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Fred Vargas

Traduttore: M. Botto
Editore: Einaudi
Anno edizione: 2009
Pagine: 391 p. , Brossura
  • EAN: 9788806196899


In questa avventura Adamsberg affronta un complesso caso dai macabri contorni horror, in cui le indagini si intrecciano con la leggenda di un terribile vampiro serbo.

Non so se sia bene raccontare di Highgate. Forse sarebbe meglio non parlarne più. È uno di quei grandi tunnel che gli uomini scavano, vero, commissario? E questo è vecchissimo, dimenticato. Forse sarebbe meglio lasciare che crolli. Perché, quando un pazzo furioso apre un tunnel, il problema è che poi possono usarlo altri.

Che la scrittura della Vargas piaccia è testimoniato dalle classifiche di vendita. Partita un po' in sordina in Italia ha aleggiato nelle zone intermedie della classifica per un po' di tempo, per prendere poi la rincorsa e far arrivare in vetta non solo l'uscita del momento, ma anche i titoli precedenti. Un fenomeno di "urgenza" di lettura che accomuna molti autori del suo genere: la necessità di procurarsi gli altri romanzi che si innesca nel lettore quando incontra lungo al sua strada una scrittura nuova, un'idea originale, una storia che funziona.

Ecco: una storia che funziona è anche quella di questo romanzo pubblicato da Einaudi, Un luogo incerto. Si tratta di una avventura del commissario Adamsberg, uno dei suoi personaggi più amati. E un grande amore anche della scrittrice.
"Potrei dire che all'inizio ero innamorata di lui - ha dichiarato - ma dopo un po' mi ha lasciata, o forse l'ho lasciato io (non ho la risposta) e in ogni caso l'ho abbandonato perché stava prendendo troppo spazio nella mia vita. In seguito ho creato altri tre 'eroi' - molto infantili, immaturi: i tre evangelisti di Chi è morto alzi la mano, che mi assomigliano molto di più di Adamsberg. Poi, dovendo scrivere un racconto - Salut et liberté - per le Monde nel 1997, ho ripensato a lui. Mi sono resa conto che eravamo più 'contrastati' e ho ritrovato il mio 'debole' per lui".
Un debole evidente, che fa nascere un personaggio profondo, come solamente i grandi autori riescono a fare. È un equivalente del commissario Maigret, o di Montalbano, o ancora di Pepe Carvalho, immerso in una sua realtà molto contemporanea ed europea in cui si ritrovano tracce del dibattito allargato e comune sull'accoglienza, l'immigrazione, la necessità di non fare della nostra Europa "un territorio chiuso per privilegiati lasciando gli altri morire fuori dalle sue mura", anche se la stessa Vargas ha più volte accennato alla sua volontà di non fare entrare prepotentemente questi temi (che lei sente molto intensamente) nelle pagine dei suoi romanzi, perché la letteratura deve rappresentare una verità di finzione e non lo specchio della verità esterna.
L'eterno dibattito tra verità e verosimiglianza, che probabilmente ci porteremo appresso in eterno. A completare l'impasto della riuscitissima torta letteraria che ci ha cucinato, ecco l'ingrediente "vampiro" (così in auge in questi anni) usato però in modo del tutto originale, e non poteva essere altrimenti.

Jean-Baptiste Adamsberg si trova ad affrontare un caso molto complesso che si presenta come una vicenda horror. Cosa può terrificare di più di diciassette scarpe lasciate davanti a un cimitero - quello londinese di Highgate, uno dei più "barocchi del mondo occidentale, un'esagerazione, uno scatenamento artistico e macabro" - con tanto di piedi che le calzano, ma nessun corpo attaccato? E di un corpo totalmente smembrato i cui pezzi irriconoscibili sono sparsi in ogni angolo di una stanza in un villino della periferia di Parigi? E di una inchiesta che ha le sue radici nella storia-leggenda di un terribile vampiro serbo?
A dire il vero il suo vice Danglard è terrorizzato soprattutto all'idea di passare nel tunnel sotto la Manica per seguire un convegno a Londra, ma sarà proprio grazie alla loro trasferta inglese che tutta la faccenda prenderà... piede. Una serie di casi fortuiti, ma "non è proibito interessarsi - disse Adamsberg - quando qualcosa incrocia la tua strada".


A cura di Wuz.it

Recensioni dei clienti

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    emanuele72

    25/07/2013 15.06.14

    la vargas non sbaglia un colpo. Ogni suo libro e' un piccolo inno alla lettura di intrattenimento erudito

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    niki

    14/01/2013 07.56.10

    Devo premettere che è il primo libro della Vargas che leggo e, probabilmente, avrei dovuto cominciare dal più remoto dei suoi lavori, invece che dal più recente, per potermi calare nell'atmosfera che l'autrice ha saputo creare intorno ai personaggi. Ho trovato questo romanzo molto interessante nella trama che miscela, in modo credibile, realtà e finzione, gotico e moderno, leggenda e quotidianità; mi aspettavo qualcosa di più originale sul fronte della scrittura che è fluida e gradevole ma non apporta nulla di quel 'qualcosa' di caratteristico che mi piace trovare nella 'voce' di un autore. Sul fronte della tensione narrativa è un po' freddo e razionale per avvincere totalmente, mette troppo in gioco il cervello e troppo poco l'inconscio e l'istinto che sanno attivare il 'brivido' dell'inaspettato; qui è tutto ben calcolato e calibrato, senza sorprese che fanno 'saltare sulla sedia'. In sintesi: e una lettura gradevole che non mi ha lasciato granché come 'sapore' ma che mi incuriosisce nella ricerca di altri romanzi della stessa autrice.

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    Dodo

    22/05/2012 14.33.07

    E' vero che di vampiri siamo più che saturi, ma la Vargas rende piacevole qualsiasi cosa. Comunque affascinante e per niente macchinoso, basta saper leggere.

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    Emanuel

    03/04/2012 20.31.06

    gran libro, grande scrittrice! sono d'accordo con chi dice che la Vargas sta riscrivendo le regole del giallo moderno!

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    Lucy

    15/10/2011 10.19.55

    Peccato. La grandissima Vargas - al solito - ha una delle sue trovate narrative straordinarie, ma si perde in una costruzione artificiosa e priva di carattere. Una storia pasticciata, piena di parentele costruite ad hoc per dar senso al filo conduttore, di coincidenze improbabili e personaggi stranamente (per l'autrice) inconsistenti. Ma siamo fiduciosi: il genio di Fred non si ferma qui.

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    roman

    12/07/2011 19.36.33

    Mi spiace per chi riesca a definire complicato e macchinoso questo libro. Scorre come un torrente. La vargas sta rinnovando il genere. Forse alcuni non se ne sono accorti.

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    Daniele

    25/06/2011 13.49.28

    Altro bel libro della Vargas, come al solito molto originale, molto intricato e pieno di quella dose di acido umore che da sempre accompagna le peripezie del commissario Adamsbergh. Un libro che si legge tutto d'un fiato e che fa passare veramente buoni momenti.

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    MB

    08/04/2011 15.18.33

    Forse meno bello degli altri, bello, intrigante come gli altri, ma esattamente come per l'avventura in Canada, quando Adamsberg esce dalla Francia..perde un qualcosa....comunque da leggere, perchè l'atmosfera surreale della Vargas c'è tutta e vale il libro.

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    liv

    07/09/2010 15.26.59

    leggendo le opinioni negative, credo che per leggere la vargas bisogna entrare in un ottica un pò surreale per poter assaporare al meglio la lettura...se no si rischia di trovarla senza capo nè coda. Sono sincera la scrittura spesso a me risulta un pò labirintica e non scorrevole ma devo riconoscere che le storie sono sempre avvincenti e mai banali.

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    Andrea Fava

    02/06/2010 11.36.06

    Uno dei migliori di Vargas a mio avviso. Credo che quando l'autrice afferma che "un delitto è sempre semplice", intenda dire che lo è l'atto in sé; non necessariamente devono esserlo anche il costrutto narrativo sottostante, le motivazioni che hanno scatenato il delitto, gli interpreti che ruotano attorno alla vicenda e il loro modo di essere e di esprimersi. Quello che mi colpisce maggiormente di Vargas è proprio la sua capacità di rendere realistici e quotidiani elementi di fantasia e fenomeni che appartengono all'immaginario collettivo.

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    SAT

    19/04/2010 17.08.40

    uno legge il risvolto di copertina: a fre vargas non piaccino le storie assurde e complicatissime. e poi sfogliando sfogliano di fibise risucchiai in una macchinosissima vicenda di vampiri. vabbè. personaggi assurdi, irreali, dialoghi senza un briciolo di verosimiglianza.

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    letyhk

    22/01/2010 19.06.57

    E' il primo che leggo di questa autrice. Scorrevole e piacevole nella lettura ma decisamente troppo macchinosa la storia.

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    antonio

    13/01/2010 16.50.13

    Molto più che un giallo... come quasi tutti i romanzi di Fred Vargas. Questa signora è capace di creare personaggi indimenticabili,lasciandoti con un'incredibile nostalgia della loro straordinaria umanità. E' terribile che nella vita di tutti i giorni sia rarissimo incontrare persone come queste.La svagata tenerezza di Adamsberg viene ancor più esaltata in quest'ultima avventura , proprio perchè il commissario è stato duramente strapazzato da una cattiveria quasi inconcepibile. Un libro eccezionale.

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    rocco

    27/11/2009 11.46.58

    mai letto un libro così improbabile, dove la storia fa le capriole per trovare un senso. la trama si slega e si rilega ad ogni pagina; quasi mai la trama sembra rispettare un filo conduttore logico e strutturato lungo un progetto. Cis ono pagine, dialoghi e descrizioni che potrebbero ben essere tolte senza perdere nulla del libro. 1 stella, ma molto, molto cadente.

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    MAURO

    15/10/2009 22.49.38

    Fine, misterioso, pauroso, scanzonato...........in una parola bellissimo

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    brionytallis

    23/09/2009 22.31.02

    Adamsberg è sempre mitico. Però la Vargas poteva evitarci l'ennesimo ricorso ai vampiri .. mi sembra che quest'anno ne abbiamo avuti a sufficienza. Sicuramente non è il migliore della serie ma i personaggi sono unici.

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    senna977

    18/09/2009 09.58.31

    A me è piaciuto davvero tanto. Non ho letto niente altro della stessa autrice, ma questo mi ha appasionato

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    Emarilli

    13/09/2009 16.16.58

    I libri della Vargas mi piacciono perchè c'è sempre una qualche curiosità bizzarra da imparare, in questo caso la leggenda del vampiro di Highgate, i nomi di due stirpi di vampiri e altro.Quando chiudo il romanzo dopo aver finito di leggerlo corro sempre ad informarmi se la bizzaria che ho imparato è vera,fino ad ora è risultata sempre tale da lì si parte ma poi si scoprono ulteriori cose divertenti e questo mi piace tantissimo. Non concordo con chi critica lo splatter di questo romanzo perchè è funzionale alla storia e ne viene spiegato il motivo(altra curiosità da apprendere:nell'antichità il fegato era la sede...andatevelo a leggere!).Il 4 anzichè il 5 come valutazione è dovuto alla comparsa/coinvolgimento di un secondo figlio di Adamsberg e relativa parentela col suo rivale che lo salva da morte certa, una serie di coincidenze troppo assurde, ma tant'è. Adamsberg e la sua cricca sono favolosi come al solito,secondo figlio compreso.

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    jane

    12/09/2009 17.51.47

    Sono d'accordo con Standbyme e Charlie : questa volta la Vargas ha fatto fiasco. Più che il luogo è incerta la storia, poco coesa oltre che poco credibile fra vampiri e piedi tagliati, con una mole di inutili pagine. Si prenda un anno sabbatico la Vargas anziché sfornarci un altro horror così grottesco l'anno prossimo

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    Standbyme

    06/09/2009 14.40.42

    Per fortuna che nel frontespizio Fred Vargas dichiara di non sopportare i gialli ultraviolenti che raccontano quindi intrighi complicatissimi che nella realtà non esistono “un delitto è sempre semplice” sostiene la Vargas. Mi sembra che ci sia una forte contraddizione tra questa affermazione e il delitto descritto in questo giallo. Non è riuscita l’autrice a creare un’atmosfera gotica che forse avrebbe un po’ giovato a tutta la struttura: è stato un tentativo miseramente fallito. Il movente che arma le mani dell’assassino è molto poco credibile. Ben poca è la tensione e il colpevole è fin da subito facilmente individuabile. Non bisogna approfittare della fama per ingannare così i lettori: sarebbe meglio scrivere un romanzo in meno ma meditare un po’ di più su quello che si sta scrivendo.

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