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    Frà Matteo Pugliares

    29/10/2007 10:08:29

    Le poesie di Michelangela Scalabrino hanno il fascino e la capacità di incunearsi nelle diverse sfaccettature dell'uomo e dell'esistenza, sospingendosi ben oltre un'osservazione epidermica che risulterebbe ridotta o, addirittura, scontata. Una saporita serie di simbolismi viene fuori dalle note musicali, perché questo sono le poesie della Scalabrino; note, a volte, dissonanti, che non sempre accarezzano l'orecchio, ma che riescono a creare un'armonia alla quale difficilmente si riesce a resistere senza farsi domande, senza sentire quel "profumo lontano, frammenti visionari che parlano di te". Note e suoni che appartengono al passato: "Così nel tuo silenzio / consumo la fatica / dell'amore finito" quanto al futuro: "e insieme la speranza / di trattenerti almeno / nelle vie più riposte" che dal passato e dal futuro attingono punti di domanda ai quali non sempre è possibile rispondere. Interrogarsi è tipico dei poeti che si ritrovano spesso a disagio in un'esistenza ambigua, contraddittoria, persino insostenibile e, proprio per questo, incapaci di viverla con scarsa profondità, incapaci di scriverne, perché ammalati. Simbolismo, dunque, che ci ha ricordato alcuni versi, con la dovuta riverenza per loro, di Baudelaire, Verlaine, Rimbaud, ed il più grande tra loro, Mallarmé. Versi intensi, non banali, da leggere in profondità per chi vuol cogliere la vita e la sua complessità ma, non di meno, la sua musicalità.

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