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La luna e i falò - Cesare Pavese - copertina

La luna e i falò

Cesare Pavese

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Editore: Einaudi
Collana: Super ET
Edizione: 2
Anno edizione: 2014
Formato: Tascabile
In commercio dal: 13 gennaio 2014
Pagine: XXXIV-212 p.
  • EAN: 9788806219383

17° nella classifica Bestseller di IBS Libri Narrativa italiana - Moderna e contemporanea (dopo il 1945)

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Gaia la libraia

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Pubblicato nell'aprile del 1950 e considerato dalla critica il libro più bello di Pavese, "La luna e i falò" è il suo ultimo romanzo. Il protagonista, Anguilla, all'indomani della Liberazione torna al suo paese delle Langhe dopo molti anni trascorsi in America e, in compagnia dell'amico Nuto, ripercorre i luoghi dell'infanzia e dell'adolescenza in un viaggio nel tempo alla ricerca di antiche e sofferte radici. Storia semplice e lirica insieme, "La luna e i falò" recupera i temi civili della guerra partigiana, la cospirazione antifascista, la lotta di liberazione, e li lega a problematiche private, l'amicizia, la sensualità, la morte, in un intreccio drammatico che conferma la totale inappartenenza dell'individuo rispetto al mondo.
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    Giuseppe Turturiello

    08/11/2019 13:55:43

    Ho letto questo romanzo soltanto per farmi un'idea di Pavese. Si è sempre elogiato il talento di quest'uomo, ma a mio modo di vadere non arriva neanche lontanamente al livello di chi è stato capace di lasciare il segno. Il libro è anche piacevole, la storia rappresenta uno scorcio di vita che ricalca il periodo storico più triste dell'ultima storia italiana, tuttavia, per quello che avevo udito sul Pavese mi aspettavo un capolavoro.

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    tere

    28/10/2019 10:35:28

    Accattivante! da rileggere piu' e piu' volte

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    Vittoria

    03/10/2019 08:40:40

    No, non mi è piaciuto. Mi ero creata molte aspettative leggendo le recensioni e indubbiamente sono stata spinta anche dalla notorietà dell'autore. L'ho trovato lento, sconnesso e sinceramente noioso. Una sorta di diario poco scorrevole, freddo e che non riesce ad entrare in contatto con il lettore. MI dispiace...non lo consiglio

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    Valentina

    25/09/2019 21:32:46

    Intramontabile

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    mario

    24/09/2019 21:05:14

    La luna e i falò sono tutte quelle superstizioni piccole e grandi che influenzano il pensiero e l'azione. Sai che non è niente di razionale, studi, ti elevi intellettualmente e te ne dissoci. Ma sono talmente tanto radicate in te che non te ne liberi neanche quando scappi dal tuo paese e fai il giro del mondo. Calamite del pensiero su cui è inevitabile ricadere. Pavese racconta le sue lune e i suoi falò in poche, dense e difficili pagine. Racconta di com'è sentirsi inadeguati nel posto in cui si cresce, di com'è forte la voglia di lasciarlo. Il problema è che quel senso d'inadeguatezza ti insegue, non ti permette di sentirti a casa da nessuna parte anzi, insinua in te la nostalgia dei posti precedenti, che avevi deciso di lasciare. Ti riporta lì e si fa beffa del tuo libero arbitro.

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    daria battista

    23/09/2019 14:07:36

    Questo libro mi ha portata in un altro mondo, è uno dei miei preferiti, ve lo consiglio assolutamente

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    Lara

    23/09/2019 12:10:43

    Da leggere almeno una volta nella vita

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    serafini lino pasqualino

    22/09/2019 09:48:20

    pavese scrive le realtà contadine delle langhe con uno stile sublime. libri crudi e malinconici forse come la sua stessa natura umana

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    Lagil

    22/09/2019 09:45:06

    Credo che a volte la parola "classico" porti molto fuori strada: anche se considerato un classico è pur sempre un libro e personalmente credo che sia un libro che mi ha lasciato poco o nulla. La trama è lenta, pesante non appassiona; non rimane la tristezza o il disincanto ma il la voglia di finire al più presto. Riconosco l'importanza nella letteratura ma non ne ammiro per nulla la scrittura né la trama. Non lo consiglio

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    Maria

    21/09/2019 03:38:48

    Elegante diretto, metodico e meticoloso è in parte biografico. Se prima di questo o subito dopo vi andate a leggere "Lessico Familiare" avrete di Pavese una visione ancora più completa. Molto bello vi dispiacerà arrivare alla fine.

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    Sery

    19/09/2019 19:54:15

    un classico.da leggere

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    Ele

    19/09/2019 10:54:56

    Interessante. Di primo acchito può sembrare banale, ma non lo è

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    LEOPOLDO ROMAN

    19/08/2019 16:02:53

    Ai tempi della scuola Cesare Pavese era il mio autore preferito e lessi praticamente tutto quel che trovai. Alcuni libri li ho conservati ed a distanza di anni è un piacere per me rileggerli e rileggerli ancora. Non so fare graduatorie, ma sicuramente La luna e i falò è uno di quelli che più lo leggo più mi arricchisce nello spirito e nell’intelletto. Mi piace definirlo struggente perché dentro c’è tutto Pavese. In questo romanzo ha dato tutto sé stesso. E’ quasi un testamento, infatti poco dopo averlo terminato ha deciso di interrompere volontariamente anche la sua vita terrena. Ovviamente è un romanzo triste perché nel protagonista c’è la consapevolezza che la felicità non è di questa terra, nemmeno se ritorni ricco da dove sei partito povero, ma viene sublimata l’importanza dell’amicizia e dell’altruismo, che in Nuto trova un ammirevole esempio. Leggendo il romanzo si capisce che per Pavese uomo, la vita era diventata sterile ed ormai priva di emozioni. Non altrettanto invece per Pavese scrittore. che alla fine lancia un messaggio di speranza nel futuro, che ha l’immagine di Cinto, l’altro piccolo protagonista del romanzo, un bambino disabile e maltrattato da tutti, che al culmine di una tragedia che lo lascerà completamente solo, troverà in Nuto, grazie all’intercessione del protagonista, una nuova famiglia. Alla fin fine i falò al chiaro della luna sono stati, come nella tradizione delle Langhe, beneauguranti.

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    Olga

    23/05/2019 19:56:16

    Davvero davvero bello!

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    martina

    16/04/2019 10:33:46

    Ho ricevuto in regalo questo romanzo, devo ammettere che non mi è dispiaciuto. Lo stile dell'autore è molto coinvolgente inoltre la copertina mi ha colpito sin da subito.

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    vicio

    11/03/2019 22:29:22

    Un UOMO quarantenne ritorna, per un breve periodo di vacanza, al paese delle Langhe, dove trovatello, era stato allevato in affidamento da contadini. - Motivi anche politici lo avevano portato altrove, fin in America, dove aveva fatto fortuna. Sono gli anni 50 del '900. Egli riconosce il paesaggio, i pendii..i boschi..i prati, incontra persone, rievoca avveni- menti del proprio passato o di quello altrui, apprende inaspettate tragedie che lo addo- lorano, constata che sacrifici e sangue del movimento della Resistenza non hanno raggiunto i risultati sperati. Il bellissimo titolo (simbologie a parte ) aumenta il fascino del racconto, di per se sem- plice ma armonioso, quasi musicale; e dove certamente l'autore ha immesso suoi personali ricordi. Per me, che sono piemontese e che ho vissuto l'infanzia in campagna in quegli stessi anni, è stata una lettura che mi ha toccato, trovando un 'eco nei pensieri fatti quando occasionalmente vi sono tornata. - Sensazioni difficili da spiegare Oltre alla trama, che tutto sommato rispecchia la vita, interessante è il modo sponta- neo con cui viene esposta; il dialetto tradotto in lingua, nella costruzione delle frasi, nelle parole, nelle denominazioni. - Non bisogna dimenticare che allora in Piemonte si parlava normalmente il dialetto con cadenze locali. Chi parlava italiano era consi- derato uno straniero. Un'edizione ottima, presentata molto bene, con una splendida introduzione di G.L. Beccaria (il lettore piemontese non la manchi !), il racconto e poi una scelta di testi critici a dimostrare l'interesse che questo particolare scrittore ha suscitato. Però, lo scespiriano "Ripeness - IN - all" della dedica del libro contiene un refuso... o no ? Resta il dispiacere che questo scritto così bello, sia stato l'ultimo del suo autore, il quale non è riuscito a darsi uno scopo di vita attendendo la fine naturale, ma, ha preferito deciderla lui.

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    Martina

    10/03/2019 18:52:27

    Anguilla è il protagonista e narratore di quest’avventura che comincia e finisce nei luoghi natii dell’autore, non conosciamo il suo vero nome, ma sappiamo che dopo un’esperienza in America è deciso a riscoprire quei paesaggi spinto da nostalgia e mistero. A lui si accompagnerà il vecchio amico e mentore, Nuto, grazie al quale riuscirà a scoprire molte delle cose di cui era rimasto fino allora all’oscuro. Potrebbe definirsi romanzo autobiografico? Nella nostalgia del protagonista, nel dolore dovuto all’assenza di radici, potremmo ritrovare lo stesso Pavese? Io credo che potremmo ritrovarvi anche alcuni dei motivi che lo spinsero al suicidio, poco dopo la conclusione dell’opera.

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    paris92

    10/03/2019 09:36:19

    È veramente toccante e emozionante, questo libro di Pavese. Il protagonista ritorna nei luoghi della sua infanzia e gioventù, ma non si può mai ritornare veramente nei territori del nostro passato. I suoi ricordi sono filtrati dalle sue esperienze di emigrato, dai suoi viaggi, dalle sue fughe a Genova e in un'America strana, estranea e tutt'altro che idealizzata. L'amarezza del presente si confonde con la storia di un passato ricordato, raccontato, ricostruito: la Mora e i lavoratori, il musicante Nuto, le misteriose e enigmatiche figlie del sor Matteo che, prigioniere della loro vita borghese e dei loro sogni di libertà, avevano inquietato l'intero paese -- la fragilissima Irene, l'impetuosa Silvia e la piccola Santina, la più ambigua di tutte, forse la più incomprensibile. L'arazzo della vita è tessuto da una prosa dai sapori esistenzialistici eppure leggerissima, scorrevole, che da vita a una malinconia gentile come un sospiro. Il Tempo distrugge ogni cosa, ma non se ne fa accorgere da nessuno. Da leggere fino alla fine, i primi capitoli tendono a essere monotoni e pesanti, quelli successivi più piacevoli; scorrevoli e di un’intensità senza pari. Lo consiglio a tutti.

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    Rosa

    09/03/2019 16:11:31

    Chi sono io per valutare la grandezza di Pavese? So solo che qualche anno fa non lo apprezzavo, ma oggi che la maturità comincia farsi sentire l'ho trovato meraviglioso. Sembra che abbia concluso la sua carriera (e la sua vita) con un vero capolavoro, un insieme di descrizioni e fatti conditi da un velo nostalgico, consapevolezza e un misto di serenità e inquietudine interiore. Uno stile inconfondibile, da vera leggenda. Riprenderò gli altri suoi romanzi più avanti, e sono sicuro che li troverò ancor più grande. Superbo.

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    VEro

    09/03/2019 09:25:47

    Il mondo di cui parla Pavese, le Langhe dall’inizio del secolo sino al 1948, è quello di una comunità umile in cui il benessere era di pochissimi, ma dove si creavano solidi rapporti umani. Un mondo che crea un forte radicamento, da cui il protagonista, forse perché trovatello senza un luogo di nascita, ha trovato la forza di staccarsi, emigrando negli Stati Uniti nel periodo del fascismo e della guerra. É però sufficiente incontrare in America un emigrato piemontese che gli parli delle Langhe per fargli sentire un richiamo tanto forte da lasciare tutto per tornare, avvertendo il bisogno di “mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più di un comune giro di stagione”. Un componimento di grande impatto, avvalorato dall’inconfondibile stile di Pavese, che infonde una profonda sensazione di malinconia e di perdita.

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  • Cesare Pavese Cover

    Studia a Torino dove si laurea con una tesi su Walter Withman. Sin dagli anni Venti legge i maggiori autori americani e inizia a tradurre le loro opere. Fra il 1935 e il 1936, per i suoi rapporti con i militanti del gruppo Giustizia e Libertà viene arrestato, processato e inviato al confino a Brancaleone Calabro. Tornato a Torino inizia a collaborare con la casa editrice Einaudi nel 1934 per la realizzazione della rivista «La Cultura», che dirige a partire dal terzo numero. Nel 1945-46 dirige la sede romana della medesima casa editrice. Ha svolto un ruolo fondamentale nel passaggio tra la cultura degli anni Trenta e la nuova cultura democratica del dopoguerra. Dopo la Liberazione, si iscriv al partito Comunista. Seguono anni di lavoro molto intenso, in cui pubblica le sue... Approfondisci
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