Libertà di stampa

Mark Twain

Editore: Piano B
Collana: Elementi
Anno edizione: 2010
In commercio dal: 1 gennaio 2010
Pagine: 130 p., Brossura
  • EAN: 9788890320583
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Descrizione
Solo ai morti è permesso di dire la verità, asseriva Twain dopo che diversi dei suoi scritti furono censurati o respinti dai suoi editori e caporedattori, sopportando le conseguenze dello scomodo privilegio di quella libertà di opinione a cui cercò sempre di dare espressione: «un uomo non é indipendente, e non può permettersi di avere delle idee che potrebbero compromettere il modo in cui si guadagna il pane. Se vuole prosperare, deve seguire la maggioranza. Per questioni molto importanti, come la politica e la religione, deve pensare e sentire come la maggior parte dei suoi vicini, altrimenti subirà danni alla sua posizione sociale e ai guadagni negli affari». Gli scritti inediti Libertà di stampa, Fortuna e Opinioni di granturco - quest'ultimo inserito da Joyce Carol Oates tra i cento migliori saggi americani del XX secolo - spiccano tra gli altri scritti proposti (Privilegio dei morti. Riflessioni sulla libertà d'opinione; Avviso alla gioventù; Pregare in tempo di guerra; Giornalismo nel Tennessee; Come diressi un giornale per agricoltori). Una serie di articoli e racconti su uno dei temi più controversi del momento, caratterizzati da un inconfondibile talento umoristico e polemico.

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Recensioni dei clienti

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    Cristiano Cant

    29/09/2015 07:12:51

    Chi ama e conosce veramente i libri,chi li adora in quella folle padronanza diagonale,obliqua, irregolare perché onnivora e insieme eternamente incompleta, chi va cocciutamente a tentoni nei suoi stessi cunicoli curiosi e sa ugualmente d'essere in ogni momento ucciso dal tremendo verdetto che tutto non si possa né leggere né possedere,ecco,chi sente e tocca dentro il proprio spirito questa sommità malata, sa almeno con marmorea certezza due cose,cioè che è impossibile, ingiusto, sacrilego,che due cose manchino nei propri scaffali;uno è un autore, l'altro un genere.Il primo è il Signore che qui tento di encomiare, un uomo a cui il genio ha dato davvero le chiavi della sua dorata stalla e che nei suoi scritti ha scoperto come pochissimi altri i disgustosi segreti della vita,gli orripilanti tombini sotto i quali brinda e armeggia la politica,i fasti di una società aristocratica zoticamente incurabile,e per contrasto la splendida felicità con la quale questi patetici guasti,queste miserie titaniche sanno convertirsi in graffi e luci nella voce del proprio inchiostro.Basterebbe soltanto adagiarsi sul capitolo "Come fui segretario di un senatore del Tennessee" per frugare fra le righe l'erudita,elegante,sottilissima grandezza che la parola,quando è sul serio coltivata da cuori così supremi,sa dispensare sopra le coltri dell'ipocrisia e dell'interesse.Un mondo sociale, umano, volutamente distorto e quasi consegnato a una rassegnazione senza fondo tanta è l'imbecillità, la pochezza,il sonno e la chiusura mentale che lo devastano.Twain entra in queste fessure con la mano del giocoliere che fa giostrare i periodi in un incastro di meraviglie e di sorprese che non sa e non può assuefarsi, tale è la ricchezza e l'incanto del flusso di queste rapide che egli lascia andare nella penna. Da quel testone arruffato sgorgavano continuamente ali di irrinunciabile creatività, finezze grandi come un disastro,accuse come perle più che rare.Scordavo il genere:il giallo. Lo spiegherò.

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