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Zerocalcare

Editore: Bao Publishing
Anno edizione: 2016
Pagine: 261 p. , ill. , Rilegato

nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Politica e governo - Attivismo politico - Conflitti armati

  • EAN: 9788865436189


Zerocalcare ci offre un lavoro importante, ricordandoci che lungo il confine turco-siriano non è in corso un semplice conflitto sull’esistenza del Kurdistan, ma una lotta sul significato della parola umanità.

In Kurdistan c’è questa cosa strana. Pure quello che pare il ragionier Filini, che non gli daresti mai una lira, che s’accolla con le lenticchie come mi’ nonna, c’ha una vita che Die Hard-Duri a Morire je spiccia casa e ti fa sempre sentire lo scemo del villaggio.

Zerocalcare negli ultimi anni si è imposto come una delle più autorevoli figure della controcultura italiana, un’etichetta che il fumettista di Rebibbia rifiuterebbe volentieri, data la programmatica riluttanza a prendersi sul serio. Eppure una volta finito Kobane Calling si ha la sensazione che Calcare non possa più sottrarsi a letture che elevino il valore culturale dei suo lavori, non più riducibili a semplice divertissement riservato a un pubblico giovane, disimpegnato e affamato di citazionismo pop. L’albo infatti segna un ritorno alla ribalta del fumetto di denuncia, un’importante presa di coscienza sui mezzi di questo formidabile medium, qui veicolo di informazione più potente di qualsiasi editoriale sul Medio Oriente. Probabilmente Kobane Calling sancirà il riconoscimento definitivo dell’autore, un lasciapassare per l’ingresso nel pantheon dei grandi del fumetto italiano, in compagnia di Gipi, Ortolani e del mai abbastanza compianto Andrea Pazienza.

Zerocalcare dimostra infatti che è possibile realizzare, attraverso il fumetto, un reportage giornalistico di valore, evitando che il mezzo dissacri la delicata materia trattata. Il rischio di volgarizzare il dramma curdo era elevato, dato che le vignette dell’autore si sono sempre segnalate per l’umorismo borderline e la presenza di personaggi sopra le righe, capaci di battute agghiaccianti. Per l’occasione il fumettista romano invece si contiene, relegando a semplice comparsa il fido armadillo e bandendo il ricorso a situazioni di cattivo gusto. Unica concessione all’umorismo, oltre all’onnipresenza del romanesco, è la rappresentazione dei guerriglieri dell’Isis in veste di cattivi di Ken il Guerriero, quegli inquietanti energumeni borchiati - dei culturisti deformi vestiti da punk - che condividono con Daesh l’attitudine alla decapitazione. Sorprende l’estremo realismo della narrazione, arricchita da premesse storiche e commenti in prima persona dell’autore, che si rivolge direttamente al lettore, sfondando spesso la quarta parete per illustrare in poche e chiarissime vignette delle complicate vicende di geopolitica.

Ci si immerge facilmente nel racconto proprio per la capacità di portare chiarezza in una situazione drammaticamente complicata, di cui i telegiornali danno contraddittorie notizie, proponendo di volta in volta diverse rappresentazioni della rivoluzione curda: prima prodotto di una rivolta armata e propugnata da terroristi in aperto conflitto con il governo turco e ora ultimo baluardo di civiltà contro l’avanzata dell’Isis. Giudizi sommari, figli dell’ondivaga politica delle diplomazie occidentali, che non tengono conto della storia di una guerra decennale, in cui definire posizioni manichee è da irresponsabili. Lungo il confine turco-siriano non esistono buoni o cattivi, ma solo vittime e carnefici, di ogni etnia e religione. I curdi del PKK raccontati da Zerocalcare non sono necessariamente buoni - anche se è difficile non simpatizzare per le avvenenti soldatesse armate di kalashnikov – ma rappresentano una forma di rivoluzione capace di portare un’idea di democrazia nel Medio-Oriente in cui le donne sono completamente emancipate. Kobane infatti sembra un matriarcato popolato da eroine votate alla protezione dei loro fratelli, falcidiati da un conflitto che li ha disumanizzati. Le donne paiono l’ultimo baluardo in difesa dell’umanità.

Questo libro tuttavia non è solo un reportage da una zona di guerra, ma anche un racconto di formazione, in cui Zerocalcare si interroga sul significato dei suoi tre viaggi e sulla natura dell’inedito lavoro, commissionato da Internazionale, periodico che aveva già ospitato parte delle vignette qui raccolte. Il fumettista confessa un certo imbarazzo nel calarsi nelle vesti del giornalista, obiettivo e alieno alla retorica, in grado di prendere le distanze dai personaggi intervistati. Infatti egli non riesce a rimanere neutrale, poiché cede alla tentazione di idealizzare Kobane e il modello curdo, trasformando l’albo in un libro politico. Il lettore ciò nonostante non potrà imputargli altre colpe, in quanto dalle vignette emerge un’umanità perduta, di cui lo spettatore occidentale ha un’immagine travisata da anni di pessima informazione. Zerocalcare ci offre un lavoro importante, ricordandoci che lungo il confine turco-siriano non è in corso un semplice conflitto sull’esistenza del Kurdistan, ma una lotta sul significato della parola umanità.

Recensioni dei clienti

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    rejectedfrogs

    10/08/2016 13.22.45

    E niente, Zerocalcare lo si odia o si ama, non ci sono cotiche. Però mi fa saltare i nervi quando si strumentalizza la sua evidente appartenenza politica per mettere in dubbio la validità delle sue affermazioni. Sì, è di sinistra. E allora? Non può permettersi di parlare di Kobane? Per quale motivo? Trovatemi un'altra persona in grado di raccontare la realtà dei curdi nel Rojava, il Kurdistan siriano, con altrettanta dovizia di particolari e di sentimenti, e ne riparliamo. Già, dimenticavo: nessuno ne parla. Almeno non i nostri mezzi di informazione attenti alla "par condicio" (a tale proposito, ricordo che secondo l'ultimo rapporto di Reporters sans frontières sulla libertà di stampa, nel 2016 l'Italia si classifica al 77° posto su 180). Tornando alla ciccia: Kobane calling è un utile e talvolta addirittura divertente reportage in forma di graphic novel. Tuttavia, Zerocalcare non vuole raccontare la guerra, ma la vita quotidiana in un lembo di terra schiacciato tra i turchi e l'Isis. La resistenza dei curdi, e soprattutto delle donne curde che combattono l'Isis, viene spesso ignorata dai media occidentali per via dell'esistenza del terrorismo curdo: il Pkk è infatti considerato un'organizzazione terroristica dalla Turchia e dall'Unione Europea. Lungi da me voler giustificare in alcun modo la lotta armata, lascio a chi legge ogni riflessione sulla cosiddetta "democrazia" turca, che Zerocalcare ha purtroppo modo di conoscere da vicino. E adesso basta. Leggetelo!

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    cristina rossana

    18/06/2016 09.38.02

    Peccato che un libro così interessante e "graphic story " accessibile a tutti abbia così poche recensioni! Ragazzi : leggete, leggete,leggete! E imparerete - tra molte altre cose che stanno accadendo e che richiedono la nostra sentita partecipazione e il nostro approfondimento sulla realtà del medio oriente - cosa significa essere adolescenti in Siria e Turchia! cosa significa dover combattere per una vita "normale"! cosa significa andare in galera a 13 anni! cosa significa avere una condanna a 98 anni di galera solo per aver espresso la propria opinione! Cosa significa vedere amici e parenti musulmani decapitati da pazzi dell'Isis! Un viaggio simile farebbe bene a molta molta gente in Italia, e soprattutto in Lombardia. grazie Zerocalcare! ps. non metto il voto massimo solo perché avrei evitato l'uso di alcune parole scurrili anche se frequenti nel linguaggio comune

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    paolo

    03/05/2016 21.04.32

    È' un po' una prova di equilibrismo quella in cui si avventura Zero con questo libro. Non può rinunciare del tutto a regalare almeno qualche sorriso, d'altro canto deve trattare con rispetto un tema intensamente drammatico come quello del medioriente. Per di più gli tocca schivare continuamente il sempre affiorante sospetto di operazione commerciale mascherata da opera "impegnata". E ancora, accontentare il pubblico affezionato che vuole storie dal tono intimista, nelle quali riconoscersi: gli amici, la mamma, il lavoro quotidiano, le ragazze, oppure calarsi senza remore nella guerra, annullarsi e raccontare le sofferenze dei popoli assediati dalla paura e le speranze (e il coraggio) dei pochi che rinunciano per sempre ai loro affetti per combattere sulle montagne? Insomma, ce la fa, Zero? Secondo me, si.

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    Carlo

    21/04/2016 10.39.18

    Grande Zerocalcare, altro che maggiore chiarezza, ha proprio squarciato un velo! Credevo di essere abbastanza informato sulla questione e, invece, lo ero solo superficialmente (la resitenza dei kurdi a Kobane...). Sulle tracce, sepppure con modi e sensibilità differenti, di Joe sacco (Palestina, Gaza 1956) e Guy Delisle (Cronache palestinesi e birmane), ha realizzato un'opera alta e commovente. Quello che mi colpisce sempre di ZC, ma questa volta in misura maggiore, è la sua capacità di autocritica e autoironia, che lo porta, pur nel suo rimanere "militante", a mettersi in discussione e a tenere conto anche dei punti di vista degli altri. Straordinaria la riflessione a pag. 105.

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    MARCO PEDULLA

    20/04/2016 14.21.14

    Complimenti Zerocalcare è un libro veramente perfetto per il motivo per cui è nato ed è stato progettato 10 e lode.

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    Manuel

    13/04/2016 15.35.20

    La capacità di Zerocalcare di volare alto rimanendo saldamente coi piedi per terra è ammirevole. Cimentarsi con un contesto così diverso e così "serio" senza snaturarsi o peggio cadere nello stucchevole, mantenendo intatta la propria impronta umoristica (ovviamente un po' smussata) è segno di una maturità, che nel caso di Z.C. si conferma più che rivelarsi.

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