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Chalmers Johnson

Traduttore: G. Pannofino
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2005
Pagine: 445 p. , Rilegato
  • EAN: 9788811740377
Da repubblica a impero: l'11 settembre 2001 gli Stati Uniti d'America hanno subito una trasformazione radicale. L'amministrazione Bush ha infatti favorito l'affermarsi di un marcato militarismo, in un paese in cui il ruolo delle forze armate diventa sempre più importante e la cui politica estera è oramai affidata alle mani del Pentagono, o, ancor peggio, di consulenti militari privati. Johnson tratta ampiamente questo argomento, dimostrando come un numero esiguo di società private, senza nessuna supervisione pubblica, e tutelate dal segreto professionale, siano divenute indispensabili e indirettamente responsabili della politica estera statunitense. Nonostante Bush jr intenda dominare il mondo tramite un'assoluta superiorità militare, l'idea di una "sicurezza globale" è inoltre divenuta ormai un miraggio. La strategia statunitense potrebbe avere infatti conseguenze più nefaste di quelle che speravano di causare i terroristi con gli attentati dell'11 settembre.
Come si legge nel prologo, l'autore ha d'altra parte avuto il vantaggio, come consulente per l'Office of National Estimates della Cia dal 1967, di poter accedere agli ultimi rapporti Cia e a copie di vecchie stime di intelligence e di periodici riservati che si occupavano di spionaggio. La tesi avanzata da Johnson è che il militarismo si autoalimenti e che sia la causa maggiore della continua e inarrestabile espansione di basi - un numero sproporzionato rispetto agli scopi militari previsti - e delle sempre più numerose operazioni di guerra. Infatti, "sarebbe difficile negare che il petrolio, Israele e le considerazioni di politica interna abbiano svolto un ruolo essenziale nel promuovere la guerra dell'amministrazione Bush contro l'Iraq, ma a mio parere la ragione più generale di tale guerra non è diversa da quelle che spiegano le nostre guerre nei Balcani (1999) e in Afghanistan (2001-2002): le inesorabili pressioni dell'imperialismo e del militarismo". Nel caso delle più recenti operazioni di guerra, l'autore ha forse però eccessivamente sopravvalutato l'importanza del militarismo, e del suo imponente complesso militar-industriale, rispetto ad altri fattori, non meno significativi.
Diverse voci ormai profetizzano un crollo dell'impero statunitense. Nelle tesi contenute in questo libro, non si tratta però di "profezia", quanto di conseguenze logiche e razionali delle politiche intraprese dalla leadership americana dopo l'11 settembre. Se non vi sarà un auspicabile e drastico cambiamento, si può dire che per gli Stati Uniti il futuro sia per lo meno preoccupante. Si va verso un perpetuo stato di guerra, la bancarotta, una sempre maggiore restrizione degli spazi democratici e un sistema istituzionalizzato di "disinformazione". In questo periodo gli Stati Uniti hanno già assunto il ruolo di "poliziotto, investigatore, pubblico ministero, giudice e boia" con la loro presidenza ormai "pentagonizzata" e una presenza militare (ufficialmente dichiarata) in ben 153 paesi. Per Johnson il declino è già cominciato e, anche se il futuro non è affatto chiaro, "una volta che il dentifricio è uscito dal tubetto, è difficile rimettercelo dentro".

Adriana Bellini