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Martin Lutero

Curatore: E. Bonfatti
Editore: Marsilio
Edizione: 2
Anno edizione: 2006
Pagine: 107 p. , Brossura
  • EAN: 9788831766005

recensione di Filoramo, G., L'Indice 1998, n. 9

"Con la traduzione italiana del Piccolo Catechismo e del Grande Catechismo del 1529 (quest'ultimo tradotto per la prima volta), prosegue la meritoria impresa della Claudiana, affidata alle cure e alla perizia di Paolo Ricca, di mettere a disposizione del lettore italiano un'ampia scelta di opere di Lutero. Anche quest'ultimo volume risponde ai criteri rigorosi e, nel contempo, di alta divulgazione della serie. Dopo una documentata introduzione, storica e teologica, il testo è accompagnato da note pertinenti e da una ricca illustrazione iconografica opera di Carlo Papini (a lungo direttore editoriale della Claudiana), a sua volta con preziose note informative che la rendono un documento nel documento. Seguono indici dei nomi, dei luoghi, dei passi biblici e degli argomenti, che testimoniano la grande cura con cui l'operazione è condotta, e che fanno di questa serie uno strumento utile anche allo specialista.
Non a caso i due catechismi inaugurano la collana: non solo perché, secondo una celebre espressione dello stesso Lutero, oltre che nel "Servo arbitrio", egli si riconosceva soltanto in quest'opera, a prima vista così umile, di catechesi per il popolo, ma anche perché essi costituiscono un'espressione particolarmente riuscita, semplice ed efficace dei capisaldi del messaggio riformato. Come lo stesso Lutero aveva dovuto direttamente sperimentare, secoli di superficiale cristianizzazione avevano lasciato il mondo degli illetterati in un'ignoranza spaventosa: "Buon Dio, quanta miseria ho visto! L'uomo comune non sa nulla della dottrina cristiana, in particolare nei villaggi, e purtroppo molti pastori sono quasi inetti e incapaci d'insegnare". Di qui l'importanza strategica della redazione dei due catechismi.
Parallelamente, com'è noto, Lutero continuava la sua traduzione della Bibbia. Nella "Lettera del tradurre", riproposta da Bonfatti, si possono ritrovare i criteri ermeneutici che presiedettero a questa titanica impresa, riassumibili nella necessità - Lutero conosceva bene il suo pubblico - di tradurre in un tedesco puro e chiaro. La vis polemica che accompagna anche questo scritto - si veda la celebre difesa della traduzione del "sola fide" - è un prezioso indizio per meglio comprendere l'ascesi eroica con cui egli e i suoi collaboratori affrontarono quest'impresa: il "Giobbe" li fa tanto penare che non riuscivano a tradurre nemmeno tre righe in quattro giorni. E Lutero a concludere con un'osservazione che ogni traduttore non potrà non sottoscrivere: "È uno scherzo arare dopo che il campo è stato ripulito, ma disboscare, sradicare, preparare il campo: a queste cose nessuno vuol mettere mano"."