La ricostruzione della memoria genealogica e sociale di una comunità non è mai la semplice elencazione di date di nascita e di morte, ma la rievocazione di una mappa umana, economica e geografica che si muove lungo i secoli. Questa ricerca storiografica sulla Terra di Gesualdo, in provincia di Avellino, si propone di restituire la carne e il sangue dei casati che hanno popolato il borgo, unendo i destini individuali alle grandi faglie della microstoria irpina e nazionale. Il nucleo documentario primario su cui si poggia l'intera impalcatura del testo è rappresentato dalle rivelazioni del Catasto Onciario del 1742–1743, istituito da re Carlo di Borbone. Attraverso gli occhi degli apprezzatori regi e i computi della Regia Camera della Sommaria di Napoli, emerge la Gesualdo del Settecento: una comunità stratificata, dove la ricchezza era misurata in once e divisa tra l'élite dei "Magnifici" possidenti laici, la classe dei "Dottori Fisici" della sanità e la stragrande maggioranza della popolazione, composta da "bracciali" e coloni legati alla fatica della terra o inseriti nelle maestranze artigiane del Borgo Vecchio. L'Ottocento segna la fase dei grandi rivolgimenti e della progressiva emancipazione dalle vecchie gabelle feudali del castello. Attraverso i registri dello Stato Civile Borbonico e Italiano, conservati presso l'Archivio di Stato di Avellino (ASAv) e parzialmente digitalizzati nel Portale Antenati, è stato possibile mappare la transizione delle famiglie rurali dalle pianure della via Nazionale delle Puglie e del Fredane verso le colline o l'artigianato urbano. Ma la terra irpina dell'Ottocento è stata anche teatro di asprezze e tensioni sociali. I faldoni penali della Gran Corte Criminale del Principato Ultra e i processi al brigantaggio e alla renitenza alla leva del Tribunale Militare Straordinario svelano un territorio indomito, in cui la salvaguardia dei confini agrari e dei diritti d'acqua sfociava frequentemente in delitti d'impeto sul sagrato delle chiese o nei cantieri edili del mandamento. Le dinamiche parrocchiali e la profonda capillarità dei legami confinari trovano riscontro ideale nelle carte degli Archivi Ecclesiastici e nei registri delle liti della Curia Vescovile. I rogiti dei notai storici operanti sul territorio (tra i quali spicca la figura del notaio Pesiri sul finire del Settecento) documentano le accese controversie dotali, le querele per i banchi d'onore e i contratti enfiteutici che opponevano le famiglie ai procuratori della Collegiata di Sant'Antonino e della Confraternita del Santissimo Rosario. Il Novecento chiude il cerchio attraverso due grandi e drammatici fenomeni: la diaspora migratoria e i sacrifici bellici. I database ufficiali della Statue of Liberty - Ellis Island Foundation e i manifesti portuali di New York e Boston testimoniano il grande esodo transatlantico. Giovani scalpellini, sarti e braccianti gesualdini abbandonano i rioni d'origine (il Canale, Le Colonne, Lo Baio) imbarcandosi sui piroscafi Prinzess Irene, San Giorgio o Romanic alla ricerca di riscatto nei distretti industriali del Massachusetts e della Pennsylvania. Chi rimane paga il tributo di sangue della nazione nelle trincee del Carso e del Monte San Michele, i cui ruoli del Distretto Militare di Avellino e i registri dell'Albo d'Oro ne blindano per sempre il ricordo. Fino ad arrivare alla devastazione della Seconda Guerra Mondiale e ai catastrofici bombardamenti alleati dell'11 e 12 settembre 1943, le cui istanze di sussidio conservate nel Fondo Prefettura - Serie Danni di Guerra documentano le privazioni civili e la faticosa opera di ricostruzione tra le macerie. Questo volume offre così al lettore non solo la storia dei singoli cognomi, ma l'affresco corale di una comunità legata a doppio filo alle sorti materiali, artigianali e storiche del proprio borgo irpino.
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