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Georges Simenon

Traduttore: D. Mazzone
Editore: Adelphi
Collana: Gli Adelphi
Edizione: 4
Anno edizione: 2003
Formato: Tascabile
Pagine: 206 p.
  • EAN: 9788845917691
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Recensioni dei clienti

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    Claudio

    07/12/2016 11.26.35

    Un medico è sotto processo per l'omicidio della sua amante, una giovane conosciuta per caso. E' reo confesso e gli dà fastidio anche il suo avvocato difensore. Scrive una lunga lettera al giudice istruttore in cui riepiloga la sua vita. E' stato sposato due volte: la prima moglie gli ha dato due figlie femmine ed è morta di parto. La seconda -vedova anche le- è entrata nella sua vita dieci anni prima, ma non è stato un matrimonio d'amore. E improvvisamente conosce questa giovane, Martine, di cui si innamora follemente. Sembra quasi pazzo, anche se lui lo esclude.

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    Renzo Montagnoli

    26/10/2015 17.17.52

    Lettera al mio giudice sconvolge un po' il modus operandi dell'autore, per più di un elemento. Infatti il romanzo inizia con una lettera che un condannato per omicidio scrive dal carcere al giudice istruttore, per poi diventare una vera e propria narrazione da parte di lui stesso, il che lascia intendere che egli compia una sorta di autoanalisi; inoltre, se normalmente, sia che si tratti di giallo che di noir, c'è un omicidio e poi la ricerca dell'assassino o i comportamenti di questi per sfuggire alla cattura, qui i giochi sono già stati fatti, e direi che si inizia da quella che è comunemente la fine per arrivare poi al delitto. Si tratta quindi di una scommessa stilistica, d'impostazione e di struttura, la cui realizzazione non è per nulla facile, anche per un maestro come Simenon, e in effetti, a mio avviso, l'obiettivo non viene raggiunto del tutto, anche perché se l'impianto sta in piedi, inevitabilmente viene a essere gravato prima dalla forma a cui é ricorso, la lettera, e poi dalla narrazione in prima persona. Oh, intendiamoci, non è che la grande capacità di introspezione venga meno, che diventi carente quel notevole valore aggiunto di saper così ben delineare l'ambiente e l'atmosfera, di cogliere nei confronti dei personaggi quelle loro debolezze che possono muovere a un sincero senso di pietà. Quello che invece finisce con l'essere un elemento, se non negativo, almeno non positivo, è l'inevitabile grevità del testo, il suo ritmo per lo più lento imposto dalla scelta stilistica, e questo tuttavia senza nulla togliere alla valenza dell'opera, ragguardevole senz'altro, ma non di livello così elevato come in altri casi.

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    nadia

    05/03/2015 19.48.49

    E' la storia di un uomo -un tipo piuttosto ordinario e in fin dei conti noioso- che, dopo un matrimonio di convenienza (non tanto economica, quanto sociale), conosce una ragazza più giovane, fragile e sola. Tra i due nasce l'amore, un sentimento potente, incurante delle convenzioni... una passione violenta, e devo ammettere che quest'aspetto -il fatto che lui la picchi, e che in qualche modo giustifichi la sua violenza, dicendo che non può farne a meno, che sta picchiando "l'altra" Martine, non quella pura che lui ama, ma quella che assomiglia a una ragazza da copertina- ecco, tutto questo mi ha turbato e disturbato. La violenza non è mai giustificabile, tanto meno facendo appello all'amore. Il mio giudizio sul romanzo resta comunque positivo: dopo "Il destino dei Malou", è il miglior Simenon che abbia letto finora.

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    Michele

    06/01/2015 23.03.48

    bellissimo.....un capolavoro, libro che ti emoziona e ti colpisce nelle descrizioni psicologiche del protagonista...

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    Gianmario

    29/09/2011 18.34.09

    Capolavoro assoluto, da leggere assolutamente. Un Simenon d'annata, da gustare come un vino di livello superiore. ECCEZZIONALE

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    star63

    27/05/2010 12.17.57

    Ancora una volta: grande Simenon! Con la sua scorrevole, semplice, e, nello stesso tempo, ricercata scrittura, Simenon ci conduce tra le ingarbugliate linee della psicologia umana, non tralasciando di farci percepire quasi come reali, persone, situazioni e paesaggi…. Non ho letto niente di Simenon-Magrait, ma dopo “Betty “,”La camera azzurra” e “Lettera al mio giudice” posso senz’altro consigliarne vivamente la lettura.

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    adriana

    28/04/2010 14.46.49

    Io sono un'appassionata di Simenon, ho letto quasi tutto il "non" Maigret: questo per ora è il più bello. Incredibile come riesca a descrivere l'Uomo nel meglio e nel peggio, dipingere i luoghi e l'atmosfera: sembra propio di vivere in mezzo a quelle case, cose, persone. Storie banali o incredibili che ti affascinano e ti incollano alle pagine meglio di un thriller. Quando avrò letto tutti incomincerò con Maigret.

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    maxtt

    26/04/2010 09.54.13

    Il miglior Simenon, appena sopra a a "La camera azzurra"... Da leggere e rileggere.

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    carmelo

    16/12/2009 02.07.12

    Coincidenza ha voluto che terminassi di leggere questo libro il 15 dicembre...coincidenza ha voluto quel ritardo alla stazione...Martine da oggi sarai sempre con me.

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    Simone

    19/10/2009 14.25.29

    Quest'opera di Simenon mi ha sorpreso: per il suo linguaggio esplicito, per la formula letteraria con cui è scritta, per il malessere di fondo che domina tutta la storia. Simenon è un maestro nel narrare l'evoluzione dei rapporti sentimentali che si instaurano tra un uomo e una donna. E' anche un grande analista delle componenti psicologiche che stanno dietro le azioni degli esseri umani. Qui raggiunge i suoi massimi livelli, regalandoci tre personaggi (l'uomo, la moglie e l'amante) scolpiti con perfetta verosimiglianza. Ai livelli de "La camera azzurra".

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    wehrkelt

    29/06/2009 17.50.57

    Uno dei migliori lavori in assoluto di Simenon.Soprattutto la prima parte è semplicemente sensazionale: nessun legal thriller ha affrontato in modo così penetrante, realistico, angoscioso quella sorta di rappresentazione drammatica che è un processo penale. Al centro, ovviamente, non è un delitto, ma un uomo. Debole, vile, abbastanza spregevole, ma con i sentimenti di un uomo. Simenon come sempre non condanna, descrive. O meglio, condanna le istituzioni che aborre: il matrimonio, l'avvocatura, la borghesia. In fondo, anche l'amore, che per lo scrittore sembra perennemente apportatore di sciagure (eccetto quello mercenario). Imperdibile.

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    Giuseppe

    19/12/2008 17.14.55

    Un medico condannato per omicidio scrive al "suo" giudice per raccontargli il percorso esistenziale che l'ha indotto al delitto. Come sempre Simenon regala al lettore un'avvincente descrizione psicologica del protagonista oltre a evocative descrizioni di ambienti e situazioni.

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    francesca70

    14/07/2008 22.38.42

    Che dire..........assolutamente fantastico.Come si può non leggere Simenon? E' una grande esperienza che coltiva la mente e ti spinge a leggere sempre di più.

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    sax

    17/04/2008 14.03.12

    Il solito magistrale Simenon, un gran bel romanzo e una attenta e lucida analisi della mente umana.

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    stefano

    01/02/2008 23.49.47

    è il simenon che non ti aspetti. La vicenda criminale serve solo da supporto ad una lunga analisi introspettiva. Un flusso di coscienza collocato in quellche è pur sempre un romanzo epistolare. Un po’ troppo carico.

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    gabri

    27/08/2007 15.52.16

    Il miglior Simenon che abbia letto. Per fortuna oltre ad essere stato uno dei più grandi scrittori del secolo scorso, è stato anche uno dei più prolifici e quindi potrò leggere molti altri romanzi di questo autore che racconta meravigliosamente, come nessun altro, tutto l'universo attraverso piccole storie di piccoli uomini.

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    Benedetta

    12/07/2007 13.28.42

    Tocco leggero, scottante profondità: è uno dei pochissimi testi che sanno esprimere la "fisiologica patologia" delle passioni maschili, dalla nevrosi di una vita non vissuta alla frenesia ossessiva dell'amore. Attualissime le figure femminili sullo sfondo: una madre onnipresente, che dilaga, umile solo in apparenza, nella vita del figlio, una moglie che ambisce alla perfezione e proprio per questo disamora.

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    Franco

    25/07/2005 17.16.06

    Un romanzo coinvolgente in massimo grado. I dubbi, i sogni, le pulsioni del protagonista finiscono per diventare i nostri dubbi, sogni, pulsioni. Qui Simenon sublima la sua esperienza personale e ne fa romanzo, grande romanzo.

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    michele

    30/06/2005 19.12.59

    Ho letto questo libro nel 1991 e l'ho riletto pochi giorni fa. Non nascondo che Simenon è uno dei miei autori preferiti e, in questo romanzo ho ritrovato finalmente la letteratura non filmica. Lettera al mio giudice lo considero tra i classici della letteratura.

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    MARINO

    24/09/2004 15.47.08

    E' stato il mio " primo " Simenon!! D'altronde, c'è sempre una " prima volta "!!! Da quell'esperienza, mi sono letteralmente divorato la sua intera produzione e ho eletto il grande Georges a mio autore preferito...NON E' MAI TROPPO TARDI!!

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