Traduttore: F. Ferrari
Editore: Garzanti Libri
Anno edizione: 2013
In commercio dal: 16 maggio 2013
Pagine: 259 p., Brossura
  • EAN: 9788811684947
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Descrizione
L'autobiografia del grande regista si snoda come un film, nel quale i personaggi sono i fantasmi della memoria, i morti "costretti a tormentare i vivi", "il mondo perduto di luci, profumi, suoni" congelato nell'infanzia che a volte si scioglie liberando sentimenti dolci e struggenti. Un percorso che annoda presente e passato svelando quanto della propria esperienza vissuta traspaia nell'opera teatrale e cinematografica. Non ci sono reticenze né falsi pudori nel raccontare le prime esperienze erotiche dell'adolescenza o i grandi amori della maturità, come quello per Liv Ullmann, o l'entusiasmo giovanile per il nazismo, né alcun narcisismo nel ricordare gli incontri con von Karajan o Greta Garbo. Il cerchio della memoria si chiude con una pagina tratta dal diario della madre, in cui si racconta la nascita di Ingmar e l'eventualità che il piccolo non sopravviva, data la sua debole costituzione.

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    Cristiano Cant

    14/07/2018 08:14:48

    Persona significa capacità di entrare con coraggiosa umiltà nei propri difficili respiri sensibili, nei negativi mai limpidi del proprio animo, nell'inevitabile esposizione alla caduta. In poche parole, la grandezza, lo sforzo e il mistero dell'uomo di venire a capo del peccato. Partire da questa parola - non casuale in questo ricordo - e da un tentativo di offrirne un morso di credibilità (ma il gioco è deliziosamente perverso, dato che 'Persona' viene dal latino 'Maschera') può forse aiutare a celebrare uno dei più grandi uomini della settima arte. Oggi Ingmar Bergman avrebbe compiuto cent'anni. Un secolo esatto! Un secolo della sua Maestria e dei suoi spettri, dello scontro fra istinti e ragioni dentro ognuno di noi, di quel mondo di bui e di silenzi con cui ha svelato al mondo il suo genio, il suo dentro, la sua somma misura d'artista. Il cinema è solo la grande espressione con cui Egli si è donato, ma nessuno potrebbe obiettare se, oltre gli azzardi di fedi personali e un indiscusso amore per la sua Opera, parlassimo di vera filosofia filmica. In Bergman convivono l'angoscia di Kierkegaard e la follia di Strindberg, l'ansioso femmPinile di Ibsen e la vastità sognante di Jung, l'Apocalisse di Giovanni e le lettere di San Paolo. La sua tela è un miracolo di interrogazioni, silenzi, conflitti, una ricerca di senso nell'amorevole insensatezza delle cose; lo dice egli stesso in una delle tante interviste della sua vita: "Nessuna arte come il cinema va direttamente ai nostri sentimenti, allo spazio crepuscolare della nostra anima. Le ombre, mute e parlanti, si rivolgono alle ragioni più segrete del mio animo". La galleria dei rimandi si perde, chi conosce l'autore sa che il suo mondo è un labirinto di soluzioni infinite, geniali, eterne. Questo libro abbraccia infanzie e travagli, confessione e malvagità, spirito e conflitto. E' la sua terra di dentro che germoglia suggestioni, lì a Faro, la sua isola, fra spiagge e gigli che egli tanto adorava.

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    Dany

    19/04/2011 21:07:24

    Ingmar è parte di me. Leggere questo libro è come ascoltare un amico caro, che si racconta senza ipocrisia, con brutale sincerità. Le emozioni viscerali che quest'uomo è in grado di suscitare in me sono intense, insieme familiari e stranianti. GRAZIE INGMAR!

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