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Lettere dalla fine de mondo. Dialogo tra uno scrittore che voleva essere uno scienziato e uno scienziato che voleva essere uno scrittore
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Lettere dalla fine de mondo. Dialogo tra uno scrittore che voleva essere uno scienziato e uno scienziato che voleva essere uno scrittore - Massimiliano Parente,Giorgio Vallortigara - copertina
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Lettere dalla fine de mondo. Dialogo tra uno scrittore che voleva essere uno scienziato e uno scienziato che voleva essere uno scrittore Massimiliano Parente,Giorgio Vallortigara
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Descrizione

Se le nostre convinzioni sul senso dell'esistenza sono state ormai del tutto archiviate dalle scoperte scientifiche, non possiamo liberarcene una volta per tutte e dare vita a un nuovo Illuminismo? O meglio, cosa possiamo dire ancora - attraverso il punto di vista della letteratura e della scienza, che in queste pagine viene come sublimato - sulla nostra natura, sull'identità e la memoria, sulle grandi domande esistenziali, e persino sul sesso, sull'arte, sulla possibilità di scrivere? L'irriverente, disincantato e lo stile di Massimiliano Parente - che non ha paura di essere preso sul serio né di non esserlo - si unisce ora allo sguardo limpido e pacato del neuroscienziato Giorgio Vallortigara, e il risultato è un epistolario squisito, un dialogo pieno di ironia e di sottigliezze, capace di sollevare domande significative e al tempo stesso di lanciare, con divertita premeditazione, inedite provocazioni al lettore. Dalla critica al nichilismo all'impostura della datazione "dopo Cristo", dal senso di credere in un dio alla consapevolezza scientifica del nulla cui tutto l'universo è destinato, dal sovrannaturale all'arte della verosimiglianza, dal sofisticato dualismo mente-cervello al libero arbitrio: queste lettere sembrano arrivare al termine delle cose, alla fine del mondo, per poi tornare indietro e dire a noi qualcosa del nostro tempo e del nostro futuro.
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Dettagli

2021
4 febbraio 2021
288 p., Brossura
9788893950909

Valutazioni e recensioni

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Tiktaalik
Recensioni: 3/5

Entrambi gli autori sostengono una tesi che condivido,che la vita non ha significati riposti in realtà immaginarie,ma Parente lo fa in modi integralisti,non ammette nessun cedimento,a cominciare dal calendario,Vallortigara lo fa come un antropologo che aderisce ai riti della tribù che lo ospita.Chiariti i presupposti,il libro si sviluppa con una costante che alla fine ho trovata noiosa,salvando naturalmente la trattazione scientifica del professor Vallortigara.

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andrea
Recensioni: 5/5

libro bellissimo, quasi sorprendente. I due autori dialogano in perfetta armonia su tantissimi temi, sorprendendo il lettore per onestà e profondità

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Recensioni

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Voce della critica

Una serie di pezzi di bravura, sapere sparso a piene mani, non solo nel proprio ambito, ma anche nel campo dell’interlocutore. Ecco cosa sono i dialoghi che compongono Lettere dalla fine del mondo (287 pagine, 18 euro) di Massimiliano Parente e Giorgio Vallortigara, agile volume edito da La Nave di Teseo + con postfazione di Giulia Bignami. Parente e Vallortigara si divertono e divertono, scrivendo di cose serissime. Uno scrittore dalla prosa vertiginosa (che spesso però parla di depressione e della fatica che fa nell’atto dello scrivere, e si definisce scrittore postumo) e un docente di neuroscienze riconosciuto anche oltre i confini nazionali (e contemporaneamente in libreria con un altro volume, per Adelphi, Pensieri della mosca con la testa storta), si confrontano su scienza e letteratura, oltre che sui massimi sistemi (dalla fisica quantistica alla bellezza, dalla memoria alla medicina), e il risultato è un volume che invita a pensare. Niente male in tempi che a molti suggeriscono di stare col cervello spento…

Vallortigara disserta con competenza anche di Borges o Del Giudice – ormai da anni costretto da una malattia al silenzio editoriale – Parente scrive – a proposito dell’illusione dell’eternità e della posterità – del suo cantante preferito, Freddy Mercury. Il primo è molto spesso pacato e lucido, il secondo è molto disincantato, si oppone a ogni forma di consolazione, a una visione di sfrenato vitalismo ottimistico («… siamo gli unici animali che continuano a parlare della vita, di quanto bella è la vita, di quanto vale la pena essere vissuta la vita, essendosi inventati perfino che la morte è una nuova vita») e sostiene di non aver nulla più da dire come scrittore, che questo a quattro mani è il suo ultimo volume. Felice di averlo scritto con uno scienziato da cui può imparare a differenza della «maggior parte degli scrittori» e dei detestabili umanisti, da cui… disimpara.

Parente e Vallortigara si confrontano anche, soprattutto sulle credenze nel sovrannaturale e sulla sopravvivenza della specie (che per lo scrittore è «un meccanismo cieco e senza finalità»), sull’insieme di miti, credenze, narrazioni (Parente sostiene di aver fatto letteratura contro tutto questo, non credendo alla letteratura se non per combatterne l’impostura) sulla bellezza della vita, idea che è una trappola per Parente (la verità, piuttosto che infiocchettare la realtà), a cui il neuroscienziato replica:

Ma che la vita sia una meraviglia e che mi piaccia assai (con che cosa dovrei fare il confronto?), sì, su questo non nutro alcun dubbio. La vita è preziosa e mi piace, qui e ora. Riesco ad accettare senza sforzo che non abbia scopo o significato. La sua ragion d’essere ce l’ha in se stessa, nel suo realizzarsi, perché non si tratta ovviamente di uno scopo, ma di un cieco meccanismo: riproduzione e sopravvivenza differenziale…

Tema ricorrente nelle lettere di Parente (le sue lettere, a differenza di quelle di Vallortigara, non sono datate 2020 AD, ma 161 DD, Dopo Darwin) è l’affondo alla religioni, che secondo lo scrittore hanno remato sempre contro ogni progresso, sono state difese dai conservatori e non combattute dai progressisti. Quanto più Parente vorrebbe addentrarsi nella scienza, tanto più Vallortigara chiede ben altro («Adesso però basta con la scienza. Parliamo di Proust? O almeno di Musil?»). L’epistolario di Parente e Vallortigara – dal lockdown alla fine della scorsa estate – ci consegna uno scrittore che ama la scienza e e uno scienziato per cui l’umanesimo ha un ruolo centrale. Difficile scegliere da che parte stare. E difficile non vedere, dietro a ognuno degli argomenti sviscerati, l’assenza di senso della vita, e soprattutto la morte che aleggia. Parente fa notare la sua evidenza e ineluttabilità in modo più apocalittico, Vallortigara chiosa sornione: «… Inutile stare a titillarci con i tormenti esistenziali… se uno sta attento, ma davvero molto, molto attento, può anche non morire mai. Bisogna evitare di distrarsi, Massimiliano, restare concentrati».

Recensione di Giosuè Colomba

 

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Conosci l'autore

Massimiliano Parente

1970, Grosseto

Massimiliano Parente è nato a Grosseto nel 1970 e vive a Roma. Ha pubblicato i romanzi: Incantata o no che fosse (ES 1998), Mamma (Castelvecchi 2000), La macinatrice (Pequod 2005), Contronatura (Bompiani 2008), La casta dei radical chic (Newton&Compton 2010) e Parente di Vasco (La Nave di teseo 2018). Scrive per “Il Giornale”. L'inumano esce per Mondadori nel 2012.

È professore ordinario di neuroscienze e direttore Vicario del Center for Mind/Brain Sciences dell'Università di Trento. È anche Adjunct Professor presso la School of Biological, Biomedical and Molecular Sciences dell'Università del New England, in Australia. È autore di più di 170 articoli scientifici su riviste internazionali (con oltre 3000 citazioni) e di alcuni libri a carattere divulgativo: Altre Menti (Il Mulino, 2000), Cervello di gallina. Visite (guidate) tra etologia e neuroscienze, (Bollati-Boringhieri, 2005, vincitore del Premio Pace per la divulgazione scientifica nel 2006) e del recente Nati per credere (con V. Girotto e T. Pievani, Codice, 2008). È nell'editorial board delle riviste scientifiche internazionali....

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