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PREMESSA Dopo la lettura di due libri insignificanti ho letto l'ultimo romanzo di Franco Poggianti e, in attesa del libro, ho riletto "Le avventure di Pinocchio". Avevo sei anni ed era la mia prima lettura. Due toscani, due meraviglie! RACCONTO È un intreccio tra il presente - fine anni sessanta - e la guerra a Livorno. Una lettrice instancabile come me viene rapita dal racconto e si immedesima in entrambe situazioni. Tutto inizia con il vento che toglie il cappello a Ghigo, giovane affascinante tornato da militare. Ghigo ritrova la fidanzata Manola sposata con un ricco imprenditore. Con lei riprenderanno gli incontri amorosi. Poi il marito Alfio viene trovato morto e Ghigo scappa, perché teme di essere incolpato. Le indagini porteranno nella giusta direzione. Durante la guerra gli americani avevano le "segnorine" e c'era chi si arricchiva alla grande. Mi fermo qui per non svelare questa bella e inquietante storia. Annoto che ritrovo la "combriccola" dei precedenti romanzi, inoltre, come immaginavo, il titolo acquista un senso compiuto nel finale. SCRITTURA La ricchezza del vernacolo livornese, come nei precedenti libri di Franco, ti affascina, ti svela l'amore per la sua città e ti acchiappa sollecitando tutti i sensi: una seduzione grande. Un autore ignoto cita testualmente "Nel romanzo Libeccio, Franco Poggianti non si limita a utilizzare la lingua bassa come colore locale o come semplice riproduzione del parlato livornese. La sua operazione è più complessa: la lingua bassa diventa struttura narrativa, strumento etico, dispositivo di verità. (…) Poi c'è l'impaginazione che, sarà una mia idea fissa, ma se si legge Umberto Eco se ne comprende l'importanza. I titoli dei paragrafi, l'indice, le note a piè di pagina sono, appunto, di grande interesse. 🌸
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