Traduttore: Cristiana Mennella
Editore: Feltrinelli
Formato: EPUB con DRM
Testo in italiano
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Compatibilità: Tutti i dispositivi (eccetto Kindle) Scopri di più
Dimensioni: 489,69 KB
  • Pagine della versione a stampa: 347 p.
    • EAN: 9788858829585
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      Bea

      10/03/2018 13:29:19

      Nel mezzo della Guerra Civile Americana, il Presidente Lincoln vede morire il suo figlioletto di undici anni, Willie. Lo spirito di Willie, abbandonato il corpo, viene a trovarsi nel Bardo, cioè in quel luogo in cui, secondo il Buddismo tibetano, i trapassati sostano prima di poter rinascere. Lì il bambino incontra, inconsapevole del suo stato, tre spiriti guida (un omosessuale morto suicida, un tipografo morto accidentalmente prima di aver consumato il matrimonio, un reverendo in attesa del perdono per i suoi peccati) ed un corteo di altri spiriti disperati, afflitti, con la nostalgia di come erano prima e che di quel prima conservano solo i sentimenti ed i ricordi. Tante vite volate via sono ora tanti spiriti nel Bardo a cui giungono con sembianze deformate dal loro vissuto, ma pronti a riacquistare i veri connotati al momento del passaggio al livello superiore. Il Bardo è luogo di purificazione attraverso il totale distacco da ciò che si lascia. In questo potremmo leggere il significato simbolico dei tanti personaggi, che tante vite sono stati e di cui, come per contrappasso, presentano nell'attuale aspetto le caratteristiche fisiche o morali che li hanno contraddistinti: un marchio negativo della fisicità perduta. Sebbene il tema dominante sia la morte, la scelta di usare dialoghi anche interrotti, ridotti, a volte, ad uno scambio di brevi battute, conferisce vivacità e leggerezza al racconto, senza nulla togliere alla comprensione del testo. Ogni frase di uno, spesso, è l'incipit della frase di un altro: ciò dà ritmo a quel canto a più voci che si leva da ogni pagina. Di un romanzo così ricco di scene ed attori e dalla stesura che, in alcuni passaggi, lo fa sembrare una scrittura teatrale, si può apprezzare tutto: il tema, lo stile, il linguaggio (talvolta volutamente sgrammaticato o scurrile), i personaggi: comici, grotteschi, caricature di vizi e piccole manie, ma anche grandi, solenni, umani. Un'opera sorprendente, trascinante, divertente, toccante.

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      Giulietta

      19/02/2018 15:32:25

      Che piacere per noi lettori. Nonostante un inizio difficile, una struttura corale, una forma narrativamente ardita questo romanzo (il primo di Saunders) si divora come un qualunque bestseller. E' un libro che commuove, sorprende, meraviglia, che ti segue ovunque e non vorrei che finisse mai...

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      Valentina

      15/02/2018 11:45:05

      Una storia molto triste. Non è un capolavoro come credevo e come è stato definito da molti ma sicuramente un libro che merita di essere letto e che non ha niente a che vedere con l'idea di romanzo tradizionale.

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      Clara Lunardelli

      26/11/2017 10:27:06

      Mi spiace, ma questo libro è illeggibile. C'è qualche sprazzo di bellissima umana poesia che però sopravvive disperso nel caos dei morti (specchio distorto del caos dei vivi). Non lo consiglio.

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      alida airaghi

      30/10/2017 17:04:03

      L’insolita invenzione dell’autore consiste nell’intercalare ogni momento narrativo con testimonianze cronachistiche dell’epoca raccontata e con commenti pronunciati da un coro di trapassati, che osservano e giudicano dall’Aldilà ciò che succede nell’Aldiquà. Una sorta di popolosa e democratica Commedia dantesca, di vociante e confuso Spoon River in cui si radunano potenti e diseredati, nobildonne e ruffiani, sguattere e accademici di ogni età, rievocanti con nostalgia o rabbia, con rimpianto o sete di vendetta la loro esistenza terrena e i particolari del decesso che persistono a non accettare, ritenendosi imprigionati in uno stato onirico destinato a infrangersi magicamente, catapultandoli nuovamente nell’esistenza precedente. Questo affollato Eliso vede arrivare lo spirito impaurito e disorientato del piccolo Willie Lincoln, mentre il suo corpo fisico viene seppellito nel cimitero di Georgetown, accompagnato dal pianto angosciato dei parenti e dal cordoglio di tutta Washington. La notte stessa, il Presidente Lincoln torna alla sepoltura del figlio, scardina la bara e stringe a sé il cadavere del piccolo, in una delle scene più toccanti del libro. L’anima del bambino decide di rientrare nel proprio corpicino irrigidito, per ritrovare nell’abbraccio paterno la calda intimità del passato. Dall’alto, i defunti osservano questa incredibile reincarnazione, sperando che lo stesso miracolo possa ripetersi per ognuno di loro, dando inizio a una sarabanda di scambi tra passato e presente, vita e non-vita, assurdo e razionale, finzione e verità che sottolineano come sia sottile il confine che separa la tragedia dalla farsa, la ragionevolezza dalla pazzia, l’eresia dalla fede. I trapassati fanno visita ai cimiteri terreni, i sepolti riprendono i contatti con i viventi, gli scheletri danzano, la vegetazione si anima, silenzi paurosi si alternano a urla assordanti, in un bailamme infernale e celeste in cui l’ultima drammatica domanda rimane quella sull’essere o il non essere.

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      Aurora

      30/09/2017 21:09:14

      È la fine di febbraio del 1862 e il presidente degli Stati Uniti Abraham Lincoln è al nadir della sua vita pubblica e personale: ha appena perso migliaia di uomini nella battaglia di Fort Donelson, la nazione lo considera un fallito e un incompetente, i giornali esteri lo descrivono come “un uomo privo di qualunque attitudine politica”, le madri e le mogli degli invalidi e dei caduti lo odiano. Ma nella notte in cui si svolgono gli avvenimenti del romanzo il Presidente è soltanto un padre che è tornato al cimitero a piangere la morte dell’adorato figlioletto Willie, morto di febbre tifoidea a soli 11 anni. “Lincoln nel Bardo” è un libro dalla struttura intrigante che sta a metà tra l’Antologia di Spoon River e un puntiforme romanzo corale dove a parlare sono, in un susseguirsi di brevi capitoli, paragrafi, e a volte anche semplici frasi, le anime presenti nel cosiddetto Bardo (il “limbo” in cui, secondo i tibetani, albergherebbe per un tempo più o meno lungo la coscienza dopo la morte) che hanno assistito all’arrivo del piccolo Willie. Ogni anima ha la sua personale storia di rimpianti che la tengono legata alla vita passata, ma tutte indistintamente sono toccate dalla tenacia con cui il bambino aspetta il padre e dallo strazio con cui il padre trascorrerà con lui l’intera notte, tenendone per l'ultima volta il corpo tra le braccia. Saunders al suo primo romanzo ha scritto quello che verrà certamente ricordato come un classico. E non fatevi scoraggiare dalla forma: una volta preso il ritmo non riuscirete più a mollarlo.

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      Marina

      23/09/2017 14:06:52

      Il libro di George Saunders può dirsi una geniale rivisitazione dell' Antologia di Spoon River. Anche qui, i defunti che ricevono fra loro il figlioletto di Lincoln (scomparso appena undicenne) parlano della vita che si sono lasciati alle spalle, e dalla quale - forse - non si sono ancora staccati del tutto: per questo soggiornano, come il fanciullo appena arrivato, nel "Bardo", una sorta di limbo, di immaginaria "terra di mezzo", che li separa per il momento dalla definitiva destinazione oltremondana. Il romanzo dello scrittore statunitense è una sorta di articolatissima sinfonia corale, un lungo poema a più voci che occupa lo spazio di una sola notte, ma anche una sorta di concerto costituito da innumerevoli quanto opportune citazioni letterarie. Un libro molto bello ma non certo facile, poiché - come giustamente è scritto fra le note di quarta di copertina, rivoluziona non poco il concetto comune e tradizionale di romanzo.

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      flavio alberto

      11/09/2017 11:27:31

      Se arte della scrittura significa spostare più in là i confini dell'umano rispetto al letterario, ma anche viceversa, Saunders ci è riuscito! Nella forma innovativa e nel contenuto umanissimo e profondo.

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      Fede

      10/09/2017 11:52:17

      Di notevole e curiosa stesura. Bellissimo.

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