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Nel 1968, incoraggiato da un lettore come Italo Calvino, Jesi consegnava alle stampe quello che possiamo oggi ripresentare come un vero classico della letteratura saggistica.Un'idea mitologica, diceva Kerényi, somiglia al bocciolo di un fiore: capace di schiudersi e svilupparsi, racchiude anche e forma in sé un mondo. Letteratura e mito contiene non solo i primi studi jesiani su Rilke, o anticipa, nelle pagine sulla dimensione collettiva delle mitologie, il tema politico di Spartakus, ma custodisce già nel titolo l'espressione compiuta di un'inimitabile maniera compositiva. Inserendo direttamente gli «elementi mitici fra il materiale letterario», Jesi riunisce in un nucleo coeso e organico le figure di Cesare Pavese, di Novalis e Hoffmann, o di Ezra Pound, colto nel suo contegno parodico di fronte al mito; scrivendo infine il suo capolavoro, offre nel saggio sul romanzo di Apuleio la cifra abbreviata e luminosa della sua stessa opera.

Orfani e fanciulli divini; Simbolo e silenzio; Mito e linguaggio della collettività; Avanguardia e vincolo con la morte; Novalis e Hoffmann dinanzi al patto di Faust; Il giovane poeta; Rilke e l'Egitto (Considerazioni sulla X Elegia di Duino); Rilke e la poetica del rituale; La misura e la grazia; Cesare Pavese, il mito e la scienza del mito; Cesare Pavese dal mito della festa al mito del sacrificio; Lettere di Cesare Pavese: una confessione dei peccati; Parodia e mito nella poesia di Ezra Pound; L'esperienza religiosa di Apuleio nelle «Metamorfosi».