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Mary Boston, Rolene Szur

Traduttore: I. Ghigi
Editore: Liguori
Edizione: 2
Anno edizione: 1996
Tipo: Libro universitario
Pagine: 216 p.
  • EAN: 9788820716257

(scheda pubblicata per l'edizione del 1987)
scheda di Pozzan, M.T., L'Indice 1988, n. 3

Il libro trae spunto dalla riflessioni di un gruppo di lavoro composto da psichiatri, psicologi, psicoterapeuti infantili e assistenti sociali, che hanno condiviso la presa in carico di bambini affidati all'assistenza pubblica, che avevano alle spalle famiglie gravemente disgregate ed esperienze fallimentari di inserimento in comunità o di affidamento familiare. Prendersi cura di bambini con problematiche di questo tipo comporta, per gli operatori coinvolti, difficoltà a diversi livelli legate alla necessità di porre rimedio, oltre che al disturbo psichico spesso presente, a situazioni concrete di grave disagio. La stretta interdipendenza tra questi due aspetti fa sì che l'impatto emotivo sia particolarmente intenso e induca ad agire, spinti da un'urgenza che in parte è reale ma in parte è frutto delle proiezioni dei bambini stessi, e che si sostituisce al pensiero, conducendo a decisioni che spesso, purtroppo, si rivelano fallimentari. A ciò va aggiunta la necessità, irrinunciabile in questi casi, di una stretta collaborazione tra operatori diversi per formazione e cultura che, proprio per questo, sono particolarmente esposti ad agire all'interno del gruppo di lavoro le proprie ansie. Questa complessità di interazioni emotive viene analizzata e discussa; nella prima parte gli autori affrontano problemi di ordine tecnico relativi alla presa in carico psicoterapeutica: viene particolarmente sottolineato come, prima di poter lavorare sulle distorsioni mentali indotte dalla deprivazione sia necessario sopportare la proiezione dei sentimenti dolorosi che i bambini non possono tollerare: il sentirsi umiliati, abbandonati, violentati fisicamente e mentalmente. Nella seconda parte sono considerate le difficoltà della presa in carico sociale. Secondo gli autori, gli operatori sociali corrono il rischio di identificarsi con figure professionali destinate al fallimento perché molta parte del loro lavoro si rivolge a casi disperati e a situazioni cronicizzate e irreversibili. Per questo è necessario offrire loro la possibilità di collaborare con lo psicoterapeuta al processo di crescita dei bambini di cui si occupano e di verificare che il "pensare insieme" conduce alla formulazione di programmi individuali che funzionano in modo da recuperare, attraverso l'esperienza della loro crescita personale e dello sviluppo positivo di questi bambini, la fiducia nella creatività e nella capacità di crescere delle persone.