Laguna nera. Un'indagine del commissario Aldani

Michele Catozzi

Editore: TEA
Collana: Narrativa Tea
Anno edizione: 2017
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 aprile 2017
Pagine: 330 p., Brossura
  • EAN: 9788850240661
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    Fabio

    21/07/2017 08:10:43

    Luci e ombre su questo romanzo ambientato a Venezia. L'intreccio è buono,come pure i dialoghi,sempre in presa diretta e tecnicamente ineccepibili. L'ambientazione veneziana è però un po' troppo minimalista ,c'è troppa nebbia,neanche fossimo in Lomellina,anche se forse il tutto è strumentale alla storia e quando scompare la nebbia si fa luce sulle vicende del racconto. Mi ha convinto poco anche il protagonista,troppo nervoso e impiegatizio,poco simpatico e con una moglie insopportabile,solo una voce al telefono e sempre irritata. Belle le descrizioni delle scene del crimine. Il finale è un po' frettoloso e poco chiaro,certi passaggi non mi hanno convinto del tutto. L'Autore però è bravo anche se forse un po' troppo serio e triste.

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Prologo

Venerdì, 10 ottobre 1980
Quando quei bastardi dei padovani lo avevano circondato con intenzioni bellicose, lui se ne stava come al solito nel cortile del Casinò. L'autunno era arrivato, e quella sera l'aria della laguna era fresca e satura di odori forieri di pioggia. L'uomo, cui aveva appena prestato cinque milioni in contanti, stava tornando dentro a farsi ripulire per l'ennesima volta, ma era un buon cliente, pagador, benestante anche se non ricco, uno insomma che non dava mai problemi. Fossero stati tutti così! A volte toccava sputare sangue per recuperare i soldi, ma lui aveva un fiuto speciale per i rognosi, e quelli li lasciava volentieri ai colleghi, che attorno al Casinò non mancavano di certo. Segnati cifra e nome sul suo libriccino, aveva tirato fuori dalla tasca del giubbotto un rotolo di banconote da centomila e ci aveva infilato l'assegno con la firma ancora fresca. Una buona serata: gli erano rimasti una quarantina di milioni in contanti, ma ne aveva «cambiati» almeno il doppio. Si era fatta l'ora di tornarsene a casa. Soltanto che poi erano arrivati i padovani. «Varda chi che capita de rivédare da ste parti», disse in tono sguaiato quello che sembrava il capo, tarchiato e con la faccia truce solvata da cicatrici. Il gruppo si strinse attorno alla preda. «Cosa volete?» chiese lui. Era alto, magro e con lunghi capelli neri che sembrava non vedessero un pettine da tempo. «Scolté ciò, come che el parla ben italian!»