Leggenda privata

Michele Mari

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Editore: Einaudi
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 5,22 MB
Pagine della versione a stampa: 176 p.
  • EAN: 9788858425411
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Gaia la libraia

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«Se la madre non lo difendeva, si formava talvolta nella mente del figlio la delirante intenzione di difenderla lui, come si evince da una fotografia scattata dal padre: autentico scudo umano, il figlio si frappone con uno sguardo che dice: "Dovrai passare sul mio cadavere"». L'Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. O, come gli ha intimato Quello che Gorgoglia, «isshgioman'zo con cui ti chonshgedi». Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all'intersezione di Mosè con John Huston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l'infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che «sanguinosa». Poi arriva l'adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l'incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d'amore a Ladyhawke... Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una «leggenda privata» documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell'autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un'intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni più esose della letteratura.
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    Lidio

    11/03/2019 21:40:01

    Michele Mari elabora un’epopea della sua infanzia. Non c’è modo più semplice di questo per spiegare il libro minuto da lui partorito. Però in realtà “Leggenda privata” è un “Lessico famigliare” rovesciato, dove ogni cosa è rovesciata in un racconto melodrammatico, sovraccarico e irridente. Michele Mari racconta della sua vita con un gusto per l’autoironia più pesante. Non si risparmia colpi, né concede una qualche clemenza ai suoi familiari; forse proprio per questo non si può fare a meno di concedere a ciascuno dei suoi cari e a Mari stesso un immenso affetto e un’immensa comprensione.

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    Natalia

    08/03/2019 13:38:51

    Un’incursione nell'infanzia e nei ricordi dello scrittore Mari, che non svela tanto del sé adulto ma concentra tutta la memoria sul bambino che è stato. I genitori sono figure ben contornate e molti episodi che li riguardano sono comici, ma non mancano quelli tristi, e di sicuro sembrano essercene pochi davvero felici e spensierati. Un linguaggio artefatto e labirintico, di sicuro molto sperimentale caratterizza il romanzo, e non nascondo che per molte parole sia dovuta ricorrere al vocabolario, ma ciò può solo rappresentare un’’arricchimento per il lettore. Molto interessanti i richiami a figure di spicco del panorama culturale italiano (Enzo Jannaci, Dino Buzzati, Gaber e altri); questo e il racconto dell’ambiente familiare mi ha molto ricordato “Lessico famigliare” della Ginzburg. Per finire, consiglio questo libro a chi ha già letto altro dello scrittore e l’ha in altre sedi apprezzato.

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    Ari

    07/03/2019 21:01:14

    Lettura interessantissima. Ho scoperto questo autore grazie a questo libro, autobiografico, ma molto sui generis. Mari riesce a mettere insieme plurilinguismo e pluristilismo con i temi soliti e canonici dell'autobiografia e del racconto gotico. Il tutto rende la lettura abbastanza scorrevole, sebbene magari non per un lettore alle prime armi. Io mi sono innamorata.

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    Daniele

    07/03/2019 14:28:52

    Leggere questo libro è stato un autentico piacere. La prosa è lirica, poetica ma equilibrata e scorrevole, incredibilmente godibile. Le vicende familiari dell’infanzia dell’autore sono raccontate con il distacco di un adulto che si porta dietro il proprio bagaglio emotivo e allo stesso tempo con gli occhi di un bambino che popola il suo immaginario di mostri e creature fantastiche. Michele Mari in quest’opera non si risparmia, addentrandosi nella propria psiche di bambino e adolescente. A mio parere è uno degli autori italiani contemporanei più validi.

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    Omar Privitera

    22/09/2018 10:00:40

    Un libro che risucchia nei meandri più bui della psiche, nelle sue fissazioni unilaterali. Una storia sincera di sofferenza. Un libro meraviglioso

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    Desiré

    19/09/2018 08:30:17

    Ottimo Mari. In questo libro si assapora il gusto dolce amaro della vita familiare, del padre padrone e del figlio che come può si salva. L'autore racconta in modo semiserio le sue avventure e disavventure alle prese con un padre ed una madre severi ed esigenti nei suoi confronti, e descrive come questo passato ha influito sulla sua vita da giovane adulto. Non si può non immedesimarsi in un libro così.

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    Ciccio

    18/09/2018 09:48:44

    Al di là delle classificazioni di genere e della trama quasi sempre avventurosa e avvincente, secondo me leggere un libro di Michele Mari è un'esperienza di godimento estetico, di “piacere del testo”, ogni volta unica e indescrivibile, nonché un'occasione imperdibile per lettori amanti della Grande Letteratura. Non è, infatti, questione di scrittori di nicchia, per pochi, per lettori dal palato fine...etc. E' questione di Letteratura, punto! Questo nuovo romanzo o autobiografia o romanzo autobiografico o autobiografia romanzata (ma per i libri di Mari, tutti o quasi, la distinzione è impossibile e fuorviante: da Rosso Floyd a Fantasmagonia a Roderick Duddle, le opere di Mari sono tutte intrise di autobiografia) lo conferma: Mari è ai vertici della letteratura italiana (starei per aggiungere “contemporanea”, ma anche questa formula sarebbe fuorviante nel caso del Nostro). Nel suo racconto autobiografico, tra l'altro popolato di mostri e terrifiche presenze sin dall'incipit (Quello dalle Orbite Vuote, Quello che Gorgoglia, Quello che Biascica...), l'aspetto più originale e interessante di tutta la storia, a mio avviso, non sta nei “fatti” raccontati, quanto nella “forma” linguistica, ricercata, elegante e ricca, epifanica, manieristica e barocca, con cui vengono raccontati-inventati: lo confessa tra l'altro stesso autore. «il mio lievito romanzesco è nella forma, non nei fatti». Con una fondamentale precisazione, però: il manierismo-barocchismo di Mari non è mai fredda e occasionale citazione “turistica” o “museale” delle forme e della lingua della tradizione letteraria, ma fede autentica e dedizione totale, monacale alla casa-letteratura da parte di uno tra i più fedeli e devoti suoi “inquilini” , insieme ad altri grandi del Novecento quali Gadda, Landolfi, Manganelli, Bufalino.

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    aurora

    23/05/2018 12:01:44

    La storia è intrigante senza dubbio, ma perchè scrivere in questo modo assurdo?

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    gabril

    25/04/2017 13:53:13

    Cosa succede a un bambino quando si scopre frutto di un abominevole amplesso primaverile, quando nasce d'inverno, stigmatizzato dall'aberrante numero 8, e quando si trova in balìa di genitori orrendamente geniali, artisti nevrotici, troppo in fretta mal combinati e ben presto separati? Ecco quel che di mostruoso è accaduto a Michelino-Danilo, filatore della propria personalissima intimissima leggenda privata, culattina potenziale, privo di protezione davanti all'onnipotenza dell'orco barbuto (il padre Enzo, noto designer :"lui che occupava le persone come un inquilino occupa un appartamento ristrutturandolo secondo razionalissime leggi") e di fronte all'eclettica divergenza della madre-ragazzino, montanara dalla dura corazza che male nasconde l'intenso, intimo lavorio autodistruttivo dell'anima. Così l'autore si narra e così ci appare : "nudo nella verminosa tenerezza di chi già secerneva lo stame bavoso di che intessere le infrangibili maglie delle proprie corazze future"... "l'anima affidata alle cose e a quella cosa fissa che è il tempo"... "Poi, ragazzino, incominciai a trasferire particole di anima nei libri che leggevo, fino a dislocarvela compiutamente: in questo modo potevo circolare nel mondo come un insensibile golem senza patir troppi danni..." Insomma: abbiamo qui un concentrato dell'essenza biografica di MM : un distillato dei suoi fantasmi, della sua vocazione orrorifica, la cui genesi diventa esplicita ("serio nato da seria, triste da triste..."); una artigliante confessione delle mancanze e delle vergogne, delle ossessioni e delle fobie, di tutta la meraviglia-terrore sepolta nelle cantine, luoghi reali e fantasmatici dove (come il ragno intesse la tela) la vita si fa letteratura, trasformando la debolezza in potenza di invenzione e di ricostruzione del mondo. “Cristallizzandomi mi sono falsificato: e vivendo e scrivendo, e scrivendo della mia vita e vivendo nella mia scrittura”.

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  • Michele Mari Cover

    Michele Mari è nato a Milano nel 1955. I suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro 2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (edt 2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso... Approfondisci
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