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Jonathan Franzen

Traduttore: S. Pareschi
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2011
Pagine: 622 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806191115

Libertà è la parola che connota l’intera storia americana. Dalla Rivoluzione ai giorni nostri, per gli americani la libertà è stata insieme una terra promessa e un campo di battaglia, il più forte legame culturale e la più pericolosa linea di tensione. Di sicuro è il più forte marcatore dell’identità e del credo americano.
La Dichiarazione d’Indipendenza ha annoverato la libertà tra i diritti inalienabili dell’umanità. Qualche anno dopo appare come emblema nazionale nelle prime monete coniate per decreto del Congresso. Per essa, o contro di essa, è stata combattuta la Guerra civile. Poi, dal 1886 è addirittura la prima immagine che uno straniero ha dell’America entrando nel porto di New York.
A suo nome l’America si è schierata in prima linea nella battaglia contro la schiavitù e contro l’apartheid.
Con la liberazione dell'Europa dal nazifascismo e la fine della guerra fredda l'idea della libertà assurge per il popolo americano a emblema della propria coscienza di sé e della propria funzione di portatrice dei grandi ideali di sviluppo e progresso.
E, infine, la difesa della libertà anche al di fuori dei propri confini è stato il dichiarato criterio ispiratore - e insieme il principale schermo ideologico – della politica estera americana, dalla seconda guerra mondiale alla guerra fredda, da Cuba al Vietnam, dalle guerre del Golfo a quella del Kosovo, a quella in Iraq.
La storia della libertà è la storia stessa degli Stati Uniti d’America. Tutta la vicenda americana si riassume in questo concetto chiave: una verità vivente e incontrovertibile, per alcuni americani; un paravento e una crudele menzogna per altri. America terra della libertà, della democrazia, dei sogni, delle possibilità illimitate. È la terra delle conquiste, ottenute anche a costo di atroci repressioni, violenze, disuguaglianze di razza, genere, classe, bigottismi e intolleranze religiose di ritorno. Poi l’11 settembre 2001 ha decretato la crisi definitiva di quel Sogno Americano ormai fatiscente, già da decenni sequestrato dalla destra per legittimare la Enduring Freedom, la guerra al Terrore.
Intorno all’ambiguità del concetto ruota l’ultimo romanzo di Jonathan Franzen, Libertà. Di cosa parliamo quando parliamo di libertà?
Libertà è essere padroni della propria vita, poter esprimere se stessi e le proprie aspirazioni. Fare fortuna, costruirsi una famiglia, avere una bella casa con il prato. Pagare meno tasse possibile, girare armati, comprarsi il SUV. Poter scegliere prodotti biologici, provenienti da agricoltura integrata, a ridotto impatto ambientale: reciclare, studiare risorse energetiche alternative, impegnarsi per uno sviluppo sostenibile. Essere giusti, integri, corretti verso il prossimo, senza deviare dalla via maestra. Oppure, essere liberi di scegliere di rovinarsi nel modo che si preferisce. Scegliere di essere perdenti, di farsi travolgere dall’alienazione e sprofondare nella depressione.
Esiste una chiave per uscire dall’universalismo della civiltà dei consumi e liberarsi delle gabbie che ci imprigionano nel regno della inautenticità e della spettacolarizzazione?
Qual è il rapporto fra libertà, capacità di generare prosperità e felicità?
Dove inizia e dove finisce la libertà di ciascun individuo?
È ancora possibile, o è solo un sogno da cui adesso ci stiamo dolorosamente svegliando?
Sono i temi che tormentano l’America divisa e impaurita all’alba del nuovo Millennio, al centro di numerosi dibattiti pubblici e privati.
Così l’ultimo romanzo di Franzen si interroga sulla libertà e sulla felicità, allargando e restringendo continuamente il focus dal punto di vista individuale a quello collettivo, dando vita a un romanzo di ampio respiro che racconta la storia di una famiglia attraverso tre generazioni.
Pubblicato nove anni dopo Le correzioni, il romanzo che lo ha consacrato presso la critica e il pubblico americano, Libertà è stato definito “un capolavoro” dal New York Times Book Review, “l’opera di un genio” dal New York Magazine, mentre il Time ha dedicato la sua copertina a Franzen (privilegio riservato in passato – vogliamo ricordare - solo a Joyce, Nabokov, Updike, Salinger e Toni Morrison) con il titolo “Great American Novelist”.
Ritroviamo in Libertà tutte le caratteristiche della scrittura di Franzen: l’attenzione maniacale alla scelta delle parole, il calore avvolgente del fraseggio, la perfezione di uno stile sottile, ironico e non compiaciuto.
“Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è infelice a modo suo”, recita l’indimenticabile incipit di Anna Karenina di Tolstoj, autore che Franzen ha particolarmente a cuore. Come ne Le correzioni, anche Libertà è la storia di una famiglia della borghesia urbana americana, lungo il cammino dallo splendore dell’ascesa fino all’inevitabile e inarrestabile declino.
Walter e Patty Berglund sono una giovane coppia apparentemente felice e arrivano a Ramsey Hill come i giovani pionieri di una nuova borghesia urbana. Sono colti, educati, progressisti, benestanti e adeguatamente simpatici. Entrambi provengono da famiglie nevrotiche e complicate, e fuggono da adolescenze difficili e tormentate. Ramsey Hill rappresenta per loro una frontiera da colonizzare e la possibilità di rinnovare il mito dell'America come terra di libertà, “dove un figlio poteva ancora sentirsi speciale”.
Avevano dimenticato però che “niente disturba questa sensazione quanto la presenza di altri esseri umani che si sentono speciali”. Così, qualche anno dopo troviamo Joey, il figlio amatissimo da Patty, che appena sedicenne se ne va a vivere con la sua ragazza, che peraltro non ama, a casa degli odiati e volgari vicini.
Patty sprofonda nella più nera depressione e nell’alcolismo, e inizia una relazione clandestina con Richard Katz, amico di infanzia del marito e musicista rock (Guerra e pace è il grande romanzo che serpeggia in Libertà, e Franzen lo cita esplicitamente, rimodellando nella storia di Patty, Walter e Richard il triangolo amoroso tra Natasha, Pierre e Andrej).
Walter, uomo integerrimo e corretto, devoto della raccolta differenziata e del cibo a impatto zero, viene bollato dai giornali come “arrogante, tirannico ed eticamente compromesso”.
Franzen indaga con feroce passione, con umorismo e tenacia il prezzo che dobbiamo pagare per concederci il diritto alla libertà personale.
Se la sfida quotidiana di ogni uomo consiste nella ricerca di un significato a partire da esistenze instabili e frammentate, il grande romanzo cerca di condurre il lettore , attraverso l’esperienza della lettura, a indagare la propria vita attraverso quella degli altri. E Franzen, uno dei migliori scrittori americani della sua generazione, è abilissimo nel dipingere una società americana preda della fobia e dell’angoscia postmoderna, e a spingere il lettore a chiedersi quanto siano labili e precari i confini che separano le nostre vite da quelle degli altri.

A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    tom

    05/09/2016 15.18.19

    X nulla inferiore a "Le correzioni", x questo romanzo prendo a prestito la recensione del telegraph presente in copertina:" Se questo non è il Grande Romanzo Americano non si sa cosa possa esserlo. Il motivo x cerebrarlo non è che fa qlcs di nuovo ma qlcs di antico o che si credeva morto e lo fa alla grande."

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    Dike1127

    26/06/2016 22.29.47

    A me è piaciuto molto. Non è da 5, perché alcune parti sono forse troppo lunghe e superflue...ma per la gran parte il testo si sviluppa in maniera piena, corposa, non banale. La psicologia di molti personaggi, non solo dei principali, appare a mio parere compiuta e matura. La trama è piuttosto semplice, ma al termine della lettura ci si sente come se fosse terminato un interessante ed impegnativo viaggio. Ho alternativamente solidarizzato e detestato i membri del terzetto Walter, RIchard e Patty, ma anche Joey, Connie Jessica Lalitha e gli altri, tutte figure capaci di creare grande empatia.

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    Giuliano

    20/09/2015 23.37.55

    Che dire? Franzen, con piglio accattivante, fa leva sulle contraddizioni della famiglia medio-borghese sul cui stampo si delinea l'intera società americana. Il grande messaggio, a mio avviso, è che la ricerca di un'identità comune, incarnata dai compromessi del matrimonio, mina alla base i bisogni di auto-realizzazione degli individui. Specie se, nel caso di Patty, sposi quello che, al netto di tutto, si dimostra essere il marito sbagliato: educato, intelligente (anzi, intellettuale), ma, appunto, lontano dalla Terra Promessa rappresentata dall'affascinante e scapestrato musicista amico del marito. Questa è solo una delle tante storie presenti in un romanzo enciclopedico per definizione, dove si tratta tutto lo scibile dei sentimenti e delle contraddizioni sociali.

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    ladybrett

    18/07/2015 11.52.27

    frenzen scrive in modo 'pieno', non si può negarlo, e tratti può sembrare pesante perchè ogni frase di ogni passaggio ha un significato e non c'è nulla di superfluo. richiede attenzione, ma ripaga con profondità, indagine interiore, personaggi disegnati magistralmente, e quel che non guasta, lucida analisi dei tempi che corrono.

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    dani70

    20/11/2013 19.43.53

    Un po' noioso, ho faticato in certi punti e alcune pagine le ho saltate (ma non ho perso il filo della storia). Troppo prolisso in certe descrizioni, per i miei gusti. Ma nel complesso discreto.

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    Zuckerman

    31/05/2013 21.55.36

    Incredibile! c'è anche chi storce il naso.

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    Mariagrazia

    14/02/2013 10.59.11

    Mi è piaciuto e mi ha fatta commuovere. L'inizio è stato un tantino difficoltoso, ma nel proseguire non è stato difficile affezionarmi a ciascuno dei personaggi, descritti con maestria, e trovare in ognuno di loro un nonsoché di familiare per amarli nella loro amabile imperfezione e straordinaria quotidianità. Alla fine delle 622 pagine ne avrei desiderate altrettante che continuino a narrare ancora, in modo tanto semplice e piacevole quanto mai banale le vicissitudini della famiglia Berglund. Lo consiglio a coloro che nella lettura non cercano una trama tanto avventurosa e movimentata, ma piuttosto una storia di vite umane, intrisa di riflessioni sulla libertà e sulle rinunce che si è disposti ad accettare per ottenerla.

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    Sophie

    30/01/2013 10.05.28

    Libro, a mio parere, sopravvalutato dalla critica letteraria. Troppo prolisso, troppo scontato, ma soprattutto troppo troppo noioso. Da evitare.

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    Caterina

    20/12/2012 22.20.41

    Di norma non amo l'America e non amo gli americani. Leggere Libertà mi ha fatto desiderare in maniera quasi dolorosa di essere una di loro.

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    cristian

    04/11/2012 18.47.55

    Tanta carne al fuoco,forse troppa!Certo che dare uno o due a questo romanzo,a parer mio,e'a dir poco ingeneroso.La storia di un matrimonio,sapientemente costruita,da dove partono e si inerpicano storie di amicizia,figli,amore e lavoro.Un romanzo globale,che tocca le note giuste.Le note che accompagnano quel senso di vuoto di certi protagonisti,che emerge e riaffiora prepotente sgomitando nella sedicente pienezza delle loro vite.

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    Vincent

    09/10/2012 14.06.47

    Non lo so! Volevo talmente tanto che questo romanzo mi piacesse che ero carico di aspettative. Sono alla pagina 100 e non e' successo niente. E come se non avessi letto neanche una pagina oppure come se rileggessi qualcosa gia' noto... Questo non e' un giudizio. Sono le mie sensazioni. Daltronde solo dopo tre tentativi iniziali di lettura "Le Corezzioni" e' diventato uno dei miei libri preferiti. Qualcosa mi dice che non sara' lo stesso con "Liberta" , ma spero di contradirmi da solo. Mi dite il nome di qualche scrittore contemporaneo che dopo un capolavoro riesce a creare un altro senza ripetersi? (La domanda non e' polemica...)

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    Claudia

    03/10/2012 22.49.01

    Mi duole molto dare un giudizio così negativo ad uno scrittore che ho amato tantissimo ne "Le correzioni", ma questo romanzo proprio non mi convince...mi mancano ancora circa 100 pagine per finirlo, ma dubito che cambierò opinione in extremis. L'ho trovato nel complesso molto deludente: a partire dalla trama (il trito e ritrito triangolo amoroso, matrimoni che falliscono, ribellioni adolescenziali), passando per i personaggi (ma dico, Patty Walter e Joey non vi sembrano insopportabili?), per non dire dello stile, scorrevole sì ma molto inferiore rispetto a quello a cui mi ero abituata col precedente romanzo...espressioni come "la sola vista di jenna era un riflesso pavloviano per le mie gonadi" o la descrizione di quando Joey cerca la fede nella sua merda...ma scherziamo, che roba è?! E poi, 500 e più pagine e non c'è un briciolo di evoluzione in questi personaggi: Patty si rinchiude nella sua depressione, Walter cosa farà? si metterà con Lalitha?, Joey persevera nel suo rapporto strambo e morboso con Connie, Richard torna alla sua vita da rockettaro cinquantenne...Nemmeno i temi che fanno da sfondo, l'11 settembre, l'ambientalismo, il capitalismo, pezzi di storia americana, riescono a dare uno spessore a questa storia. E mi dispiace veramente tanto.

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    Aurelio

    10/09/2012 17.23.24

    Non male ma dopo averlo finito, finalmente "libero di passare ad altro".

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    Alessandro

    27/08/2012 13.12.51

    Ma dove è finito lo scrittore de "Le correzioni"? Libro di una noia mortale sui soliti temi della solita società americana trattati con una banalità che mai mi ha emozionato, mai mi ha incollato alla lettura. Per me deludentissimo.

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    Federica

    03/08/2012 14.12.01

    Questo romanzo ha incominciato a piacermi dopo le prime centocinquanta pagine. All'inizio, ho fatto fatica a entrare nella storia e ad apprezzare la scrittura (periodi lunghissimi!). Credevo che mi avrebbe deluso e invece ora che l'ho finito mi rendo conto di quanto mi abbia lasciato dentro...E' stata una scoperta, inaspettata!

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    Ugo

    18/07/2012 11.25.29

    M'è difficile dare un giudizio... Premetto che Franzen non è uno dei miei autori preferiti; "Libertà", proprio come "Le correzioni" è certamente un romanzo assai ben strutturato, i personaggi (individualmente persone qualunque)sono ben delineati, la storia si dipana bene, è molto scorrevole. Forse fin troppo scorrevole, quasi sull'olio...Franzen attorno ad una qualsiasi storia potrebbe scrivere indifferentemente 50 così come 500 o 5000 pagine, scrive bene, scrive benissimo. Però è freddo, io almeno lo trovo "freddamente impeccabile". Tanto per fare un confronto, Vargas Llosa (nei suoi momenti migliori)m'emoziona e trascina assai di più. Franzen è bravo, anzi bravissimo, però...

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    Guia

    21/06/2012 22.46.34

    Nel complesso è un bel libro; certo, non lo considererei un capolavoro, ma pagina dopo pagina ci si affeziona ai personaggi, in tutta la loro umana imperfezione.

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    lucia

    16/03/2012 14.59.24

    la storia nel complesso mi è sembrata meno particolare rispetto a "correzioni", ma la lettura scorre molto bene

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    paolo

    04/02/2012 16.51.51

    "cool" (figo) è la parola più frequente in questo "Grande Romanzo Americano", incoronato come tale dai soliti New Yorker e New York Times, con il suo autore gratificato addirittura della copertina di Time in quanto, ovviamente, nuovo grande "novelist" americano. Ad essere programmaticamente cool è in realtà il romanzo stesso, perfino troppo, impregnato com è di correttezza politica e di buoni sentimenti, con quei diloghi arguti pronti per essere trasposti sul grande schermo ma totalmente irreali. Persino i personaggi "uncool" (sfigati) o looser come agli americani piace di più chiamare quelli che restano ai margini, lo sono solo in apparenza, infatti non sono certo dei looser la povera incompresa Patty, di cui nelle prime 200 pagine ci vengono inflitte le poco credibili fragilità, o Conny, che pur fedele come un cagnolino al bello, duro e vincente Joey, alla fine lo sposerà e vivrà ricca e felice. Non manca ovviamente il rocker maudit Richard Katz per il quale forse l'autore vorrebbe farci provare pena e che invece non può che suscitare grande invidia, libero com è di scopare con tutte e di fare soldi, come altri miliardi di personaggi analoghi triti e ritriti dalla letteratura americana che, anche quando gioca a fare la "grande" come in questo caso, non riesce a staccarsi dai vecchi Davide Copperfield, Oliver Twist e Holden Caulfield.

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    taty

    09/01/2012 08.31.18

    sono arrivata a pagina 110 e non sono più riuscita a continuare. Non fa per me!

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