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Nella storia dell'opera e della letteratura italiana, Da Ponte è ricordato essenzialmente per i tre libretti mozartiani di Le Nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte, capolavori di versificazione e tecnica drammatica, di arguzia letteraria e funzionalità musicale, ai quali va il merito di aver creato, su ispirazione di Mozart, "un quasi nuovo genere di spettacolo", come si afferma nella prefazione alle Nozze di Figaro, vale a dire non più un tradizionale melodramma buffo, ma un'autentica commedia in musica. Basti vedere come Le mariage de Figaro di Beaumarchais fornisca a Da Ponte non solo il materiale per i dialoghi in recitativo, ma anche quello per i pezzi chiusi, le arie, i duetti e i concertati: la conseguenza è una nuova omogeneità retorica che collega ogni sezione del libretto, sottrae i personaggi alla stereotipia delle situazioni fisse e permette al musicista di tratteggiarli come caratteri individuali che si evolvono nel corso dell'azione attraverso tutte le sfumature possibili.
La restante produzione librettistica di Da Ponte è rimasta praticamente sconosciuta e fatta oggetto di studi occasionali fino al 1999, quando Lorenzo della Chà pubblicò presso Guanda un'accurata edizione dei libretti scritti dal poeta durante il periodo della permanenza a Vienna, vale a dire negli stessi anni in cui lavorava alla trilogia mozartiana. A questi due volumi della Chà fa seguire ora, in altri due tomi pubblicati da Il Polifilo, l'edizione dei libretti scritti a Londra, dove Lorenzo Da Ponte giunse nel 1794 e rimase, come poeta al King's Theatre, sino al 1798, e poi nuovamente dal 1801-02 sino al 1804. La sua produzione di questo periodo comprende nove libretti, riportati nel primo tomo, di cui quattro opere buffe La scola de' maritati, L'isola del piacere, Il tesoro e Il consiglio imprudente, trasformazione in libretto del Curioso accidente di Goldoni. Gli altri sono, invece, lavori seri su soggetti molto diffusi nel teatro d'opera: Merope, Armida, La grotta di Calipso, Il trionfo dell'amor fraterno, Il ratto di Proserpina. Ai testi dei libretti, della Chà aggiunge un'appendice di traduzioni di testi teatrali dal francese e un'altra che comprende il pasticcio La prova dell'opera, con poesia e musica tratte da Una Cosa rara, scritto da Da Ponte a Vienna, l'intermezzo Le nozze de' contadini spagnuoli e la cantata Le nozze di Tamigi e Bellona, composta per celebrare una vittoria della marina inglese.
La lettura e lo studio di questi testi di Da Ponte è istruttiva per vari motivi. Innanzi tutto, fa spiccare l l'unicità dei tre libretti mozartiani che si staccano da tutti gli altri come rocce immerse in un fiume e mette in luce, per contrasto, l'originalità di un progetto rivoluzionario che, da un lato, non ebbe riscontro nella successiva produzione librettistica del poeta e, dall'altro, avrebbe influenzato tutta la storia dell'opera in musica. In secondo luogo, la conoscenza dei libretti londinesi, intonati da Martín y Soler, Joseph Mazzinghi, Francesco Bianchi, Peter von Winter, Pierre-Alexandre Monsigny, Antonio Sacchini, conferma l'abilità letteraria di Da Ponte e la sua tecnica consumata di versificazione e organizzazione drammatica. In terzo luogo, questa produzione offre uno spaccato dell'evoluzione cui andò incontro la librettistica italiana nell'ultimo scorcio del Settecento, quando l'opera buffa aveva ormai soppiantato quella seria nelle preferenze del pubblico e si presentava come uno spettacolo ricco, articolato, complesso. Anche i libretti londinesi, come quelli viennesi, rivelano la tendenza cui era andata incontro l'opera comica nella seconda metà del Settecento: quella di ampliare i concertati a più voci e quindi le occasioni di far conversare tra loro i personaggi, che trova nell'ampliamento dei finali d'atto la prova più esplicita. "Questo finale, che deve essere per altro intimamente connesso col rimanente dell'opera, è una spezie di commediola o di picciol dramma da sé, e richiede un novello intreccio ed un interesse straordinario" scrive Da Ponte nelle sue Memorie, chiarendo uno dei punti salienti della sua drammaturgia.
La lettura di questi testi procede spedita e agevole nella divertita ammirazione per l'arguzia poetica di Da Ponte, il suo spirito, l'abilità di versificazione e la grazia con cui si inserisce nella tradizione della librettistica precedente, imprimendole uno stampo letterario assolutamente personale. Da Ponte padroneggia magistralmente le forme metriche dell'aria italiana, cui conferisce una varietà nuova: le spezzature, le alternanze di metri diversi, l'uso sistematico del discorso diretto, trasformano l'aria in un pezzo teatrale di vivacissima efficacia scenica. La lingua è naturale, scorrevole e capace di inserire un lessico quotidiano entro gli schemi del pezzo chiuso, con una naturalezza che solo Metastasio e Goldoni raggiunsero nella librettistica del Settecento. Scioltezza del vocabolario, abilità di versificazione e complessità di forme vanno di pari passo: l'esplorazione di questi aspetti appartiene al campo della storia letteraria, così come un discorso specifico richiederebbe l'entroterra ideologico e filosofico che accomuna questi libretti buffi, la visione del mondo saggiamente epicurea fondata sulla morale del carpe diem e guidata dai Lumi della ragione, la corroborante filosofia del tempo che scorre e allegramente rinnova le cose umane.
Ma, oltre ai testi di Da Ponte, nelle quasi trecento pagine di note, l'autore offre i risultati di un lavoro minuto di ricerca. Di ogni opera presenta il riassunto dell'argomento, la descrizione della fonte letteraria, la citazione delle recensioni apparse sui principali giornali dell'epoca, permettendo di collocarla entro l'ambiente teatrale della capitale inglese con una vivezza inusitata. Ne risulta così, per la prima volta, una visione completa della vita musicale londinese durante il soggiorno di Da Ponte, tra convenzioni artistiche, intrighi organizzativi, rivalità, successi e clamorose polemiche.
Nel secondo tomo, ad esempio, sono riportati sei tra i numerosi adattamenti di opere precedenti di altri autori, realizzati da Da Ponte per il King's Theatre. Le partiture e i testi del teatro musicale erano considerati, allora, come opere aperte, passibili di ritocchi o completi rifacimenti, a seconda delle esigenze esecutive e delle richieste del gusto locale. Anche Da Ponte si adattò a questa usanza, cui lo chiamava l'incarico di poeta nel teatro londinese, assunto come successore di Carlo Francesco Badini. Il libello di quest'ultimo, Breve notizia dell'opera buffa intitolata "La scuola de' maritati o sia delle corna", mostra a quale livello poteva scendere la polemica alimentata dalle rivalità dell'ambiente teatrale: in un sonetto profondamente offensivo e razzista, Badini colpisce Da Ponte per le sue origini ebraiche e il suo stato di ex ecclesiastico, mentre la risposta del poeta, Piacevoli noterelle sopra il turpe libello intitolato "Breve notizia", si mantienesul livello professionale delle osservazioni tecniche.
Il lavoro di della Chà si pone quindi come un contributo fondamentale alla conoscenza dell'ambiente culturale e sociale entro cui prendeva posto la produzione teatrale londinese nell'ultimo scorcio del Settecento, mostrando da un lato la perdurante fortuna dell'opera italiana all'estero, dall'altro meccanismi di una produzione sovente automatica che trovava nell'opera di Da Ponte un motivo straordinaria di originalità, di arguzia e di sopraffino divertimento, che colpisce ancora il lettore contemporaneo con intatta freschezza.   Paolo Gallarati