamente giapponese, questo mescolare sentimentalismo, mondo magico e cose fantastiche, un po' come nei cartoni animati giapponesi, al cui filone per certi aspetti si rifà la Yoshimoto, ma il libro proprio non mi è andato giù. Capisco però che questo genere di storie possano essere molto apprezzate da un pubblico femminile, non a caso a mia moglie il libro è piaciuto.

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    Pamela

    07/10/2009 16:15:09

    Ancora una volta ho la prova tangibile che il libro più acclamato di un autore non è per forza il migliore...e infatti la Yoshimoto ci ha regalato libri molto più belli di questo. (Il racconto Moonlight Shadow, comunque, è decisamente migliore di Kitchen!!)

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    luis

    14/09/2009 11:48:16

    proprio non mi piace...

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    Monica Renna

    22/05/2009 11:50:52

    Nell'edizione Faber and Faber, London and Boston, vi é con Kitchen un breve, incantevole racconto, Moonlight Shadow, ancora privo dell'eccelsa abilità narrativa della Banana Yoshimoto attuale, ma non di delicata naturalezza; "C'era una carica elettrica tra i nostri cuori...la notte che mori', la mia anima fuggi' via, e non la ritrovai. Era impossibile vedere il mondo come prima". Banana Yoshimoto qui narra l'esperienza dell'irreversibile e dell'infinito. Ancora lontana da integralismi karmico-moralisti di Lucertola, dalla leggerezza pesante di Sly e Tsugumi, dai vuoti antropologico-evolutivi nelle tematiche affrontate in North Point, qui Banana Yoshimoto affronta un tema che svilupperà eccelsamente in Sonno Profondo: la vita, la morte, il confine. Efficaci descrizioni degli stati d'animo comuni a tutti coloro che affrontano esperienze estreme. Monica Renna

Vedi tutte le 79 recensioni cliente

(recensione pubblicata per l'edizione del 1991)
recensione di Orsi, M.T., L'Indice 1991, n. 7

Del "fenomeno" Yoshimoto Banana si è cominciato a parlare anche in Italia, ancor prima che apparisse nelle librerie la versione italiana di "Kitchen*, il primo romanzo di successo della giovane scrittrice giapponese, scritto nel 1988. Un successo che, se all'inizio poteva essere sbrigativamente considerato moda passeggera e di scarse conseguenze, è stato invece confermato dalla pubblicazione di altri romanzi, tutti rapidamente saliti in Giappone alle prime posizioni nella classifica dei best seller. Su questa enorme popolarità, che è sembrata addirittura sfuggire al controllo del pur potentissimo sistema editoriale giapponese, si è molto discusso, ora limitandosi a riconoscere il fenomeno, che avrebbe fatto vibrare la sensibilità collettiva di tutta una generazione, ora giustificandola con l'originalità dei racconti, la loro sapiente commistione con le tecniche del fumetto, la freschezza delle immagini.
In effetti, Yoshimoto sembra aver compiuto con indubbia abilità l'operazione di attingere ai suggerimenti di una letteratura popolare (e certo nessun genere è considerato tanto "popolare "- in tutte le possibili accezioni - quanto il fumetto in Giappone), recuperandone da una parte alcuni temi, situazioni stravaganti o paradossali, colpi di scena e l'ambiguità di un reale al limite del fantascientifico; dall'altra, facendone proprie le formule descrittive, la giustapposizione delle immagini che non lascia spazio al commento, il passaggio, per così dire, dal tutto campo al primo piano da un riquadro all'altro. Ma i racconti di Yoshimoto Banana superano allo stesso tempo i parametri troppo ripetitivi, prevedibili e convenzionali (in definitiva proprio quelli su cui la letteratura popolare fonda anche la sua forza), per inserire il discorso in una struttura tutt'altro che semplice o ingenua e che rivela quanto meno una solida base letteraria. Ad essa fa da supporto un linguaggio sofisticato nelle parti descritte, ricche di ellissi e associazioni; disinvolto e spigliato all'interno dei dialoghi che mantengono l'immediatezza di un parlare "giovane", privi come sono delle costruzioni elaborate e restrittive del linguaggio formale. A questa freschezza contribuiscono anche alcune parziali innovazioni: il frequente ricorso alle onomatopee, per esempio, che purtuttavia rivela il suo debito non tanto al fumetto quanto a una tendenza più generalizzata dei nuovi scrittori giapponesi di privilegiare al massimo la forma colloquiale, agile e grammaticalmente "spregiudicata", anche all'interno del discorso scritto. Ed è senza dubbio uno dei meriti della versione italiana offerta da Giorgio Amitrano, quello di aver saputo mantenere il "sapore" dell'originale. Sapore che non si basa tanto su una ricerca della novità a tutti costi, o sul ricorso a solecismi o forme gergali così intrinseche a un gruppo da essere intraducibili se non a costo di pesanti manipolazioni, ma proprio sulla "leggerezza" con la quale si ristrutturano le immagini, senza dar l'impressione di ricorrere a paradigmi già collaudati. Una prerogativa che è stata mantenuta al meglio, per attraversando le inevitabili trasformazioni suggerite dalla resa più efficace dell'originale. Il risultato permette quindi di apprezzare anche nella versione italiana il libro della Yoshimoto, il cui fascino sta forse proprio nell'aver saputo abbinare - come qualche secolo fa suggeriva un suo illustre collega, il poeta Basbô - la "leggerezza" del discorso con la ricchezza dell'ispirazione.
  • Banana Yoshimoto Cover

    Gruppo sanguigno A. Suo padre Ryumey Yoshimoto è un celebre poeta scrittore e critico di formazione marxista, autore, tra l’altro, di un saggio sulla figlia. Scrive sin da piccola, e nei primi anni delle elementari è decisa a diventare scrittrice. In alcune interviste ha dichiarato che a spingerla in questa direzione potrebbe essere stato, più che l'esempio del padre, quello della sorella Sawako, di sette anni più grande, che eccelleva nel disegno. Sarebbe stata la creatività di Sawako (in seguito diventata disegnatrice di manga con lo pseudonimo di Ha-runo Yoiko) a stimolarla a cercare una propria strada.Negli anni dell'infanzia legge molti manga. Ama in particolare quelli di Fujiko Fujio, Doraemon ("il mio primo amore") e ObaQ. A dieci anni scopre... Approfondisci
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