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Laura Ricci

Editore: Carocci
Anno edizione: 2005
Pagine: 256 p.
  • EAN: 9788843033638
La fertilità di un campo di studi si misura anche sulle ricerche inaspettate e di qualità. La storia dell'espansione coloniale italiana è sicuramente ormai, da alcuni anni, uno di questi campi. Nuove prospettive d'indagine affrettano quella storia sociale del colonialismo che ancora stenta ad affermarsi. Gli studi di storia africana o asiatica, cioè sul versante dei colonizzati, quando arrivano, sono sempre rilevanti. Nel frattempo gli studi sulla dimensione europea dell'espansione, condotti sulle fonti coloniali, continuano a moltiplicarsi, permettendo di avere una visione sempre più ampia e profonda delle modalità e delle ragioni dell'espansione "bianca". Non sorprende, visti i tempi, che in queste più recenti ricerche i cultural studies abbiano la meglio sulle più tradizionali storie politiche, diplomatiche e militari.
In questo quadro una delle sorprese più felici è il composito volume di Laura Ricci, ricercatrice di linguistica italiana, sulla "lingua dell'impero". La retorica pubblica pronunciata nelle grandi occasioni della storia dell'espansione coloniale italiana (conquiste, commemorazioni ecc.), le descrizioni geografiche degli esploratori, le scadenti prove della letteratura d'argomento coloniale, i manuali di testo utilizzati nelle colonie assieme a quelli diffusi in Italia, ma letti nelle pagine che parlano di territori oltremare, persino la toponomastica delle vie italiane con nomi coloniali e quella delle città coloniali con nomi italiani: l'autrice si avvicina a tutti questi temi, diversi fra loro, e analizza ognuno dalla sua prospettiva di analisi linguistica.
Non è una lingua leggera ed elegante, quella coloniale italiana. È anzi "pesante", e in essa riluce una "sostanziale continuità tematica e formale". E l'"oratoria imperialista" crispina "può dirsi senz'altro un antecedente privilegiato della retorica mussoliniana". Maestri, da par loro, della lingua, come d'Annunzio, codificano "gli ingredienti base dello 'stile coloniale': estetismo, retorica dell'aurea romanità e un disprezzo razziale prima di lui sconosciuto alla tradizione letteraria italiana". Oltre e più che per le sue definizioni sintetiche, il volume si presenta però interessante nella varietà delle fonti e degli aspetti esaminati: il fatto che non ci sia tutto, ma di tutto, permette, prima di una sintesi che verrà, l'analisi di lati diversi del discorso coloniale italiano.
Numerosi sono gli spunti interessanti in queste ricerche affiancate l'una all'altra. Esaminando la lingua degli esploratori e dei divulgatori di geografie coloniali, ad esempio, si coglie che "il realismo della descrizione è continuamente sopraffatto da immagini preconcette e stereotipate, l'occultamento propagandistico compromette l'oggettività dell'informazione". Nei resoconti dei combattenti "l'odio e la violenza sono narrati con fierezza e certezza d'elogio". L'impianto letterario dei non molti romanzi coloniali risulta "banalmente scolastico", nonostante la coloritura esotica attraverso il ricorso a sintagmi e a parole tratte dalle lingue "altre", principalmente l'arabo, che dovrebbero svolgere funzioni di ambientazione e asseverazione di realtà delle narrazioni (di questi prestiti linguistici l'autrice stila un esemplare lemmario). Sintomatici, infine, gli adattamenti linguistici nelle carte topografiche italiane o nella toponomastica stradale. Anche studiandone la lingua, insomma, pare emergere la debolezza del colonialismo italiano.

Nicola Labanca