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Valerio Evangelisti

Editore: Mondadori
Anno edizione: 2008
Formato: Tascabile
Pagine: 334 p. , Brossura
  • EAN: 9788804582090

Recensioni dei clienti

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    Daniele

    17/01/2014 10.36.11

    Tutto finisce o, almeno, dovrebbe farlo al momento giusto. È il caso del ciclo di Eymerich, meravigliosa invenzione e novità letteraria, giustamente pluripremiato, vent'anni addietro. Leggendo questo episodio si ha la sgradevole sensazione che la storia si regga più sulle esigenze editoriali e di portafoglio che sul genio e la fantasia del suo autore. Si badi bene: è scritto con la solita grande maestria, ma il canovaccio è sempre lo stesso. Insomma, cambiano la tela e i colori, ma il dipinto è il solito. Ci si annoia. Il ciclo finisce nel successivo episodio, ma era meglio anticipare la morte del nostro amato e odiato inquisitore già in questo romanzo nel quale nulla si aggiunge alla fantastica storia dell'inquisitore spagnolo. Tra le righe del libro par d'intendersi che Evangelisti si sia ormai disaffezionato al suo personaggio e s'intuisce la sua voglia di chiudere la saga una volta per tutte. L'autore però resta un mirabile esempio di capacità espressiva, un linea guida per chiunque voglia addentrarsi nell'arte della letteratura fantastica (ma anche storica). Ci ha donato altre perle e altre ancora ce le regalerà. Ma "la luce di Orione" è solo per lo zoccolo duro dei fans di Eymerich: non per gli altri.

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    Fabio

    29/08/2011 17.03.47

    Onestamente mi aspettavo qualcosa di più dal romanziere Evangelisti che conoscevo come ottimo saggista. Come immaginavo eccellente è l'ambientazione storica del romanzo, così come agile la scrittura che rende il libro di facile lettura nonostante la complessità dei temi trattati: i confronti teologici tra cattolicesimo, ortodossia, islam ed ebraismo, così come i riferimenti politici agli anni della quarta crociata non sono affatto facili, ma nelle mani di Evangelisti divengono di agevole comprensione. Mi sono piaciuti anche i personaggi di Eymerich e di Bagueny, il primo arrogante inquisitore con tutta la durezza dei domenicani ed il secondo decisamente umano, alieno dalla fierezza e della combattività tipica del proprio ordine. Viceversa la storia mi è parsa assurda, arzigogolata, a tratti incomprensibile con un finale ovvio, già scritto dopo poche pagine; leggendo anche i positivi commenti di altri lettori, diciamo che probabilmente non ho incominciato dal migliore libro della serie per cui ritornerò al "magister" con altri episodi, speriamo vada meglio.

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    Il CRP

    11/02/2011 10.50.03

    C'è una differenza abnorme tra ispirazione e capacità narrativa. Evangelisti, in quanto a ispirazione, è uno dei più grandi colossi del panorama letterario italiano, capace di dar vita a storie visionarie grazie a una straordinaria vena di immaginazione. Lo stesso purtroppo non si può dire a proposito della capacità narrativa, del "puro scrivere". Evangelisti alterna, soprattutto in questo romanzo (uno dei peggiori del ciclo di Eymerich), intrecci ben costruiti, pennellate descrittive di qualità altalentante e digressioni filologiche pressoché inutili. Impossibile ignorare la brutta sensazione di artefatto che permea il tutto, il dubbio che non si vada mai al di là di un giochino ben congegnato, ma con poca anima. C'è chi dice che Evangelisti sia uno scrittore "anarchico": niente di più sbagliato. Le sue storie sono formate da tasselli, frutto di una macchinazione studiata a fondo, in un panorama dove tutto è collegato da un filo sottile. Ad essere anarchica è, di nuovo, l'inventiva. Ed è sempre l'immaginazione sfrenata a salvare un libro come "La Luce Di Orione", che parte da una premessa debolissima e si conclude con il solito roboante colpo di scena. Eymerich è lo Scherlock Holmes della Chiesa d'Avignone, ed è davvero un personaggio sfaccettato. Peccato non lo siano, come al solito, i personaggi che fanno da contorno alle sue avventure, poco più che macchiette (su tutti il fido Bagueny, relegato al ruolo piatto di buffo tirapiedi). Chi ha amato i capitoli precedenti non storcerà di certo il naso (se non per qualche viaggio dottrinale di troppo), ma qui siamo lontani anni luce sia da "Il Castello di Eymerich", sia da "Nicolas Eymerich, inquisitore", a cui questo romanzo pure si avvicina per semplicità e numero esiguo di pagine.

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