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Orhan Pamuk

Traduttore: S. Gezgin
Editore: Einaudi
Collana: Supercoralli
Anno edizione: 2007
Pagine: 510 p. , Rilegato
  • EAN: 9788806187835

In una Istanbul allo stesso tempo reale e fiabesca, il giovane avvocato Galip scopre improvvisamente che sua moglie Rüya è svanita nel nulla. Dai pochi indizi lasciati, Galip presume che si sia rifugiata a casa del fratellastro Celâl, un celebre giornalista, autore di articoli provocatori per il quotidiano "Milliyet". Ma anche Celâl è introvabile, quasi non fosse mai esistito. Alla disperata ricerca del proprio sogno perduto (Rüya in turco significa sogno) Galip, in un progressivo e ambiguo processo di assimilazione, assume via via l'identità e la personalità del cognato - va persino ad abitare a casa sua - mentre vaga per una città in cui Oriente e Occidente, tradizione e modernità, confluiscono esplodendo in una ridda di contraddizioni insolute. Galip, simbolo della Turchia attuale che ha smarrito la memoria storica e la capacità di immaginarsi un futuro, si spingerà troppo nel gioco di specchi fino all'amaro e inevitabile epilogo.
Quest'ultimo libro del Premio Nobel Orhan Pamuk è un omaggio al romanzo giallo in cui la ricerca di una donna scomparsa diventa la chiave di lettura per interpretare i fili della cultura turca e l'inquietudine dell'identità islamica di oggi. Un mirabolante arazzo intessuto di racconti fantastici, bizzarre coincidenze, spunti esoterici, misticismo sufi, simboli fiabeschi, ricordi d'infanzia, satira politica e allusioni letterarie. Una storia che ha il fascino delle "Mille e una notte" e il vigore di una moderna epopea nazionale, tradotta per la prima volta direttamente dal turco.

Recensioni dei clienti

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    Rosa Pennisi

    08/10/2016 19.21.06

    Ho appena finito di leggere il Libro Nero. L'ho letto in un mese.È un libro ipnotico, fantastico. Ammetto che la lettura non è semplice, ma l'impegno richiesto viene ripagato dalle sensazioni provate.Io amo Istanbul e ,avvolta nel vortice delle frasi di questo libro, sono riuscita a cogliere l'anima malinconica e confusa della citta'. GRAZIE ORHAN PAMUK

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    Vincenzo inchingolo

    16/06/2015 15.25.05

    Ieri ho finito di leggere dopo mesi, anni, Il libro nero di Pamuk. Il libro più sfiancante, denso, eccessivo, caotico, poetico, nostalgico, aberrante,dantesco, letterario mai letto! Sublime. Questa letteratura, involontariamente filosofica, più delle scienze , analitica, diversamente poetica e a volte, raramente, dantesca (appunto), traccia i confini della incomprensione empatica universale di un uomo intelligente.E ti senti vicino a chi riconosci come tuo simile.Ecce homo!

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    Enrichetto

    23/10/2013 23.30.34

    Libro non semplice, a tratti ipnotico. L'autore sembra giocare col lettore, sommergendolo di suggestioni, digressioni e storielle a non finire. La trama c'è ma è secondaria, alla fine restano sensazioni e una grande ammirazione per questo terribile affabulatore. Non mi piace polemizzare con gli altri recensori ma che noia questi guru che si ergono al di sopra della massa ignorante. Quanto gli piace sentirsi speciali...

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    Guru Max

    22/10/2012 14.30.05

    mi compiaccio di vedere tanti giudizi negativi,mi sarei spaventato del contrario, la lettura di certi capolavori non è per tutti, ma solo per pochi eletti, è giusto che i più li ritengano noiosi, se non volete annoiarvi lasciate perdere certe sfide così complicate e surreali, ci sono sempre i vari dan brown, ken follet, john grisham, michael chricton, paolo coelho o isabel allende con cui non vi annoierete mai, tranquill!

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    enrico

    30/01/2011 11.26.43

    Libro terribilmente noioso. All'inizio prometteva bene ma poi è stato un supplizio. Sicuramente azzeccato il titolo! A questo autore hanno dato il nobel, quindi qualcosa di decente l'avrà pure scritta. Proverò con qualche altra sua opera.

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    rain

    10/11/2010 15.28.56

    Davvero è difficile che abbandoni un libro, mi è successo forse altre 2-3 volte con libri particolari, ma questo "libro nero" davvero non ce l'ho fatta a portarlo a termine e me ne dispiace. Ma ho trovato difficile la narrazione, per niente interessante la storia, brutti e poco delineati i personaggi, una istanbul (che amo) nemmeno accennata...e l'ho riposto in libreria. Non lo consiglio assolutamente. Rain

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    Alexander

    06/09/2009 11.19.11

    Il libro e` stato una delusione totale, tipico testo postmodernista dove lo scrittore gioca col lettore. Tutto quel viaggiare del protagonista sulle vie di Istambul nella ricerca della propria identita`come d`altronde fa tutta la Turchia trovandosi tra modernita` e tradizione, oriente ed occidente. Insomma l`ho trovato noioso e privo di profondita` vera e propria. Posso solo capire il successo di una letteratura del genere in Occidente. Pamuk scrive su Istambul tendente al mondo "civile", europeo tanto per dire. Ma nello stesso tempo usa il fascino del misterioso oriente. Visto che il lettore medio occidentale non vuole e non puo` entrare nel mondo orientale vero e proprio (perche` ci vuole tanto sforzo e riflessione) preferisce vedere questo "Oriente per poveri" come lo chiamo io (versione soft). Forse mi sono espresso in modo confuso ma volevo condividere questo pensiero con qualcuno che forse ha letto qualcosa di Orhan Pamuk. P.S. Leggendo Orhan Pamuk mi e` venuto in mente un passaggio di un altro libro, ovvero "Il piccolo principe" di Antoine de Saint Exupery dove si parla di uno scienzato turco che aveva scoperto un`asteroide: “Questo asteroide è stato visto una sola volta al telescopio da un astronomo turco. Aveva fatto allora una grande dimostrazione della sua scoperta ad un Congresso Internazionale di Astronomia. Ma in costume, così come era, nessuno lo aveva preso sul serio. I grandi son fatti così. Fortunatamente per la reputazione dell'asteroide B612 , un dittatore turco impose al suo popolo, sotto pena di morte, di vestire all'europea. L'astronomo rifece la sua dimostrazione nel 1920 con un abito molto elegante. E, questa volta, tutto il mondo fu con lui...” Io Pamuk l`ho visto proprio cosi`.

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    SIMONA

    09/02/2009 11.48.10

    EBBENI SI! NON CE L'HO FATTA..SONO STATA SCONFITTA DA QUESTO LIBRO NERO..150 PAGINE MA POI HO MOLLATO..NON HO CAPITO NULLA..FORSE TROPPO CONTORTO..VORREI TANTO CHE QUALCUNO MI AIUTASSE A CAPIRNE IL SENSO..NOIA NOIA E DELUSIONE..PECCATO..

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    giovanni

    30/10/2008 17.20.31

    illeggibile.

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    Daniele

    25/04/2008 19.23.23

    Ho letto circa cinquanta pagine, poi ho lasciato perdere. Volutamente contorto, a tratti illeggibile.

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    Roberto

    11/01/2008 23.34.20

    Un libro splendido. Non so quanto possano interessare le motivazioni sottostanti un giudizio così fermo. Ritengo bello quel libro che mi fa dimenticare dove sono, che mi coinvolge emotivamente, che vorrei non finisse mai, che mi fa guardare attorno confuso alla ricerca di qualche personaggio, che mi fa accantonare le difficoltà della vita e che mi fa correre avidamente in libreria a cercare altre centinaia di pagine da divorare.

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    alberto scarso

    23/11/2007 12.23.54

    Vorrei far arrivare a questo romanzo il mio giudizio caldamente positivo sia per scrittura, per storia, stile, originalità, riflessione sulla vita, sull'incomunicabilità umana così mirabilmente comunicata, sull'impraticabilità dell'intolleranza fra culture, costumi e vite, sulla scrittura. Temi altrettanto magistralmente affrontati nei libri precedenti che ho letto come "Il mio nome è rosso", "Neve", "Istambul" ma con sempre nuova e diversa linfa creatrice, fantasia. L'autore è abile nel creare nuove storie partendo dalla sua biografia e le sue emozioni mescolate alla cultura e alla letteratura occidentale e orientale, ai miti e alle religioni del nostro tempo e del passato. E' anche un saggio, quasi un manuale sulla scrittura narrativa, basti pensare al capitolo sui "tre moschettieri". Un passo riflessivo particolarmente significativo è descritto quando il protagonista all'uscita da un cinema legge nel volto degli attori del film il suo stesso disperato sgomento per l'esistenza. E' un romanzo che ho letto con calma, centellinato perchè arrivato alla fine l'avrei riletto. Parafrasando l'autore; si sa bene che scrive per disperazione e lo sa fare proprio bene.

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    marco

    23/11/2007 09.28.15

    uno dei più bei libri che io abbia mai letto!! strano che non sia piaciuto ma è vero che non tutti i capolavori possono essere compresi... peccato per loro

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    Laura B.

    30/09/2007 14.19.31

    Sono perfettamente d'accordo con Davide: libro noioso, faticoso da leggere (per la prima volta ho dovuto fare un enorme sforzo di volonta' per arrivare alla fine!). Trovo anche fastidioso questo continuo insistere sulle differenze e le incompatibilita' tra occidente e oriente, cosi' come trovo poco interessante il dover costantemente sottolineare quanto la cultura occidentale abbia "copiato" da quella orientale e viceversa. E' il secondo libro che leggo di Pamuk, il primo essendo stato "Neve"; nessuno dei due mi ha affascinata o mi ha trasmesso qualcosa....

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    Davide D.

    31/07/2007 22.51.46

    Brutto. Incomprensibile la necessità di Pamuk di rendere complessi ed intricati fino all'inverosimile concetti semplici, tant'è che spesso e volentieri durante la lettura non si sa di che né di chi stia parlando, non si capisce chi siano i personaggi che sembrano improvvisamente piovuti dal cielo ed è inevitabile la spiacevole sensazione di stare inutilmente perdendo del tempo. L'ho finito con un notevole sforzo, esasperato. Un libro che non lascia nulla. I vari capitoli potrebbero quasi tutti essere rimescolati a caso e il filo conduttore, se c'è, non ne risulterebbe modificato. E' enigmatica tra l'altro questa smania da parte dell'autore di presentare Istambul come fosse una capitale scandinava, sempre innevata, gelida, con i ghiaccioli che pendono dai tetti, il che toglie anche quell'atmosfera magica di metropoli medio orientale e mediterranea che è tipica di questa città, che non si caratterizza certo per inverni così rigidi. Un libro da evitare a tutti i costi.

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