Il lato selvatico del tempo

Marco Aime

Anno edizione: 2008
In commercio dal: 11 settembre 2008
Pagine: 139 p., Brossura
  • EAN: 9788879289566

97° nella classifica Bestseller di IBS Libri - Società, politica e comunicazione - Argomenti d'interesse generale - Credenze popolari e conoscenze controverse - Folklore, miti e leggende

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Descrizione
In quel tempo quasi fiabesco che comincia sempre con "una volta", gli abitanti della Chalancho consumavano le sere nelle veglie, spegnendo le fatiche contadine nella narrazione di storie fantastiche. Stretti dentro una stalla, i montanari della piccola borgata della Val Grana esorcizzavano il buio raccontando vicende di masche, le streghe, crudeli femmine vendicatrici o più probabilmente donne che osavano fuggire dalle strette maglie del controllo sociale sfidando la notte, il lato selvatico del tempo. È stato proprio questo, nel 1987, l'argomento della tesi di dottorato di Marco Aime. Ora, a distanza di anni, l'antropologo rende omaggio a un mondo ormai scomparso riproponendo il racconto di quei giorni sulle montagne, e facendo così i conti con un'altra selvatichezza, prepotente come l'ortica che invade i sentieri dell'amata borgata, indifferente come l'asfalto che ne cancella i vecchi tracciati: quella dell'ineluttabilità di certe perdite, dello sprofondare di luoghi e persone in un niente al quale si può solo opporre l'ostinata volontà della memoria, la forza poetica della narrazione. L'assoluta verità del tempo vissuto.

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    Maurizio Crispi

    08/03/2014 09:37:25

    Si potrebbe dire che Aime sia uno dei cultori dell'Antropologia del "vicino"... Anzichè seguire i percorsi della "grande" Antropologia, interessata ai luoghi esotici, egli si è concentrato sul suo personale "vicino", sulla base anche di prossimità culturali e di origine. E così, agli esordi della sua carriera di antropologo, l'autore, ancora studente, decise di fare ritorno al piccolo borgo alpino dal quale si era originata la sua famiglia: una famiglia di montanari che fondamentalmente si suddividevano tra pastori transumanti (oggetto di un suo successivo studio) e contadini che vivevano in una valle stretta (la Chalancho), chiusa al sole per molte ore del giorno e in cui ogni momento della vita quotidiano a era regolata da ritmi arcaici e da regole sociali rigide. Una vita dura, grama, in cui ogni singola cosa doveva essere strappata alla terra e al bosco dal duro lavoro. Il giovane Aime fa dunque ritorno al piccolo paesello ed incontra qui gli anziani contadini, con i quali intraprende un discorso alla ricerca di informazioni sulle credenze relative alle "masche", cioè alle streghe (convinzione generiche, indeterminate, che comunque entravano nell'immaginario collettivo attraverso le narrazioni ripetute ritualmente da narratori designati durante le veglie invernali. A poco, superando la diffidenza iniziale, grazie alla possibilità di parlare lo stesso dialetto, a poco a poco Aime è riuscito a delineare un quadro in cui inserire le credenze sulle masche, come espressione di tutto ciò che si colloca nel "lato selvatico del tempo". A distanza di tempo, egli ha voluto riprendere questo studio, per pubblicarlo, lasciandolo intatto e senza nulla modificare sulla base delle competenze critiche acquisite successivamente e ciò per mantenere la freschezza del testo originario. E' un piccolo studio interessante che mostra in maniera cruda - ed anche malinconica - un mondo di relazioni e di regole, oltre che di ritmi serrati e di duro lavoro, in via di estinzione.

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    Luciano

    19/10/2008 11:55:04

    Bellissimo spaccato d storia . Complimenti.

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