La lezione di anatomia

Philip Roth

Traduttore: V. Mantovani
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2007
Formato: Tascabile
Pagine: 239 p., Brossura
  • EAN: 9788806190736
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Recensioni dei clienti

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    Giuseppe Russo

    15/03/2014 17:41:40

    Essere artefici del proprio calvario perché non si è in grado di uscire dall'ombra della colpa biblica di aver (forse) causato un dolore estremo al padre e alla madre, al punto da trasformare la permanenza in questa zona di atroce dubbio morale in una malattia psicosomatica, è ciò che accade a Zuckerman nella terza stagione del suo itinerario nella narrativa di Roth. Ad un certo punto, mentre si confronta con varie figure di quell'ebraismo secolarizzato che sente gravare sulla sua testa come termini di paragone compulsivo, è lui stesso ad ammettere l'impossibilità della sua personalissima diaspora, perché egli non cerca di allontanarsi da una regione geografica ma da una morale: «Di tutte le decine di migliaia che prendono la fuga, quelli che fanno da battistrada all'esodo sono gli esuli che non riescono ad andarsene. Non andarsene diventa il loro lavoro» (p. 147). Nathan Zuckerman non riesce ad andarsene da quel fazzoletto del New Jersey che gli ha permesso di diventare uno scrittore ma anche l'origine della maledizione collegata alla scrittura. Tuttavia, alcuni personaggi (l'amante polacca Jaga, la gelida autista Ricky, ma soprattutto il nemico eletto Appel) risultano molto meno credibili di Zuckerman e del dolore che si autoinfligge per cercare di trovare un equilibirio alle sue numerose nevrosi.

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    paolo

    28/09/2009 14:36:46

    Volendo dimostrare come, a fare grande un romanzo, non sia la trama della storia narrata, qualcuno disse che in fondo "Anna Karenina" non è altro che il racconto di un triangolo amoroso. Ebbene, la Lezione di anatomia è un grande libro che parla di un tizio che ha mal di schiena: ma partendo da questo dolore tutto fisico, Roth costruisce attorno al suo alter ego Zuckerman una splendida (e commovente, e divertente)storia di dolore esistenziale. La solitudine dello scrittore con la sua dolorosa, quotidiana fatica delle pagine bianche che chiedono come cuccioli di essere continuamente alimentate sta al centro della narrazione. Zuckerman ha male fuori, sul collo, sulle spalle, sulla schiena e ha male dentro perchè i genitori sono morti senza perdonarlo per le cattiverie del suo Karnovski/Portnoy. Cerca nell'alcool e nei farmaci una liberazione dal dolore che troverà soltanto nel suo unico vero strumento, la parola, che nei dialoghi esilaranti con l'autista della limousine che lo porta ad iniziare la sua nuova e velleitaria carriera di medico, esce torrenziale ed inarrestabile dalla sua bocca, quella stessa bocca che dopo l'espiazione delle colpe nei confronti di un padre-sostituto, sarà costretta a tacere.E' un romanzo più raccontato che dialogato, ma quei pochi dialoghi valgono da soli la spesa.

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    Andrea Ranelletti

    12/05/2009 21:33:27

    Un gran libro, espone ma non impone la figura di un personaggio sgradevole e delle sue psicosi, senza cadere mai nella banalità o nel "fine a sè stesso". Una riflessione sul ruolo dello scrittore della società e sul suo rapporto con la propria personalità, tanto divertente quanto drammatica, mai autocompiaciuta.

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    Davide Ruffini

    05/06/2008 15:11:13

    E' il primo libro di Roth che leggo. Ero scettico a proposito. Ora sono completamente persuaso della ragione del mio scetticismo iniziale!non ho trovato nel libro nulla di interessante, né di forte. l'idea di base (che è quella dello scrittore afflitto da un dolore fisico ''inspiegabile'')era molto carina. così come risulta carina la possibile causa. ma tutto il resto a mio avviso è noioso, sono solo chiacchiere intellettualoidi intorno ad argomenti scontati. non ci ho trovato inoltre quell'umorismo, quel forte senso del grottesco, della comicità che in realtà molti avevano osannato e sottolineato. sarà pure un maestro ma io non me ne sono accorto.

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    Daniele

    25/04/2008 19:21:14

    Senza dubbio Philip Roth è il più grande scrittore vivente. Quando il suo talento si associa ad affreschi grandiosi come quelli descritti in "Pastorale americana" e ne "La macchia umana", la sua lettura è un'esperienza che consiglio a tutti di fare. Quando vira verso il grottesco e l'ironico, come nella trilogia di Zuckerman, di cui questo libro rappresenta l'ultimo atto, si fa spesso fatica a leggere cinque, sei pagine senza fare una pausa. Consigliato ai Roth-dipendenti

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    Angelo Nardoianni

    19/04/2006 14:27:40

    “Ogni uomo, quando è ammalato, ha bisogno della mamma; se la mamma non è disponibile, altre donne dovranno sostituirla. Zuckerman l’aveva sostituita con altre quattro”. Questo è il folgorante incipit del romanzo che indica il tono e il ritmo della narrazione. Nathan Zuckerman è un affermato scrittore quarantenne, famoso per i suoi romanzi dissacratori verso la sua famiglia e la comunità ebraica. Un misterioso dolore al collo e alla schiena gli impediscono di lavorare e di vivere un’esistenza normale. Quattro donne, un po’ amanti e un po’ madri, cercano senza successo di alleviare le sofferenze di quest’uomo che passa la sua giornata tra bottiglie di vodka, antidolorifici e sofisticati marchingegni che dovrebbero far sparire il dolore ma che si rivelano del tutto inefficaci. Quali sono le cause di questa sofferenza?Somatizzazione di sensi di colpa per essere stato così spietato con la sua famiglia? Rifiuto della letteratura? Crisi di creatività? Esasperato dalla sua condizione, Nathan decide di trasferirsi a Chicago per prendere la laurea in medicina, in modo da smetterla di tradurre i suoi fantasmi in letteratura e annullare se stesso nella cura della sofferenza altrui. A Chicago Nathan incontrerà una serie di disavventure che confluiranno in un finale aperto dove il progetto dello scrittore di diventare medico si ridimensionerà.Efficacissimo connubio tra dramma e comicità, il romanzo trova il suo punto di forza soprattutto nei dialoghi e nei monologhi del protagonista che rovesciano su di un mondo incomprensibile un fiume di sofferenza e cinismo, desiderio di appartenenza e dissacrazione.

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