Lu campo di girasoli

Andrej Longo

Editore: Adelphi
Collana: Fabula
Anno edizione: 2011
In commercio dal: 15 giugno 2011
Pagine: 186 p., Brossura
  • EAN: 9788845926082
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Descrizione
Il primo sorriso Caterina e Lorenzo se l'erano scambiato al 'party' del sindaco - "Ca lu chiamava party picchè faceva cchiù moderno." Era da un pezzo che Lorenzo teneva nel cuore quella malattia, ma aveva cercato di non pensarci: perché sulla "vuaglioncella" aveva messo gli occhi Rancio Fellone, il figlio dell'uomo più ricco del paese, e lui, Lorenzo, era solo il nipote dello scarparo: "Pirciò aviva deciso ca Caterina se l'aviva levare da la capa". Poi, quella sera, lei lo aveva guardato, e non aveva smesso di guardarlo mentre lui suonava la tammorra come mai prima. E da allora si erano visti di nascosto, ogni domenica mattina, al mare. Ma Rancio Fellone sapeva: e aveva deciso di vendicarsi, e insieme di togliersi quel "vulìo". Così, il giorno della festa di San Vito, mentre sulla piazza del paese tutti si preparavano a scatenarsi nella pizzica, Rancio Fellone, insieme ai suoi degni compari Cicciariello e Capa di Ciuccio, aveva aspettato i due ragazzi nel campo di girasoli dove si erano dati appuntamento. E la cosa sarebbe finita male se non lontano da quello stesso campo non si fossero fermati, dopo aver goffamente svaligiato un banco lotto, due rapinatori improvvisati: Dummenico, un operaio disoccupato, e il Professore, uno di quelli che ancora credevano alla solidarietà, al popolo e alla rivoluzione proletaria. Saranno questi due "angeli con la pistola" (comprata, peraltro, in un negozio di giocattoli) il deus ex machina della vicenda...

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    augusto

    22/09/2018 16:17:44

    Di questo libro si potrebbe iniziare a parlare il primo gennaio e il trentuno dicembre ci sarebbero ancora cose da dire. Tutto è speciale in questo romanzo, dai personaggi, che non si perdono nella folla, anzi sono tutti indimenticabili, fino allo stile di scrittura. La lingua, poi, una lingua definita da lui stesso sognata, mi piacerebbe tanto impararla, se esistesse davvero. Mi è piaciuto tanto come Longo sia stato capace di trasportare il lettore in questa atmosfera, un piccolo paesino e il suo campo di girasoli.

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    Agata

    18/07/2018 06:02:46

    Bello. Molto bello e incalzante. Certo chi non è di "lingua madre meridionale" farà un po' fatica a lasciarsi trascinare, senza zoppicare, dall'avvincente trama. Ma io ne ho potuto godere in scioltezza. Magari una trascrizione anche in italiano ci starebbe perché questo romanzo di Longo merita di essere letto da molti...da tutti! Bravo Andrej!

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    barbara

    19/08/2015 11:03:24

    Ho amato questo libro e i suoi personaggi per la bellezza della semplicità e la musicalità delle parole che si uniscono in melodia. La simpatia di Dummenico e lu professò ricorda le commedie italiane con Totò e Peppino e al tempo stesso ridanno all'uomo il senso di dignità ed onestà. E' una ballata nel cuore di tutti i Sud Italia, uniti in un dialetto unico.

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    fabien

    16/11/2011 13:23:21

    Ho avuto qualche difficoltà con il linguaggio (per il fatto che sono françese)che si dice inventato ma,la storia ci consenga una trama originale ed apprezzabile. Tutto quanto descritto mi appare verosimile in una Italia meridionale. Un buon voto per Caterina, per il Nero ed i due fantastici rapinatori. fabien

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    Makkuro

    11/10/2011 09:35:14

    Cinque storie si intrecciano. Quella d'amore tra il nipote del calzolaio Lorenzo e la figlia di un operaio edile Caterina. Quella di violenza di un gruppo di bulli capeggiati da Rancio Fellone, figlio del proprietario dell'azienda dove lavora il padre di Caterina. Quella in stile Robin Hood di Dummenico e di Lu prufessuri che rapinano un banco lotto per necessità. Quella di riscatto di un africano "lu niru". Quella torbida tra i genitori di Caterina e il proprietario dell'azienda dove lavora il padre. Il tutto condito da una lingua inventata anzi "sognata" dall'autore che ruba termini a costruzioni ai dialetti del sud Italia. Peccato che il meccanismo non funziona. Innanzitutto la lingua: leggendola ci si sente proiettati a cent'anni fa, ma la vicenda è ambientata ai giorni nostri, con l'inevitabile conseguenza che questo dialetto sognato suona falso, anche e soprattutto perché viene usato indifferentemente e correttamente da tutti i personaggi, anche dall'africano che lo parla perfettamente. In secondo luogo l'intreccio: anche qui ci sono episodi che suonano falsi, puri artefici letterari, come quando il datore di lavoro del padre di Caterina ordina al suo dipendente che la figlia non deve più vedere il ragazzo che sta frequentando. Situazione plausibile se fosse accaduta cento anni fa, ma fasulla ambientata ai giorni nostri. Oppure il buonismo esasperato dell'africano, che nonostante povero e clandestino riporta la borsa con i soldi rubati ai legittimi ladri? assolutamente inverosimile. E poi in generale l'happy end: sembra di essere in un filmetto americano o in una fiction preserale? il lieto fine a tutti costi per i personaggi "buoni" e la condanna per i personaggi "cattivi". Questo è libro che meno ci si aspettava dall'autore capace di concepire "dieci". Dov'è finito il cinismo, lo scontro con la realtà, l'affanno di sopravvivere ogni giorno in questo mondo? Dov'è finita la critica alla società cruda del sud Italia, che tanto ci aveva colpito?

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    marina

    28/08/2011 13:44:49

    Scrivere un romanzo utilizzando una lingua inventata la considero davvero una bella trovata e non vi nascondo che è stato l'elemento che mi ha spinto ad acquistarlo; la storia, anzi, le storie che vengono narrate e finiscono per intrecciarsi tra loro, peccano un pò di originalità, ma i personaggi hanno quella umanità, forza, generosità e disperazione tipica e familiare della gente del sud che l'autore ha saputo tratteggiare con destrezza.

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    Carlo Rossi

    28/07/2011 22:48:29

    La lingua "inventata" con la quale è scritto questo libro sembra inizialmente un ostacolo per chi non ha molta dimestichezza con i dialetti meridionali. La particolare bellezza di questo libro sta nel fatto che dopo poco ci si lascia trasportare dal racconto e la lingua sembra conosciuta da sempre. Una storia che prende spunto da situazioni, fatti assolutamente reali e concreti ma raggiunge la dimensione della favola moderna. L'apparente iniziale distanza tra le vicende narrate ed il modo in cui si intrecciano fanno pensare ad un libro scritto in uno stato di particolare grazia che pervade il lettore fino al vero capolavoro delle ultime righe.

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